The Good Wife – 5×18 All Tapped Out

The Good Wife – 5x18 All Tapped OutChiudere le porte alla vita è la più naturale reazione con cui, di solito, l’essere umano affronta una tragica esperienza come la morte di una persona molto cara. All Tapped Out, cominciato su questa scia, elegantemente e con molta raffinatezza, si conclude con un primo ed importante balzo fuori dalla tempesta: il domani è già oggi.

L’episodio si snoda secondo una struttura bipartita: un esordio che enfatizza l’impasse in cui i nostri protagonisti vagano, disconnessi, cercando disperatamente una via di fuga da un’apatia dilagante, e una seconda parte in cui a poco a poco, senza far troppo rumore, la “vita” sfonda la porta e, prepotente, reclama attenzione. La fine e accurata scrittura dei coniugi King fa sì che questo snodo narrativo si articoli attraverso gradevoli sfumature comiche che arricchiscono il tono della narrazione, evitando ogni tipo di deriva melodrammatica. Il ricorso al filone NSA, sempre trattato con ironica leggerezza – che diverte e spaventa allo stesso tempo –, esplode con una coerente e progressiva naturalezza, creando, indirettamente, i presupposti che portano al “risveglio” di Alicia.

«Well, you woke up. Didn’t you?»
«Oh, yeah. It’s time to kick some ass»

The Good Wife – 5x18 All Tapped OutDopo aver trascorso il precedente episodio sotterrata tra mille coperte, Alicia è costretta a rialzarsi per far fronte alla promessa fatta a Finn Polmar. Il suo agire manca, però, di quella verve che l’ha sempre contraddistinta facendo la differenza: le sue azioni sono imprecise, disattente, annebbiate da molteplici fantasmi. Con lo stesso sguardo spento con cui durante la scorsa puntata si lasciava rapire da un giallo alla tv, la vediamo ipnotizzarsi, quasi in panne, davanti alle foto di una crime scene: quel sangue che scorre non può che riportarla con la mente alla morte di Will, a quel doloroso calvario che fu preludio della fine. L’attrazione/repulsione per l’irrazionale esplosione della violenza che le foto trasmettono è un disperato e inconscio tentativo di creare un canale empatico con il dolore di Will. Allo stesso modo il legame che si viene a creare, quasi tacitamente, con Finn ha la stessa valenza: è come se Alicia cercasse in lui le tracce degli ultimi attimi della vita di Will ed allo stesso tempo un modo per ringraziarlo di essergli stato vicino, mentre tutte le altre persone che gli volevano bene erano impegnate a “vivere”. Ciò nonostante, non appena le accuse su Polmar virano verso la prosecution a Jeffrey Grant, Alicia crede di non potercela fare e tenta di affidare il caso a Clarke.

The Good Wife – 5x18 All Tapped OutQuando, però, si ritrova con la certezza di esser finita nel mirino dell’NSA, il demone della “lotta” s’impadronisce di lei ed in un attimo si rende conto di come il mondo continui a girare imperterrito, senza aspettare che il dolore finisca. Ed è in questa consapevolezza che, trainata da un forte disappunto, rivede nitida l’immagine di se stessa sopravvissuta a quel vuoto in cui aveva cercato di rifugiarsi: è il sorriso della certezza di essere ancora vivi, nonostante ci si senta morti per metà. Con questo spirito rifocillato, Alicia si reca all’incontro con il Procuratore di Stato mettendo in atto una performance che stende l’intera commissione attraverso un’eloquenza dotata di una potenza dal sapore nuovo: a parlare per lei è il germe della rinascita che, attingendo la penna nel dolore, cerca di trasformarlo in forza.

You’re not the enemy. You’re the devil.

The Good Wife – 5x18 All Tapped OutL’ingresso in scena di Louis Canning è un’altra mossa che potrebbe risultare vincente per il prosieguo dello show. Lo scumbag per eccellenza, colui che ha dato molti fili da torcere alla LG, torna in gioco da aspirante socio – I need what you have. And you need what I have –, caldeggiato da un David Lee impaurito da una possibile fusione con la Florrick/Agos. Diane non può che piegarsi alla decisione dei soci e a quel bel pacchetto di clienti, offerto da Louis, di cui lo studio ha bisogno, non senza, però, esplicitare il suo disappunto con la pungente ironia che la caratterizza – Dear God. Are you really thinking of putting the fox in charge? La difficoltà di vedere Mr. Canning nello studio di Will, guardarlo intento a rovistare tra i suoi casi è un’ardua fatica da gestire sia per Diane che per Kalinda. L’approccio che hanno le due donne è ovviamente diverso, al pari della diversità che le distingue, ma l’energia e il disappunto hanno lo stesso sapore: le parole di Diane sono taglienti e pericolose come quella palla da baseball che Kalinda lancia contro il quadro spaccando il vetro. Per quanto, tra velate minacce e lunghissimi giri di parole, si giunga ad una parvenza di tregua, le acque della L&G&Canning sembrano scosse da un vento che ha tutte le caratteristiche per diventare un tornado – I may be a scumbag, but… hey, I’m your scumbag. Allo stesso tempo, le dichiarate mire a Chumhum, che Louis esplicita ad ad Alicia, lasciano presagire la riapertura delle ostilità tra le due formazioni legali; nell’attesa di tornare sul piede di guerra, però, Alicia sfrutta l’ingerenza dell’NSA per porre Canning nel mirino della Sicurezza Nazionale, mettendo su una simpatica e tendenziosa conversazione degna della Mrs. Florrick dei tempi migliori.

I am not worthy.

The Good Wife – 5x18 All Tapped OutLa minaccia scovata da Alicia allerta Peter che, tirando fuori il grande political animal che è in lui, si lancia in una telefonata con il Senatore preposto alla Intelligence Committee, davvero da manuale: un grande colpo da maestro a cui Eli non può far a meno di inchinarsi. Ovviamente, il fatto che l’NSA passi in rassegna le sue telefonate è una cosa che può nuocergli direttamente, ma nella diligenza e prontezza con cui porta avanti la questione non si può non notare un disperato tentativo di segnare un punto a suo favore presso una gelida Alicia: per quanto quell’agire in team con Peter le abbia illuminato mente e cervello, il passaggio per arrivare al cuore è ancora sbarrato. Quel freddo e programmatico distacco, con cui discutono della pianificazione di eventi che si svolgeranno da qui a quattro mesi in avanti, è la più triste rappresentazione della tomba che contiene il loro matrimonio.

All Tapped Out, è un altro splendido episodio che continua ad illuminare l’aureo sentiero su cui si muove questa superba quinta stagione. Si apre l’ennesima porta, un’altra promettente fase è sulla rampa di lancio: se è vero che il cambiamento è necessario per riuscire ad essere pienamente se stessi, con quest’annata The Good Wife ha raggiunto uno dei punti più alti della sua stessa essenza.

Voto: 8½

Note:

– Il nuovo acquisto Finn Polmar (interpretato da un ottimo Matthew Goode) promette bene, anche se finora la sua rappresentazione è stata troppo legata alle proiezioni che Alicia ha su di lui. Archiviato il caso giudiziario (e sistemato il braccio), il suo ruolo – nell’ufficio del Procuratore o meno – potrebbe generare un interessante groviglio di linee di forza.

Jeff Dellinger che guarda Alicia in ascensore con lo sguardo di un fan boy davanti alla sua diva del cuore è uno dei momenti più divertenti dell’episodio.

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2 Risposte

  1. Charlotte scrive:

    Parto subito dicendo che sono d’accordissimo con la recensione. L’entrata in scena del sempre strabiliante Michael J. Fox è stata una mossa astuta e vincente per il talento dell’attore e per la nuova ondata di possibili scontri tra la fu LG e la Florrick/Agos.
    Speravo dessero più spazio a David Lee, essendo L’avvocato per antonomasia, ma con l’entrata di MJF non posso lamentarmi.
    Se potessi, stringerei personalmente la mano ai coniugi King. La quinta stagione è qualcosa di eccellente, e più puntate vedo più mi immagino la Margulies con l’emmy in mano (non me ne vogliano i coniugi King e Nic Pizzolato, ma nella categoria drama rimango fedele a Walter White e Jessie Pinkman).
    L’incontro tra Alicia e Peter è ciò che aspettavo da 5 stagioni: freddezza nei confronti di un uomo che non ha più nulla da offrire.
    L’unico appunto: DATEMI più Eli Gold e meno Grace Florrick.
    Voto puntata: 9.

     
  2. Federica Barbera scrive:

    E’ stata una puntata eccezionale sotto tutti i punti di vista. Non so voi, ma io sento Will quasi in ogni scena perché è come se gli attori (e soprattutto le attrici, la Margulies e la Baranski su tutti) si portassero dietro quel lutto, come se fosse visibile davvero.
    La trasformazione di Alicia è meravigliosa, la sicurezza con cui decide che è ora di spaccare i culi a tutti, compreso quella faccia da sberle di Matan, è da scuola di legge.
    E poi Peter! Con quella scena e il successivo “I am not worthy” di Eli io non ho smesso di sorridere e di ridere per dieci minuti. Fantastici.
    L’unica (unica) cosa che mi lascia un po’ così e che spero non abbandonino nonostante la morte di Will è l’inchiesta sulle ballot box: capisco che ora manchi Will come testimone e senza supporto dell’NSA sarà un po’ difficile, ma sarebbe stata (se così fosse) una chiusura troppo repentina della vicenda secondo me, almeno per quanto costruito attorno. Confido comunque nei King!

     

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