Vinyl – 1×06 Cyclone

Vinyl - 1x06 CycloneNel panorama televisivo di quest’anno Vinyl è stato lo show più atteso in assoluto, in ragione dei nomi che hanno deciso di dargli vita, ma anche in quanto esperimento nuovo rispetto alle serie in salsa musical che si sono avvicendate negli anni. Queste ultime usavano la musica per narrare qualcosa; la creatura della HBO racconta una storia per mettere letteralmente in scena la musica.

Con il passare degli episodi, percepiamo distintamente che l’equilibrio tra apparato musicale e racconto continua a cambiare, rispetto soprattutto al pilot dove le canzoni fagocitavano in diversi momenti le azioni, rinchiudendole in un vortice infuocato di note sia interne, cioè ascoltate direttamente dai personaggi, sia esterne, cioè a nostro personale uso e consumo. Arrivati invece al sesto episodio, vediamo come la vita di Richie Finestra sia – ed è proprio il caso di dirlo – nell’occhio del ciclone, e le canzoni e gli artisti scelti siano sempre di più un tassello della storia, attraverso i quali far esplodere lo stato d’animo dei protagonisti.

Vinyl - 1x06 Cyclone In realtà, neanche così la visione del rapporto tra le due grandi anime della serie è completa, perché la scelta stessa di avere come protagonista un discografico la cui intera esistenza sta andando a rotoli è un modo per dare libero sfogo agli aspetti più deliranti del periodo, come l’abuso di droghe e la facile inclinazione ad una vita fatta di esagerazioni e vizi. Quindi sulla carta, e guardando con una certa distanza critica il progetto di Scorsese&Co., a Vinyl non manca nulla, perché quella vita di dissipazione ed isterismi è la rappresentazione precisa di un momento iconico ed indimenticabile della storia mondiale.
Eppure, più se ne prosegue la visione, più ci accorgiamo che alla chirurgica maestria usata per rendere questo particolare spaccato storico manca qualcosa e che, allo stesso tempo, ha già messo in scena troppe cose. Abbiamo visto intrecciarsi alla velocità della luce le vicende personali di Richie, quelle della casa discografica – che tenta di descrivere, a sua volta, le inarrestabili evoluzioni del mondo musicale con annesse aspirazioni di chi ne vorrebbe far parte – e, per non farci mancare nulla, c’è da aggiungere anche il filone dell’omicidio involontario che perseguita il protagonista.

Vinyl - 1x06 CycloneNon c’è un momento per prendere fiato in Vinyl, perché anche il ritmo interno è quello del rock anni ’70, dove ogni cosa, ogni azione, ogni impegno è una corsa contro il tempo, dal cercare una nuova band emergente fino a dare nuovo volto alla stantia American Century; è tuttavia un tempo che nella realtà c’è, ma che i suoi protagonisti non sentono e, in un certo senso, o non conoscono o l’hanno dimenticato. Proprio in virtù di questa esigenza di rendere la pressante accelerazione e compressione del tempo, non c’è praticamente più spazio per inserire il suo opposto, cosa che probabilmente renderebbe il racconto più completo e sicuramente meno isterico, sopra le righe. In fondo del frangente fuori dal caos che la famiglia Finestra aveva ritagliato in Connecticut, noi abbiamo visto solo la sua disgregazione e il conseguente riversarsi nella confusa e pericolosa vita notturna di New York.

Vinyl - 1x06 Cyclone La sensazione è di vivere quest’esperienza solo attraverso un unico e immodificabile punto di vista, viziato dalle allucinazioni dell’alcool, della droga e dell’ambiguità sessuale, come se non ci fosse stata altra forma di vita o di arte all’infuori di quella qui descritta. In questo senso, “Cyclone” ne dà la misura perfetta: l’intero episodio è ciò che vede e vive Richie, e gli occhi degli altri personaggi ci danno solo l’ennesima conferma che si trova in pessimo stato e che in questo momento sta passando ogni limite, tanto che scoprire alla fine che Ernst è stato un’allucinazione non è così impattante; diventa infatti solo l’ultima prova in ordine di tempo delle sue condizioni e del fatto che lui e Devon sono arrivati in Connecticut dopo aver toccato il fondo già una volta. Sono sempre le stesse variazioni sullo stesso tema.

Per quanto riguarda il discorso sul periodo storico, probabilmente è vero che non ci sia stata neanche una nota scritta in momenti di lucidità, eppure, quando quest’immagine prende vita e resta immutabile per sei lunghi episodi, ecco che si cristallizza immediatamente nello stereotipo che ciascuno spettatore ha nella sua testa e, contemporaneamente, il racconto diventa monotono, nonostante il ritmo della storia o la musica scelta.

Vinyl - 1x06 CycloneIn questo senso si crea il paradosso della mancanza di alcuni elementi e la sovrabbondanza di altri: come si diceva prima, la storia manca di appigli al di fuori del malessere di Richie, che coinvolge tutti indistintamente nella stessa spirale, e al di fuori dell’ambiente musicale newyorkese (ormai a tratti claustrofobico); dall’altro la condizione di Richie è la risultante di troppe situazioni che si sono accumulate in un tempo davvero troppo breve. In ragione di questo, ad oggi i due personaggi più a fuoco e che diversificano il nucleo principale – sperando che vengano solidificati nella seconda parte di stagione –, sono il nuovo acquisto dell’American Century, Andrea Zito (Annie Parisse) che ci porta a fare la conoscenza di David Bowie (alla cui memoria è dedicato l’episodio), e Zak Yankovich, interpretato dal bravo Ray Romano (l’indimenticabile protagonista di Everybody Loves Raymond). In modi diversi parlano da altre angolazioni e, non a caso, lo fanno perché entrambi iniziano a prendere le distanze da Richie, smitizzandone la persona e il personaggio, cercando di vivere lavoro e carriera come tali e non come una sorta di missione spirituale.

Vinyl - 1x06 Cyclone La penna di Terence Winter ha la caratteristica di costruire innanzitutto un personaggio principale (basta pensare a Nucky Thompson in Boardwalk Empire) e poi di conseguenza un ambiente, fatto di Storia e di uomini, dove soprattutto all’inizio quel protagonista sembra infallibile, un vincente su tutta la linea, ma che a mano a mano si sgretola sotto il peso di tanti fattori. Il problema con Richie Finestra è che non c’è stato tempo di solidificarne le caratteristiche, di conoscerlo all’apice, di dare ragione dell’orecchio musicale infallibile o dell’ascesa da piccolo barista a produttore, che aveva già iniziato ad affondare; e non è una questione di flashback o di raccontare il passato in maniera organica, ma è la conseguenza di un presente dall’architettura fragile. Infatti chi racconta meglio quanto complesso sia Richie sono proprio Andrea e Zack: da un lato infatti vediamo una donna bella ed affascinante che, sebbene sia stata innamorata di lui, è riuscita a costruirsi una carriera solida; dall’altro un uomo che sta iniziando a pagare le conseguenze delle sue azioni e quelle di Richie, vissuto nell’ombra della bravura del suo socio e magari costretto a vedersi negato ciò che l’altro ha scartato in passato – come la stessa Andrea. Tutti gli altri, compresa Devon, sono fin troppo legati a lui oggi per potersi distinguere dall’isteria generale: nonostante l’ottima interpretazione di Olivia Wilde, il suo personaggio è ancora fermo all’immagine dimidiata dell’ex (più o meno) artista redenta e ormai madre, ma che ogni tanto rimpiange la vita dissipata di New York.

Se ci si fermasse alla superficie con Vinyl, nel vedere certe scelte di macchina perfette (come la continua comparsa/scomparsa di Ernst che ci depista all’inizio dell’episodio o il montaggio finale tra passato, presente e Buddy Holly) o alla sempre azzeccata scelta musicale, allora ogni episodio della serie dovrebbe ottenere il massimo dei riconoscimenti. Poi però, nel momento stesso in cui scaviamo sotto la superficie, troviamo ancora tante cose migliorabili, a partire dalla ridondanza, le ripetizioni dei temi e il tanto isterismo isolato e senza contraltari abbastanza solidi che gli diano maggiore complessità.

Da prendere come un “non può che migliorare”:
Voto: 6½

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

4 Risposte

  1. Claudia scrive:

    Veramente mi sembra che la critica a questo show sia sempre fin troppo indulgente..tanto hype e poco contenuto: visibilmente copiato da Mad Men (protagonista con dipendenza, moglie frustrata nei sobborghi, assistente giovane e brava ma sottostimata dai colleghi maschilisti, clienti che mollano la piccola agenzia, sorry, “label”, clienti da convincere..), ma MM era fortissimo tanto nel raccontare le dinamiche dell’ambiente di lavoro (che qua sono superficialissime) che nel raccontare la psiche dei personaggi, tutti. Qui invece c’è solo Richie che gira intorno a se stesso e alla sua coca..e che noia, oltre che di una piattezza imbarazzante.
    Personaggi sprecati: Lester, un dramma alle spalle e poi ridotto a manager/figurina senza alcuno spessore.
    La musica c’è solo come colonna sonora, siperietti ripetitivi (concerto prove concerto) di 3 minuti a puntata con un’imitazione a ricordare il tema. Bravi soprattutto a fare il casting per David Bowie, un quarto di bue con la parrucca di Orietta Berti, quando le caratteristiche dovevano essere “magro” ed “elegante”. Orrenda, da mollare dopo un ultimo tentativo.
    http://www.minimaetmoralia.it/wp/vinyl-un-indulgente-mad-men-del-rock/

     
  2. Sara scrive:

    Ciao Claudia! Guarda, neanch’io sono entusiasta della serie finora e forse tutti quelli non soddisfatti (mettiamola così) finora, sono anche i prodotti di quell’hype che dici tu (io sicuramente si). Però non so. Il paragone con Mad Men capisco che ci possa stare, ma va preso con le pinze: al massimo potremmo fare un paragone tra i primi sei episodi della prima stagione di MM con questi primi sei di Vinyl e non a prodotto finito – ma sarebbe sterile. E credo davvero che non sia neanche una questione di indulgenza quanto di fiducia! Io ne ho ancora nello show e sono davvero convinta possa solo migliorare! E se proprio non vogliamo averla per l’intera serie, almeno a Terence va – a mio avviso – assolutamente concessa 😊

     
    • claudia scrive:

      mah, invece io sono abbastanza d’accordo con l’articolo di Minima Moralia, perché non è questione di 6 episodi contro 6, MM gli sceneggiatori l’hanno vista per intero e metabolizzata, solo che se non si va oltre questo format di maschio di mezz’età in crisi/fuori di testa fra poco sarà tutto il format “drama show” a soffrirne.
      La differenza in peggio però sta tutta nella qualità della scrittura, qua i personaggi sono abbozzati e abbastanza monodimensionali, Lester è veramente uno spreco ma non solo lui. Credo che il punto debole sia la produzione di Mick Jagger, e la narrazione che ne segue (oltre a un figlio dalle capacità attoriali imbarazzanti) sia superficiale e autoincesensante: sì, era un bordello e ci drogavamo come ciucchi ma era tutto fottutamente fantastico, wild and rebel (?). Soprattutto avevamo 20-30 anni e non 70. Sai com’è poi, la nostalgia assolve tutto.
      Non so, io sono arrivata alla sesta praticamente solo per vedere i vestiti, ma, insieme a parecchi altri che come me hanno una notevole competenza musicale (non per tirarmela ma così è) ho rilevato anche parecchie incongruenze fatte per vivificare la narrazione ma che creano solo casino senza spiegare realmente nulla dei meccanismi discografici.
      Il pre punk comincia nel 74 circa, prima c’erano gruppi che ne hanno influenzato la nascita ma siamo molto lontani dai due baby Sid & Nancy che coniano il marketing “No future” nella cameretta, il mezzo accenno di djing del ragazzo ai piatti che ci fa intravedere la nascita del clubbing (???) e il commercialista che dice “vorrei trasferirmi a Berlino perché è una città interessante”…ma su!, leggersi due cose su Kraftwerk/Dusserdolf e che cos’era Berlino per l’hype mondiale prima del viaggio di Iggy Pop e Bowie.
      Tutti dettagli che ne abbassano il livello, pensavo fossero otto episodi ma 10 no, non ce la posso fare, alla fine, chili di cocaina a parte, è un prodotto mainstream non esattamente sofisticato con le imitazioni dei cantanti rock.

       
  3. terst scrive:

    Io sono piuttosto d’accordo con la recensione di Sara invece: la serie mantiene un suo fascino, alcuni momenti davvero esaltanti, da scuola della televisione, ma ora il focus si è concentrato tutto troppo su Richie e la sua autodistruzione, e le conseguenze sulla sua vita coniugale (di cui, sinceramente, importa sempre meno, con Olivia Wilde che sta assumendo un ruolo sempre più stereotipato) e sulla Atlantic Records. Sinceramente non mi interessa uno show su un cocainomane, un episodio Richiecentrico come l’ultimo (che sinceramente non ho trovato neanche fatto troppo bene, soprattutto il colpo di scena finale mi ha lasciato più deluso che sorpreso) è bastato e avanzato. Spero che ora si volti pagina e si lasci più spazio agli altri personaggi e alla musica, intesa non come gli intermezzi musicali e i sosia più o meno riusciti dei big dell’epoca, ma come il mondo della musica a tutto tondo.

     

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