Westworld – 1×03 The Stray

Westworld – 1x03 The StrayDopo tre episodi Westworld è già una delle serie dell’anno, la cosa da vedere no matter what. La serie guidata da Jonathan Nolan sta diventando a grandi falcate un fenomeno planetario, forte di un racconto leggibile a tanti livelli e di un concept che puntata dopo puntata sta dimostrando le sue tante potenzialità.
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Dopo un episodio d’esordio introduttivo – volto a porre le fondamenta narrative ed estetiche della serie e soprattutto a creare un ponte con lo spettatore tentando di incuriosirlo il più possibile – e un secondo più legato all’approfondimento di personaggi e di questioni cruciali necessariamente solo abbozzate nel pilot, il terzo tassello stagionale si presenta come la prima pietra angolare del racconto, designato ad approfondire le relazioni tra i personaggi, a intavolare il discorso su alcuni grandi temi come la memoria e il dolore e infine a declinarli in ciascuna delle storyline principali.
Ad ogni livello della complicata matrioska della HBO il ruolo della memoria, in tutte le sue forme, si fa oggi sempre più decisivo, planando dalla mente dell’ideatore fino all’abilità degli sceneggiatori, un concetto che se interrogato dalle differenti angolazioni degli host e dei guest mostra le sue molteplici facce. Lo stesso titolo dell’episodio non si riferisce solo al robot disperso nel parco, ma funge anche da metafora della volatilità della memoria e dello spaesamento esistenziale di molti dei personaggi della serie.

This pain… it’s all I have left of him.

Westworld – 1x03 The StrayDietro le quinte del parco e all’interno delle maglie meno superficiali del racconto risiedono Robert e Bernard, personaggi i cui sviluppi influenzano quelli di principali host della serie, in particolare Dolores. Il loro rapporto è molto profondo e la serie lascia intuire che oltre alla relazione di carattere professionale potrebbe esserci qualcosa di più, soprattutto a giudicare da come Robert tratta Bernard (quasi come un figlio), utilizzando bastone e carota qualora necessario.
Il principale oggetto del contendere riguarda la rivelazione legata ad Arnold (co-fondatore del parco) e alle circostanze misteriose della sua sparizione. Gli autori non nascondono le divergenze tra Robert e Arnold, avvolgendo così di ombre oscure il ruolo dell’attuale capo del parco nei confronti della scomparsa del suo ex socio, il quale a suo dire era diventato ossessionato nei confronti dei robot sui quali stava sviluppando algoritmi in grado di riprodurre in loro una coscienza senziente. La curiosità di Bernard è smorzata dall’impeto con cui Robert gli impone la sua visione, un ammonimento che suona come una minaccia alla luce della misteriosa fine di Arnold.
Per la prima volta in Westworld compare forte e chiara la poetica di Jonathan Nolan, in particolare attraverso il legame tra questa serie e l’appena conclusa Person of Interest, soprattutto per quanto concerne il rapporto tra uomo e tecnologia e il bivio irrisolvibile tra due creatori dalle visioni inconciliabili.

People like to read about the things that they want the most and experience the least.

Westworld – 1x03 The StrayCome sappiamo, Bernard sta sviluppando con Dolores un rapporto speciale a partire dalle difficoltà a superare il lutto della morte del figlio. Se in questo episodio si segnala l’emersione attoriale di un potentissimo Anthony Hopkins (il quale fa vibrare lo schermo ad ogni battuta), Jeffrey Wright è stato eccezionale fin dalla prima puntata, in particolare quando la scena è riservata ai suoi duetti con Dolores, dove la versione nolaniana di intelligenza artificiale interviene come scialuppa di salvataggio per un uomo distrutto dal dolore, ma che al contempo sa che quella sensazione è tutto ciò che gli rimane della giovane vita perduta.
A Dolores Bernard fa leggere Alice nel paese delle meraviglie, libro che leggeva al figlio e che crea un legame molto forte col più antico robot del parco, vista l’identificazione tra Dolores e Alice, soprattutto rispetto allo spaesamento nei confronti di un mondo difficile da interpretare e alla messa in scena di un’eroina la cui fantasia è solo in attesa di essere detonata. La donna diventa sempre di più una figlia putativa per il programmatore, una sorta di surrogato al quale attribuire dei sentimenti (indipendentemente dal fatto che questa possa provarli o meno), ma soprattutto Bernard fa di lei l’interlocutore di sessioni psicoterapiche in cui il dolore di Dolores (ovviamente i nomi sono tutt’altro che casuali) è per lui il viatico verso l’elaborazione del proprio.

A fiction which, like all great stories, is rooted in truth?

Westworld – 1x03 The StrayDa quando Robert ha bocciato la proposta di Sizemore – reo di non andare mai davvero in profondità nella sperimentazione narrativa preferendole superficiali ammiccamenti – l’abbiamo visto più spesso occuparsi delle storyline, penetrando come un bisturi non solo nelle maglie della serie ma anche nei gangli delle narrazioni principali, contribuendo in maniera decisiva ad approfondire il discorso metanarrativo che Westworld fa sul fare televisione e più in generale sul racontare storie.
Tra tutti gli host della serie nessuno meglio di Teddy rappresenta l’unità minima di riferimento della scrittura di genere: abbiamo un personaggio secondario che per i primi due episodi e mezzo ricopre il ruolo di testimone del western, colui che proprio perché posto da un punto di vista defilato ci mostra l’architettura narrativa in questione nel suo farsi, ragionando sugli archetipi e sui canovacci narrativi. A un certo punto Robert decide di accrescere la sua importanza, spiegando quanto sia necessaria una backstory per dare ai personaggi uno spessore tale da farli passare da secondari a principali, permettendo così allo show di sottolineare, in secondo grado, quanto tante serie non si comportino allo stesso modo, manovrando protagonisti privi del necessario approfondimento e per questo inefficaci.
A questo proposito compare la storia nuova di zecca di Wyatt, ex compagno di Teddy nell’esercito e ora villain da combattere in modo eroico. La sua linea narrativa ha due principali obiettivi: da un lato sgancia Teddy da un personaggio fino a quel momento monotono (impegnato sempre a fare in modo che gli avventori siano attratti da Dolores, vogliano stuprarla e ci riescano dopo averlo ucciso); dall’altro ci accompagna verso la parte finale dell’episodio, ovvero uno degli eventi più misteriosi fino a questo momento.

Do you remember?

Westworld – 1x03 The StrayÈ però la storyline di Dolores a subire le trasformazioni più radicali, grazie soprattutto alle modifiche effettuate da Bernard, incentivate dalle rivelazioni di Robert. La donna nasconde sin dal finale del pilot segreti ancora non completamente svelati (e che forse neanche i suoi programmatori padroneggiano fino in fondo), prevalentemente legati alla violenza, sia subita che operata. Nella sequenza ambientata nel deserto in cui Teddy tenta di insegnarle ad usare la pistola, Dolores pare non riuscire a sparare, per via di una limitazione algoritmica che le è stata innestata, ma il precedente della mosca mette in dubbio la trasparenza delle sue intenzioni. Da una parte Dolores pare apprendere l’uso della violenza solo nel finale, dall’altra l’episodio apre a una consapevolezza preesistente tutta da scoprire, non chiarendo se e quanto Dolores stesse simulando l’impossibilità di premere il grilletto.

Ciò che però risulta ancora più interessante è il rapporto con la pistola che percorre tutto l’episodio e che collega il più antico dei robot del parco alle scoperte di Arnold esposte da Robert. Le modifiche fatte da Bernard su di lei potrebbero aver aperto una porta verso un passato in cui a programmarla è stato proprio Arnold, facendo così emergere quella coscienza bicamerale posta al centro delle sue ricerche che attraverso la stratificazione di memorie conferirebbe agli androidi la capacità di sentire una sorta di “voce di Dio” ad indicargli la direzione, donandogli così una capacità precognitiva che, chissà per quale motivo, Robert ha (con ogni mezzo, ma questo lo scopriremo solo più avanti) osteggiato. Non è un caso che per la prima volta vediamo Dolores nel suo appartamento – simbolo sia del suo lato più intimo sia del suo passato – alle prese con la visione di una pistola nel cassetto (simbolo a sua volta, allo stesso tempo, sia di un ricordo sepolto nella memoria sia di un suggerimento rispetto al futuro), accompagnata da una voce che le indica di ricordare. La pistola è il più classico dei “fucili di Cechov” e infatti nel finale dell’episodio Dolores, dopo una visione dell’Uomo in Nero (sulla quale si potrebbero perdere fiumi di parole), utilizza quella stessa pistola per sparare al suo assalitore e cambiare la sua storia. Se quelle voci sono il frutto dell’emersione della coscienza bicamerale, cosa c’entra l’Uomo in Nero? Cosa è successo tra loro due nel fienile? Perché è proprio lui ad avere questo ruolo maieutico per Dolores?

Why don’t we reacquaint ourselves, Dolores? Start at the beginning.

Westworld – 1x03 The StrayArriviamo dunque al mistero principale – o quantomeno il più interessante – dell’episodio e della serie fino a questo momento, un arcano che coinvolge tante storyline e ragiona sul rapporto tra host e guest incardinato sull’uso della violenza e sul ruolo della morte all’interno del parco, chiamando in causa il legame tra Robert e Arnold, l’identità dell’Uomo in Nero e il nuovo arrivato William come alter ego dello spettatore all’interno di Westworld.
Nella parte iniziale dell’episodio d’apertura attraverso un twist improvviso apprendiamo che all’Uomo in Nero i proiettili non fanno neanche il solletico e, data la sua ambigua autocertificazione come guest, presumiamo che valga lo stesso anche per tutti gli altri ospiti. Tuttavia quando un host spara a William l’effetto è molto diverso: pur non essendo colpito mortalmente, il ragazzo viene atterrato e leggermente ferito, come dimostra subito dopo mostrando il livido allo specchio (e agli spettatori). È proprio Logan – guest di lunga data – a dirgli che se i proiettili risultassero completamente inoffensivi verrebbe meno una parte fondamentale del divertimento.

A complicare il tutto è però il finale in cui, come anticipato poco fa, la trama di Teddy va a imbattersi con il mistero dei proiettili: l’imboscata subita dal giovane cowboy è operata da un gruppo di misteriosi uomini mascherati, i quali vengono fucilati a bruciapelo senza subire alcun danno, esattamente come accade all’Uomo in Nero. Di chi si tratta? Sono dei guest? A prima vista pare di sì ma ci sono due ragioni che smentiscono questa teoria: 1) quella storyline è stata appena creata da Robert e a quanto ne sappiamo i programmatori hanno il controllo solo sugli androidi; 2) come ha dimostrato William, i colpi di pistola feriscono eccome, soprattutto se a distanza così ravvicinata, cosa che non accade nel caso di questi misteriosi personaggi. Sugli uomini mascherati infatti l’effetto dei proiettili è lo stesso che sull’Uomo in Nero, gettandoli in un vortice di teorie che la serie ha costruito con grande abilità. Non solo il personaggio interpretato da Ed Harris potrebbe avere una protezione speciale rispetto a questo tipo di situazioni, ma è legittimo ipotizzare un collegamento tra lui e Arnold, essendo entrambi legati alle origini del parco. È legittimo credere che il legame sia strettissimo e pertenga alla morte del co-fondatore, tanto da immaginare che l’Uomo in Nero possa addirittura essere Arnold o comunque avere artificialmente acquisito parte della sua coscienza.

We found a stray up here, but I don’t think it got here by accident. It’s as if he got an idea in his head, one that we never programmed.

Westworld – 1x03 The StrayL’errante che dà il titolo all’episodio è al centro della storyline meno intessante e che rivela quanto Westworld, pur essendo una serie suggestiva e coinvolgente come pochissime altre, sia ancora un lavoro tutt’altro che perfetto. Eloise e Stubbs vengono mandati alla ricerca dell’androide disperso e con loro assistiamo a una serie di rivelazioni che, invece di dare risposte a domande già poste in passato, aumentano gli interrogativi della serie, indebolendo il patto di attese e soddisfazioni delle stesse che la serie intesse con lo spettatore. Il labirinto seguito dall’Uomo in Nero è il mistero dei misteri, il marchio di fabbrica di J.J. Abrams che per ora non ha nulla di concreto e molto poco di interessante, soprattutto se accompagnato dalla misteriosa incisione nel legno trovata da Eloise che potrebbe essergli collegata, ma sulla quale per ora non possiamo azzardare alcuna ipotesi. Anche l’incontro con l’errante è pieno di reazioni non sufficientemente spiegate, tra cui la ribellione del robot e il successivo suicidio, abbastanza insensato per quanto reso in modo spettacolare. Non è chiaro perché l’errante tenti di uccidere Stubbs e neanche perché nel provare a uccidere Eloise finisca per suicidarsi. È stato programmato per farlo? È stata la donna a dargli il comando dal tablet? Se così fosse allora non si spiegherebbe il terrore di quest’ultima e la sua successiva espressione di sorpresa e sollievo.

“The Stray” è il primo episodio davvero spartiacque della serie, in cui diverse questioni di grande importanza vengono affrontate alla luce delle dinamiche interne ed esterne al parco, aprendo varchi consistenti sulla sua origine e sul collegamento tra questa e gli sviluppi futuri. Da adesso in poi nulla sarà come prima, a partire dal salvataggio di Dolores che chiude l’episodio.

Voto: 8+

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

10 Risposte

  1. Rorschach scrive:

    HBO e le sue serie senza un protagonista

     
  2. marc scrive:

    bah, secondo me è di una noia mortale a cui si ceca di dare un tono ed un valore metatestuale che in realtà non ha e non avrà, finendo con un ultimo episodio in cui non verrà svelato nulla e rimandato tutto alla seguente stagione e così via….
    a volte sembra che alcune serie godano di un cappello critico protettivo a prescindere.
    continuerò comunque a guardarla per curiosità di vedere dove andranno a parare

     
  3. Giacinto Portato scrive:

    Bella recensione. Complimenti.

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Grazie Giacinto, c’erano tantissime cose da dire e non è stato facile cercare di inserirle tutte (o quasi) e metterle in ordine. Questa è una serie che mette a dura prova anche il critico, ma al contempo offre stimoli davvero unici.

       
  4. terst scrive:

    Devo dire che ho parecchia paura, per questa serie. Grandi aspettative, grandi nomi, grandi investimenti, per una serie ben poco immediata e che richiede una certa attenzione. Caratteristiche che, al momento, rischiano di allontanare il grande pubblico, con span di attenzione limitato, che con la trama che avanza con tale lentezza, che va ricostruita dal mosaico dipinto con estrema cura, rischia di stufarsi in fretta. Per ora i ratings sembrano tenere, spero che continui così.
    A me sta piacendo molto (anche se manca ancora quel qualcosa che la faccia “decollare” definitivamente), spero che continui così e non sia affossata da tutti quelli che si aspettavano “il GOT della fantascienza”.

     
  5. Boba Fett scrive:

    Finalmente noi tutti orfani di Lost abbiamo trovato un erede ancor più complesso e raffinato e, al di là delle molteplici interpretazioni, una cosa è sicura: c’è così tanto materiale da poterci campare 100 stagioni.
    In questo episodio, idealmente, diamo il via al gioco dopo aver scelto i personaggi, le uniformi e ovviamente le armi; come tutti i giochi, abbiamo dei livelli e visto che siamo in tanti a giocare, qualcuno comincia adesso (William), altri sono più avanti (suo cognato), altri ancora sono molto più avanti nella mission (Man in Black).
    Le citazioni si sprecano, meglio evitarle, si rischia il cortocircuito…

     
  6. Pogo scrive:

    Noiosa e prolissa. Inconcludente. Per ora l’unico giudizio possibile è: serie mediocre.

    La HBO dei Sopranos è sempre più lontana.

     
  7. luigi scrive:

    Purtroppo devo dire che per ora mi sembra un occasione sprecata : ottima ambientazione , ottimo cast, ottimi dialoghi , ma ,noia , noia ,noia ….almeno per ora , spero di ricredermi.E anche i twist sono telefonatissimi ( vedi mosca , pistola, Dolores ).

     
  8. Rand scrive:

    Una delle cose più noiose che abbia visto negli ultimi anni. Spero di ricredermi, proverò ad andare avanti ancora per qualche episodio.

     
  9. Fabrizio scrive:

    Ritengo questa serie assai sopravvalutata.
    Ok, la materia prima è di buona qualità (cast, ambientazioni etc.) ma secondo me manca della caratteristica principale di una serie tv, in poche parole non mi diverte nè appassiona. E, poi, non ritengo assolutamente che sia pregna di concetti quasi filosofici, come affermato in recensione.
    Una parola per definirla: pretenziosa.

     

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