The Leftovers – 1×05 Gladys

The Leftovers - 1x05 GladysCon questo nuovo episodio di The Leftovers si aggiungono nuovi tasselli che mirano alla comprensione di una serie tv atipica nel suo genere: essa parte infatti da un assunto fantascientifico ma è evidente che voglia tenerlo da parte, preferendo un’attenzione più esplicita nei confronti dei personaggi. Tuttavia questo non sempre avviene nel migliore dei modi.

La nuova fatica di Damon Lindelof in coppia con Tom Perrotta è una serie atipica sotto molti punti di vista. Chi vi cercava un erede – fa sempre tanta paura usare questa parola – di FlashForward o The Event (e non è un caso che entrambe le serie siano miseramente fallite) si sarà ormai totalmente ricreduto ed avrà indirizzato la propria attenzione altrove.

Questa serie non potrebbe essere più chiara di così: non interessa, se non marginalmente, parlare di ciò che è successo al mondo, di com’è accaduto che il 2% della popolazione mondiale sia svanita nel nulla in uno schiocco di dita. Ciò che questo prodotto preferisce fare è indagare l’animo umano che si ritrova a doversi confrontare con un senso perenne di insicurezza, con la fuga di ogni serenità. È l’applicazione di una delle varie teorie del Caos, qualcosa di inaspettato ed inspiegabile e che in linea teorica potrebbe ripresentarsi di nuovo, senza alcuna logica alle spalle. Come si reagisce ad un mondo del genere, che potrebbe da un momento all’altro cadere sotto i colpi dell’incertezza?
Ecco l’interrogativo che Lindelof e Perrotta si sono prefissati: dare spazio all’animo umano, alle sue possibili realizzazioni. Chiaramente questo desiderio è da realizzarsi e qualcosa si perde nel passaggio: non tanto l’accuratezza di alcune descrizioni, che a livello di scrittura funzionerebbero anche bene, ma nella messa in scena, forse dovuto ad un cast non sempre all’altezza, ad una buona dose di prevedibilità e, permettetemelo, presunzione autoriale.

But there can’t be any doubt, Laurie… because doubt is fire! And fire is gonna burn you up until you are but ash!

The Leftovers - 1x05 GladysUna delle novità più dirompenti immaginate dal team autoriale sul Post-Evento è la nascita dei Guilty Remnants: tizi in abiti bianchi che non parlano e fumano sigarette di continuo. Quali sono i loro scopi, quali sono i sentimenti che li animano? Finora erano un totale mistero, adesso iniziamo finalmente a capire qualcosa in più. Tutto l’episodio è dominato dalle loro immagini, dalla loro presenza: sin dalla forte sequenza d’apertura dell’episodio, i Colpevoli Sopravvissuti “parlano” per mostrarci – o provare a farlo – le motivazioni dietro una scelta così drastica.

Perché diciamolo chiaramente: in chi non hanno suscitato una più o meno forte sensazione di disturbo? Ripagano il prete che ha provato ad aiutarli comprando la sua chiesa, abbandonano le famiglie che vengono straziate dalla loro assenza, intervengono negli incontri pubblici di ricordo dei “caduti” e si introducono nelle case per rubare le fotografie. Insomma, i GR si rivelano intolleranti nei confronti delle necessità degli altri. L’unica reazione immaginabile è quindi l’odio che diventa sempre più carico nei loro confronti, sempre più deciso e – se Gladys non è stata uccisa dall’interno – persino più violento. Il sindaco ha la sua prima schiacciante sconfitta proprio nel tentativo di imporre un coprifuoco che avrebbe aiutato i Guilty Remnants, ma che la gente non può proprio più tollerare.

“I’m the only person that gives a shit about you people, and you won’t even tell me where my wife is?”
” She’s not your wife anymore.”

The Leftovers - 1x05 GladysL’unico che sembra prendere a cuore le vicende dei GR è uno di quelli che ne ha subito gli effetti negativi: il capo della polizia Kevin Garvey continua a mostrare per loro un’umanità che in città molti sembrano aver perso. E non può che rimanere interdetto quando i suoi tentativi di venire a capo di un omicidio tanto efferato trovano l’indifferenza della gente (“don’t investigate too hard”) e soprattutto una collaborazione dello stesso governo americano. Ne avevamo avuto delle avvisaglie con le vicende di Wayne, ma adesso la cosa diventa palese: l’AFTEC (curioso che la sezione “Culti” sia inserito tra le dipendenze) si occupa di far sparire queste ed altre sette di stampo religioso, senza remora di sorta. Questi gruppi spaventano, non si riesce a comprenderli – ed essi non fanno granché per farsi capire – e la soluzione sembra essere quella della loro eliminazione per il bene della società e del proprio equilibrio confortevole e sicuro.

A proposito del capo Garvey, le sue vicende personali continuano a destare frequenti perplessità: non si capisce bene dove voglia andare a parare il suo rapporto con una figlia spesso insopportabile e l’amica maliziosa, per non parlare del figlio che in questo episodio, però, non è presente (e a dir la verità, non si sente affatto l’assenza di quella storyline, che risulta essere la più distaccata e la più estranea al resto del corpus narrativo). Certo è che Garvey ha più d’una difficoltà a reggere la responsabilità che grava sulle sue spalle: se il capo della polizia arriva a terrorizzare i gestori d’una lavanderia sotto i fumi dell’alcol, la città è sempre più a rischio e l’equilibrio difficilissimo del tessuto sociale risulta sempre più in pericolo.

It means it’s easier to stay silent than it is to speak truth. Killing these people is pointless. They don’t care because they’re already dead.

The Leftovers - 1x05 GladysQuindi cosa sono i Guilty Remnants? Da quelle poche informazioni che si riescono a carpire sono persone che, sopraffatte dal dolore e dalle emozioni, preferiscono chiudersi in totale isolamento, impedirsi una comunicazione diretta e sincera con l’altro in favore di un’attesa dell’inevitabile. Via i ricordi, via gli effetti personali perché tutto può ricordare il mondo da cui si proviene e che è necessario evitare. Gladys alla morte del figlio ha “scelto” la via più facile, quella del pianto e della disperazione; Laurie ha un crollo emotivo, è sopraffatta dai sentimenti. Tutto questo può essere risolto solo in un modo, con l’annullamento delle emozioni. Spegnere i centri che ci provocano il dolore significa passare una vita di annientamento: è evidente che una cosa del genere non possa funzionare per Matt Jamison (interpretato da un ottimo Cristopher Eccleston alle prese con il personaggio che sembra funzionare meglio) che invece lotta contro tutto e tutti per l’affermazione della verità (“what I want is to bring them back to life”). Uno scontro che si palesa in tutta la sua forza nel confronto rumoroso tra il reverendo e Laurie: l’uno che si offre di ricordare con cura e affetto la povera Gladys e l’altra che suona con forza il fischietto, a superare la voce dell’uomo. Niente ricordo, niente preghiera, niente commemorazione: solo il silenzio dell’oblio.

The Leftovers monta episodio dopo episodio una narrazione silente fatta di emozioni e personaggi. Non tutto funziona per il meglio, dato che il racconto delle varie puntate sembra essere slegato, senza una direzione unitaria ed una trama coerente. La sensazione è quella di vedere una serie di quadri su soggetti diversi con elementi in comune ma non così forti da dare l’idea di uno stesso scenario; e questo fa perdere alla serie di unità, elemento comunque fondamentale in un racconto che dovrebbe condurci da un punto all’altro.
Per ora la serie continua a farsi seguire, sebbene sia ancora molto lontana dalle alte premesse con cui aveva iniziato il proprio cammino.

Voto: 6 ½ 

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

17 Risposte

  1. SerialFiller scrive:

    Anche qui come per l’ultima puntata di rectify devo sonoramente dissentire col voto.
    Ok the leftovers ha dei difettucci qua e la ed ha un enorme difetto testimoniato dalla miccia che non viene accesa, dall’elefante nella stanza che non viene raccontato. La sparizione, il suo mistero, la sua causa non sono praticamente mai stati affrontati e questo è l’elefante ed è una cosa non da poco. Siamo dunque in attesa di una svolta che forse volutamente non arriverà mai o almeno non arriverà presto. Poi ci sono i difettucci che secondo me sono incarnati dalla eccessiva spiritualità e religiosità di certe scene e personaggi, dalla caratterizzazione un pò troppo accentuata e inverosimile di alcuni di questi (un capo della polizia troppo allo sbando per mantenere l’ordine, un reverendo che massacra di botte un tizio senza conseguenze, una storyline mistica con il figlio di garvey troppo debole). Ok queste cose ci sono e non le neghiamo, e infine credo che tutti si aspettassero na serie molto lostiana dal punto di vista del mistero e non l’hanno trovata. Questa serie però di lost ha ereditato il fulcro della narrazione che non è il mistero grosso e inspiegabile della sparizione bensi sono le vite dei personaggi narrati, i loro timori, le loro paure e insicurezze nell’essere piombati in una situazione mai verificatasi nella storia dell’uomo e per cui, dunque, non esistono esempi da seguire o manuali da consultare.
    In questo aspetto, seppur a rilento. Lindelof sta facendo secondo me un lavoro egregio e sempre in crescendo per cui questa a mio avviso è la puntata migliore fino a questo punto.
    A me la scena iniziale ha disturbato parecchio è stata molto di impatto, e ci mostra come chi semnina pioggia raccoglie tempesta. Ma in fondo questi seminatori di pioggia chi sono e cosa fanno? Sono dei non violenti che esprimono il loro disagio emozionale privandosi delle emozioni stesse e dei loro averi. Una sorta di rivoluzione francescana laica emozionalmente inversa.
    La gente comune dopo tanto odio accumulato scatena la propria rabbia nella maniera più brutale.
    Il nostro sceriffo, che appare inadeguato al compito, è emozionalmente il più adeguato a porsi in una posizione che voglia salvaguardare l’equilibrio ponendosi fra guilty remnants e cittadini. Senza di lui regnerebbe il caos. Ma chi è e cosa caratterizza Garvey? E’ un uomo privato di un figlio e di una moglie che non si sono dematerializzati ma sono emozionalmente e soprattuto consapevolmente allontanati da lui, e l’unica cosa che gli rimane è una figlia debole e schizofrenica che si comporta in questa maniera proprio perchè priva di madre e fratello che si sono voluti allontanare da lei. Garvey e figlia sono vittime indirette delle sparizioni e forse proprio per questo ancora più vulnerabili, sofferenti e colpiti da essa. Laurie è vittima della sindrome del sopravvissuto a mio avviso ed è, insieme ai GR, colei che vuole non far finta di nulla proprio provando e manifestando una vita all’insegna del nulla.
    Il reverendo è vittima di un incidente causato dalla sparizione che lo costringe a vedere ogni giorno, in un loop infinito, una moglie cerebrlamente morta. Lui subisce un danno collaterale.
    Quello che questa serie ha fatto benissimo in questo prime 5 puntate è farci notare e capire come questa sparizione abbia colpito ogni essere umano, sia esso stato colpito direttamente o no dall’evento del 14 ottobre, e pian piano ci sta mostrando come la comunità reagisce alle reazioni dei singoli cittadini e dei gruppi (sette) che si stanno formando. Cosi in questa puntata vediamo come prima i cittadini e poi il governo decidano che la cosa migliore da fare per tutelarsi, per andare avanti sia condannare a morte le persone che da questa vicenda hanno deciso di cambiare vita, idea e ideali spesso annullandosi o ribellandosi all’idea di vita che avevano sempre avuto.
    Ora non resta che sedersi e aspettare la scintilla che io credo e spero arrivi entro uno o 2 episodi al massimo. Garvey ora è riuscito finalmente ad accettare l’idea che la moglie sia svanita, la figlia si fida più del padre, lo scontro tra GR e comunità è totale e il governo è ormai sullo sfondo, senza tralasciare la storyline mistica che coinvolge il figlio di Garvey.
    A questa puntata darei almeno un 7,5.

     
  2. Boba Fett scrive:

    Difficile capire dove questo progetto voglia andare a parare, impossibile formulare un giudizio sul singolo episodio, però, visto che siamo arrivati al giro di boa, qualche valutazione si può tentare.
    Non conosco il best seller di Tom Perrotta da cui è tratto, ma inizio col dire che questa serie sta alla fantascienza esattamente come il Melancolia di von Trier, dove un evento catastrofico globale mette in luce la catastrofe individuale e qui, secondo me, sta il problema maggiore di Leftovers con il suo bel campionario di personaggi orrendi e delle loro cattive abitudini come, cito a caso, fumare, fornicare, ammazzare cani, che ognuno di loro si porta dietro. Così, la prima sensazione è quella di trovarsi di fronte alla quintessenza del moralismo statunitense/occidentale e non a caso il “title design” di apertura rivisita il Giudizio Universale michelangiolesco, ancora una volta concentrata in una cittadina, in quella provincia che per gli americani è da sempre foriera di inenarrabili peccati. Vedremo e tireremo le somme a fine stagione, ma intanto la sensazione è che gli autori vogliano approfittare del torpore estivo per alzare tutte le asticelle possibili, di tentare il colpaccio, provocando, anzi, trollando noi spettatori in crisi di astinenza con una pietanza ambigua, magari anche appetitosa per chi avrà il coraggio di assaggiarla, di certo poco “appetising” nella forma, con il suo cast di caratteri brutti, sporchi e anche cattivi (sottolineo caratteri, non di attori) e con situazioni poco piacevoli in salsa religiosa (ancora a caso il vilipendio, la punizione, il pentimento…).

     
  3. Dreamer88 scrive:

    Commentando la 1×04 avevo detto che per questo show ci voleva una vera e propria svolta (e, all’inizio della puntata, l’uccisione del membro dei Guilty Remnants poteva essere un buon punto di partenza) ma, sostanzialmente, anche in questo episodio è successo poco (l’unico vero passo avanti è l’affiliazione definitiva di Meg nei GR). Devo essere sincero, ho un rapporto piuttosto strano con The Leftovers: durante la visione della puntata sono stato invaso da diversi stati d’animo, non proprio positivi (si sono alternati momenti di fastidio con momenti anche di pura irritazione) ma, non so per quale misterioso motivo, nutro ancora interesse su come la storia andrà avanti.

     
  4. Frinfro scrive:

    Palla da una parte, portiere dall’altra. Diciamocelo, siamo stati tutti spiazzati da questa serie: come è stato detto correttamente in precedenza ci troviamo di fronte ad un meltin’pot di emozioni al limite del claustrofobico dove permane la battaglia scienza/fede tanto cara al buon Lindelof. Personalmente The Leftovers mi piace, l’unico quesito è appunto dove potrebbe andare a parare o finire. Ripeto come avevo detto in precedenza che secondo gli Evangelisti, 3 anni e mezzo dopo il “Rapimento della Chiesa” (a cui evidentemente fanno riferimento questi Leftovers) vi è la seconda discesa di Gesù sulla Terra. Quindi… abbiamo una serie ambientata 3 anni e dopo L’Evento, una specie di Black Jesus, o Santone e che dir si voglia, una giappo in stato di gravidanza che deve essere assolutamente protetta e un totale smarrimento e pessimismo universale che permane tra i Sopravvissuti. Nemmno io ho letto il libro di Perrotta, ma comincio a pensare che sia qui dove vogliamo arrivare. Nella 1×04 ricordo anche un dettaglio che magari non è trascurabile, ovvero quando Garvey al telefono dice quel “Fuc*ing Baby Jesus” e un secondo dopo l’auto si spegne mandandolo fuori strada senza conseguenze. Segnali?

     
  5. Lukamin scrive:

    Ringraziamo il cileo proprio per non aver assistito ad una cosa molto Losteggiante…
    Io speravo con tutto il cuore che non fosse una serie Mistero-Centrista ed alla fine è così.

    Onestamente non mi sento spiazzato ma bensì fiducioso….il ritmo è lento e ci sta .

    Concordo con Serialfiller che credo che abbia centrato il punto….toglietevi i “Lost Glasses” e guardate la serie da un altro punto di vista :)

     
    • Namaste scrive:

      Citazione da Lukamin:
      Concordo con Serialfiller che credo che abbia centrato il punto….toglietevi i “Lost Glasses” e guardate la serie da un altro punto di vista

      Non mi pare però che Serialfiller abbia detto questo, a giudicare anche da questo suo precedente commento:

      Citazione da SerialFiller:
      questa storia puzza (nel senso buono) di Lost più di quanto non voglia farci credere.

      E dello stesso avviso è anche la teledipendente Stefania Carini in un suo recente articolo su Europa in cui fondamentalmente stronca la serie, partendo proprio da un paragone con “Lost”. Non serve un’isola o nuvole di fumo nero per azzardare un parallelo tra i due lavori dello stesso autore, soprattutto quando, come invece spiega Serialfiller, si mantiene lo stesso fulcro narrativo che, in entrambi i casi, non riguarda il mistero o il soprannaturale in sé, essendo piuttosto incentrato su tutte le altre tematiche che ben conosciamo.

      “Lost” raccontava, fondamentalmente, e come riassume il titolo, una storia sulla perdita, sullo smarrimento, non solo quello dei suoi personaggi, smarriti su un’isola, ma soprattutto il nostro, quello di tanti spettatori che, dopo l’11 Settembre (Lost inizia 3 anni dopo) avevano un po’ perso il fulcro delle loro vite, e che grazie a quei personaggi, alle loro storie, innescate anche queste da un crash aereo, per un’ora a settimana, potevano fantasticare di essere loro, di fare ammenda dei propri errori commessi in passato, rifugiandosi in un luogo immaginario che ti permettesse di fare questo, di abbandonare i propri sensi di colpa, ricominciare da capo. Il successo di “Lost” non è mai stato i misteri, ma in gran parte legato al fatto che tutti noi spettatori avremmo voluto essere su quella dannata isola insieme a loro.

      “Leftovers” che, come “Lost” è una serie altamente incentrata sullo stesso tipo di smarrimento provato dai sopravvissuti, per quando riferibile ad un evento di altra natura, non funziona secondo me per lo stesso motivo, che non essendoci mai stato un evento reale di tale portata, come potrebbe essere un conflitto mondiale o un virus letale, per cui ci si debba confrontare con una perdita improvvisa che coinvolga una persona su 50 di nostra conoscenza, si fa fatica a provare lo stesso tipo di immedesimazione per i personaggi.

      Se in “Lost” la domanda “se succedesse a noi” ci toccava più da vicino, proprio perché riguardante un’ipotesi non poi così remota (vedi l’esempio dell’aereo malese misteriosamente scomparso), in “Leftovers” la stessa domanda non riguarda più qualcosa di potenzialmente reale, prossimo a manifestarsi, ma un qualcosa che ha più a che fare con la stessa possibilità che abbiamo domani di vincere la lotteria. Né siamo sì coinvolti, ma più come spettatori di un racconto fantasy che come essere umani, continuiamo a guardare a quei personaggi immersi in uno scenario alquanto improbabile con curiosità ma sempre da lontano, senza esserne profondamente coinvolti, senza avere mai la sensazione che ci stiano davvero raccontando qualcosa di noi e di sicuro la narrazione avara di motivi per cui empatizzare finora non aiuta.

      Concordo con il voto. 6 episodi su un totale di 10 sono più che sufficienti per un primo bilancio, per me finora perfettamente riassumibile nel “tanto fumo e poco arrosto”.

       
      • SerialFiller scrive:

        Stavolta devo dissentire parzialmente con te.
        L’immedisimazione con i personaggi di Lost è il massimo che la tv e non solo abbia mai offerto a livello empatico allo spettatore dunque ricordiamoci sempre che stiamo paragonando Leftovers al top e non ad una serie tv “normale” stiamo paragonando leftovers a Maradona e non a Robben o Ribery.
        Detto questo io dissento sul fatto che l’evento dell’aereo sia più verosimile di questo. Entrambi sono inverosimili punto. Le probabilità di schiantarsi con l’aereo su un isola deserta e sopravvivere sono pari a quelle di ritrovarsi il 2% della popolazione scomparsa da un momento all’altro.
        Quindi dove è la differenza?
        La differenza è che i Lostiani sono sopravvisuti che vivono con se stessi ed una serie di misteri questo improvviso capovolgimento di fronte, questo trauma/miracolo e sono palesemente soli con se stessi in mezzo ad altre persone appena conosiute e sole con se stesse. Il loro trauma, la loro perdita è personalissima e non ha impatto sulle persone care e sulle loro vite “comuni”, quindi il tipo di svisceramento della psiche e delle azioni dei personaggi è isolato a se stessi, ai loro sensi di colpa, rimorsi e voglia di ricostruirsi.
        I leftoveriani invece vivono un trauma/miracolo in mezzo alla gente, in mezzo ai propri cari, alla comunità ed essendo costretti a vivere la propria vita “normale”. Vivono nell’assurda sensazione di continuare a vivere una vita quotidianamente normale in un mondo che normale non lo è più da 3 anni e probabilmente questo trauma è ancora più devastante di quello lostiano, per cui gestire queste perdite, queste psicologie, questi eventi è ancora più difficile. Meglio ripartire quando intorno hai terra bruciata, nuovi compagni di avventura e nulla che ti ricordi i tuoi errori e la tua vita passata oppure meglio ricominciare nello stesso posto, con le stesse persone e con la stessa vita che inesorabilmente ti riconduce alla vita pre-sparizioni, alle persone perdute e le sensazioni che non torneranno più.
        Per questo in Garvey vedo un uomo perso, broken più di qualsiasi altro forse nella storia delle serie tv perchè lui vive in questo inferno dove deve gestire una città perduta, composta da persone perdute che spesso deve consolare, subendo la sindrome del sopravvisuto e perdendo un figlio ed una moglie che non sono scomparsi ma hanno semplicemente deciso di abbandonarlo.
        The leftovers è molto complesso secondo me e questo non vuol dire che sia bello o che finora sia stato gestito alla meraviglia ma secondo me ha tanto potenziale e non è solo fumo ma anche un bel po di arrosto.
        Non sarà mai Lost ovviamente e soprattutto non sostituirà mai lost nei nostri ricordi ma io credo che saprà sorprendere e conquistare.

         
  6. Namaste scrive:

    Sì, ma il senso del mio paragone non era quello di stabilire quale delle due serie fosse meglio o peggio. È ovvio che “Lost” parte in ogni caso avvantaggiato, per l’aderenza del tema rispetto ai tempi, per le scelte di casting e di regia, finanche ad una serie di congiunzioni astrali particolarmente favorevoli che nessuno allora avrebbe potuto prevedere (anche la metafora calcistica che hai usato andrebbe sempre contestualizzata al tempo e ad una serie di altre variabili non calcolabili, solo se potessimo vedere Maradona esprimersi nel calcio moderno o i vari Robben e Messi giocare ai tempi di Maradona potremmo effettivamente stabilire con una certa accuratezza chi prevarrebbe sull’altro).

    Il senso del mio paragone era piuttosto un altro, quello di capire se, come sostengono in molti, paragonare Lost e Leftovers non ha molto senso, condividendo le due storie solo lo showrunner, o se invece adottando entrambe lo stesso modulo, raccontando cioè entrambe una storia di smarrimento seguita ad un evento traumatico, si poteva almeno essere d’accordo, come credo, sul fatto che se non è proprio “lo stesso fottuto campo da gioco” stiamo comunque parlando dello stesso sport e dello stesso campionato, forse come dici tu, solo più complesso e più difficile, ma il cui potenziale di gioco rimane comunque in larga parte ancora inespresso.

    E se è vero che il responso definitivo si avrà naturalmente a stagione conclusa, non mi sembra che serva comunque un oracolo per capire che se “Leftovers” continua a dividere là dove “Lost” riusciva invece a conquistare il suo pubblico sin da subito, i problemi veri forse stanno altrove.

     
  7. winston smith scrive:

    Avvertimento: questo commento contiene degli elementi spoiler su alcune delle serie “migliori” (la selezione risente di alcuni criteri di valutazione che esulano dalle competenze meramente tecniche e che sono puramente soggettivi) degli ultimi quindici anni. Se ritenete di aver un buon curriculum da spettatori seriali o appartenete alla stirpe di eletti che non temono gli spoiler, vi invito ad andare avanti con la lettura.

    Il solo cold open in cui viene mostrata nella maniera più cruda possibile (per quanto fittizia, quella di Gladys è pur sempre un omicidio tramite lapidazione e non comprendo come non si possa rimanere fortemente scossi di fronte ad un assassinio per lapidazione, che persino in questa generazione televisiva assuefatta alla violenza “tarantiniana” è cosa assai rara da mostrare al pubblico) come quando si è faccia a faccia con la morte siamo tutti uguali e, indipendentemente da stili di vita o ideologie adottati in vita e indipendentemente da quanto pedissequamente essi siano stati applicati (scopriamo successivamente che Gladys non aveva rinunciato alla causa dei GR persino dopo la morte del figlio, nonostante avesse attraversato un periodo di grande turbamento e travaglio emotivo in seguito a quell’accadimento), saremmo disposti a rinunciare a tutto pur di continuare a vivere (Gladys che rompe il silenzio autoimposto – e credo ci rendiamo tutti conto di come un vincolo preso con convinzione sia molto più duro da spezzare rispetto ad un impegno a cui siamo stati obbligati per conto di altre persone – per implorare pietà), secondo me, è non solo una delle scene più drammatiche che abbia mai visto su schermo, ma anche una delle più coraggiose dal punto di vista commerciale. Approfondisco brevemente quest’ultima considerazione: per quanto ci piaccia gridare al realismo dei sentimenti e alla complessità della narrazione seriale messa in campo da The Sopranos in poi, in realtà, non possiamo negare che la morte sia rappresentata nel 99% dei casi in maniera edulcorata, nel senso che è messa in scena o come qualcosa di “glamorous” (tre esempi eccellenti: Gus Fring di Breaking Bad, Charlie di Lost, Stringer Bell di The Wire) o come un evento talmente improvviso da risultare quasi del tutto priva di significato per i personaggi coinvolti (tre esempi eccellenti: Omar di The Wire, Prince Oberyn di Game of Thrones, Christopher Moltisanti di The Sopranos) o come una tragedia che possa comunque portare con sé un sentimento di soddisfazione, se non altro perché rappresenta la fine delle sofferenze terrene patite in precedenza o perché riesce a trasmettere nel morente telefilmico un senso di completezza delle azioni compiute in vita (tre esempi eccellenti: Jimmy Darmody di Boardwalk Empire, Nicholas Brody di Homeland, Walter White di Breaking Bad). Ecco, potrei anche sbagliarmi, non potendo esserci nessuno che possa confermarlo a meno che non sia in grado di comunicare dall’aldilà, ma ho come l’impressione che la vera reazione istintiva alla morte che coglie un qualsiasi essere umano e che gli lascia il tempo necessario a elaborare una qualche sorta di pensiero e di abbozzare una reazione sia molto più simile a quella mostrataci in questa puntata da The Leftovers che non alla romanticizzazione del decesso portato avanti dalla cosiddetta Golden Age della televisione.

    Sulla questione della “svolta” invocata da alcuni commentatori, ritengo che la svolta sia già avvenuta un paio di episodi fa: trattasi, ovviamente, di una svolta non tanto narrativa quanto di messa in scena del dolore. In parole povere, se l’episodio dedicato a Matt Jamison (che ritengo sia la quintessenza di questa stessa serie) non vi ha detto molto, temo che The Leftovers non vi regalerà molte soddisfazioni in futuro. Prima ve ne farete una ragione, prima per voi la visione, qualora decidiate di proseguirla, diverrà meno frustrante.

    Concludo con due note, di cui la prima è un breve appunto al contenuto della recensione e la seconda una battuta di spirito:
    – credo di non sbagliarmi quando affermo che quel “Don’t investigate too hard” rivolto a Kevin Garvey dal passante debba essere inteso in chiave ironica: il tizio, che ha beccato il chief of police mentre pisolava tranquillamente, gli stava semplicemente facendo notare come in quel preciso momento non stesse dedicando molta attenzione al caso e non lo stava apertamente invitando ad insabbiare le indagini. Comprendo, tuttavia, come la frase in questione, se presa da sola, possa suonare ambigua alle orecchie di alcuni, quindi vi invito a rivedere l’intera scena se non siete convinti della mia interpretazione e sono abbastanza certo che vi accorgerete che il commento sia molto meno losco e molto più scherzoso di quanto non lo abbiate valutato inizialmente;
    – Matt Jamison è il personaggio più “sfigato” del panorama televisivo di tutti i tempi, nevvero? XD

     
    • winston smith scrive:

      Mi scuso per un paio di errori nella concordanza di genere presenti nel commento precedente. Trattasi di sviste e nulla più. I swear. :)

       
  8. SerialFiller scrive:

    Bella discussione.
    Il punto di vista di Winston è abbastanza condivisibile. Anche io sono rimasto scosso dal cold open di questa puntata e davo per scontato che a tutti avesse fatto lo stesso effetto, ancora più straziante il grido di pietà di Gladys ovvero una donna che ha scelto di non dire una parola e che in punto di morte implora di lasciare intatta la sua vita. Se non disturba e angoscia questo probabilmente nulla puo angosciare e disturbare anche x noi che siamo abituati alle morti e alle sofferenze mostrateci in BB, BE, Sopranos e SOA.
    La 1×06 continua a mostrarci il lato angosciante della situazione. The leftovers mi fa provare questa sensazione, angoscia, quasi dolore eppure io sono uno spettatore non uno che sta vivendo quelle situazioni e questa è gia una grande vittoria per Lindelof secondo me.
    Detto questo con Lost non c’è storia è ovvio ma rispondendo a Namaste sicuramente le tematiche possono essere paragonate, lo stile puo essere paragonato.
    La puntata dedicata a Matt Jamison per me non ha rappresentato la svolta devo essere onesto, è una puntata che mi è piaciuta ma tutto li punto, ci ho vistro troppo fatalismo nelle situazioni e troppa sfiga, il dolore del reverendo è stato approfondito benissimo certo ma non eccessivamente di più di quanto non sia stato approfondito in altre circostanze e con altri personaggi (probabilmente nella 1×06 il concetto di dolore e perdita raggiunge il suo apice narrando la storia del personaggio protagonista dell’episodio). Dopo uno sbandamento iniziale dovuto all’attesa di una serie ipermisteriosa ora mi sono vestito indossando i panni di quelche leftovers è davvero e mi sento molto a mio agio e dopo utopia in questa estate resta la serie che attendo con più curiosità e piacere seguita a ruota da masters of sex e rectify.

     
  9. Namaste scrive:

    Il teaser è potentissimo Winston, quasi come quello del tuo commento :-)

    Un teaser di una violenza insostenibile, anche per i serialminder di lungo corso come il sottoscritto. Se dovessimo giudicare questo telefilm solo per i suoi teaser, vincerebbe per knock-out alla prima ripresa. Peccato che finora, più che introdurre, rappresentare un’anticipazione, uno “strillo”, come vengono chiamati gli articoli di prima pagina nel gergo giornalistico, i teaser di LO assomiglino più ad una burla, “to tease” è anche prendere in giro.

    Da un teaser di questo tipo, incentrato sui GR, che ti fa urlare “cazzo, se questo è solo l’inizio chissà cosa arriverà dopo”, io mi sarei per esempio aspettato che, a fine puntata, avrei finalmente capito qualcosa in più circa le vere o presunte motivazioni di Lauren, un personaggio secondo me ancora più “broken” di Kevin. Perché questa donna, che non ha apparentemente perso nessuno durante l’evento, sceglie di abbandonare il marito ed i figli per dedicarsi ad una causa, ad una fede, quella dei GR, in cui evidentemente non crede più o che quantomeno la vede sempre più combattuta? E perché, in questa puntata, quando ritorna dopo tanto a guardarsi allo specchio, rivive il flashback la lapidazione di Gladys, quasi ne fosse stata lei stessa una degli artefici, che vediamo all’inizio nascosti dietro il cappuccio? Ancora una volta, più che raccontare o spiegare il vero conflitto del personaggio si sceglie di renderlo inutilmente ancora più complicato, seguendo quella tradizione lostiana per cui “intanto aggiungiamo elementi che poi Dio provvede”, quando invece sappiamo benissimo, proprio per quella nostra esperienza di spettatori seriali di lungo corso, che quando una spiegazione tarda ad arrivare è perché in genere questo potrebbe essere meno interessante di quanto potrebbe sembrare. Ecco perché quel “Don’t investigate too hard”… più che risultare ironico, mi appare a dir poco frustrante. Che non sia invece un monito proprio in tal senso?

     
    • winston smith scrive:

      Citazione da Namaste:
      Da un teaser di questo tipo, incentrato sui GR, che ti fa urlare “cazzo, se questo è solo l’inizio chissà cosa arriverà dopo”, io mi sarei per esempio aspettato che, a fine puntata, avrei finalmente capito qualcosa in più circa le vere o presunte motivazioni di Lauren, un personaggio secondo me ancora più “broken” di Kevin. Perché questa donna, che non ha apparentemente perso nessuno durante l’evento, sceglie diabbandonare il marito ed i figli per dedicarsi ad una causa, ad una fede, quella dei GR, in cui evidentemente non crede più o che quantomeno la vede sempre più combattuta? E perché, in questa puntata, quando ritorna dopo tanto a guardarsi allo specchio, rivive il flashback la lapidazione di Gladys, quasi ne fosse stata lei stessa una degli artefici, che vediamo all’inizio nascosti dietro il cappuccio? Ancora una volta, più che raccontare o spiegare il vero conflitto del personaggio si sceglie di renderlo inutilmente ancora più complicato, seguendo quella tradizione lostiana per cui “intanto aggiungiamo elementi che poi Dio provvede”, quando invece sappiamo benissimo, proprio per quella nostra esperienza di spettatori seriali di lungo corso, che quando una spiegazione tarda ad arrivare è perché in genere questo potrebbe essere meno interessante di quanto potrebbe sembrare. Ecco perché quel“Don’t investigate too hard”… più che risultare ironico, mi appare a dir poco frustrante. Che non sia invece un monito proprio in tal senso?

      Magari lo è (un monito metanarrativo rivolto al pubblico da casa) oppure non lo è, ma lo diviene in virtù dell’esperienza di lungo corso di cui ci fregiamo. Diciamocelo pure: più serie vediamo e più ci ricamiamo sopra, più diviene difficile per noi rimanere colpiti dalle spiegazioni. Rigirando la frittata, e preciso che non è mia intenzione farlo, qualcuno potrebbe pure sostenere che è un merito dell’autore riuscire a coinvolgere tanto con una storia scontata.

      È molto interessante anche quello che fai notare in riferimento al flash che ci viene mostrato quando Lauren è da sola e confesso di averlo notato anche io quando ho visto l’episodio, nonostante poi lo abbia presto lasciato cadere nel dimenticatoio perché maggiormente preso dalla faccenda del governo complottista e via discorrendo che si afferma con una certa insistenza nell’ultima parte della puntata. In effetti, mi auguro che almeno di questo ci venga fornita una spiegazione prima della fine della stagione. I risvolti narrativi e non potrebbero essere interessanti.

       
  10. Boba Fett scrive:

    Invito tutti a rispolverare le “intro deaths” di Six Feet Under, alcune di gran lunga più shoccanti della lapidazione in oggetto…

     
    • winston smith scrive:

      Non sono d’accordo. A mio parere, la differenza sostanziale che influisce sulla reazione dello spettatore è il mood delle due serie. In Six Feet Under – la cui visione è vivamente consigliata, per inciso – in fin dei conti si gioca con il concetto stesso di morte e, di conseguenza, con la sua manifestazione fattuale: proprio in quanto inevitabile, in quel contesto ogni morte diviene un momento di comunione fra persone molto diverse fra loro che più o meno coscientemente imparano tanto più ad apprezzare la vita (emblematico è il caso di David Fisher) e ad affrontarla in maniera più matura (Nate Fisher) quanto più hanno modo di confrontarsi con questo passaggio obbligato per ogni essere umano, in un percorso di crescita interiore che rimarrà negli annali della televisione di qualità. In The Leftovers, al contrario, l’atmosfera è talmente opprimente che persino i momenti di felicità e di esaltazione, tanto per i personaggi quanto per gli spettatori, si tramutano presto in cocenti delusioni e occasioni di frustrazione (anche verso i meccanismi stessi della narrazione e qui, volendo, torniamo al concetto di “svolta” affrontato precedentemente) e persino il personaggio che si presenta come portatore di luce e di speranza, Holy Wayne, al di là dei meriti effettivi che ha o che non ha, non fa altro che risultare altamente inquietante. Per questo la morte di Gladys, al contrario di ogni morte di Six Feet Under, non ha nulla di catartico, quindi non porta con sé un turbamento emotivo, bensì fisico. Ad ogni morte di Six Feet Under generalmente o lo spettro delle sensazioni va dal “si ride” al “si piange”, rimanendo comunque nel campo dell’intrattenimento, mentre di fronte alla morte di Gladys, in tutta onestà, io, che sono perfettamente in grado di discernere la fittizia violenza televisiva da quella reale e che ne ho viste di scene truculente su schermo senza sussultare, ho sentito quasi istintivamente il bisogno di girare lo sguardo, di sottrarmi alla visione di cotanta brutalità. Poi, e questo è talmente scontato da risultare superfluo scriverlo, ognuno reagisce a modo suo in base alla propria sensibilità, alla proprie esperienze e al dato momento, ma credo sia oggettivo il “merito” di questo episodio di aver rappresentatola morte come qualcosa di massimamente squallido e tetro, oltre che insensato, ergo trascendendo l’universo narrativo e penetrando di punta in quello reale da noi abitato. Insomma, io vedo una differenza d’intenti fra le morti di Six Feet Under e quella di Galdys e magari sono io a leggere troppo nella seconda, ma l’impressione che ho avuto è questa e sono lieto di poterla condividere con voi per constatare “l’effetto che fa”.

       
  11. matteo scrive:

    in ritardo dico la mia :
    – la lapidazione potevano girarla meglio (dopo 2 sassi la testa della tipa zampillava sangue come una fontana ).
    – non ho capito cosa ci faccia sempre l’amica bionda della figlia sempre a casa Kevin Garvey , non ha una sua famiglia dove andare a dormire o a fare colazione ?
    – il personaggio migliore è l’ammazza-cani
    – quando le 2 tizie vestite di bianco si sono sedute al tavolo e una ha cominciato a parlare speravo in qualche risposta alle domande fatte anche in questa rec ma niente, solo un ricordo/avvertimento inutile della tizia morte
    – io continuo a guardare questa serie perchè è estate,fuori piove, ho finito gli esami e Margaret Qualley (la figlia del capo della polizia) è un gran bel pezzo di figliola

     
    • Namaste scrive:

      Citazione da matteo:

      – non ho capito cosa ci faccia sempre l’amica bionda della figliasempre a casa Kevin Garvey , non ha una sua famiglia dove andare a dormire o a fare colazione ?

      Magari gli è sparita la casa… :-)

      Occhio, American Beauty plot in arrivo!

       

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