Game of Thrones – 6×03 Oathbreaker

Game of Thrones – 6×03 OathbreakerGame of Thrones ci ha sempre abituati a morti eccellenti e ricche di conseguenze nella complessa trama che caratterizza lo show; con Jon Snow gli autori hanno voluto cambiare strategia, attribuendo a questo evento tragico una serie di ripercussioni che per la prima volta interessano direttamente il personaggio trapassato, ma non solo. 

Per questo, chi si è avvicinato a “Oathbreaker” con la curiosità di conoscere il fato di Jon Snow si sarà accorto che l’episodio nasconde molto altro, utilizzando l’ex lord commander come paradigma per leggere tutti gli altri protagonisti della puntata. “Oathbreaker” si presenta con una struttura circolare, aprendosi con la morte che diventa vita (quella di Jon Snow) e chiudendosi con la vita che diventa morte (quella di Alliser Thorne e degli altri traditori) e all’interno di questo ciclo di eventi, che sembrano annullarsi, troviamo quello che è il tema principale della puntata, cioè la riflessione su un presente doloroso, diviso tra un passato fallimentare e un futuro pieno di aspettative. Jon Snow incarna alla perfezione questo tema, riuscendo in cinquanta minuti a fare un viaggio complesso: le scelte che ha fatto in passato lo hanno portato alla morte, ma non sono riuscite comunque a togliergli la speranza di un futuro migliore. Il suo tornare in vita lo porta a farsi delle domande e a mettere in dubbio il ruolo che ricopre in quel momento: tutti gli sforzi del passato non hanno portato a niente, ma la speranza è ancora viva insieme a lui; Jon Snow è l’incarnazione della speranza che da un passato pieno di errori si può uscire vincitori e più forti di prima.

Afterwards, after they stabbed you, after you died, where did you go? What did you see?
– Nothing. There was nothing at all.

Game of Thrones – 6×03 OathbreakerQuesto segmento è importante anche per il racconto che lui fa della morte: quando Melisandre gli chiede cosa abbia vissuto nell’aldilà, Jon conferma di non aver visto nulla, minando tutte le convinzioni della donna in fatto di dei e oltretomba. Gli scorsi episodi sono stati importanti perché i poteri tradizionali hanno iniziato a vacillare a causa delle nuove realtà, anche religiose – come i Figli dell’Arpia o il culto di cui è a capo Alto Passero – che hanno preso piede distruggendoli pezzo per pezzo; in questo caso Jon Snow ci fa capire che i principi religiosi sui quali si basano sono tutti senza fondamenti, mettendo questi nuovi gruppi alla stregua delle famiglie reali che vogliono distruggere. Se i Re di un tempo non riescono più a mantenere il controllo e i nuovi gruppi non sono legittimati dagli Dei, tocca a qualcun altro prendere le decisioni giuste per governare il mondo, posizione che solo chi è veramente speciale può occupare. L’abbandono nel finale di Jon Snow ha senso se letto in questa prospettiva, come se si fosse reso conto di quanto lui sia speciale e che possa essere più utile fuori dal castello che dentro le sue mura.

Game of Thrones – 6×03 OathbreakerAnche Samwell Tarly si trova in una situazione simile a quella dell’amico: lo scontro con alcuni guardiani della notte in “The Gift“, esperienza che lo ha portato vicino alla morte, gli ha fatto prendere coscienza di sé e del fatto che lo scopo della sua vita è altro rispetto all’impugnare una spada e combattere contro un nemico che lo vedrebbe sconfitto senza fatica. Il suo tormentato viaggio in mare è metaforico prima che fisico, così come lo sono il dolore e la nausea che prova sballottato da un mare in tempesta. Il cambiamento e l’allontanamento da un luogo pericolosissimo, ma allo stesso tempo sicuro perché molto circoscritto e lontano – almeno in questo momento – da cambiamenti giornalieri, lo fanno entrare in crisi perché deve, per prima cosa, domandarsi cosa sia lui oltre ad un guardiano della notte, senza particolari capacità se non una grande dose di coraggio.

You won’t be an old man in a tree. But before you leave, you must learn everything.

Game of Thrones – 6×03 OathbreakerUna nuova consapevolezza di se stessi è ciò che lega tutti i protagonisti di questo episodio e di conseguenza anche Bran Stark, che però sembra un po’ più avanti rispetto agli altri: il ragazzo è nello step successivo a quello del fratello Jon Snow, si è già accorto che il suo scopo era altro rispetto al rimanere paralizzato e fermo per sempre in un letto e il suo viaggio alla ricerca di risposte è già in uno stato avanzato. L’incontro con la personificazione del corvo a tre occhi lo mette di fronte a diverse scoperte e ad altrettante domande. Le parole del corvo sono ancora fumose e il motivo della visione è ancora incerto, ma tramite questo viaggio spazio-temporale Bran è riuscito a vedere un passato che è anche suo e che fa parte anche della sua storia, delineando quello che sarebbe stato il suo futuro. Il comportamento poco eroico del padre, che gli avrebbe raccontato un finale diverso rispetto a quello reale, lo mette in difficoltà e gli fa dubitare di quella figura che anche la morte tragica gli aveva permesso di idealizzare. Il ragazzo, però, impara una grande lezione: il passato non può essere cambiato, ma solo visto e ricordato senza potersi intromettere; il compito di ogni essere umano è quello di intervenire sul futuro, di capire la migliore strada possibile e di intraprenderla, come stanno facendo tutti i protagonisti di “Oathbreaker”.

Game of Thrones – 6×03 OathbreakerAnche Daenerys si trova in un momento di grandi cambiamenti: tutti gli sforzi fatti in passato hanno portato ad un presente di quasi schiavitù, mettendo in dubbio le conquiste maturate in cinque stagioni. A differenza degli altri personaggi dello show, la madre dei draghi sa benissimo di cosa sia capace e quale sia il suo destino, ed è per questo che combatte con tutte le sue forze dall’inizio. Tuttavia qualcosa deve essere andato storto e il suo cammino per scoprirlo deve ancora iniziare. Nei suoi occhi non si legge mai un momento di cedimento, neanche nelle situazioni peggiori: sarà solo questione di tempo prima che la fortuna torni dalla sua parte, come è già successo in passato, e per questo la sua storyline è quella con meno pathos rispetto alle altre, proprio per la grande fiducia in se stessa di questo personaggio – la più consapevole e per questo la più pericolosa.

– If a girl is truly no one, she has nothing to fear. Who are you?
– No one.

Game of Thrones – 6×03 OathbreakerAnche il percorso di Arya si rifà al tema principale dell’episodio: così come Daenerys, anche la giovane Stark si trova in un momento di grande difficoltà, in cui tutti i progressi fatti in passato sono stati cancellati con un improvviso colpo di spugna. La ragazza sta affrontando gli errori che ha commesso, subendo una punizione esemplare (la cecità), che le rende offuscato il giudizio. Deve fare affidamento solo su se stessa per seguire il percorso che la porterà verso la crescita; così come succede al fratello Jon, anche Arya prova l’esperienza di una seconda vita, tornando a vedere, abbandonando il suo nome e rinascendo in modo definitivo. Quello di abbandonare una disabilità (la cecità, la paralisi – anche se in sogno – e perfino la morte) per poter progredire è un altro tema di “Oathbreaker”, che prende i tre fratelli Stark e li mette nella posizione di abbandonare le loro caratteristiche umane (la morte, il nome e il contatto con la realtà) per far uscire le loro potenzialità e quindi comprendere che il destino potrebbe avere grosse sorprese in serbo.

The Crown and the Faith are the twin pillars of the world.

Game of Thrones – 6×03 OathbreakerAnche se sarà ricordato per la resurrezione di Jon Snow, “Oathbreaker” è importante anche perché mostra il primo scontro faccia a faccia tra Re Tommen Baratheon e Alto Passero: vediamo i due grandi poteri che si scontrano, da una parte quello tradizionale incarnato dal giovane Re, dall’altra quello nuovo che sta cercando di sovvertire gli equilibri che per centinaia di anni sono rimasti intatti. Questo scontro non poteva non portare alla sconfitta di Tommen, ma non conduce neanche alla vittoria del culto rappresentato da High Sparrow. La situazione è di stallo proprio perché la corona e la fede, i due pilastri che sorreggono il mondo, sono entrambi destinati a soccombere, il primo perché logorato dal suo interno, il secondo perché basato su qualcosa che non esiste, come l’esperienza nell’aldilà di Jon Snow ci ha mostrato. È compito dell’uomo, quindi, capire quale strada intraprendere, senza affidarsi a poteri o culti destinati a cadere nel più rovinoso dei modi.

“Oathbreaker”, pur non essendo uno degli episodi più coinvolgenti di Game of Thrones, è riuscito ad affrontare alcuni temi in modo buono e ha sviluppato certi eventi come non ci saremmo aspettati. La morte di Jon Snow e il suo tornare a vivere non è solo una grande operazione per stimolare la curiosità dei fan, ma va in profondità molto più di quanto non ci saremmo aspettati. Il terzo episodio della sesta stagione non verrà ricordato solo per questo, ma anche perché ha portato i protagonisti dell’episodio a fare un profondo esame di coscienza per la prima volta dopo tanto tempo, che li porterà verso un futuro diverso da quello che si erano prefissati solo una manciata di episodi fa. La nuova consapevolezza di Jon Snow, Arya, Bran e Daenerys li condurrà verso grossi cambiamenti nel futuro, che vedono in “Oathbreaker” il loro punto di partenza.

Voto: 8 –

Nota
Qui i punteggi del nostro Fanta-Game of Thrones relativi a quest’episodio.

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

14 Risposte

  1. Giacinto Portato scrive:

    Ennesima recensione che trae paralleli e conclusioni con sicumera certezza su elementi effimeri o inventati di sana pianta. Perche’ Jon Snow ha lasciato la posizione di comandante? Per affrontare la sfida del futuro, per sfiducia nel passato, per semplice rammarico di scelte sbagliate, perche’ nell’aldila’ faceva freddo? Non lo sappiamo, perche’ Jon lo dice ne’ lo fa capire. Alto Passero e Tommen sono destinati a soccombere assieme ai poteri che rappresentano (corona e fede)? Forse. O forse no. O forse domani piove. Gli dei stanno perdendo il controllo e tocca ad altri, speciali, prendere le decisioni? O bella, perche’? Quando i 5 Re se le davano di santa ragione decidevano gli dei o gli speciali? Probabilmente il recensore ha dato una sbirciata al canovaccio delle puntate che ci aspettano per capire tutto questo. Oppure ha letto telepaticamente la mente degli autori. Consiglierei all’autore di recensire quello che passa il teleschermo ed evitare voli pindarici con l’immaginazione.

     
    • Davide Canti scrive:

      Ciao Giacinto Portato. Nonostante la dura critica nei miei confronti, ti ringrazio comunque perché anche i feedback di questo tipo servono. Sfortunatamente non ho contatti con gli autori di GOT e non ho idea di quello che ci vorranno mostrare in futuro. Anche la certezza che dici di trovare nelle mie parole ti assicuro che non c’è, anzi! Quello che hai letto è solo una chiave di lettura per la puntata, sicuramente una delle tante. Più che dare una spiegazione del perché abbia scritto quello che ho scritto, mi sarebbe piaciuto discutere con te del soggetto della recensione, ma con il tuo commento che va così sul personale, mi è stato impossibile farlo.

       
      • Giacinto Portato scrive:

        Una qualsiasi chiave di lettura parla di quel che si e’ visto sullo schermo, con interpretazioni sul significato. Dire che Tommen e’ destinato a cadere e’ una profezia non una interpretazione, o un desiderio di quelli che ti aspetteresti in un fanforum, non in una recensione. Discutere degli elementi fattuali di una recensione mi sta bene, discutere di elementi immaginari non mi interessa. E qui ve ne sono parecchi.

         
  2. Anna scrive:

    Devo ammettere che questa recensione mi ha deluso un po’, decisamente lontana dai vostri standard, molto filosofica, ma priva di contenuto “tecnico” su quanto visto in video.
    Non una parola sul tanto atteso flashback alla Torre della Gioia, dove abbiamo visto un Ned Stark decisamente meno onorevole del solito, non una parola su qualche ipotesi di scenario, sul colpo di scena del ritorno di Rickon.
    Insomma al di là dell’episodio circolare relativo al significato del titolo, ci sarebbe tanto altro da dire.
    Per esempio dove vanno a parare le trame di King’s Landing? Quella di Daenerys sta andando verso una scontata evoluzione, a giudicare dal promo della prossima puntata, ho l’impressione che dopo le prime due puntate col botto, questo episodio compassato ci mostri come tra lo snellire i complessi libri di Martin e il semplificarli eccessivamente, passi un sottile filo.

     
    • Davide Canti scrive:

      Ciao Anna. Mi dispiace che tu sia rimasta delusa dalla mia recensione. So benissimo che Seriangolo ospita autori eccellenti, molto più preparati di me, anche sull’argomento GOT, fatto che non può che spronarmi a fare sempre meglio. Per quanto riguarda lo spazio troppo esiguo che ho dedicato al flashback e il ritorno di Rickon, ti posso dire che in questo momento del racconto mi è sembrato più importante parlare di altro e non di eventi che saranno importanti per la trama della serie, ma più avanti. Ho dovuto fare una scelta, secondo te sbagliata. Da non lettore dei libri ho preferito concentrarmi su un certo tema, senza sapere a cosa i libri di Martin hanno dato più importanza e a cosa ne daranno.

       
  3. Snaporaz scrive:

    A me è piaciuta. I voli pindarici e le interpretazioni ci stanno nelle recensioni. Si può anche non essere d’accordo sulle conclusioni, ma teorizzare sulla trama non dispiace. E poi è ben scritta. Ci sono numerosi saggi, di autorevoli critici, su opere di Shakespeare che parlano del perché Riccardo III sia così crudele; se Macbeth è davvero così spietato; se Amleto è pazzo o meno; se Falstaff si è trombato o no Enrico IV. Divertiamoci pure con Jon Snow e gli altri.

     
  4. Anna scrive:

    Ciao Davide e grazie della risposta. Mi rendo conto la tua sia stata solo una scelta stilistica e va bene, semplicemente mi aspettavo una analisi diversa. L’opinione dei non lettori e’ ugualmente importante perché ci dà punti di vista che noi lettori non abbiamo, quindi ben venga la tua e alla prossima. A differenza di Jon la nostra guardia non è finita! 😉

     
  5. Fra scrive:

    A me non è parso che la risposta di Jon abbia minato la fede di Melisandre, semmai il suo ritorno in vita le ha fatto trovare la speranza di un nuovo campione secondo profezia.

     
  6. MIchele scrive:

    C’è una cosa che non mi è piaciuta in questa puntata: ci sono troppe storia, troppo spezzettate. Era così anche nelle due precedenti, ma speravo che a questo punto iniziassero degli archi narrativi più lunghi, in modo da essere più coinvolgenti. Invece, ho l’impressione di aver assaggiato tante cose buone, ma che poi sia mancati tutti i piatti principali!

     
  7. Luigi Podesta' scrive:

    Forse il recensore e’ troppo buono nello sforzarsi di trovare un tema comune alle varie storyline della puntata pero’ ormai per gli autori c’e’ poco da fare : o spezzetti le varie trame dando allo spettatore un forte senso di frammentazione della storia oppure condensi una puntata al max su due personaggi rischiando pero’ di perdere la consecutio temporis dei vari eventi.Sono purtroppo lontani i momenti della trama in cui , per esmpio, quello che succedeva a sud andava a influenzare i personaggi che stavano a nord nella scena successiva.

     
  8. Pogo scrive:

    Robaccia allo stato puro.

    Poi Rickon e Osha che anziché essere a Skagos sono in giro per le terre del nord a bighellonare, non si può vedere… con Shaggydog ucciso come se nulla fosse… (il più violento di tutti i Direwolf della saga)…

    Non serviva scomodare un mastodontico capolavoro come A Song of Ice and Fire per fare una soap opera…

     

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