[Consigli Estivi #9] Arrested Development – La nuova comedy


[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyÈ curioso come, all’inizio degli anni 2000, le due serie che hanno rivoluzionato e cambiato per sempre i rispettivi generi avessero come perno fondamentale la famiglia e la decadenza morale dell’America: quello che cambia, in fondo, è il modo in cui tali temi vengono affrontati, e Arrested Development (l’altra, ovviamente, è The Sopranos) ha fatto scuola fin dal primissimo episodio.

Creata da Mitchell Hurwitz e ordinata da nientemeno che Ron Howard, presente come narratore in tutti gli episodi, la serie è riuscita a dare una svolta definitiva ad un genere che aveva sì degli illustri precedenti (si pensi a Cheers, Frasier e soprattutto a Seinfield), ma che necessitava di uno svecchiamento, un modo per far riscoprire al pubblico il valore e la nobiltà della comedy. Il risultato è stato uno show da cui, in maniera simile alla creatura di David Chase, è impossibile prescindere se si parla di storia del genere, e a cui tutte le comedy che sono venute dopo devono qualcosa: perché Arrested Development ha dato il via definitivo alla cosiddetta “comicità intelligente”, un modo di far ridere più ricercato, che premia l’attenzione dello spettatore piuttosto che lasciarlo rilassato di fronte alla propria televisione.

[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyIl concept della serie è molto semplice e viene enunciato da Howard all’inizio di ognuno dei primi 53 episodi: “Now the story of a wealthy family who lost everything, and the one son who had no choice but to keep them all together.”. Si tratta, quindi, di uno show indissolubilmente legato ai Bluth, la famiglia che viene raccontata, un insieme variegato di individui folli ed egoisti, sempre pronti a mettere in mezzo qualcun altro per salvarsi la pelle. Ed è qui che arriva la prima, grande rivoluzione della creatura di Hurwitz: si tratta di una comedy, è vero, ma ciò non vuol dire che i protagonisti debbano essere apprezzabili dal pubblico. Con l’avanzare delle puntate diventa ben chiaro come la filosofia seguita dalla serie sia tutt’altro che ottimista, e ogni singolo essere umano rappresentato risulta guidato da un qualche bisogno personale: il concetto di famiglia come positivo viene quindi compromesso, e i Bluth diventano, piuttosto, dei personaggi sempre pronti a mettersi i bastoni tra le ruote e allo stesso tempo incapaci di staccarsi da questa influenza tossica, che riesce ad intrappolare ed intaccare perfino il perno morale dello show, ovvero il suo protagonista.

[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyTutto ciò dà una buona idea di quella che è la società americana vista da Hurwitz e Howard agli inizi del nuovo millennio: un luogo dove il vizio, l’egoismo e il consumismo prevalgono sull’etica e la morale, dove i patrimoni guadagnati dai padri vengono sperperati dai figli (o da loro stessi), dove le buone idee sono ormai finite da tempo. L’America di Arrested Development è un Paese in declino, rovinato, lontano dai fasti di un tempo, e, nonostante in questo caso la satira e l’ironia permeino l’intero racconto, il messaggio non è molto lontano da quello trasmesso dai grandi drama dell’epoca, tra cui il già citato The Sopranos, The Wire e molti altri. Ed è in questo modo che arriva un’altra grande novità apportata dallo show, che è riuscito ad elevare il proprio genere ad un livello più “nobile”, dimostrando come certi temi possano benissimo essere affrontati anche in una comedy, senza il rischio di diventare prolissi o difficili da digerire.

[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyLo stile della serie, infatti, è tale per cui ogni argomento trattato risulta leggero, scorrevole, anche se ciò non toglie che si tratti di una comicità “scomoda”, che fa spesso leva sull’idiozia e l’opportunismo dei personaggi; in Arrested Development è difficile prevedere cosa provocherà la prossima risata, perché si passa dall’umorismo fisico a quello più sottile in pochi secondi, e ridere per la sofferenza altrui (una cosa per niente facile da trattare senza esagerare) diventa presto qualcosa di perfettamente normale.
Il tutto viene aiutato dall’incredibile talento degli autori ma soprattutto degli interpreti presenti, con nomi che, dopo il successo di critica (ma non di pubblico) della serie, sarebbero esplosi nel panorama comico televisivo e cinematografico: tra i protagonisti si passa da Jason Bateman a Will Arnett, da Jeffrey Tambor a Michael Cera, da Jessica Walter a Portia De Rossi. Ognuno è stato capace di rendere il proprio personaggio indimenticabile, riuscendo ad adattarsi alla non facile (benché brillante) scrittura di Hurwitz e soci, sempre pronti a trovare soluzioni per sconvolgere la visione dello spettatore.

[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyMa la cura dei personaggi – vero e proprio centro dello show, in questo caso più che mai – non si limita solo agli esilaranti (e numerosi) comprimari: se si pensa a tutti i ruoli di contorno che spesso appaiono in modo ricorrente o meno non si può che rimanere sopraffatti dalla loro quantità e, soprattutto, dalla capacità degli autori di donare ad ognuno una riconoscibilità indiscutibile, aiutata da una vena comica sempre vicina alla perfezione. Si pensi solo a Barry Zuckerkorn, l’incapace avvocato dei Bluth, interpretato da nientemeno che Henry Wrinkler, noto ai più come Fonzie di Happy Days; o a Tony Wonder, l’illusionista rivale di uno dei fratelli Bluth, aiutato dall’esilarante performance di Ben Stiller; o ancora a Carl Weathers, interpretato da se stesso, ad Ann, la fidanzata di cui nessuno si ricorda mai il nome, a J. Walter Weatherman, un uomo senza un braccio ingaggiato da George Sr. (il capofamiglia) per impartire lezioni ai figli, al centro di una puntata (“Pier Pressure”, la decima della prima stagione) che è universalmente riconosciuta come uno degli apici assoluti della storia della comicità televisiva.

[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyCapire il perché la serie non abbia mai riscosso dei buoni ascolti (per essere poi cancellata dalla Fox alla terza stagione), tuttavia, è piuttosto semplice: la creatura di Howard e Hurwitz si basa su uno stile comico saldamente ancorato alla continuity, che risulta fondamentale sia nell’avanzamento della trama che nella costruzione del vero e proprio marchio di fabbrica dello show, ovvero le sue running jokes, battute ed espressioni che, ripetute nel tempo, assumono un valore ed un’ilarità sempre maggiore, oltre ad accrescere di molto la mitologia creata all’interno del medium televisivo. In molti oggi conosceranno “Troy and Abed in the Morning”, il paintball, ma anche “phrasing” e “Danger Zone”, giusto per citare gli eredi più vicini; ma la prima serie ad aver introdotto in maniera efficace tale espediente è stata proprio Arrested Development, ancora oggi un esempio da imitare per quanto riguarda la costruzione di una comicità sempre da scoprire. È impossibile vedere un episodio una volta sola e coglierne tutte le sfaccettature, e ci sono delle chicche che solo alla quarta, quinta visione riescono ad emergere: ogni puntata, insomma, è così satura di idee e rimandi che uno spettatore che si avvicini alla serie scoprendola a metà non può che allontanarsene in fretta, vista la necessità assoluta di gustarsela – più volte, ovviamente – tutta fin dall’inizio.

[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyDa qui deriva, quindi, la cancellazione prematura dello show nel 2007, anticipata intelligentemente da una valanga di riferimenti meta introdotti quando la sensazione di un epilogo imminente si era fatta sentire sugli autori. Sembrava ormai la fine per Arrested Development, ma l’arrivo di Netflix ha rappresentato una nuova speranza e, in una delle sue primissime mosse, l’emittente televisiva online è riuscita a salvare la serie, producendo una quarta annata di quindici episodi – e recentemente promettendone, per la gioia dei fan, una quinta in arrivo nel 2016. Va detto che inizialmente i dubbi a proposito del mantenimento della qualità dello show non erano pochi, in particolare a causa dell’impossibilità degli attori (troppo impegnati su altri fronti) di partecipare tutti insieme ad ogni singolo episodio; ma anche in questo caso Hurwitz e soci sono riusciti a sorprendere, trasformando completamente la già intricata struttura dello show in qualcosa di ancora più originale.

[Consigli Estivi #9] Arrested Development - La nuova comedyLa quarta stagione, infatti, è caratterizzata dall’ossessione maniacale verso il singolo personaggio, rendendo ogni episodio dedicato ad un comprimario in particolare; l’introduzione viene così cambiata, e Howard andrà a recitare, cambiando ogni volta il nome del protagonista “…who had no choice but to keep himself together.”. È un’impostazione chiaramente diversa, che nelle prime puntate è piuttosto ardua da digerire, ma che nel lungo periodo riesce a restituire dei risultati incredibili: il mosaico che si viene a creare, visto che gli episodi vanno avanti e indietro nel tempo intrecciandosi a vicenda e abbandonando qualsiasi impronta cronologica, è qualcosa di follemente complesso, e la seconda metà della stagione continua a giocare su questo fatto in una sequenza di puntate da antologia, ricche di introspezione e scelte narrative brillanti.

È quindi obbligata la scelta di consigliare una serie come Arrested Development: si tratta del punto di svolta principale del genere comedy dagli anni 2000 in poi, di una delle serie più rivoluzionarie del medium stesso, di uno di quei prodotti televisivi imprescindibili se si vuole portare avanti un discorso completo sulla comicità e la sua storia. Come la famiglia Sopranos, anche i Bluth si sono imposti dando una marcia in più ad un genere ed alla televisione stessa, aiutando a consolidarne lo status d’eccezione che si è guadagnata e meritata con fatica nel corso degli anni.

Condividi l'articolo
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *