The Fall – 2×05 The Fall

The Fall - 2x05 The FallLa caduta che dà il nome alla serie diventa parte fondamentale del racconto in questa quinta e penultima puntata, che trova in “The Fall” il titolo, a sottolineare quasi in modo ossessivo il concetto. Cade Paul, certo, ma a suo modo cade anche Stella che, ormai lo sappiamo, ha nella sua costruzione e psicologia un legame fortissimo con il primo. 

L’episodio si presenta come sostanzialmente lineare, forse fin troppo “semplice” nella sua struttura narrativa, che vede nell’arresto quasi contemporaneo di Paul, della moglie Sally-Ann e di Katie e nel ritrovamento di prove non più confutabili un’escalation quasi improbabile, che stride con la lentezza delle indagini fino a qui condotte. Sicuramente permangono delle leggerezze a livello di racconto, come l’inseguimento di Paul e la fin troppo facile coincidenza dell’arrivo di Jimmy a complicare la situazione per l’uomo – e a facilitarla per la polizia.
The Fall - 2x05 The FallEppure nulla sembra scalfire la sfida tra Paul Spector e Stella Gibson, l’uno specchio dell’altra come già notato nella precedente recensione; anche in questa occasione non mancano i parallelismi tra i due, che sono certamente distanti nelle intenzioni, ma non in quell’ombra oscura che caratterizza i loro piani – con alcune interessanti somiglianze in questa “The Fall”.

Se davanti al medesimo specchio compaiono entrambi i volti della caduta per come ci è stata presentata finora, chi è il responsabile di questa somiglianza deforme?
Esiste un male che entrambi conoscono e a cui entrambi aspirano ad arrivare, nonostante abbiano motivi diversi – l’uno per trarne piacere, l’altra per comprenderlo – sebbene tutti e due partano dal medesimo presupposto: che esiste e che in qualche modo bisogna farci i conti. E il male in questa puntata appare quasi all’improvviso, con una crudeltà talmente schietta da impedirne una visione separata dal disgusto.

Would you call me Father?

The Fall - 2x05 The FallBenché dalle sue dichiarazioni, riferite da Jim, non emergano abusi ai danni di Paul, l’interrogatorio a padre Jensen rappresenta uno dei momenti più tesi e crudi dell’intera stagione: è la dimostrazione più chiara di come il male abbia conseguenze molto simili indipendentemente dalla consapevolezza o meno della colpa che dietro vi si nasconde. Padre Jensen non si pente di ciò che ha fatto per il semplice motivo che non vede nulla di male in quello che ha compiuto; di più, vive nel delirio di onnipotenza che certi ruoli possono dare – One word from my lips transformed mere bread and wine into divine flesh and blood. That power can never be taken away from me – e non sente pentimento perché non concepisce il peccato.
Paul, al contrario, sa benissimo che quello che fa è sbagliato, ma continua a farlo perché – come diceva a Katie nell’episodio precedente – il mondo è pieno di dolore e sofferenza, e allora tanto vale trovare un modo per trarne piacere. Due visioni così differenti nascondono in realtà una caratteristica comune, evidenziata da Jim nella sua conversazione con Stella: il narcisismo del primo, che si convince della giustezza delle suet azioni in nome persino di un’identificazione con Gesù – A priest acts on Earth as an alter Christus – that is, as another Christ! – fa il paio con quello del secondo, che vede nel culto di se stesso e dei propri bisogni una necessità superiore al riconoscimento di quelle altrui.

Why the fuck are you watching this? You sick shit?
What the fuck is wrong with you?

The Fall - 2x05 The FallEd è sul male perpetrato consapevolmente o meno che si gioca anche (almeno in parte) la sfida tra Paul e Stella, e che infatti metterà la donna in crisi profonda per la prima volta.
Il filmato di Rose Stagg che Stella visiona da sola, oltre ad alcune implicazioni importanti per il piano di Paul di cui parleremo, rappresenta un altro eccezionale momento della puntata: se nella scena con padre Jensen avevamo osservato il male nella sua più cieca crudeltà, qui ne vediamo le conseguenze portate all’estremo. L’insieme delle riprese, montate ad arte da Paul con tanto di ripetizione quasi perturbante di frasi e concetti, tende a deframmentare l’identità della donna, in quel processo di disumanizzazione e di spersonalizzazione che già aveva rappresentato i suoi precedenti omicidi; tuttavia qui c’è di più, perché non è “solo” il corpo ad essere profanato, ma soprattutto la mente e l’emotività di Rose, che ci vengono mostrate in tutta la loro gamma di esistenza.

Il male compiuto da Paul è talmente consapevole da condurre l’uomo a inserirsi personalmente nel filmato, producendo di fatto la prima prova tangibile della sua colpevolezza nel rapimento della donna; eppure, lungi dall’essere una mossa sciocca e non prevista, la visione del filmato da parte di Stella sembra decisamente una parte importante del piano dell’uomo, e per due motivi.
Innanzitutto, Rose confessa la sua testimonianza alla polizia, e questo permette a Paul di trasferire su Stella la colpa di quello stesso rapimento: non stupisce questo genere di interpretazione se si pensa a quanto la Gibson abbia patito questo caso, forse più degli altri, proprio perché lei stessa aveva condotto Paul da Rose, come confermato in più occasioni nelle puntate precedenti. Il male che è dentro Stella, e che si è manifestato più di una volta in questa stagione soprattutto grazie all’eccezionale interpretazione di Gillian Anderson, trova qui uno sfogo vero, in quelle lacrime che nascondono non solo preoccupazione, non solo orrore, ma anche colpa.
The Fall - 2x05 The FallIn seconda istanza per quel finale, quello in cui Paul si rivolge alla camera e parla ad un ipotetico you che, se ad una prima superficiale analisi parrebbe rappresentare lui stesso, ad una più approfondita lettura risulta indirizzato a qualcun altro – Stella – o anche un depistaggio. Paul fa del male perché vuole farlo, e in quest’ottica un comportamento autopunitivo sarebbe quantomeno out of character; questo, unito al fatto che l’uomo si sia sbarazzato di ogni oggetto tranne che del video incriminante, fa pensare più ad un atto voluto che ad una svista.

I personally like the arresting officer to be the first interviewing officer, if possible.

Paul, dunque, sembra avere un piano: non è ancora chiaro di quale natura sia, soprattutto ora che le prove della sua colpevolezza sono sempre più allo scoperto. Ma non può sfuggire allo spettatore la percezione di un certo compiacimento dell’uomo durante l’interrogatorio, di un accenno di tattica nei suoi silenzi irriverenti e nella sua gestualità arrogante – come quando risponde alle accuse mettendo i piedi sul tavolo. C’è un parallelismo ancora più accentuato in questa puntata tra Stella e Paul: entrambi scelgono la tecnica del silenzio – l’uno non parlando, l’altra non comunicando con lui ma lasciando che siano gli altri a interagire –, ed entrambi vengono ripresi insolitamente più da vicino, come a cercare di leggere i pensieri dell’uno e dell’altro; ma soprattutto, tutti e due sembrano avere un piano preciso.
The Fall - 2x05 The FallLa richiesta di Stella di fare in modo che chi conduce l’arresto sia anche colui che lo interrogherà per la prima volta (e che porta all’apparente rilascio di Paul per far sì che possa subentrare Tom Anderson) sembra rispondere ad una di quelle logiche che solo lei comprende, come quella di usare la MacNally come modo per provocare una reazione da parte dell’uomo: c’è solo l’idea di usare una donna avvenente dai capelli scuri o c’è qualche freccia in più all’arco di Stella Gibson?
Qualunque cosa sia, questo sembra funzionare, e il primo vero contatto della puntata tra i due avviene: uno schermo, però, li divide, come quello specchio deformante che li rende così uguali e così diversi.

La puntata porta la narrazione ad un punto fondamentale e apparentemente conclusivo, che fa sospettare una chiusura del caso con la prossima puntata – soprattutto con il ritrovamento della macchina e del corpo a fine episodio. Non mancano alcune perplessità relative alla gestione investigativa del caso, ma questa “The Fall” ci porta dritti verso l’ultimo atto dell’indagine vera, che è quella psicologica dei suoi protagonisti.

Voto: 7 ½

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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