Rectify – 4×01 A House Divided

Rectify – 4x01 A House DividedNegli ultimi anni poche serie sono state più sottovalutate di Rectify, che per tre stagioni ha attraversato in sordina il panorama televisivo americano spinta da riscontri critici sempre eccellenti e che comincia questa quarta e ultima annata sullo stesso livello con cui ha terminato la precedente.

Dopo una prima stagione di introduzione in cui emergeva forte, anche se forse in maniera un po’ troppo ostentata, la voglia di Sundance TV di entrare a gamba tesa nel campo della quality TV americana, lo show creato da Ray McKinnon ha confezionato una seconda stagione leggermente più lunga e narrativamente perfetta e una terza che ha tirato le fila del racconto principale, mettendo un punto conclusivo (almeno per ora) sulla vicenda legale del protagonista e sui rapporti contraddittori e complicati tra i membri della famiglia Holden.
“A House Divided” arriva quindi come un alieno a dare un seguito alla narrazione preesistente, incaricato di un compito ambizioso e molto rischioso: ridare vita a una storia in parte già conclusa e iniziare quella che sarà la stagione con cui Rectify finirà definitivamente. L’anno scorso gli ascolti molto bassi della terza stagione spinsero gli autori a realizzare un epilogo che sarebbe andato bene anche come series finale, tuttavia la rete ha voluto premiare la qualità del suo show regalandogli un ultimo atto in cui avere narrativamente le mani libere e salutare definitivamente il suo pubblico.

I’m just not comfortable being around people.

Rectify – 4x01 A House DividedPoche serie americane possiedono un’impronta così autoriale quanto la creatura di McKinnon, che, aiutata anche da un formato stagionale più compatto di quelli abituali, si è distinta per un’estetica estremamente riconoscibile e delle modalità di racconto abbastanza uniche. Forte della stessa libertà che da sempre ha contraddistinto la serie, questa quarta stagione inizia con una ripartenza nettissima e che ribalta completamente l’architettura narrativa a cui ha abituato i suoi spettatori, preferendo concentrarsi esclusivamente sul suo protagonista. L’intero episodio infatti va a riprendere Daniel a Nashville dopo l’allontanamento forzato da Paulie a seguito della risoluzione del caso di cui è stato accusato, ne delinea la sua nuova collocazione sociale e si getta in profondità nell’analisi del suo attuale e ancora profondissimo malessere esistenziale.
Rectify è sempre stato un family drama, dominato da una tristezza asfissiante che intercettava trasversalmente tutti i membri della famiglia; tuttavia in questa premiere McKinnon decide di abbandonare l’estensione orizzontale della sua narrazione per concentrarsi esclusivamente sullo scavo in profondità, con una penetrazione senza mezzi termini nell’abissale dolore del protagonista. Quasi come se fosse una dichiarazione d’intenti, questa premiere fa una netta potatura di tutti gli altri personaggi per parlare attraverso la sua punta di diamante del senso profondo di tutta l’operazione, di un malessere radicale che mai come in questo episodio emerge in tutta la sua potenza.

Four years is… is still a long time.

Rectify – 4x01 A House DividedDaniel lavora da tempo come magazziniere, immerso in una vita completamente diversa dalla precedente e appare di nuovo ingabbiato in una realtà in cui non gli resta che chiudersi ancora dentro se stesso, esattamente come negli anni di prigione. La sua vita quotidiana è scandita da un gruppo di coinquilini legati a un progetto di recupero e assistenza per ex carcerati, tutti facenti capo a Nate, un boss terapeuta estremamente carismatico, una sorta di master dall’identità opaca, una figura quasi paterna ma allo stesso tempo dai comportamenti molto ambigui nei confronti dei suoi pazienti.
Nel concentrarsi su Daniel la serie offre – come nei suoi migliori momenti ci ha abituato – uno spaccato davvero crudo e acutissimo della condizione di un ex carcerato nella provincia americana. Le sedute di discussione di gruppo mettono in evidenza un’antologia di casi emblematici di discriminazione sociale, sia in ambiente lavorativo che per quanto riguarda le situazioni più semplici e quotidiane. Anche in questo contesto però Daniel fa una notevole fatica a integrarsi, apparendo come una sfinge impegnata soprattutto a tenere insieme i pezzi della sua identità in frantumi e a contenere dentro se stesso quel dolore che ancora lo tortura.

It’s a strange way to exist.

Rectify – 4x01 A House Divided“A House Divided” è dunque un episodio speciale, che rompe totalmente col passato andando a indagare nel profondo la nuova condizione di Daniel. Nonostante una routine che dovrebbe essere stabilizzante, la vita del protagonista non appare in alcun modo alleggerita e la scrittura di McKinnon funziona alla perfezione nel far emergere un’individualità sempre più lacerata.
Allo stesso tempo l’episodio affida alla condizione del protagonista un ruolo fortemente simbolico, dipingendo un ritratto dal respiro universale: la depressione di Daniel è quella del lavoratore sottopagato del Sud degli Stati Uniti, che conduce una vita in cui i privilegi (degli altri) sono all’ordine del giorno e quelli che in tante parti del mondo sono considerati diritti sacrosanti qui appaiono come dei favori da elemosinare, non prima di essere stati umiliati dal proprio datore di lavoro.

If I am dead, then why I am still so goddamn lonely

Rectify – 4x01 A House DividedNel cominciare il suo ultimo viaggio verso l’epilogo, Rectify si comporta alla perfezione lavorando su due fronti: da un lato concentra al massimo tutte le qualità che l’hanno resa così amata dalla critica, dall’altro tenta una ripartenza con l’introduzione di nuovi personaggi e un finale di episodio inaspettatamente luminoso.
Per quanto riguarda il primo versante è possibile stringere ancora di più il campo e affermare che il succo della stratificata riflessione filosofica della serie sia riassumibile nel potentissimo monologo di Daniel, il quale in pochi minuti di eccezionale intensità espone a Nate il suo malessere, a partire dal tragico evento che lo ha portato alla prigione, finendo con l’impossibilità di trovare se stesso oggi, passando per la solitudine che si prova quando si tenta di trovare se stessi e si finisce per essere sempre più spaesati.
Dall’altra parte però l’ambientazione di Nashville viene sfruttata anche nelle sue potenzialità rigeneranti, grazie soprattutto all’introduzione del personaggio di Chloe – interpretato da una splendida Catlin Fitzgerald –, nuova figura femminile che riesce, grazie alla sua spiccata diversità dal contesto circostante, a penetrare dentro la corazza di Daniel facendogli vedere uno spiraglio di luce e leggerezza in fondo al tunnel.

Si apre con un episodio eccellente la quarta ed ultima stagione di Rectify, un inizio di certo anomalo ma potentissimo, che ci ricorda quanto la serie sia meravigliosamente deprimente, scritta con una raffinatezza unica, e quanto ci mancherà quando tra qualche settimana ci dirà addio per sempre.

Voto: 8½

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

9 Risposte

  1. Genio in bottiglia scrive:

    Davvero un plauso a Sundance TV per aver concesso una degna uscita di scena a questo gioiello. Recensione perfetta!

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Grazie Genio in bottiglia, è sempre bello scrivere di Rectify vista la quantità di riflessioni presenti in ogni episodio.

       
  2. Pogo scrive:

    Grande ritorno. Questa è una serie da top20 di tutti i tempi; tranquillamente.

    Il calo degli ascolti è dovuto – secondo me – all’unico errore commesso dal talentuoso creatore della serie: si è dimenticato che alla fine di tutto, la maggior parte delle persone vogliono il dunque e che quindi gli aspetti del giallo/thriller dietro questo drama meraviglioso lasciati dopo 2 stagioni piene ancora ai dubbi e ai sospetti non ha aiutato.

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Ciao Pogo, non so se il calo degli ascolti sia dovuto alla diminuzione della componente thriller, non ci sono dati da questo punto di vista a confermarlo.
      Tuttavia la cosa secondo me più rilevante è che, nonostante rating molto bassi, Sundance TV ha deciso di difendere il proprio prodotto, a dimostrazione che per un canale del genere il gradimento del pubblico non è il primo obiettivo, soprattutto rispetto al riscontro critico della serie e alla conseguente nobilitazione del brand di rete.

       
  3. alessandra simeoni scrive:

    Alla fine della terza stagione avevo pensato che si potesse chiudere perfettamente così questa bella serie. Sia chiaro che rimango ancora di questo avviso. E’ anche vero che quando ho visto l’uscita di questa stagione mi è venuto un tuffo al cuore di contentezza. Sebbene consti di poche – intensissime – puntate per stagione, impossibile non affezionarsi ai personaggi ed alla tematica affrontata. Difficile lasciarle andare così.
    Lunga, grave e dolorosa puntata che costringe, volenti o nolenti, ad immedesimarsi ancor di più nel modo di vivere di Daniel nella vita quotidiana, ora che non è più nel mondo “protetto” della famiglia. E, al di là delle sue vicissitudini con la giustizia americana, chi è di natura timida e/o introversa penso si sia sentito rappresentato in buona parte.
    Splendido, commovente monologo.
    Durante la visione di questa puntata, pensavo che la stagione seguisse interamente le vicende di Daniel nella sua nuova vita. Guardando le immagini del prossimo episodio non sarà così. L’avrei preferito, però.

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Ciao Alessandra, hai ragione quando sottolineai la capacità degli autori di creare un nuovo setting dal nulla, con nuovi personaggi e nuove sfide del protagonista. A differenza tua però non credo sarebbe stato meglio rimanere in questo contesto per tutta la stagione, sia per una questione di ambizioni (giocare su più fronti è la sfida che Rectify si merita), sia perché personaggi come Amantha, Tawney e Teddy sono un patrimonio che la serie fa bene a non sprecare.

       
  4. Artax scrive:

    “Meravigliosamente deprimente” è la descrizione perfetta di questa serie! :)

     
  5. Ambrosia scrive:

    Il monologo di Daniel mi ha commosso come pochi altri momenti nella serialità televisiva. L’attore ha fatto suo il personaggio in modo eccezionale.

     
  6. annamaria scrive:

    Daniel è uno che ti entra nel cuore e non se ne va più.
    Monologo impressionante e straziante ma a me è piaciuto anche il momento in cui accetta di giocare a carte coi suoi coinquilini. Vorrei tanto che per lui ci fosse uno spiraglio di serenità. Fra l’altro più passa il tempo più mi convinco che non sia colpevole.

     

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