Vikings – 3×05/06 The Usurper & Born Again

Vikings - 3x05/06 The Usurper & Born AgainGiusto una settimana fa, History Channel ha ufficializzato la lieta notizia: Vikings è stata rinnovata per la quarta stagione che andrà in onda esattamente tra un anno, mentre continua a mantenere un’ottima media di ascolti e si avvicina sempre di più alla fine.

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3×05 – The Usurper

Vikings - 3x05/06 The Usurper & Born AgainSe c’è una caratteristica per cui questa serie è diventata giustamente famosa è la parte visiva, la superficie visuale curata nei minimi dettagli, dall’ambientazione passando per gli attori – intesi nella loro differente fisicità – fino ai costumi e agli oggetti di scena. Con lo scorrere del tempo e degli episodi, però, non si può non rendersi conto che Vikings sia una serie sostanzialmente stabile, stilisticamente inquadrata e che narrativamente si evolve poco. Nel giro di ben tre stagioni, di “fatti” storicamente accaduti e quindi riportati, rielaborati e messi in scena ce ne sono stati diversi, dalla questione delle razzie spostate verso ovest (da cui è iniziato tutto) alle lotte interne per il potere sui luoghi norreni. Infatti stabile è da intendere da un punto di vista più ampio: quello stesso impatto visivo che ha contraddistinto la serie all’inizio si è ormai cristallizzato in stilemi riconoscibili e all’apparenza immutabili. E se questo è molte volte un pregio, in quanto rende immediatamente unico e originale un prodotto, altre volte si rivela invece controproducente e diventa complice di un eventuale appiattimento narrativo. I due episodi che segnano la svolta verso la seconda metà di stagione, purtroppo, certificano questa deriva.

Vikings - 3x05/06 The Usurper & Born AgainPer quanto le dinamiche storiche e quindi la ricostruzione fedele di un “realmente accaduto” stringano sempre intorno alle potenzialità inventive della sceneggiatura, è pur vero che nessuno si è mai aspettato dalla penna di Michael Hirst che fosse totalmente documentaristica e quindi legata alla mera ricostruzione storica. Ecco perché stupisce ancora di più il fatto che il racconto sia ormai diventato uguale a se stesso nel (ri)proporre sempre le medesime situazioni con dettagli lievemente diversi. Da qui, teoricamente, ci si aspetterebbe che le conseguenze ai fatti siano anche sempre le stesse, almeno come motivazioni; e invece no, quelle cambiano, ma non mutano questa situazione in positivo. Lagherta o jarl Ingstad torna dal Wessex dove ha lasciato diversi concittadini a coltivare le terre inglesi; arriva e scopre di essere stata destituita dal fedelissimo Kalf, apparso ad inizio stagione già investito di tutta la fiducia possibile. Passi che non ci abbiano fatto vedere come il suddetto Kalf sia riuscito a conquistarsi una tale stima e quindi un incarico del genere; passi che Lagherta non si sia precipitata nel suo amatissimo regno; passi anche l’ennesimo salto temporale e la risoluzione velocissima delle informazioni, ma perché davanti ad un tale sopruso la fanciulla dello scudo non reagisce, non convince Ragnar ad aiutarla, ma desiste giusto dopo un paio di battute?

Vikings - 3x05/06 The Usurper & Born AgainNon è mai stato fondamentale per Vikings descrivere plausibilmente il tempo e lo spazio, preferendo sempre focalizzare le proprie energie sui personaggi e far passare quindi la Storia attraverso le loro personalità e i loro scontri. Questa volta, per quanto riguarda Lagherta (uno dei personaggi migliori della serie, oltretutto), non le è stato riservato un bel trattamento, facendo scemare l’evento che dà il nome all’episodio come un dato di fatto qualunque. Meglio invece sul fronte invasioni, argomento che lega fortemente i due episodi e che rimette in gioco la questione religiosa: la promessa di Ragnar che incita tutti verso Parigi fa il paio con l’imbroglio ordito da re Ecbert (con la complicità di suo figlio Aethelwulf)) ai danni degli sventurati vichinghi uccisi in massa dalle spade inglesi – e il tutto in nome di Dio.

3×06 – Born Again

Vikings - 3x05/06 The Usurper & Born AgainL’eterna lotta tra l’unico dio cristiano e la moltitudine deistica dei norreni è il sostrato culturale che viene portato avanti sin dalla prima stagione, imponendosi ovviamente come la zona centrale e più interessante a livello narrativo, quella che trova la sua espressione nella scenografia e nella fotografia. Il problema però è che questo insieme sta diventando un qualcosa di abusato, di stantio e per questo, diverse volte, delle scene risultano fin troppo teatrali ed impostate – se non già viste e riviste. Il parallelismo tra l’ascesi mistica di Athelstan che si riconcilia con Dio, lo sguardo severo di Floki e la quasi tortura pubblica di Judith in quanto adultera rappresentano dei momenti certamente belli, interessanti e visivamente impressionanti, che giocano a spiazzare lo spettatore e a farlo rimanere agghiacciato davanti a tanta gratuita violenta; eppure tutto scorre veramente troppo veloce.

Vikings - 3x05/06 The Usurper & Born Again

Nel sesto episodio, “Born Again”, andiamo avanti di diverso tempo, ma per capirlo si inizia a fare veramente fatica. Nel giro di questi unici quaranta minuti, assistiamo al compimento delle più disparate situazioni, fino ad arrivare a punti di rottura affrontati con davvero troppa tranquillità e normalità. Il regno dei vichinghi ci è sempre stato mostrato come un luogo magico, dove ogni minima cosa porta delle conseguenze fin troppo gravi; perciò ci si aspetterebbe che la notizia dei norreni uccisi da Ecbert producano almeno enorme indignazione, se non una sommossa in nome della loro instancabile unione contro lo straniero. Eppure nessuno fa la minima piega.

Diventa quindi plausibile – se non auspicabile – che Ragnar stia nascondendo un accordo con il re inglese (così da dar ragione dello scambio di “corruzione” alla fine di “Scarred”), con cui ha deciso di instaurare un complesso gioco di macchinazioni, ognuno ai danni del suo popolo ma a favore della propria insaziabile sete e fame di conquista.

Vikings - 3x05/06 The Usurper & Born AgainChi stupisce invece è Floki, cioè l’unico informato dei fatti (a parte lo sventurato contadino prontamente ucciso da Ragnar), in quanto la delusione verso il suo sovrano viene circoscritta solo sul fronte religioso, con l’unico obiettivo di mettere in cattiva luce Athelstan in mezzo a tutti invece di informare i suoi amici e concittadini di un così devastante genocidio. Allo stesso modo dell’oltranzismo religioso di Floki che viene (ri)scoperto e mostrato nel giro di qualche battuta qui e là, giunge anche il momento di Athelstan, ormai totalmente riconciliato con la sua fede. Il tempismo è sicuramente d’aiuto e l’idea di costruire le scene in parallelo alla situazione di Judith in Wessex sicuramente aiuta e salva dalla banalità; ma la convinzione di Ecbert della santissima spiritualità dell’ex monaco come unica giustificazione per risparmiare orecchio e naso della nuora e per battezzarne il figlio, invece, non regge pienamente. La morte stessa di Athelstan per mano di Floki arriva inaspettata e quasi senza sorpresa, chiusa oltretutto in maniera semplicistica da Ragnar che ne trasporta il corpo per seppellirlo, si impossessa della croce e la mette al collo – il tutto così, senza mordente, senza nessun minimo riferimento all’omicidio compiuto da Floki, preferendo continuare a girare ininterrottamente intorno alla grande diatriba religiosa.

Come detto prima, a livello fattuale accade molto: Siggy è morta, Ragnar scopre in quali circostanze e aggiunge motivi per ignorare e biasimare Aslaug, mentre rimane da scoprire chi fosse il misterioso viandante. Rimangono inoltre da approfondire le vicende di Bjorn e Thorunn (sperando diventino interessanti) e l’immediata partenza per Parigi. Insomma, le dinamiche sono molte e forse troppe, ma pare che tutto rimanga schiacciato dall’evento che ha accanto, sotto una stessa coltre di accumulo, dove nulla spicca davvero o nulla viene trattato come magari meriterebbe. C’è quindi da credere che siano forse mosse strategiche per aumentare il materiale fino alla fine e delinearne i protagonisti, rimandando la vera trattazione puntuale e risolutiva ai prossimi quattro e conclusivi episodi.

Voto 3×05: 7
Voto 3×06: 6,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Ambrosia scrive:

    Parigi sarà una grande svolta, oltretutto la figura di Rollo comincerà a farsi interessante proprio lì (non sto facendo spoiler , ho studiato storia) … di carne al fuoco ce ne sarà tanta! I salti temporali mi spiazzano sempre un poco, ma capisco che per esigenze di regia sia l’unico modo per far fluire le storyline.
    A questo punto non capisco il personaggio di Athelstan: che scopo ha avuto? Mettere la pulce nell’orecchio a Ragnar riguardo a Parigi? Inoltre, Che senso ha avuto per Ecbert salvare Judith imbarazzando il figlio riconoscendo, per giunta, il figlio illegittimo? Spero che ci saranno delle risposte!

     

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