True Detective – 2×03 Maybe Tomorrow 17


True Detective - 2x03 Maybe TomorrowTrue Detective ha deciso di abbandonare le tematiche della scorsa stagione per affrontarne di simili ma con un piglio decisamente diverso: la scelta sta portando la serie ad avvicinarsi sempre di più al noir classico, allontanandosi da quella filosofia esistenzialista che era stata il cuore della prima stagione. Una scelta coraggiosa ma dovuta, e al momento riuscita.

You got your father’s hands.

True Detective - 2x03 Maybe TomorrowLa sequenza che apre l’episodio è un piccolo gioiello visivo nonché una chicca non troppo velata per appassionati e studiosi di cinema e dei suoi formati: la citazione quasi diretta a Twin Peaks (varie volte accennata nel corso delle due puntate grazie alle ambientazioni) rende il viaggio onirico di Ray Velcoro un momento di altissimo lirismo televisivo.
Tutto quello che è sottinteso in questo intenso momento tra la vita e la morte esplode con una regia e una fotografia perfette: Velcoro, credendo di essere ad un passo dall’aldilà, non può che sognare suo padre, paradigma di quello che in questo momento lui non è e che, forse, non sarà mai, al di là del fatto di oltrepassare per sempre la vita o meno. Il riferimento alle mani è perfetto per sottolineare le ferite e la sporcizia che ricoprono quelle di Ray: l’essere corrotto porta a lungo termine solo effetti negativi, sia fisicamente (le ferite) che in via metaforica, rendendo quasi inguardabili quelle mani lorde di cose sbagliate.

True Detective - 2x03 Maybe TomorrowL’altro parallelo forte è proprio con la figura del Padre, colui che dovrebbe esserci sempre nella vita di un figlio (qui addirittura Ray se lo immagina nel momento in cui crede di morire), mentre proprio Velcoro è stato allontanato per sempre da suo figlio, una lontananza che lo ferisce tanto quasi come quella che nel sogno si immagina sul petto.
Ray Velcoro però non è morto, non ha esaudito quel suo desiderio non troppo nascosto (il “Ma lei vuole vivere?” a cui non dà risposta) e allora deve lottare ancora insieme a noi, sopravvissuto ad un attacco che ad ora non sembra avere alcun senso. Anche per Ray allora continua il percorso su quel filo rosso che, a volte più evidente e altre meno, accompagna tutti i personaggi fin dall’inizio: i problemi con il sesso in tutte le sue forme. Ray deve sopportare l’ex moglie che gli offre dei soldi per dimenticarsi del figlio, quel bambino che è quasi sicuramente nato da una violenza sessuale che ha segnato la sua vita e quella di tutta la famiglia. Inoltre, non è ancora chiaro cosa abbia fatto Ray al violentatore: un atto a fin di bene che ha, come tutte le altre sue scelte, rovinato irrimediabilmente la sua vita.

-You know, you got serious problems, Detective.
-I’m whittling them down.

True Detective - 2x03 Maybe TomorrowGià, i problemi. I personaggi di True Detective hanno un sacco di problemi: la caratterizzazione è sempre stata un elemento fondamentale della serie, ma qui è concepita in maniera diversa rispetto alla prima stagione. Se nella prima annata era la visione pessimistica del mondo e il suo ribaltamento il cuore pulsante dei personaggi, qui i problemi sembrano essere più reali, mantenendo ovviamente intatta la concezione nera della vita (“We get the world we deserve”).
Il Detective Bezzerides è forse il character più affascinante del blocco: anche in questo caso, è il sesso e la sua fruizione/concezione che determina l’essere del personaggio della sensuale Rachel McAdams. Il rapporto che ha con il suo collega è sintomatico della sua caratterizzazione e delle azioni che compie: se già nella première ci era stato suggerito dei suoi gusti particolari (tanto da mettere in soggezione un uomo, primo ribaltamento delle parti sessuali nella loro concezione più comune), qui viene confermato il gioco di ruoli: la Bezzerides è colei che dirige tutto, colei che ha tratti e modi quasi mascolini.
Il suo risentimento nei confronti della superiore, quando quest’ultima le suggerisce di fare la gatta morta con Velcoro, è perfetto per sottolineare ancora di più l’integrità e la fierezza che prova: Ani, unico personaggio femminile tra i protagonisti, non può permettersi di avere i tratti caratteristici di una “femmina”, perché “il mondo che ci meritiamo” l’ha indurita fino a farla diventare un “maschio”. È sempre lei che guida nelle buddy scenes coi suoi colleghi, quando il gioco si fa duro è sempre in prima linea: la fierezza femminile aggiunta alla durezza maschile fa della Detective la summa dell’ambiguità sessuale che pervade l’intero racconto.

True Detective - 2x03 Maybe TomorrowCosì come di problemi ne ha anche Woodrough, sempre alle prese con il silenzio e con la più forte ambiguità sessuale del gruppo: non solo ancora non si sa se abbia veramente accettato le avances dell’attrice bionda vista nella premiere, ma in questa puntata il suo amico mette in dubbio anche i suoi gusti sessuali, portando a galla un ricordo dell’esercito che più ambiguo di così non si può.
Il dolore che Paul si porta dietro per non poter guidare la sua amata moto fa il paio con un passato forse più oscuro di quello di tutti gli altri personaggi, riassunto dalle innumerevoli cicatrici che ha sul corpo.
Paul fa anche da tramite tra tutti personaggi, passando come un’ombra nel destino di ognuno, ma sempre tenendosi in disparte; risulta, dopo tre puntate, il protagonista di cui sappiamo meno, ma anche quello in grado di accendere la curiosità per un passato oscuro e per quell’ambiguità sessuale che è il marchio dell’annata di True Detective.

-We should make up. I thought… I stayed up. Do you wanna talk?
-Maybe tomorrow.

True Detective - 2x03 Maybe TomorrowAnche Frank Semyon non è immune dallo stesso tema e anche nella sua storyline irrompe il sesso nella concezione più pessimistica di un uomo: l’impotenza. Impotenza che è ovviamente metafora del suo stato attuale: dopo la morte di Casper il suo impero sembra sgretolarsi, portando a galla tutto il marcio di Vinci che era stato nascosto sotto al tappeto degli affari andati a buon fine.
Neanche la bellissima moglie Jordan riesce a rilassarlo, anzi, si prende pure la colpa dell’impossibilità dell’uomo di prendersi un momento di pausa da quel mondo orribile che c’è la fuori (e che ha contribuito a creare): Semyon è sempre più confuso, sempre più nervoso e desideroso che le cose si risistemino. Tutto questo influisce sulla sua vita e sui suoi accessi d’ira incontrollati che portano a dare una lezione esemplare all’uomo a cui estirpa con una pinza tutti i suoi denti d’oro.
Per Semyon quindi non c’è tempo se non per riconquistare quel potere che sente gli sta scivolando di mano: Frank è un uomo stanco che forse per la prima volta nella vita rinvia a data da destinarsi un compito, pur piacevole, come quello di fare pace con la sua donna.

True Detective - 2x03 Maybe TomorrowAllora quel “maybe tomorrow” che sussurra alla moglie diventa paradigma della puntata stessa e del concetto della serie: True Detective si prende un episodio per scendere ancora di più nel genere noir e raggiungere un ritmo a tratti lentissimo, ma che viene supportato da una recitazione e un coinvolgimento tali da non annoiare mai.
Ma soprattutto rinvia il destino di persone stanche, fatte a pezzi da un mondo oscuro che non ha intenzione di lasciarli in pace: non c’è riposo, non c’è scampo, solo una piccola speranza che, tornando dalla morte (vera o metaforica), ci sia qualcosa di meglio ad attenderli. Forse domani, appunto.

Voto: 7½

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Informazioni su Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale.


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17 commenti su “True Detective – 2×03 Maybe Tomorrow

  • svinzo

    Non capisco ancora mi se mi piace. Sicuramente la qualità è alta però la storia di Carper mi sembra troppo credibile, forse con le prossime puntate avrà tutto più senso.

     
  • Michele

    Sono rimasto deluso che abbiano tenuto in vita Velcoro/Farrell. Tutto alla fine del secondo episodio faceva capire che era morto, invece era tutto uno scherzo.
    Per carita’, la citazione di Twin Peaks è un piacere, ma mi sento preso in giro, mentre avevo gia’ pensato che Pizzolatto era stato molto coraggioso a far morire uno dei protagonisti (e anche un personaggio che ancora non ha fatto click).
    L’altro che non mi convince e’ Vaughn, il ruolo del cattivo non e’ nelle sue corde. Riesce a fare un po’ il bullo spaccone che diventa anche manesco, ma, non so come dirlo, non è convincente. Sotto si vede che e’ un buono e che gli vengono meglio ruoli da buono.
    Sul resto sono d’accordo: ritmo molto lento. Stagione due ancora inferiore alle attese. Speriamo recuperi presto!

     
    • Attilio Palmieri

      Frank non ti convince come cattivo probabilmente perché non è cattivo. Il problema spesso è legato al fatto che si pretende da un personaggio una cosa diversa da quello che questi ha da offrire e così facendo non si apprezza e/o non si riesce a conoscere la sua reale natura. Al lavoro sulle fragilità del maschio americano, specie in un ambiente sociale che richiede maschi alfa, Frank contribuisce in maniera essenziale.

       
      • Michele

        Attilio, se la metti così la cosa ha più senso. Il problema credo sia a monte. Frank è un personaggio che vede minacciate e venire meno le sue certezze. Da questo punto di vista il lavoro di Vaughn è non banale. Quello che mi manca è una situazione di partenza convincente. Voglio dire, se lui è l’intrallazzatore corrotto vuol dire che è riuscito ad arrivare a quella posizione facendosi strada in un mondo di corrotti e malavitosi. Capisco che il personaggio indaghi lo spostamento da questa posizione di partenza, ma sui bascics della corruzione e della malavita è lì che rilevo qualche pecca. Niente di sostanziale, ma dico di pancia.
        Il modo in cui metti tu le cose rende sicuramente più interessante il personaggio e cercherò di seguirlo con questi occhiali nel prossimo episodio.

         
    • ValerioRuff

      Hai ragione Vince Vaughn è uno dei problemi più grossi di questa stagione, che a me comunque piace. Pensa se al posto di Vince Vaughn ci fosse AlPacino, non staremmo neanche qui a discutere se il personaggio va bene o no, se è un maschio tormentato perchè da piccolo lo hanno chiuso in una stanza. Avremmo un criminale credibile, che a partire dalla sua posizione di criminale credibile può prendere tutte le strade che vuole, impigrirsi, imborghesirsi , diventare impotente, quello che vuole, ma sempre con quella scintilla negli occhi che ti dice “ora mi sono rincoglionito ma una volta ero scarface”. Vince Vaughn sembra uno che pensa solo a dove ha pacheggiato la macchina l’ultima volta.

      Spesso secondo me si sottovaluta spesso il ruolo degli attori, certo anche chi li sceglie ha le proprie responsabilità.

       
  • Setteditroppo

    e diciamola tutta: stagione deludentissima. E recensione non condivisibile. Non bastano ottime intenzioni (…forse domani) e un’ottima realizzazione tecnica. Ci vuole quel qualcosa di più perché nel frattempo, in questi ultimi anni, l’asticella si è alzata anche per merito di TD 1 e noi spettatori ne abbiamo viste già tante in pochissimi anni. Per fortuna ci sono sprazzi riusciti ben evidenziati dalla recensione (grazie ai quali val la pena di proseguire la visione). Personaggi che non attecchiscono perché troppo ma troppo simili a decine di altri visti in film e serie tv. Dialoghi e monologhi ridondanti (sottrazione diamine, sottrazione!). Attori non credibili (ma è possibile che ci si debba propinare l’ennesimo bel visetto pulito e slavato che gioca a far la dura! ). Alla fine della fiera noia per larghi tratti (non perché il ritmo è lento, figuriamoci, ormai li fanno tutti così i noir/poliziesco-drammatici). La terza scena più bella dell’episodio dopo le due già menzionate nella recensione è stata la scazzottata da buon vecchio adorabile b-movie, e direbbe Totò: ho detto tutto!
    Ma l’ha scritta lo stesso Pizzolatto dell’anno scorso? A me viene il dubbio. Spero che la serie si riprenda e che ci riservi il meglio per dopo. La speranza non muore mai proprio come Colin Farrell.

     
      • Setteditroppo

        TWD l’ho abbandonata, troppo seria. Non così GOTche continua ad appassionarmi. Mi piace Dominion e seguo con altrettanto piacere Wayward Pines. Lo scrivo per confermare – se ce ne fosse bisogno – le certezze che già hai in merito ai miei gusti seriali 😉

         
    • Ste Porta L'autore dell'articolo

      Ciao, mi dispiace non ti stia piacendo, ma capisco il tuo punto di vista.
      “Purtroppo” viene dopo una stagione memorabile, e non è facile cambiare così tanto senza che qualcuno rimanga deluso: io continuo ad avere molta fiducia, e vedo la qualità anche in questa lentezza, come dico nella recensione.
      Vediamo fra un mesetto se saremo entrambi ancora delle nostre opinioni. 🙂

       
  • Attilio Palmieri

    Ottima recensione Stefano.
    Questa stagione si sta caratterizzando sempre più come un racconto fittissimo, dalla trama ben più complessa rispetto allo scorso anno, in cui storie di padri e di figli vanno a collidere, nel sogno come nella realtà. Dove le losche trattative che stanno alle radici di un piano urbanistico rimandano alle altrettanto oscure modalità di costruzione dell’identità dei protagonisti, sia nella sfera pubblica che in quella privata. C’è una dissolvenza a un certo punto in cui l’episodio tocca dei vertici di qualità davvero siderali, quando Ray dal medico vede la propria radiografia e il regista (meno conosciuto di Justin Li ma chi ha visto i suoi lavoro precedenti sa che si tratta di una personalità di grandissimo talento) ci porta in dissolvenza dallo scheletro del busto del detective al groviglio organico dei grattacieli californiani. Quei secondi, come il prologo iniziale (e tante altre sequenze), valgono l’intero episodio.

     
  • Genio in bottiglia

    Forse a questa puntata avrei persino dato un mezzo voto in più. E non solo per i primi venti minuti zeppi di momenti Twin Peaks (franky I’m apoplectic; I’m a little apoplectic myself …..).

     
  • Boba Fett

    Parola d’ordine: ridondanza. A quasi metà stagione (terzo episodio di 8), ancora ci regalano perle sui protagonisti. Davvero utile sapere che Velcoro fra le tante sfighe ha pure un padre tossico e alcolizzato, importantissimo aggiungere che Woodrugh ha avuto una piacevole parentesi alla Brokeback Mountain… Qualcuno per caso ricorda su cosa stanno indagando?
    Guardando questo episodio, mi è tornato in mente un video di qualche anno fa, una di quelle scemenzuole virali, che mostrava un brain-storming degli autori di Lost, un gruppo di nere che si spremevano le meningi su cosa aggiungere, “L’orso lo abbiamo usato”, “Il fumo nero ce lo abbiamo messo…”.
    Meno male che ci sono anche tante belle citazioni, segno che Pizzolatto e Co. sono cresciuti a pane e cinema, davvero rassicurante… peccato che mi abbiano fatto venir la voglia di rivedermi piuttosto gli originali, un classico Lynch (direi più Mulholland Drive che Twin Peaks), un Cronemberg o quel gioiellino di Drive che al regista canadese deve molto.

     
  • krisljk

    Ragazzi proprio non ci siamo… Non vorrei essere drastico, ma alla fine della prima puntata pensavo “Si vabbè, imperdibile dai, True Detective… però che palle” alla fine della seconda ho detto ” Mamma mia grandissimo! Dai lo vedi che ingrana, le basi daltronde c’erano! Stupendo!” Ora dopo la terza devo proprio ammettere ” Niente, tragedia indicibile… e mo me lo devo pure vedere fino alla fine perchè è True Detective… che fai non te lo vedi? Anche solo per poterlo blastare carte alla mano”
    Grande delusione… nelle prossime puntate potrà succedere qualunque cosa ma questa seconda stagione di TD sarà destinata a languire nella mediocrità.
    Visivamente eccelso a partire dalla sigla, purtroppo il problema sta nella scrittura, sia della storia che dei personaggi. Personalmente salvo solo Velcoro/Farrell che trovo veramente in parte (e senza spoilerare, anche perchè non so come proseguirà, ho la netta sensazione che alla fine sarà lui il deus ex machina dietro a tutta la vicenda) per il resto zero totale. Vaughn è ridicolo, ma ancor più ridicolo è il personaggio che interpreta (emblematica è la scena della scazzottata tra gangster… quando si sono tolti la giacca prima di fare a pugni volevo morire). Bezzerides e Woodrugh sono due macchiette, lei la poliziotta dura, tutta broncio e sigaretta elettronica (ma vaaa!) lui il macho tormentato che sfoga la sua angoscia in una corsa notturna in moto, ripresa in primo piano, mentre il faccione si contorce tra le lacrime di rabbia e la forza del vento a 160mph.
    Ma vogliamo scherzare? Poi se uno vuole trovare gli aspetti positivi ce ne sono numerosi. Le immagini, la musica di sottofondo, le citazioni… ma non basta.
    Oggi non è più abbastanza.
    Dopo poco, come ha detto Boba Fett prima di me, ti viene in mente ” Si fico, è True Detective dai… ma questi alla fine su cosa è che indagano di preciso? Cioè, che ha fatto sto Caspar?”