Brooklyn Nine-Nine – 2×12 Beach House

Brooklyn Nine-Nine - 2x12 Beach HouseLa pausa del midseason è spesso considerata trascurabile: dopotutto, parlando di serie che vanno in onda praticamente tutto l’anno, tre settimane di break sono insignificanti, eppure il ritorno è sempre aspettato con una certa attesa. Nel caso di Brooklyn Nine-Nine, la ripresa significa semplicemente tornare a casa.

La creatura di Goor e Schur si è fin da subito posta come erede di Parks and Recreation, la serie familiare per eccellenza, quella che ‒ grazie ad un ottimo lavoro sui personaggi e ad una costanza inimitabile ‒ è sempre riuscita a catapultare lo spettatore nel suo mondo, facendolo affezionare come in pochissimi altri casi. Ora che però la storia della gente di Pawnee è prossima alla conclusione, il 99esimo distretto di polizia di Brooklyn non può che prendere il suo posto, offrendo (pur con una struttura ed un tono fortunatamente diversi) le stesse qualità che avevano reso la serie NBC così amata ed elogiata.

You know how I’m always saying it ain’t a real party till your boss shows up unexpectedly?

Brooklyn Nine-Nine - 2x12 Beach HouseAnche se la struttura dell’episodio può benissimo essere accostata a quella di altri nel corso della serie, si può subito notare come ci siano degli aspetti che la rendono unica, particolare: in questo caso, infatti, la forte armonia tra i personaggi viene sfruttata grazie ad una coralità mai vista prima, tanto che le tre storyline principali (Peralta/Holt, Gina/Amy e Rosa/Boyle) si svolgono sempre nello stesso ambiente, intrecciandosi l’una con l’altra. Questa caratteristica, insieme alla novità del cambio di location, costituisce il pretesto per analizzare e sviluppare in un contesto diverso quelle dinamiche che sono state costruite fino ad ora: la novità si fonde con l’introspezione, e quelli che sono i due punti di forza della serie (i personaggi e la comicità) ne escono fortificati, riuscendo a convincere anche questa volta.

Brooklyn Nine-Nine - 2x12 Beach HouseLa trama della puntata, infatti, non ha nulla di originale, ma si regge quasi esclusivamente sulla costruzione dei personaggi e sulle interpretazioni che li rafforzano, il cui merito va ‒ in questo caso ‒ ad un sempre eccezionale Andre Braugher, in un’alchimia con Samberg che non fa che crescere con il passare degli episodi. Le gag che li vedono protagonisti (tra cui spicca quella iniziale, esilarante come al solito) non si rivelano mai innovative o particolarmente intelligenti, ma nonostante ciò riescono ogni volta a risultare fresche e divertenti, senza ricadere troppo nel “già visto”. Lo stesso discorso vale ovviamente per gli altri personaggi, che si tratti dei tentativi di Terry di rilassarsi o delle sbronze di Santiago: ogni storyline si evolve in modo coerente e misurato, dando vita ad una serie di situazioni comiche che, legandosi all’evoluzione della storia in questione, non corrono il rischio di diventare la copia di loro stesse.

Things are about to get intense.

Brooklyn Nine-Nine - 2x12 Beach HouseA questo proposito, merita una menzione speciale la gestione del personaggio di Rosa nella stagione, che risulta quello più sviluppato ed analizzato: infatti, nonostante gli autori le riservino sempre un ruolo marginale, la sua evoluzione può essere considerata la più riuscita e coerente di questo primo ciclo di episodi, aiutata ‒ tra l’altro ‒ dall’arco insolitamente orizzontale del “Giggle Pig”. “Beach House” è forse la puntata che esprime al meglio tale percorso, mostrando come il lato più “umano” del personaggio stia lentamente emergendo, senza, tuttavia, rinunciare alle sue potenzialità comiche; al contrario, la crescita viene sfruttata per dar luogo a delle battute sempre nuove, frutto del conflitto che vede i due lati opposti di Rosa costretti a convivere l’uno con l’altro. Non è niente di particolarmente originale, certo, ma quando si parla di Brooklyn Nine-Nine la qualità che salta all’occhio non è l’innovazione, bensì la cura e l’attenzione riservate a quello che costituisce l’inequivocabile fulcro di una comedy ben riuscita, ovvero i personaggi.

“Beach House”, quindi, costituisce la continuazione obbligata di una prima metà di stagione riuscitissima, forte di una caratterizzazione dei personaggi coerente e di una comicità sempre fresca, leggera e convincente; non siamo certamente di fronte ad una rivoluzione, ma quando una serie è in grado di sfornare episodi come “USPIS” (impossibile dimenticarsi di Ed Helms), “The Mole” o “The Pontiac Bandit Returns” non si può non applaudire e sentirsi parte di quel meraviglioso, folle distretto ideato da Dan Goor e Michael Schur, ad oggi i due showrunner più affidabili in circolazione. La loro creatura, insomma, continua ad avanzare su un percorso tanto prevedibile quanto efficace, dimostrando come l’idea che una comedy possa funzionare sul lungo termine non sia affatto un’utopia.

Voto: 8

Note:

-In “USPIS” Jack Danger, ora Dan Hammer.

“It’s quarters. What, am I a monster?”

 

Pietro Franchi

Piccolo o grande schermo, se vale la pena litigarci sopra ci sto. Tutto qui!

2 Risposte

  1. Gabriele scrive:

    Bellissima serie, peccato che non la recensiate almeno ogni due puntate!

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Purtroppo trattandosi di una serie con moltissimi episodi stagionali recensirla tutta sarebbe davvero un’impresa! In ogni caso noi cerchiamo sempre di coprire il più possibile, e la recensione del finale di stagione analizzerà anche gli episodi che l’hanno preceduto, come fatto con la scorsa annata :)

       

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