Empire – Stagione 2

Empire - Stagione 2Cosa si può chiedere di più ad uno show? Quando pensi che Empire non possa più stupirti con il suo gusto per il feuilleton, che non possa partorire un altro look improponibile di Cookie o un’altra storyline sopra le righe, la serie continua invece a scoppiettare come una pentola piena di popcorn e anche quest’anno si riconferma come un caso a parte nel panorama televisivo.

Empire è stata la sorpresa della scorsa stagione: partito in sordina, anche se con ingenti investimenti di Fox, è rapidamente diventato un vero e proprio fenomeno di costume non solo tra gli appassionati di musica hip hop ma anche tra il pubblico generalista, con rating pazzeschi anche per un network e una valanga di premi e nomination che ha ricoperto il cast, in particolare la protagonista Taraji P. Henson, vincitrice di un Golden Globe come miglior attrice.

Empire - Stagione 2Raro esempio di prodotto di culto e di nicchia ma seguito da un pubblico ampissimo nel suo mercato di riferimento, Empire è una gallina dalle uova d’oro che ha contribuito a far schizzare ai massimi livelli l’attenzione verso il mondo hip hop anche tra chi non lo conosceva (complice anche la concomitanza dell’uscita, in questi due anni, di alcuni tra i dischi black più ambiziosi e innovativi degli ultimi 10 anni come quelli di Kendrick Lamar e Kanye West o “Lemonade” di Beyoncé) creando uno spazio televisivo per il black musical drama che sta già producendo emuli come Underground – prodotta e musicata da John Legend – o i futuri Roots (remake dell’omonima miniserie del 1977) e The Get Down, prodotta da Shawn Ryan di The Shield insieme a Baz Luhrmann.

I knew I heard your voice, you evil bitch.

Empire - Stagione 2Nonostante questa attenzione, il rating dell’episodio finale (per quanto altissimo, a livelli che nella tv contemporanea sono raggiunti solo da Shonda Rhymes) era quasi dimezzato rispetto al primo season finale, probabilmente per via non solo della fine dell’effetto novità, ma anche del tentativo dello show di portare la scrittura su un livello più complesso, costruendo un universo più sfaccettato. Il risultato è stata una stagione forse meno riuscita della precedente, specie nella prima parte, ma che getta le basi per un ragionamento a lungo termine che va oltre la next big thing per creare veramente quello che una volta si sarebbe chiamato “sceneggiato”, rinverdendo i fasti di un modo di fare televisione classico ma anche molto ambizioso.

Lyon Dynasty is our company, but Empire is our legacy. And anybody that tries to steal that from us is our enemy.

Empire - Stagione 2Forse il rischio maggiore che correva Empire era infatti quello di sedersi sugli allori, di puntare troppo sulla forza delle guest star (musicali e non) e di trascurare l’approfondimento della propria mitologia; un rischio fortunatamente evitato grazie alla capacità di focalizzarsi sul passato e in particolare sulla famiglia, tema principale di questa seconda stagione sia in termini di rapporti tra i protagonisti, sia in termini di passato che incide sul presente.
Il finale ci ha regalato una famiglia Lyon mai così unita ma mai così divisa: forzatamente legata dagli eventi – il passato di Lucious che pesa sul suo carattere, i precedenti criminali che costringono a scelte obbligate e a un fare gruppo che, pur essendo necessario, rende tutti più infelici, e anche il rapporto irrisolto tra Lucious e Cookie –, ma prigioniera di un circolo vizioso in cui gli errori dei padri ricadono sui figli e ogni trasgressione, ogni tradimento ne genera un altro, imprigionando tutti i personaggi in un limbo in cui sembra impossibile affrancarsi dal proprio destino.

Look, I’m still gay, alright? So don’t get weird.

Empire - Stagione 2In un parallelo evidentissimo con le condizioni dei neri nella società americana, la Lyon Dinasty è uscita dal ghetto ma non riesce a far uscire il ghetto da sé, bloccata tra la potenzialità di emancipazione grazie al successo, la necessità di preservarlo nascondendone le origini, l’impossibilità di superare la mentalità da thug life e la voglia di rappresentare qualcosa di positivo, sia per se stessi che per il mondo esterno.
Intendiamoci, Empire non è improvvisamente diventata sobria: abbiamo visto gente che butta giù dalle scale donne incinte, dinastie di schizofrenici, omicidi, gravidanze inaspettate, fidanzate adolescenti e manzi afroamericani gay che si accoppiano nelle sale d’incisione; e ancora miracoli, spogliarelliste, rivalità stile Eva Contro Eva, nonne assassine e mogli lesbiche che spuntano dal nulla con le fattezze di Naomi Campbell, gay che diventano etero e poi tornano gay, sparatorie e Marisa Tomei.

Candace, please don’t start with your coupon shopping ass.

Empire - Stagione 2Questo elenco, assolutamente incompleto e sommario, rende però abbastanza bene l’idea del clima che si respira in questa seconda stagione, che alza l’asticella da un punto di vista della complessità (più personaggi, più storie, più temi) senza perdere in ritmo né oltrepassando il limite tra l’ironia e il guilty pleasure.
Empire continua ad abbracciare contemporaneamente la passione per il soapy drama e per la sua satira, strizzando di continuo l’occhio allo spettatore con colpi di scena e cliffhanger ma cercando allo stesso tempo di ragionare sulla società afroamericana con tutti i suoi limiti e i suoi riti.
E per chi ama il mondo della musica black, il comparto musicale continua a restare altissimo, con performance ben costruite e voci di talento che si susseguono ad ogni episodio; e in più canzoni originali di livello impeccabile, che fanno della musica non solo un pilastro narrativo dello show, ma anche una sorta di figura astratta salvifica che unisce quando null’altro sembra possa farlo, dando voce ai conflitti e ricomponendoli come una vera e proprio religione.

Unita dalla musica ma divisa dalla vita e dal denaro, la famiglia Lyon conclude il suo secondo anno nella stessa situazione complicata di quando l’abbiamo conosciuta per la prima volta e senza dubbio complicherà ancora le cose nella prossima stagione, regalandoci momenti di divertimento e WTF assoluto garantiti soprattutto da una Cookie sempre più in forma smagliante.

Voto: 7½

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

4 Risposte

  1. Attilio Palmieri scrive:

    Praticamente nulla da aggiungere a questa bellissima recensione, che ha anche il merito di inquadrare Empire nel suo contesto naturale, ovvero un ambiente molto più grande di quello della sola serialità televisiva, che dalla musica va al videoclip, dalla soap opera va alla sua messa a nudo. Soprattutto, Empire è oggi uno dei principali veicoli di rappresentazione e autorappresentazione della cultura black, che prende e dà senza soluzione di continuità immagini, iconografie, slogan e mode.
    Oggi tutti i produttori televisivi americani sognano il “nuovo Empire”, tanto quanto stanno (forse oggi un po’ meno che qualche anno fa) cercando il nuovo Mad Men, sperando di trovare un nuovo The Walking Dead o l’erede di Game of Thrones.
    Sì, Empire è stato the biggest thing di questo anno e mezzo televisivo, quantomeno per la televisione in chiaro, che poi sotto certi punti di vista è quella che conta più di tutte, dove ci sono i grandi numeri, dove gli inserzionisti pubblicitari investono di più.
    In sostanza, tutti vedono Empire, o almeno tutti quelli che contano, perché la serie è stata la seconda scripted series più vista in USA nella fascia demografica 18-49 – dopo The Big Bang Theory – e primo drama in assoluto.
    Empire è visto dalla gente che compra, che acquista, da quell’America che in questi anni cambierà il volto e la cultura della Nazione. Empire in questo cambiamento ci è entrata in pieno e di questo cambiamento è parte integrante.

     
  2. Genio in bottiglia scrive:

    Finito solo adesso. Empire è un Revenge 2.0, intriso di cultura black e di hip hop. Prodotti del genere si spengono quando non riescono più a inseguire i loro stessi colpi di scena. Ma fino a quel momento, W Empire! Cookie Lyon ha, nella mia personalissima classifica per la “best serial milf”, soppiantato Alicia Florrick. Bella recensione.

     
  3. Genio in bottiglia scrive:

    Dimenticavo: pur non essendo un amante del genere, devo ammettere che il lavoro fatto sulla colonna sonora originale è impressionante. Per molti pezzi, ho continuato a domandarmi se fossero originali o meno …

     
  4. Boba Fett scrive:

    Ma sì, Empire si lascia guardare, non impegna più di tanto e intrattiene piacevolmente esattamente come faceva Dallas 40 anni fa.
    Certo, siamo davanti ad un’opera pop che sceglie di evitare certi temi ancora oggi piuttosto scottanti, preferendo concentrarsi principalmente sul chiassoso e divertente egocentrismo dei suoi personaggi e per questo, contrariamente a quanto sostiene Attilio, secondo me Empire non è particolarmente rappresentativa degli afroamericani (basta gettare un’occhiata ai testi delle canzoni per rendersene conto) o almeno di buona parte di loro. Sappiamo benissimo che anche il pop può e sa far riflettere, ma in questa serie l’unico argomento spinoso affrontato è l’omosessualità di Jamal, che, non a caso, è anche il carattere meglio disegnato, quello più stabile, mentre attorno a lui più o meno tutti si tirano i capelli saltando da una posizione all’altra (uno dei due showrunner è gay dichiarato ed è black).
    Comunque, ripeto, show godibilissimo che in questa seconda stagione ci ha regalato momenti cult come quando nonna Lyon sveglia Lucious nel cuore della notte per fargli mangiare le torte dell’infanzia…

     

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