Fargo – 2×10 Palindrome 9


Fargo – 2x10 PalindromeOrmai ne siamo certi: in dieci episodi di questa seconda stagione, Fargo non ha sbagliato un solo colpo. Non c’è stato un dettaglio, una sfumatura o minuzia fuori posto, e se qualcosa sembrava essere sfuggito (ad un mero livello “logico”) nello scorso episodio, “Palindrome” fuga ogni dubbio e certifica una volta per tutte che abbiamo visto una delle migliori serie di questa annata – se non addirittura la migliore.

Come per “The Castle”, anche questo episodio si apre con la voce di Martin Freeman che dà un nuovo tono,  più silenzioso e in un certo senso solenne, alla consueta frase introduttiva, mentre sullo schermo si susseguono le immagini che ritraggono, uno ad uno, gli ormai defunti componenti della famiglia Gerhardt.

Fargo – 2x10 Palindrome Rye per primo, poi Simone, Dodd, Otto, Bear e infine Floyd: ciascuno di loro è morto per mani, motivazioni e in circostanze diverse, per ritrovarsi adesso tutti accomunati (e paradossalmente uniti) da un tragico ma identico destino. Profeticamente, le ultime parole che si erano scambiati Floyd e Bear lungo il tragitto per il Motor Motel, dritti verso il grande tranello ordito da Hanzee, sono state esattamente We’ll be together again. On high, e nulla più di questo può descrivere chi sono, anzi, chi sono stati i Gerhardt di Fargo, North Dakota. Li abbiamo conosciuti quando il loro impero era ancora in vita, ma già mostrava le crepe dell’arrivismo e dell’avarizia dei suoi componenti, delle invidie e dell’odio che serpeggiavano tra di loro, sentimenti che aspettavano solo l’occasione giusta per emergere. La malattia e la conseguente invalidità di Otto hanno funzionato infatti come innesco per liberare così tanti mostri che la sola Floyd non è riuscita a gestirli, portando inconsapevolmente la propria famiglia al massacro finale. Ma Fargo-serie tv e Fargo-città del North Dakota hanno raccontato molto di più della caduta di una famiglia di criminali, puntando a rappresentare il destino, la fatalità, le aspettative dell’uomo verso la vita, che altro non è se non un grande mescolone di poche scelte ponderate e tanti, tantissimi imprevisti.

Fargo – 2x10 PalindromeLou Solverson ha una moglie ed una figlia che lo attendono a casa, a Luverne, in Minnesota, con cui non parla da un po’ e quindi non sa che Betsy si è sentita male a causa di quelle pillole che ha scelto di prendere senza però sapere se fossero veri medicinali o solo caramelle. La donna scopre così che con quell’esperimento non sta uccidendo il suo cancro, ma se stessa. Ed è in questa crudele metafora che si racchiude ciò che Fargo ha provato a raccontare: per quanto ci sforziamo, non c’è forza di volontà che tenga davanti all’inevitabilità dell’esistenza; perciò quello che possiamo fare nel frattempo è cercare di non lasciarsi sopraffare dal fardello di tale consapevolezza. Betsy sa che presto o tardi morirà, come sa anche che non sarà mai protagonista di quel sogno in cui vede la sua famiglia tra molti anni, riunita intorno ad un tavolo a festeggiare, eppure non perde la sua ironia e la sua leggerezza. La vita non è assurda alla luce della morte, come vorrebbe Camus mentre parla di Sisifo, ma è la morte ad essere assurda nella sua inutilità se paragonata alla vita, come invece insegna Betsy mentre accarezza la sua piccola Molly e sa che anche se non la vedrà crescere, anche se mancherà in molti momenti futuri e non conoscerà le evoluzioni del mondo, non sarà il fardello della malattia a farle rinunciare al suo presente.

Fargo – 2x10 Palindrome Infatti, quello che non riescono a fare tutti gli altri protagonisti di Fargo è avere questa semplicità di intenti, cosa che il nucleo Solverson incarna perfettamente. Si distinguono infatti non perché sono semplicemente buoni, ma perché rappresentano il solenne impegno di prendersi cura l’uno dell’altra e, con questo obiettivo chiaro e comune a ciascuno di loro, riescono sempre a sopravvivere.  E allo stesso modo, i Gerhardt non sono semplicemente i cattivi, ma sono soprattutto gli individualisti, i prototipi dell’egoismo, e per questo sono deboli; non a caso, infatti, chi riesce a sopravvivere è o chi ha avuto il coraggio di amare la propria vita o chi non ha mai permesso a nessuno di avvicinarsi troppo. Peggy Blomquist ed Hanzee, in maniera diversa, sono entrambi il frutto di un egoistico rifiuto dell’accettazione passiva della propria identità; vogliono a tutti i costi farsi protagonisti assoluti della loro esistenza, cercando di uscire da ciò che sono semplicemente oggi. L’autoconsapevolezza che la donna cercava in strampalati seminari arriva invece quando l’istinto di sopravvivenza la spinge ad agire, e così le riviste, i giornali, gli articoli che teneva da parte con cura, si rivelano totalmente inutili. Ma la liberazione dall’immobilismo arriva troppo tardi ed incompleta: la sua mente è troppo assuefatta dai modelli che guarda con ammirazione, così da non riuscire più a distinguere la realtà da mere fantasie. Come non trova assurdo vedere un ufo davanti a sé, così è convinta che Hanzee stia incendiando il negozio per farli uscire dalla cella frigorifera, esattamente come accadeva nel film con Ronald Reagan visto in televisione.

Fargo – 2x10 PalindromePeggy ha rielaborato nella sua testa tutto il mondo, tanto che non è lei ad essere inadeguata alla realtà, ma la realtà troppo debole e sbiadita per lei; infatti non stupisce che chieda di andare in prigione in California e soprattutto che non cerchi di scappare quando Lou è fermo a telefonare: in maniera totalmente strampalata, sa che è tragicamente il destino più giusto per lei, una sorta di realizzazione. Ma la parabola più bella e significativa è quella di Hanzee. Se poteva esserci qualche sbavatura circa le reali motivazioni dell’indiano a tradire i suoi “benefattori”, “Palindrome” ci fa vedere come nel silenzio dell’uomo ci fosse nascosta non cieca ubbidienza, ma la voglia di una rivalsa personale che – anche lui come Peggy – ottiene a metà. Quello che lo ha sempre animato è stata la voglia di avere una sua personale identità, di non essere assimilato né alla sua etnia o né alla gratitudine verso una famiglia che in realtà l’ha sempre sfruttato. Hanzee sognava qualcosa di più grande e, in un certo senso, lo ottiene, ma anche lui da solo e senza la possibilità di condividere con nessuno la sua personale realizzazione. E paradossalmente è anche il destino di Milligan: dopo tanto sforzo, tanto sangue, tanta determinazione, il premio che gli viene dato non è affatto Fargo, ma una triste e grigia scrivania in cui imparare a fare il contabile della criminalità.

E allora diventa molto più chiaro il titolo dell’episodio che chiude magistralmente la stagione. Il palindromo è un “verso, frase, parola o cifra che letta in senso inverso mantiene immutato il significato”: l’inizio e la fine, così come vita e morte, si equivalgono, sono facce della stessa medaglia e in ultima battuta hanno lo stesso significato. Quindi non importa decidere quale sia il punto di vista giusto, ma è la frase che  costruiamo al suo interno a fare davvero la differenza, sono i suoni e le parole comunicate nel modo giusto a dare senso all’esistenza – ed Hank, con i suoi strampalati simboli, cerca di dire questo ai suoi figli, a tutti noi.

Insomma, “Palindrome” è un episodio anti-climatico e descrittivo, densamente dialogato e molto più lieve nei toni, e che per queste caratteristiche porta a compimento la storia in maniera perfetta. Ma la cosa più importante è che, soprattutto con questa stagione, Noah Hawley ha davvero realizzato Fargo, il progetto Fargo serie tv, riuscendo a dare definitivamente un’identità propria e precisa al suo prodotto che – e non bisogna stancarsi di ripeterlo – è una delle cose più belle viste in tv quest’anno.
O decidiamo definitivamente che sia la migliore?

Voto episodio: 9
Voto stagione: 10

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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9 commenti su “Fargo – 2×10 Palindrome

  • Tommy2407

    Personalmente credo che alla fine Hanzee sia il personaggio che più di tutti è riuscito a raggiungere i suoi obbiettivi. Infatti la sua nuova identità corrisponde a quella del capo della criminalità organizzata di Fargo, che verrà poi brutalmente eliminata da Malvo come fatto vedere nella prima stagione (si fa anche una maschera facciale per cancellare ogni traccia della sua ascendenza). Anche i due bambini che giocano nel parco sono al 99% i due Killer di Fargo col compito di assassinare il sopracitato Lorne Malvo. Con questo episodio ritengo che il cerchio sia completo ed ogni cosa detta in queste due stagioni ora sia perfettamente collegata in maniera magistrale

     
  • Ellis

    Non sono brava a recensire, faccio i complimenti a sara! Da spettatrice (e non voglio diventare altro) posso solo dire che Fargo mi mancherà moltissimo. Che i Solverson,i noiosi e banalmente retti Solverson, mi hanno fatto innamorare. Vivere il presente nella bellezza del prendersi cura l’uno dell’altro, cercando non di eliminare, ma di arginare il male al proprio posto, cioè FUORI sembra bastare loro. C’è una saggezza nel saper di non poter eliminare il male: bene e male convivono, come gli evangelici grano e zizzania. Il nostro lavoro è quello di tener fede a ciò che siamo senza lasciarci sopraffare dal male che comunque ci è compagno… Che meraviglia vederli tutti seduti a chiacchierare dopo cena: acciaccati e moribondi ma ancora una famiglia. Grazie agli autori per non aver ucciso nessuno dei buoni. Siamo stanchi della prepotenza del male nelle serie tv, ma non crediamo più ai super eroi. I Solverson sono banalmente normali. Fedeli nel piccolo, fragili e minuscoli eppure bellissimi

     
  • Birne

    E’ la migliore, non ci sono dubbi secondo me. Un gioiello di scrittura dove nulla è casuale, con una ricchezza di significati e di richiami incastonati in una potente costruzione logica che sta dentro al grottesco e al surreale e non traballa mai.
    Grandi i personaggi e grandi gli attori: l’intronata, stupefatta, lucida Peggy di Kirsten Dunst su tutti.

     
  • Genio in bottiglia

    Serie immensa. Per me la migliore dalla fine di Breaking Bad. Difficile anche a distanza di giorni mettere in fila quello che ha messo in scena (e forse anche tolto di). Le gemme di questa seconda stagione di Fargo sono talmente eteree da apparire quasi effimere. Eppure molti dei suoi personaggi, ne sono certo, resteranno nell’immaginario collettivo a lungo. Grazie a Sara per l’ispirata e puntuale recensione.

     
  • Writer

    Anche l’ultima puntata dela scorsa stagione appariva “in calando” (scusate, ma non riesco a usare il terrmine “anticlimatico”, mi fa venire in mente le previsioni meteo), anche perchè l’apice dell’intensità era stata raggiunta negi ultimi episodi e magnificamente dosata durante tutta la stagione.
    “Palindrome” fa quello che deve fare un buon episodio finale: conclude gli archi narrativi e ci permette di gettare uno sguardo su quello che succederà in seguito, venendosi a ricollegare alla prima stagione. Lo fa stemperando la vena grottesca e corrosiva (anche se il futuro che aspetta Milligan è quanto meno crudele e sarcastico per un personaggio che si aspettava di essere “incoronato”) in favore di un approccio più pensoso, a tratti elegiaco, che recupera i valori dello stare insieme e, come dice Sara, del prendersi cura uno dell’altro.
    Un ottimo finale per una serie magnifica.
    La migliore del 2015, insieme a “Show me a hero”.

     
  • Gianni S.

    Complimenti Sara, sei riuscita a condensare in una recensione tutto quello che la stagione ci ha regalato.
    Davvero grazie.
    Se posso aggiungere qualcosa, riguardo la puntata, sono senza parole sull’incipit, che è stato un crescendo continuo: dal silenzio iniziale si passa al tema della serie, quindi si arriva al sogno con una musica da carillon per poi concludersi in un incubo con l’apparizione di Hanzee e la musica rock allo stato puro dei Black Sabbath.
    Solo questo per rimarcare ancora una volta che è stata una stagione letteralmente marziana

     
  • essecomeserie

    Rispetto alla prima stagione, la seconda di Fargo ci mette un po’ ad ingranare: quando parte, però, non si ferma più… Solo il decimo episodio è una piccola delusione. Neanche un colpo di scena!

     
  • SerialFiller

    Semplicemente una roba tanto clamorosa per cui rischiamo di non essere adeguatamente pronti temo. Deliziato dal primo all ultimo fotogramma e dialogo di questa stagione.