Rectify – The time in between the seconds

Rectify - The time in between the secondsDopo 19 anni nel braccio della morte a causa del presunto stupro e omicidio di una minorenne, un uomo viene rilasciato alla luce di nuovi risultati nell’esame del DNA. Questa la premessa della serie trasmessa l’anno scorso da SundanceTV, nuova emittente gestita dalla AMC che non ha esitato a citare “i produttori di Breaking Bad” nel primo trailer della sua nuova creatura.

Rectify - The time in between the secondsIn realtà, i nomi in comune con il capolavoro creato da Vince Gilligan sono davvero pochi (Mark Johnson come produttore esecutivo), ma se qualcuno dovesse chiedermi a cosa assomigliano i sei episodi andati in onda fino ad ora, la prima risposta che mi verrebbe in mente sarebbe proprio Breaking Bad. Infatti, nonostante le due serie partano da presupposti diversi, affrontino tematiche che non c’entrano niente l’una con l’altra e appartengano a generi differenti, si può notare un approccio estremamente simile in entrambi i casi: profondità elevatissima, scrittura di qualità, regia ed interpretazioni stratosferiche. Ecco, in teoria questa recensione-consiglio potrebbe chiudersi qui – solo un pazzo non correrebbe a recuperare tutto dopo una premessa del genere -, ma vediamo di analizzare più a fondo la natura della qualità di questa nuova perla (purtroppo) sconosciuta ai più.

Rectify - The time in between the secondsDaniel Holden è un individuo strano, introverso, particolare. La sua esperienza di vita è limitata ad un’adolescenza brutalmente interrotta (quando è stato incarcerato aveva appena 18 anni) e ad una seconda metà passata in una stanza bianca, isolata, quasi surreale, in cui gli unici contatti erano costituiti da scambi di opinioni col vicino di cella, Kerwin. Non è per niente strano, quindi, che al momento della sua liberazione l’uomo si comporti un po’ come un bambino e abbia difficoltà nel relazionarsi con gli altri: è semplice rinascere e riadattarsi nell’arco di poche settimane? È possibile reintegrarsi in una comunità arretrata, quasi fondamentalista, restia ad abbandonare vecchie idee e tradizioni?

Rectify - The time in between the seconds Il problema, infatti, viene peggiorato dalla natura della località scelta per lo sviluppo della vicenda, ovvero la Georgia: uno stato con bellissimi accenti del sud e panorami mozzafiato, certo, ma caratterizzato da una mentalità, come detto prima, arretrata, che non beneficia certo al benessere di uno smarrito Daniel. Il discorso del senatore in una delle prime scene della serie non lascia dubbi a questo proposito: le forze dell’ordine sono state obbligate a rilasciare il condannato a causa di risultati scientifici, ma la comunità è di tutt’altro avviso. Gran parte della popolazione vede l’uomo come ancora colpevole e contribuisce a creare un’atmosfera tesa, opprimente, alleggerita solo dall’aiuto della famiglia di Daniel (con qualche eccezione) e pochi altri. E noi?

Rectify - The time in between the secondsBeh, chi guarda non gode di una posizione privilegiata. Infatti, uno dei punti forti della serie è la capacità di insinuare il dubbio anche nello spettatore, che, pur parteggiando per Daniel, non è mai completamente sicuro a proposito della sua innocenza – complice anche l’interpretazione ambigua e riuscitissima di Aden Young, uno dei tanti nomi in un cast che brilla costantemente. In ogni caso, il lato “giallo” della vicenda è sviluppato solo secondariamente ed è quello che risulta il meno riuscito: se da un lato l’interesse verso la colpevolezza o meno del protagonista viene mantenuto costante, dall’altro bisogna dire che le scene legate alle indagini sono quasi sempre gestite in modo frammentario e lineare, causando interruzioni nella trama principale che si rivelano noiose o sviluppate banalmente.

Rectify - The time in between the secondsLa trama principale, invece, è di ben altro stampo: il processo di reintegrazione del protagonista viene gestito in maniera coerente ed efficace, portando spesso a scene emotivamente e visivamente struggenti. Il tema principale della serie è suggerito dal titolo stesso e corrisponde al tentativo di “correzione” (rectification, appunto) di un uomo che, avendo perso parte della propria vita, non sa come gestirne il resto: il conflitto interiore di Daniel, inoltre, viene esplicitato in una serie di dialoghi da brivido che ne rendono al meglio tutte le sfaccettature.
Di particolare rilevanza è quello che si svolge tra lui e la moglie del fratellastro, Tawney, in cui una discussione sulle stagioni diventa una rivelazione su come l’isolamento del carcere abbia portato il protagonista alla perdita del senso della realtà: “What was real to you?” gli chiede lei, e la risposta è “The time in between the seconds… and my books, and my friend.”. Il senso di un tempo che non passa mai, una cultura che non può sostituire l’esperienza reale e un amico, un essere umano il cui contatto – come già detto – è limitato ad uno scambio di opinioni attraverso un muro bianco. Le scene in prigione, per questi motivi, appaiono surreali, fuori dal tempo e dallo spazio, e risultano tra le più riuscite: in questi casi, la regia e la fotografia (sempre splendidamente curate nel corso della serie) raggiungono i risultati migliori, riuscendo a creare un’atmosfera unica e d’impatto.

Rectify - The time in between the secondsInsomma, abbiamo una serie di sei episodi che affronta un tema estremamente interessante e lo fa attraverso una regia suggestiva, una scrittura curata e delle interpretazioni da urlo; aggiungete una colonna sonora azzecatissima (basta questa canzone per togliere ogni dubbio), una profondità invidiabile e quella “lentezza” ben costruita che ha fatto la fortuna di quasi tutti i capolavori televisivi andati in onda fino ad ora (24 e pochi altri a parte). Una seconda stagione di dieci episodi andrà in onda a partire dal 19 giugno, e a questo punto ho solo una domanda per voi: cosa state aspettando?

Note:

– Per quelli che hanno letto questo consiglio pur avendo comunque visto la serie, ecco un bellissimo tributo. È anche l’unico di una certa qualità che si trova in rete, a confermare come troppa poca gente conosca questo piccolo capolavoro.

 

Pietro Franchi

Piccolo o grande schermo, se vale la pena litigarci sopra ci sto. Tutto qui!

10 Risposte

  1. Davide Canti scrive:

    Ne vidi il pilota qualche mese fa e rimasi subito colpito. L’atmosfera è davvero particolare, molto carica, a tratti anche (volutamente) pesante: il macigno che si porta dietro il protagonista lo sentiamo molto bene anche noi. Il rapporto tra Daniel e gli altri è la cosa più interessante: l’uscita di galera è come una rinascita e lui deve imparare a vivere di nuovo, ostacolato da tutti coloro che credono ancora nella sua colpevolezza. Descrive bene la vita “di provincia” chiusa in se stessa, che per sopravvivere alle proprie paure e alle difficoltà tipiche di un periodo storico sempre diverso da se stesso, deve trovare un colpevole per tutto, anche a costo di sbagliare. Il protagonista è il forestiero che arriva in città e viene visto con diffidenza, l’alieno che arriva sulla terra e non riesce a farsi capire perché parla un’altra lingua. La parte “crime” è davvero la meno interessante, Rectify è molto più psicologica ed introspettiva. La finirò sicuramente.

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Non posso far altro che concordare e ribadire il mio consiglio: il pilot era veramente bello, ma gli altri episodi ne valgono tutti la pena, con qualche piccola eccezione. Non si hanno cali particolarmente drastici e il tutto viene gestito con quella pesantezza voluta (come dici tu) che caratterizza la serie, senza farla diventare veramente pesante.

       
  2. Ste Porta scrive:

    Bel consiglio: visto che la seconda stagione inizierà tra poco, credo la recupererò sicuramente a breve. 😉

     
  3. sara scrive:

    Bellissima serie e bella recensione!
    Pochissimo altro da aggiungere, se non una menzione anche alla ricercatezza dell’atmosfera familiare, soprattutto con i dettagli dentro/fuori: Daniel nella sua stanza e la sorella, Amantha (una bravissima Abigail Spencer), fuori, come a fare eco all’unico modo di vivere conosciuto dal protagonista, la sua incapacità di aprire ed aprirsi e l’incapacità dall’altra parte di scavalcare completamente il suo disagio.
    Vale davvero la pena di recuperare questa stranissima ed affascinante serie!

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Grazie mille, e concordo in pieno! Abigail Spencer bravissima (come praticamente tutti del resto) e l’ambiente familiare viene analizzato con una cura davvero altissima. La scena che hai citato (quella con le piume e il cuscino, lui dentro e lei fuori) è fantastica, ma a me è rimasta anche quella alla fine del pilot: Daniel va in camera del fratello per guardare un film comico (Eddie Murphy se non sbaglio), ma non sa cosa fa ridere e cosa no; mentre il fratello ride a crepapelle Daniel non ha espressioni, poi si gira verso di lui e sorride anche lui, a sottolineare l’incapacità di relazionarsi in modo normale col mondo, se non con l’imitazione. Quello che fanno i bambini, insomma.

       
  4. Firpo scrive:

    Mi avete incuriosito, soprattutto con il riferimento a Breaking Bad.

     
  5. Simona Maniello scrive:

    Grazie per il consiglio, l’ho recuperata e devo dire che non ha deluso le aspettative :)

    Mi spiace solo che abbiano ordinato solo sei episodi per questa prima stagione, costringendo di conseguenza gli autori a troncare il racconto in maniera forse un po’ troppo brusca, ma presumibilmente quest’anno avendo a disposizione più episodi riusciranno a infondere maggior organicità alla stagione.

    (Adelaide è il nome dell’attrice che interpreta la moglie del fratellastro, il personaggio si chiama Tawney)

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Sono contento che ti sia piaciuta 😀 anche se secondo me alla fine i sei episodi sono stati giusti per la linea narrativa che hanno deciso di seguire! Anzi, ogni tanto gli autori si sono permessi dei rallentamenti un po’ superflui, talvolta eccessivi, quindi direi che è meglio che abbiano trasmesso sei episodi di qualità piuttosto che 10 di qualità un po’ inferiore; in ogni caso per la seconda stagione ne sono previsti appunto 10 di episodi, quindi vedremo come gestiranno la cosa :)

      Hai ragione su Tawney, chiedo venia, purtroppo la serie l’ho recuperata a dicembre e con alcuni nomi ho dovuto chiedere aiuto a Wikipedia, ho fatto confusione 😀

       
  6. Ambrosia scrive:

    Superlativa, davvero da non perdere! ero partita un po’ scettica siccome non amo il genere ma mi sono dovuta ricredere. Straordinaria recitazione, e grande abilità nel non lasciar trapelare l’innocenza o meno del protagonista.
    Temo in un finale alla Dead Men Walking :) (ma lo sapremo più avanti!)

     
  7. SerialFiller scrive:

    Come direbbe il grande Letterman: tremendous, tremendous movie!!!
    Ho visto la prima stagione interamente oggi e mi ha tolto il fiato, qualcosa di veramente spettacolare. Non avevo mai provato queste emozioni e sensazioni per una serie di questo genere, ovvero una serie che senza puntare sul fattore colpo di scena o sul fattore violenza o sul fattore criminalità riesca a fornire un impatto cosi fenomenale sullo spettatore. Che musiche e che interpretazioni, una regia impeccabile davvero una sorpresa inaspettata. Un finale da brividi.
    Grazie mille seriangolo per avermi fatto scoprire questo piccolo gioiello.

     

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