Scandal – 4×11/12 Where’s the Black Lady? & Gladiators Don’t Run

Scandal - 4x11/12 Where's the Black Lady? & Gladiators Don't RunLa svolta intrapresa con “Run”, che ha chiarito i retroscena del rapimento con cui si era chiuso il mid-season finale, viene portata avanti in questi due episodi in modi profondamente diversi, che definiscono in maniera inequivocabile le migliori e le peggiori caratteristiche di Scandal. 

Olivia Pope, figlia di una terrorista e del capo del B613, coinvolta in complotti assurdi e amante del Presidente degli Stati Uniti, sembrava non poter raggiungere altri livelli di caratterizzazione estrema. Ovviamente non poteva essere così, ed ecco che la donna viene trasformata in arma di ricatto utilizzata per un tentativo di colpo di stato e per piegare il Presidente a qualunque decisione, tra cui una guerra nell’Ovest dell’Angola.
Tom, che ogni volta che è inquadrato non riesce a trattenersi dal citare in continuazione Christopher Marlowe paragonando Olivia a Elena di Troia, definisce esattamente il nuovo ruolo che Shonda Rhimes sembra voler disegnare per la sua protagonista: “il volto che fece partire un migliaio di navi” diventa quindi donna responsabile, con la sua sola esistenza, di qualunque nefandezza possa accadere, e solo perché il Presidente non è in grado di mantenere la lucidità quando si tratta della vita della persona che ama.

Scandal - 4x11/12 Where's the Black Lady? & Gladiators Don't RunCosì, sulla carta (e chiudendo un occhio sull’esagerazione della situazione), la svolta è di quelle che si lasciano apprezzare: “Run” aveva già mostrato una certa volontà di raccontare le cose in modo differente dal solito, e “Where’s the Black Lady?” sembra voler seguire la medesima scia, presentando in modo anche piuttosto credibile l’accerchiamento del Presidente e la sensazione di combutta generale contro il potere costituito. Complice probabilmente anche il fatto che noi stessi non fossimo a conoscenza del piano del Vice Presidente (si poteva ipotizzare un complotto, ma non di questi livelli), la puntata scorre piuttosto bene e lo stesso Nichols sembra rappresentare un discreto villain (benché erroneamente lasciato solo, data l’estraneità, e quindi l’inutilità, del personaggio di Liz in tutta la vicenda).
Anche sul fronte Olivia le cose sembrano procedere in modo interessante: Kerry Washington, così come nella puntata precedente, si trova a suo agio nel ruolo di “rapita d’eccellenza” e mostra in maniera sempre più evidente il peso del ruolo affidatole.

Scandal - 4x11/12 Where's the Black Lady? & Gladiators Don't RunL’accerchiamento del Presidente, come si diceva, risulta la parte più credibile dell’episodio soprattutto nei momenti in cui la verità deve essere svelata a Cyrus e a Mellie, che, in maniera sorprendente e allo stesso momento perfettamente in character, appoggia il marito con decisione. Peccato, appunto, che la parte del colpo di stato duri troppo poco e che, già sul finire della puntata, ci si accorga di come Shonda Rhimes non abbia saputo osare un po’ di più su un territorio che, probabilmente, le avrebbe fatto guadagnare discreti punti: la scena di Mellie che ruba i cellulari di Nichols e che pensa di aver risolto tutto è ai limiti del ridicolo, così come la rapidità decisamente eccessiva con cui Olivia riesce a convincere il suo carceriere a metterla all’asta.
La sensazione, acuita poi dall’episodio successivo, è che questa situazione di stallo per il Presidente (con una guerra già iniziata e una posizione di ricattabilità pericolosissima) potesse essere sfruttata molto di più, proprio in virtù di una scelta come quella del complotto che sembrava funzionare bene. La pericolosità reale di Nichols si esaurisce in meno di una puntata, la fuga di Olivia appare troppo rapida, e la scoperta del luogo di prigionia quando è ormai troppo tardi risulta un cliché pesante, anche per una serie che certo non mira all’originalità.

Scandal - 4x11/12 Where's the Black Lady? & Gladiators Don't Run“Gladiators Don’t Run” deve misurarsi obbligatoriamente con queste scelte e, per quanto l’idea dell’asta potesse essere un altro escamotage sufficiente a tenere alta l’attenzione, la necessità di tirare per le lunghe l’intera vicenda si fa sentire – soprattutto per il magic trio Jake/Quinn/Huck e le loro ore infinite passate a cercare di entrare in un’asta che non avrà nemmeno un risultato concreto.
La reintroduzione di Maya Pope, lungi dal voler essere preoccupante (come sottolineano le note di “Think” in sottofondo), ha solo lo scopo di cercare di mettere un po’ di pepe alla situazione, portando in realtà come unica conseguenza l’ennesimo punto di rottura di Huck – fatto notare così tante volte che ormai c’è solo da aspettarsi una tragedia imminente.
La parte che invece evidenzia una volontà concreta di gettare delle basi per il futuro è il ritorno delle ambizioni politiche di Mellie, che qui per la prima volta rivela ad alta voce al marito il suo desiderio di diventare Presidente: la rapidità con cui Fitz acconsente a lasciar perdere l’arresto di Nichols potrebbe certamente rientrare in una sorta di ringraziamento e di comprensione per la moglie, ma si spera (per le sorti della serie) che la questione del complotto non si concluda così facilmente.

Scandal - 4x11/12 Where's the Black Lady? & Gladiators Don't RunLa posizione di Olivia nell’episodio evidenzia di sicuro la volontà di tenere in stand-by la sua condizione, anche grazie alla scelta di non renderla di nuovo artefice della propria “liberazione” – le sue capacità di persuasione non hanno fortunatamente presa con i ragazzi, che, pur dimostrandosi piuttosto stereotipati con quel “I dreamed of money”, evitano se non altro la ripetizione dello schema della puntata precedente. La risoluzione dell’asta, con l’Iran che chiude ogni trattativa presentandosi con i soldi in contanti, crea uno sviluppo potenzialmente interessante per le prossime puntate, anche se abbiamo ormai imparato come questa serie sia in grado ribaltare ogni situazione in qualunque direzione (anche la meno probabile) in meno di un’ora.

Con questi due episodi Scandal dimostra ancora una volta la sua capacità di essere tutto e il contrario di tutto: una serie che sa intrattenere, ma che al contempo spesso non è in grado di sfruttare le situazioni che potrebbero guidarla verso direzioni più produttive e interessanti. Ad ogni modo, il percorso intrapreso a partire da “Run” non può ancora dirsi concluso e non è da escludere che possa riservarci ancora delle sorprese.

Voto 4×11: 7+
Voto 4×12: 6/7

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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