Game of Thrones – 6×04 Book of the Stranger 21


Game of Thrones - 6x04 Book of the StrangerIl Book of the Stranger è una delle sezioni della Stella a Sette Punte – testo sacro del culto professato dal Credo Militante (e dalla maggioranza degli abitanti di Westeros) –, dedicata appunto allo “Sconosciuto”, ovvero il bistrattato Dio della morte e dell’ignoto alla cui figura sono associati soprattutto i reietti e gli ultimi.

Oltre a dare il titolo all’episodio, il libro è citato nella sequenza posta esattamente al centro della puntata, come a volerne rappresentare il punto focale. Effettivamente non è difficile scorgere in questa scelta la volontà di individuare un qualche fulcro tematico, un filtro attraverso il quale osservare ed interpretare le diverse storyline che si susseguono, per una volta, con crescente coinvolgimento da parte dello spettatore.

Protagonisti di questo episodio sono infatti gli outsider, gli emarginati, gli (apparentemente) sconfitti, che inaugurano, ognuno con i propri mezzi e per i propri scopi, un nuovo corso nella politica dei continenti. In questo contesto sono i deboli per eccellenza, ovvero le donne, ad emergere in particolare come figure dominanti e sicure di sé, accostate a uomini che al contrario si lasciano sopraffare dalle proprie debolezze o si limitano a svolgere il ruolo di meri “assistenti”.

“You are small men.”
Essos

Game of Thrones - 6x04 Book of the StrangerQuello di regina – o ancora meglio Khaleesi – per Daenerys Targaryen non è mai stato soltanto un titolo, probabilmente nemmeno un ruolo (con tutto ciò che comporta rivestirlo), ma soprattutto un atteggiamento che in fondo poco ha a che fare con l’arte del governo e che dunque, nel lungo periodo, non ha portato alla maggioranza dei suoi sudditi né la pace né la totale libertà. Un fallimento che si è fatto ancora più evidente con l’arrivo di Varys e Tyrion, dando così piena legittimità  e integrando consapevolmente nella narrazione le critiche che vedevano nel suo story arc la parabola del “salvatore bianco“.  Si tratta di uno sviluppo che sulla carta è molto interessante, addirittura inedito, specie se consideriamo che Game of Thrones rimane comunque un prodotto di stampo fantasy.
Al di là delle buone intenzioni  – e complice uno stiracchiamento temporale portato davvero al limite –, sullo schermo tutto questo si è però tradotto in puntate e puntate di riunioni, udienze con schiavisti e popolani, e in una parola: noia, noia, noia. “Book of the Stranger” arriva quindi come un fulmine in un cielo così sereno da essere diventato ormai monotono e insostenibile: l’occasione, da un lato, per mettere concretamente a frutto queste tematiche e, dall’altro, fare uscire (si spera definitivamente) la storyline di Slaver’s Bay dal pantano in cui si era cacciata.

Ci volevano, infatti, i Dothraki per darci un assaggio della Dany a cui ci eravamo affezionati, e nel cui carisma da leader nonché nelle uscite sempre molto teatrali risiedeva gran parte del fascino della serie. L’epica sequenza finale ci ricorda di cosa è capace l’ultima erede dei Targaryen quando decide di vestire davvero i panni della breaker of chains, piuttosto che ripetere una lista di titoli ormai svuotata di forza e significato, diventata perfino una barzelletta tanto all’esterno quanto all’interno della serie. La sua maestosità emerge ancora più forte se confrontata con le figure di Jorah e Daario, qui volutamente ritratte come piccole piccole, ai limiti del ridicolo: protagonisti in questo episodio di una specie di buddy comedy in salsa fantasy, i due finiscono per dare un contributo soltanto marginale alla missione di salvataggio, dimostrandosi inoltre deboli (Jorah) o vanesi (Daario).
Sebbene ritornare alle origini in maniera così scoperta, tanto da proporre una versione riveduta e corretta del finale della prima stagione, lasci sicuramente spazio a delle perplessità sul piano della trama quanto dello sviluppo del personaggio, un déjà vu era forse ciò di cui avevamo più bisogno per ritrovare fiducia ed interesse in questa parte dell’universo martiniano. D’altro canto Game of Thrones ha recentemente dimostrato di non essere la serie più adatta a creare brillanti character study, ma se eleviamo in un certo senso allo status di personaggio il mondo, o meglio, i tanti piccoli mondi costruiti con cura nel corso di questi sei anni, l’episodio dimostra che realizzare un’analisi ragionata e coinvolgente delle dinamiche in gioco è ancora possibile, perfino ad Essos, dove le cose stanno iniziando a muoversi ma soprattutto a intrattenere e stimolare la discussione del pubblico.

Game of Thrones - 6x04 Book of the StrangerIn questo senso è Tyrion a giocare un ruolo fondamentale, mettendo finalmente al servizio degli abitanti di Meereen quelle doti da statista che avevano fatto di lui uno dei personaggi più amati della saga. Il vero elemento di interesse, però, è dato dal confronto con Missandei e Verme Grigio, che offre l’opportunità di affrontare direttamente il problema del white savior finora soltanto sottinteso. Il pragmatismo dello straniero si scontra con l’esperienza dei due ex-schiavi, dando forma ad una questione morale che investe anche lo spettatore. La rappresentazione di questo dilemma avviene in maniera equilibrata, senza eccessi didascalici: ad esempio la scelta di mostrare ripetutamente i problemi di Tyrion con il valiriano non è soltanto un comic relief, ma un modo per rendere palese il gap che divide le due parti. Il successo della storyline va dunque considerato su due livelli: quello dell’avanzamento del plot in maniera coerente con i personaggi e nel contesto di riferimento nonché quello della riflessione che è in grado di generare, inserendosi con maturità in un discorso di carattere morale molto complesso.

 

“I want you to help me, but I’ll do it myself if I have to.”
Westeros

Game of Thrones - 6x04 Book of the StrangerNon è soltanto Dany a tornare alle origini: lungo tutto l’episodio la sensazione è quella di  assistere a una versione di Game of Thrones che avevamo quasi dimenticato, uno show che finalmente non si limita a “mostrarci” i personaggi come se questo fosse un passaggio obbligato, ma che invece li inserisce in un sistema ben strutturato fatto di strategie, giochi di potere e rapporti umani complessi. Ecco che anche Littlefinger, artista di piani elaborati e macchinazioni, riappare sulla scena dopo un’assenza prolungata, in un segmento che ha una sua ragion d’essere non soltanto per gli evidenti sviluppi futuri sul piano della trama ma anche nel quadro della (ri)creazione di una precisa atmosfera, molto più familiare ai fan della serie rispetto ai numerosi siparietti di dubbia utilità ed interesse che hanno costellato le prime puntate di questa sesta stagione (ricordate tutti Tyrion, Missandei e Verme Grigio che discutono di giochi alcolici, vero?). Perfino l’ennesimo discorso di Alto Passero risulta stavolta più digeribile, grazie al coinvolgimento di una straordinaria Margaery Tyrell: un’altra donna che si rifiuta di cedere, un’altra donna che, nel ritrovare il proprio fratello, si scontra con una figura molto più debole della sua.

Game of Thrones - 6x04 Book of the StrangerSe c’è un altro tema comune in “Book of the Stranger”, questo è, infatti, il ricongiungimento di alcuni personaggi che non vedevamo insieme da molto tempo. Ovviamente conquista l’attenzione (e il cuore) del pubblico la reunion dei fratelli Stark, alla quale, visti i precedenti, ci saremmo aspettati di assistere soltanto molto più in là. Invece Benioff e Weiss fanno la scelta migliore, dando finalmente un senso alle modifiche portate avanti rispetto al testo originale di George R.R. Martin e mettendo in scena un incontro che risulta inevitabile, spontaneo e soprattutto giusto. Colpisce anche la capacità di mostrare in maniera efficace e con poche pennellate l’evoluzione dei due personaggi coinvolti e del loro rapporto, attraverso un confronto che, ancora una volta, vede la parte femminile sovrastare quella maschile, ma con una tenerezza che solo la famiglia Stark può ancora dimostrare di possedere in questo contorto universo narrativo. Piccoli dettagli fanno la differenza, come ad esempio la scelta di lasciar leggere a Sansa la parte della lettera che la riguarda più da vicino, senza vergogna o timidezza, strappandola dalle mani di un Jon Snow che comprensibilmente fatica a considerarla pronta per questo genere di cose. Eppure è lei a prendere l’iniziativa di riconquistare Winterfell, ancor prima che le minacce di Ramsay raggiungano Castle Black: non è più tempo di difendersi, o di fuggire – come vorrebbe fare Jon –, ma è ora di attaccare.

Questa convinzione è condivisa da una donna altrettanto determinata, a sua volta circondata da uomini per nulla risoluti. Accompagnata da un Jaime ormai ridotto a lacchè, Cersei manipola il figlio Tommen con estrema facilità e riesce ad imporre il proprio piano anche sull’ormai irrilevante Kevan Lannister. Il cambiamento innescato dalla morte di Myrcella e dalla Walk of Atonement non ha portato ad una resa, ma piuttosto ad una presa di coscienza che le ha insegnato ad essere paziente e razionale. Il risultato, impensabile per la vecchia Cersei, è la collaborazione con il nemico allo scopo di raggiungere un bene comune: un’altra cospirazione che ci riporta con la memoria ai fasti della serie e che, incidentalmente(?), consegna le chiavi della stanza dei bottoni a due donne forti e vendicative. Che sia questo l’inizio di una nuova fase in Game of Thrones, dominata da quello che l’episodio ci tiene a non identificare come sesso debole?

Game of Thrones - 6x04 Book of the StrangerSe anche Yara, magari grazie all’aiuto che il revidivo Theon ha promesso di offrirle, riuscirà a conquistare il trono delle Isole di Ferro, questo potrebbe essere il segno di una nuova era nel continente occidentale e non solo, oltre che un nuovo corso per la serie. La vecchia generazione di regnanti è ormai scomparsa, e forse lo show vuole dirci che è arrivato il tempo per le donne di prendere il comando. Anche gli sguardi di Tormund, colpito dalla fierezza di Brienne, sembrano star lì a simboleggiare un cambio di rotta, un ribaltamento della tradizione che potrebbe passare proprio da mani femminili. Ma meglio non farsi troppe illusioni: la morte di Osha per mano di Ramsay, e in quelle precise circostanze, ci ricorda che la strada è lunga e difficile. Anche se morire da donna libera, in fondo, è meglio che vivere in catene.

“Book of the Stranger”, in conclusione, è un episodio di Game of Thrones come non se ne vedeva da tempo, scritto e diretto con un obiettivo che non fosse prendere tempo, ma dare valore all’esperienza dello spettatore. A prescindere dai colpi di scena e dai momenti più spettacolari, è una puntata ben costruita ed avvincente, che per una volta rende difficile trovarle dei difetti.

Voto: 8

Qui i punteggi del Fanta-GOT relativi all’episodio.

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Informazioni su Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.


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21 commenti su “Game of Thrones – 6×04 Book of the Stranger

  • Genio in bottiglia

    Puntata molto bella, recensione puntuale. Non so se rappresenti un cambio di marcia nei ritmi della narrazione o semplicemente una di quelle puntate nelle quali accadono molte cose che ci sono sempre state. Comunque vedere Danaerys emergere dalle fiamme, o l’abbraccio tra Sansa e Jon, è stato appagante.

     
  • magicblack

    ““Book of the Stranger”, in conclusione, è un episodio di Game of Thrones come non se ne vedeva da tempo, scritto e diretto con un obiettivo che non fosse prendere tempo, ma dare valore all’esperienza dello spettatore. A prescindere dai colpi di scena e dai momenti più spettacolari, è una puntata ben costruita ed avvincente, che per una volta rende difficile trovarle dei difetti.”

    Sottoscrivo, condivido e ri-condivido all’infinito. Sono rimasto estasiato da questa puntata, finalmente sono stato rapito (di nuovo) da quella che rappresenta la mia serie preferita. La reunion degli Stark è stata qualcosa di perfetto e molto emozionante. Sono d’accordissimo che si è avuto un piacevole ritorno al passato, con una puntata che sembra appartenere più alle stagioni precedenti piuttosto che a questa “strana” sesta stagione, dove tutto accade per “prendere tempo”. L’unico difetto che ho notato è la ripetitività della storyline di Daenerys (speriamo che adesso ci sia una bella svolta nella storia) e degli effetti speciali davvero poco “speciali” molto “finti”. Per il resto, assolutamente e indiscutibilmente, la miglior puntata della stagione. Game of Thrones è tornato!

     
  • Boba Fett

    Un gesto semplice come un abbraccio che riesce a farci piangere come una fontana e una figura che emerge dalle fiamme che ha la stessa potenza di quel “Dracarys!” urlato molto tempo fa… Maestoso!

     
  • Michele

    La recensione e’ interessante, Francesca, perche’ non avevo pensato alla puntata con la tua chiave di lettura. Ripensandooci, sono rimasto dell’avviso che la puntata sia debole e soffra di un eccessivo spezzettamento, cosa che orami e’ diventata un grosso problema per questa stagione di GoT.

    L’evento piu’ importante era il ricongiungimento di Jon e Sansa. E’ la prima volta che due membri della famiglia Stark si ritrovano da quando e’ cominciata la diaspora. Tutti e due non si vedono da anni e ne hanno viste di cotte e di crude (matrimoni, intrighi, battaglie, uno e’ pure morto…). Mi sarei aspettato che a la carrambata prendesse molto piu’ tempo. Invece e’ successo tutto in un batter d’occhio, per esempio la lettera di Ramsay che fa in modo che i due decidano subito su che percorso mettersi. Sarebbe stato piu’ interessante lasciarli navigare per un po’ nei loro sentimenti, nei loro dubbi, nei loro errori (ricordiamoci che questo casino e’ stato innescato da Sansa che ha spifferato a Cersei le mosse di Ned per riportare le figlie a casa – Sansa deve avere un senso di colpa enorme, soprattutto davanti a Jon, che e’ suo fratello).

    Per il resto, non mi convince neanche la parte di Danaerys. L’altra volta il fuoco era stato un punto di svolta, aveva fatto nascere i draghi, era stato un evento soprannaturale ed eccezionale. Ora stiamo dicendo che lei e’ immune al fuoco sempre? Va bene, allora la guerra la vince lei facile, anche da sola, basta che brucia tutto. A meno che altri personaggi sviluppino altri poteri magici. In effetti, anche Jon Snow e’ risorto dai morti. Chi e’ il prossimo supereroe? E comunque, che fine ha fatto il drago che l’ha portata dai Dotraki? E perche’ l’ha lasciata proprio li’, di tutti i posti?

    La storia di Theon e’ irrilevante. Tyrion e Varis pure non si capisce bene che ci stiano a fare e quale legittimita’ abbiano e soprattutto, chissenefrega dei dibattiti sulla schiavitu’. Ramsey e’ diventato il nuovo Jeoffrey, questo e’ chiaro, l’unica domanda e’ quale dei suoi tanti nemici lo uccidera’.

    Sono d’accordo che quello che succede a Kingslanding e’ piu’ interessante. Ed e’ positivo anche il ritorno di Littlefinger, magari puo’ servire a dare un po’ di interesse alla storia.

    Ripeto, pero’, il problema principale e’ che fanno vedere troppe storyline. Dovrebbero diminuirne il numero per puntata, e dare meno spazio a quelle che hanno meno interesse al momento (tipo Theon e, in questo momento, Tyrion, oltre che ridurre Danaerys).

     
    • Francesca Anelli L'autore dell'articolo

      Ciao Michele!
      Ti dirò, io sono la detrattrice numero 1 di GOT e la questione della frammentazione è una delle cose che più mi infastidisce, quindi posso capire perfettamente il tuo punto di vista. Non condivido però le riserve su questo episodio nello specifico, perché secondo me, a differenza degli altri, non ci sono momenti davvero inutili o poco incisivi. Non sappiamo dove ci porterà il filone Greyjoy, ad esempio, ma il confronto tra Yara e Theon è stato costruito in modo tale da non farci sentire il peso di stare assistendo a qualcosa di, almeno per il momento, sostanzialmente inutile. Sono la prima a dire che forse Benioff e Weiss avrebbero dovuto gestire diversamente il materiale di Martin (lo dico da non-lettrice), ma nel contesto di una serie che ormai ha questa struttura e difficilmente potrà cambiarla, mi sembra che gli autori abbiano fatto il meglio possibile per dare dignità ad ogni segmento.

      Sulla questione Stark: pensa che io la vedo esattamente al contrario. Star lì a farli “navigare nei loro dubbi” secondo me era la scelta peggiore, perché GOT ha dimostrato, ad esempio settimana scorsa ma anche con la storyline di Dany a Essos, che non è proprio il suo forte fare “studi sui personaggi”. Oltretutto non ne vedo il bisogno in questo caso: Sansa è sicura di ciò che deve fare (e viste le condizioni non ci sono molte altre alternative) e per un personaggio come Jon sarebbe stato del tutto out of character farlo partire fregandosene di ciò Ramsay avrebbe potuto fare a Bruti e Night’s Watch. Insomma, c’era poco su cui riflettere, secondo me. Ho apprezzato il fatto che abbiano tolto il dente senza tirarla per le lunghe, e in tempi del genere, c’è poco da crogiolarsi nel dolore o la gioia di essersi rivisti.

      Su Dany: altra cosa che non condivido è lo scandalo per la sua immunità al fuoco. Non ci vedo niente di assurdo 1) perché di tutti i cambiamenti apportati al testo originale (e nei libri in realtà, a quel che ho capito, non si parla direttamente del problema, ma è stato Martin a farlo in un’intervista) questo mi pare secondario 2) non è che essere immuni al fuoco significa incendiare ogni cosa per vincere: è immune solo Dany, mica tutto il suo esercito. Stiamo parlando di un universo fantasy, dove esiste la magia, quindi non vedo perché questo “potere” risulti poco credibile.
      E per quanto riguarda Tyrion e Varys mi sembra che l’episodio spieghi molto bene cosa ci stanno a fare lì, al di là della questione morale legata alla schiavitù. Dany non è un’abile regina, mentre Tyrion sa come governare e finalmente questa cosa ci viene mostrata. Dopo tanto tempo GOT ricomincia a parlare di potere, manipolazioni, compromessi…mi pare che sia quello che ha sempre saputo fare meglio, no?

      Lo so, la dispersione c’è, non se ne andrà. E GOT non è una delle più grandi serie HBO. Ma per quello che rappresenta e per il tipo di storia che racconta, mi pare si sia rimessa bene in carreggiata.

       
      • Michele

        Ciao Francesca!
        Grazie della risposta, molto ben argomentata. Sono d’accordo che lo studio dei personaggi non e’ la caratteristica migliore di GoT, per cui probabilmente avrebbero reso male Jon e Sansase lo avessero fatto. La mia delusione e’ legata al fatto che il loro ricongiungersi e’ un elemento “strutturale” di GoT. La famiglia Stark si e’ dispersa fin dalla prima serie. Da allora nessuno era sicuro di quello che sarebbe successo, alcuni sono morti, altri sono andati in tutti gli angoli del mondo. GoT ha lavorato molto bene sul fatto di dirci “hey spettatore, non sono loro i buoni che vincono sempre, la famiglia invincibile e al di sopra della morte (vedi Falling Sky). Gli Stark perdono e muoiono, guarda Ned, guarda Rob, guarda Catylin, etc.”. Per cui non era scontato che qualcuno di loro si sarebbe rincontrato e nemmeno che sarebbero stati Sansa e Jon. Il fatto che succeda sviluppa e porta avanti delle storyline strutturali di GoT. L’incontro di due storie pilastro e’ percio’ un evento importante, molto piu’ importante delle altre cose che succedono nell’episodio, che spesso sono evoluzioni piu’ di corto respiro. Per esempio, Danaerys, che pure e’ un personaggio strutturale, ha gia’ visitato non so piu’ quante citta’, e’ gia’ stata sconfitta e disperata altre volte. E’ gia’ stata nel fuoco una volta. Ora vederla in catene nella citta’ dei Dotraki e’ solo l’ultima, in ordine temporale, disavventura che le capita. E’ important eper portare avanti la storia, ma non strutturale. Per questo avrei dedicato di piu’ a Jon+Sansa, anche a costo di farlo male, perche’ nell’economia del racconto e’ strutturalmente piu’ importante del resto.

        Quanto a Danaerys, il fatto che ora capiamo che e’ sempre invincibile con il fuoco mi fa chiedere: se ha questo potere, perche’ non e’ giia’ partita per Westeros a riconquistare il suo regno? Questo super-potere e’ venuto fuori solo adesso? Perche’? Come? Sai, se ce lo aveva gia’ prima, perche’ non e’ partita per Westeros con l’esercito che aveva tipo due stagioni fa?

         
        • terst

          Ciao, scusa se mi intrometto, ma volevo dire la mia sulla questione Daenerys!
          Se non è ancora partita per Westeros è prima di tutto perché una persona da sola, per quanto ignifuga, non è che possa fare molto contro degli eserciti…
          In più, le strade che ha percorso l’hanno portata sempre più lontana da Westeros, sia fisicamente che psicologicamente: perché ormai per lei hanno molta più importanza le vite delle persone per le quali e con le quali ha lottato, liberandoli dalla schiavitù, e con le quali ha svolto un precesso di crescita, rispetto a persone e terre di cui ha solo sentito parlare, che è cresciuta sentendo che le spettano di diritto ma con le quali personalmente non ha alcun legame.

           
        • Francesca Anelli L'autore dell'articolo

          Concordo con terst e aggiungo una cosa su Jon e Sansa: forse il minutaggio dedicato al loro ricongiungimento non è stato elevato, ma non ho avuto per nulla l’impressione di un evento passato in sordina… anzi, mi pare che nell’episodio a livello di importanza le storyline di Dany e dei fratelli Stark si equivalgano. Hai ragione nel dire che è un momento importantissimo per la storia, ma non so bene cosa avrebbero dovuto fare più di così.

           
      • Mxwll

        Esatto. Nei libri di Martin (che ho letto) non si dice mai nemmeno una volta che quello della pira funebre di Drogo, da cui Daenerys esce completamente illesa, è un evento eccezionale e per questo necessariamente irripetibile. Solo in cui caso, nei libri, abbiamo un indizio che Dany non sia completamente immune al fuoco di drago (che ha proprietà forse diverse dal fuoco normale, cosa che viene anche specificata riguardo la famosa distruzione della fortezza di Harrenal). L’indizio ci viene fornito quando nella fosse di combattimento di Meereen, durante i giochi per celebrare il suo matrimonio con lo schiavista (dal nome impronunciabile), Dany viene investita dalle fiamme di Drogon e riporta delle ustioni (comunque non gravi).
        A parte questo nulla nei romanzi lascia intendere che Dany non sia immune al fuoco. Se Martin ha tirato fuori la questione in un’intervista ha poca importanza, dato che la serie TV si base sui libri di Martin e non sulle sue interviste.
        Se Martin voleva lasciar chiaramente intendere che Daenerys non è immune al fuoco (in genere), avrebbe dovuto chiaramente specificarlo nei libri e non nelle interviste.
        Il fatto poi che nella serie TV non si mostri Dany con capelli bruciati o ustioni sul corpo si spiega piuttosto facilmente. Di certo avrebbe meno appeal, e il suo personaggio ne risulterebbe forse sminuito, mentre l’intento degli autori è evidentemente quella di associare a Dany un’immagine di potenza devastante e caratteristiche decisamente fuori dal comune, oltre a carisma e leadership.

         
  • Anna

    Complimenti, bella recensione.
    Aggiungo che la frammentarietà della serie è nulla a confronto di quella dei libri, dove storie e personaggi sono il triplo, e probabilmente lo stesso Martin si è un po’ incartato.
    Gli sceneggiatori hanno snellito tanto, troppo a tratti, ma hanno anche fatto bene a velocizzare alcuni passaggi (nei libri Tyrion non è ANCORA arrivato da Daenerys) e se fosse stato per Martin Jon e Sansa di certo non si sarebbero già incontrati.
    Per cui accettiamo di buon grado e attendiamo le prossime rese dei conti, perchè ce ne saranno parecchie.
    Unica preoccupazione: la nostra Dany non starà diventando un po’ pazzerella e fissata col fuoco come il suo papà?!

     
    • Mxwll

      D’accordo con te. Chi si lamenta della frammentarietà di GOT evidentemente non ha mai letto i libri. Dato il materiale di partenza, estremamente vasto, con un’infinità di personaggi (soprattutto secondari e per lo più inutili), trame e sotto-trame di cui ancora non si riesce a vedere la fine (se mai la si vedrà), ciò che hanno fatto Weiss e Benioff ha del miracoloso. Prima che l’HBO producesse la serie, per anni Martin è stato convinto che la sua saga non avrebbe mai avuto una trasposizione né cinematografica nè televisiva, in quanto perfettamente conscio degli enormi problemi che ciò avrebbe comportato.
      Eppure Weiss e Benioff ci sono riusciti. Certo GOT non è una serie perfetta ma non credo che avrebbero potuto fare tanto meglio di ciò che hanno fatto fino ad ora.

       
      • Pogo

        Ma per favore, quale miracolo. Benioff e Weiss manco il discorso da best man dovrebbero scrivere. Due incapaci.

        ASOIAF non è frammentata. È a POV. Che è una delle grandi qualità della saga.

         
    • Francesca Anelli L'autore dell'articolo

      Grazie!
      Da non lettrice quello che rimprovero a Benioff e Weiss è forse non aver provato ad osare di più con il formato, magari pensando a degli episodi tematici. Per il resto mi rendo conto che deve essere comunque molto difficile raccontare una storia così ramificata…

       
  • terst

    Bell’episodio, ma secondo me la serie aveva già “svoltato” dal secondo episodio di questa stagione: pur facendo parte della fazione dei “Sì ma il libro…”, per me essersi liberati dal fardello di dover seguire, seppur con le dovute libertà, la traccia dei libri e averne il costante raffronto, sta giovando assai alla serie, che ha riacquistato a mio parere ritmo e personalità, dopo un primo episodio che aveva rischiato di farmi perdere ogni speranza per questa serie.
    Però… c’è sempre un però. Forse mi sono distratto e me lo sono perso io, ma nelle negoziazioni con i signori di Slaver’s bay che cosa offre Tyrion in cambio della fine del supporto ai Sons of the harpy e all’abolizione della schiavitù? L’unica cosa che dice è che a Westeros non esiste la schiavitù e lui è più ricco di loro. Loro chiedono un rimborso per l’abolizione, e lui non concede neanche quello: in pratica, i termini mi sembrano essere voi smettete di finanziare i SoH e vi concedo 7 anni per abolire la schiavitù. Ma a me sembra che il coltello dalla parte del manico ce l’abbiano loro, hanno facilmente riconquistato il potere nella loro città, e con la guerriglia e senza sporcarsi le mani stanno rendendo le cose parecchio difficili a Mereen, e allora perché dovrebbero genuflettersi così? Per lo spauracchio dei draghi e di Daenerys? Mi sembra un po’ poco, mi è parso di essermi fatto affabulare dalla capacità oratoria di Tyrion, per poi rendermi conto che in realtà quella parte aveva poco senso.
    Poi magari, ripeto, mi smentirete e mi sono perso io qualcosa (avendo io l’attention span di uno scoiattolo cocainomane tendo a distrarmi frequentemente, guardare il cellulare e cose così e a volte mi ritrovo a perdere pezzi degli episodi e chiedermi “che cavolo è successo 30 secondi fa?”).

     
  • annamaria

    “…tre fuochi dovrai accendere… uno per la vita, uno per la morte e uno per l’amore…”
    Così dice la Profezia rivolta a Daenerys nella Casa degli Eterni (ultimo episodio della 2^ stagione, “Valar Morgulis”, ma nella serie è poco chiaro) .
    Il primo fuoco è quello acceso da Dany sulla pira funeraria di Drogo, che ha dato vita ai draghi.
    Il secondo dovrebbe essere questo.
    Il terzo non si sa (ancora).
    Non è una trovata degli sceneggiatori (magari a corto di idee) per farci vedere un po’ di tette di Emilia.
    Martin stesso aveva previsto da tempo i tre fuochi (così come “tre teste ha il drago”, “tre tradimenti dovrai subire”, ecc.)
    Anche la lettera di Ramsay, la cosiddetta “lettera rosa”, è nei libri.
    Jon la riceve prima di essere “ucciso”.
    Infatti aveva deciso di marciare su Winterfell, ma poi Olly il perfidino….
    Come pure gran parte della storia de Greyjoy, che nei libri è molto più avanti.

    B. e B. un po’ stanno recuperando, un po’ vanno avanti.
    A me va benone.
    Meglio cxosì, Martin è affascinante ma spesso la tira troppo per le lunghe.

    .

     
  • simone

    Comunque sono rimasto molto deluso dalla scena finale: al di là del nudo e dei superpoteri, il tutto mi è parso poco credibile e banalotto, con una decina di Dotraki che si lasciano morire bruciati senza nemmeno provare a saltare addosso alla loro carnefice, e i bracieri che esplodono manco fosse un bombardamento al napalm… è un andazzo che mi pare stiano prendendosi troppo spesso in questa stagione: pure l’altra scena-cardine (la resurrezione di John Snow) era di una banalità sconcertante… capisco le necessità sceniche ma almeno si fossero impegnati un po’ di più nella scrittura!

     
  • Ellis

    D’accordo con la davvero bella recensione! Ma sono l’unica a trovare stucchevole il dare sempre e continuamente, come un disco fisso, deboli, donne e bambini , preferibilmente Stark, in mano a Ramsey? Già visto, già visto già visto… E fra l’altro è la ripetizione all’infinito di Joffrey

     
    • Pogo

      Guarda, la scelta degli sceneggiatori di portare Osha e Rickon a Winterfell l’ho trovata non solo banale, ma a pieno titolo negli elementi stupidi che gli sceneggiatori hanno proposto nel massacro del capolavoro di Martin… il problema qui è semplice: questi sono pessimi anche se non si fa più il confronto con i libri.

       
  • Pogo

    Pensavo potessero salvarci dalla banalità più spinta i Greyjoy, invece anche quella storyline è diventata una soap.

    Purtroppo se dal punto di vista commerciale GoT continua a mietere successi (e quindi va bene così) dal punto di vista qualitativo siamo ormai allo zero. Davvero non c’è più nulla da salvare (d’altronde dopo il rogo di Shireen nella scorsa stagione totalmente OOC e illogico nella struttura non ci si può meravigliare di cose che avvengono a caso).

    Ormai guardo la serie per inerzia… per passare un po’ di tempo al lunedì sera. Non vedo l’ora esca il sesto libro di Martin, nella saga dove tutto ha un senso e ogni personaggio si muove coerentemente con l’universo.
    Per esempio Littlefinger è ancora in possesso di Sansa sotto il falso nome di Alyna Stone… e tante altre cosucce molto interessanti (non voglio fare spoiler ai non lettori).

     
    • Lord_Beric

      Cara Pogo, premetto che sono un amante dei libri prima che uno spettatore della serie. Anch’io nelle stagioni centrali ho criticato aspramente il prodotto di D&D, perchè volevo confrontare tutto al millimetro. Poi ho iniziato a vedere con più serenità la serie, ad accettarla così com’è e quindi a goderne maggiormente. I libri sono lì, inarrivabili, e solo una cosa può intaccarli, ovvero il fatto che Martin possa non concludere la saga letteraria.