Sons of Anarchy – 6×10 Huang Wu

Sons of Anarchy - 6x10 Huang WuMancano solo tre episodi alla fine della sesta stagione di Sons of Anarchy: pochi, troppo pochi. L’accelerazione impressa da Sutter, soprattutto dopo The Mad King, continua a mostrare l’ascesa di una stagione che sembrava stesse andando in tutt’altra direzione e, invece, ancor prima di finire, ci fa presagire tutto il vuoto che si porterà dietro in attesa della successiva.

Huang Wu ha il compito di tenere testa a due episodi davvero strepitosi (soprattutto John 8:32) e in più di dover concretizzare e portare al “livello successivo” molte delle storie aperte finora. Perciò non stupisce la volontà di impostare un episodio sostanzialmente Tara-centrico, dando la possibilità a Sutter, ora che i piani della Old Lady sono venuti allo scoperto, di ribadire un concetto fondamentale: il microcosmo dei Sons of Anarchy non prevede vie d’uscita.

“I’m sorry I didn’t believe you.” “How could you?”

Sons of Anarchy - 6x10 Huang WuIl primo fondamentale effetto delle rivelazioni della Lowen, è il ristabilirsi del rapporto tra Jax e Gemma: di madre ne esiste una sola; la sua centralità può essere al massimo messa in discussione, ma nel giro di poco tutto deve tornare nei ranghi. Quindi, contraltare perfetto alla parabola in negativo di Tara, ecco la riconquista da parte di Gemma della sua autorità, riconosciuta da chiunque le graviti intorno. Significativi, perciò, i momenti di alternato vuoto/pieno che circondano le due figure: da un lato i movimenti solitari di Tara, dall’altro il dimenarsi di Gemma tra le tante situazioni che è chiamata mano a mano a risolvere, perché solo lei può. Il suo ruolo è stato, sin dalla prima stagione, quello meglio gestito, aiutato da un’interprete che ha avuto una coerenza e una crescita recitativa impressionanti. Per quanto risulti a tratti intollerabile, insostenibile o non condivisibile per molti aspetti, Gemma era ed è il pilastro di Sons of Anarchy. Fondamentale, abbiamo visto nello scorso episodio, è stato il suo assenso a Clay per l’uccisione di JT, così come, nella scorsa stagione, fondamentale è stato il suo lasciapassare a Jax per sistemare Clay. Ecco che per logica conseguenza, anche il “nuovo” ostacolo rappresentato da Tara deve trovare una sua risoluzione, secondo quel codice interno del club che non deve mai essere messo in discussione: pena, appunto, la definitiva eliminazione.

“Mamy moved away or mamy passed away. Your call.”

Sons of Anarchy - 6x10 Huang Wu

In questo caso, però, il problema è molto più articolato rispetto al passato: non si tratta più dell’eliminazione di qualcuno nato all’interno del gruppo, che con i suoi movimenti minaccia di rompere l’equilibrio interno, ma di qualcuno che è nato al di fuori, che ha creato il suo posto dall’esterno e che, per quanto abbia provato ad adeguarsi, ha visto la propria vita sfaldarsi sotto i colpi che sono ricaduti sulla sua esistenza. E’ chiaro che non si può definire Tara una semplice vittima del sistema perverso creato dai Sons: è stata pur sempre una sua scelta quella di non lasciarsi alle spalle Jax, ma di scommettere, convinta del loro amore, tutto su di lui, su di loro, sul loro futuro come famiglia. Tuttavia, la famiglia originaria, quella dell’MC, ha sempre vinto in ogni occasione: ogni volta in cui sembrava che il progetto, inizialmente condiviso da Jax, di scappare da Charming potesse andare in porto, è sempre successo qualcosa che ha lasciato inchiodato il Pres alla sua sedia e al suo ruolo. Il momento di rottura, cioè la prigionia, ha rivelato pienamente a Tara il potere distruttivo di quel sistema e l’ha portata alla decisione di muoversi da sola (“I’m not afraid of them. Not anymore”, dice infatti a Wendy). L’abbiamo vista tramare alle spalle del marito e di Gemma, convinta di potercela fare da sola a scardinare finalmente lo spesso strato costruito in anni dai Sons; ma questa puntata rappresenta il suo secondo momento di rottura.

Sons of Anarchy - 6x10 Huang WuAbbandonata da tutti coloro di cui si era circondata, Tara oltre ad essere sola, è anche costretta a vedere quanto le sue azioni hanno comportato: il terrore della Lowen nello scorso episodio, Wendy crollata di nuovo sotto i vecchi colpi della dipendenza, Margaret terrorizzata che si lascia indietro tutta la devozione alla causa della donna (“That’s why you’re alone“, le dice infatti Gemma). E’ regola fissa della serie: per quanto le intenzioni finali siano nobili, perseguirle prevede un’enorme scia di sangue e orrore come danni collaterali con cui fare i conti (il corpo di Opie parla dalla tomba). Tara non ci è riuscita e ha inoltre scommesso anche troppo sulla pedina più debole del piano, quella Wendy che non riesce a sostenere neanche il suo desiderio di essere madre. Non esiste una soluzione comoda, una scorciatoia, e non esiste, soprattutto, che la Madre venga messa in un angolo. I minuti di faccia a faccia tra le due donne è quanto di più intenso sia accaduto tra di loro in ben sei stagioni: l’allieva e la maestra che si scontrano apertamente in casa, circa la famiglia, senza esclusioni di battute. E’ un momento di irripetibile efficacia dove si scopre il vaso di Pandora del male femminile: a quale prezzo combattere per la propria famiglia? Gemma parla di limiti, dichiarando che persino per lei usare un aborto come leva è qualcosa di non oltrepassabile (da cui intuiamo che, invece, acconsentire alla morte di ben due mariti è tutto sommato accettabile). Entrambe si sono macchiate e sporcate le mani di sangue, ma nessuna delle due sa riconoscere fino in fondo le proprie colpe. Comunque sia, il dialogo è la prova che il passaggio è ormai compiuto: Tara è Gemma, Gemma è Tara: chi vincerà?

“They work even better on flesh.”

Sons of Anarchy - 6x10 Huang Wu

A completare il quadro, fanno più che altro da sfondo le vicende strettamente legate ai Sons e all’ormai proverbiale uscita dal commercio delle armi. Gaalen è in città e, prima che si metta in moto l’accordo di Jax con la Patterson, torna a portare scompiglio: l’incontro con gli italiani e i cinesi finisce nel sangue, scaraventando le proprie conseguenze sull’MC di Charming. Tuttavia, dopo l’esplosione della clubhouse, si può di nuovo sperare in Jax, in quell’onestà prima di tutto intellettuale con i componenti dei vari charter, per poter ripartire da basi più solide una volta raggiunto l’ormai agognato accordo con l’IRA. Domani: parola chiave dell’episodio, che infatti rimanda alla prossima puntata il momento della verità su questo fronte. Se uno scopo per Jax si sta per materializzare, contemporaneamente però si sta invece sgretolando il suo focolare domestico. Il Pres non trova quindi di meglio che rifugiarsi in un’altra casa, simbolo per certi versi del sogno di abbandonare il traffico d’armi per entrare in affari legali. Colette, la madre del nuovo Diosa del Sur, diventa il corpo in cui trovare conforto; fino a che la nuova furia cieca di Tara non entri a distruggere anche questo angolo di pace.

Sons of Anarchy - 6x10 Huang WuLook what you did to me. What’s happening to me? urla Tara dopo aver visto il tradimento fisico e mentale di Jax. Allo stremo delle forze, ormai allo sbando, la Old Lady decide sul finale di rompere anche l’ultimo argine, quello della sua fedeltà a Jax. Per lei, la punizione di privarlo della sua famiglia era già un prezzo troppo grande da fargli pagare, perciò aveva sempre rifiutato le allettanti proposte della Patterson; ormai, però, non c’è più nulla a fermarla, ed eccola dunque tentare di giocare la carta più disperata del suo mazzo, fino all’epifania finale in cui, con voce atona, sentenzia che ormai “No one can help me”. E tutto in una spiazzante contemporaneità con la perseveranza di un ritrovato Jax che invece vuole a tutti i costi ripartire: a conferma della sua metafisica riconciliazione con il fantasma di JT, ne prende la moto e ricomincia a montarla pezzo dopo pezzo, per farle vedere (si spera) nuova luce. Bellissimo il dettaglio sulla radiolina per monitorare i suoi figli: la riconciliazione, alla fine, arriva anche con il suo ruolo di padre.

Non so trovare parole abbastanza belle per concludere il discorso su questa puntata, se non che Sons of Anarchy è uno dei più bei show in circolazione – e questa puntata lo conferma.

Voto episodio: 9

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

3 Risposte

  1. SerialFiller scrive:

    Ave Kurt!!!

     
  2. Davide scrive:

    puntata ottima. tranne la parte dei “cinesi” (volutamente assente nella recensione) che mi ha fatto storcere parecchio il naso.
    per me, è un 7,5!
    piena fiducia in Sutter. anche se è stata data troppa importanza alla gang di Pope (che pareva assolutamente forte all’inizio della quinta stagione) mentre nella sesta è letteralmente scomparsa (e presumo che nelle ultime 3 puntate tornerà, magari per far fuori Gaalen)
    Tara strepitoso personaggio. complimenti per come è stata gestita e sopratutto all’attrice!

     
  3. Aragorn86 scrive:

    E’ anche vero che l’importanza delle altre gang svanisce a seconda dell’utilità narrativa. I cinesi non si vedevano da un sacco di tempo, così come non si vedono da un po’ i messicani (che nelle prime stagioni erano fondamentali), mentre lo stesso Darby ha fatto solo una piccola apparizione qualche puntata fa. La gang di Pope era importante, appunto, per Damon Pope, ora che lui è morto e la questione di Tig è risolta, il ruolo narrativo della gang è finito (eccezione fatta per l’eredità del commercio delle armi).

    Comunque mi unisco ai complimenti a Maggie Siff, personaggio e attrice cresciutissimi nell’arco di questi anni!

     

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