The Fall – 3×05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary Way

The Fall – 3x05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary WayCon questa doppietta di episodi, andati in onda con qualche giorno di anticipo rispetto alla normale programmazione, termina la terza annata di The Fall, in attesa di sapere se ci sarà o meno una quarta stagione. Nel frattempo la serie britannica cala il sipario con un finale cupo, triste ed elegante, cioè nel perfetto stile che l’ha sempre contraddistinta. 

Già da qualche settimana, è iniziata a circolare la notizia che probabilmente Jamie Dornan non avrebbe continuato a dare volto e forma al personaggio di Paul Spector, perciò uno degli interrogativi a cui doveva rispondere questo finale riguardava soprattutto come si sarebbe chiuso il caso dello strangolatore di Belfast. Nello scorso episodio, “The Hell Within Him“, Allan Cubitt aveva deciso di portare il livello di dolore propagato come un virus dall’ormai accertata dualità del Paul buono/Paul cattivo ad una soglia ancora più alta, come ad affermare che il male, quel buco nero che si insidia dentro l’animo umano, è una cavità profonda e potenzialmente senza fine. E questo tema principale è stato portato avanti ancora con grande maestria, aggiungendo però una grande differenza rispetto alle precedenti stagioni: la trasformazione del caso investigativo in caso giudiziario, o almeno il tentativo di  portare Paul Spector in tribunale davanti ad un giudice.
Questo passaggio naturale per qualsiasi crime drama si carica di toni e sfumature molto diverse in The Fall, perché non ne rappresenta la semplice evoluzione narrativa o un’architrave tematica, ma vorrebbe essere qualcosa in più, una sorta di chiusura netta e definitiva di quel circolo vizioso innescato dal male.

3×05 “Wounds of Deadly Hate”

The Fall – 3x05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary WayIl problema nel voler fermare questa spirale di odio, depressione, rabbia e tristezza, provenienti da un passato lontano ma mai sopito, viene proprio dal fatto che questi sentimenti oscuri sono irrimediabilmente mescolati ed indivisibili, togliendo qualsiasi possibilità di trovare un inizio e quindi un “momento zero” da cui poter identificare un percorso se non di cura, almeno di chiarezza, di luce. Quasi tutti i personaggi della serie, da Stella, Paul, Rose, Katie, fino ad arrivare alla piccola Olivia, condividono qualcosa di difficilmente identificabile, una sorta di ingranaggio sensoriale in più, che non si viene a creare solo a causa delle difficoltà che hanno subito (soprattutto nella loro infanzia), ma da una profondità congenita, personale e per questo ancora più complessa da indagare. Non a caso i personaggi citati vengono coinvolti nei dialoghi più belli ed intensi scritti in questi ultimi episodi, per dare ancora una volta un senso di esteriorità e materializzazione al loro universo interiore. Se nell’episodio precedente abbiamo visto l’ultimo incontro tra Stella e Rose, in cui le due donne finalmente si spogliano dei loro errori, delle loro fragilità e pulsioni, qui ci sono diversi piani di dialogo: la voce di Paul che parla con il suo terapista si incrocia con quella del suo amico d’infanzia David, finché le due “storie” verranno riassunte nel primo vero (e cosciente) faccia a faccia di questa stagione tra Paul e Stella.

The Fall – 3x05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary WayLa gestione stessa dei dialoghi dal cui incastro emerge la verità sul passato di Peter/Paul ricalca volontariamente la struttura stessa della serie, perché ad essere duplice non è solo la personalità del protagonista, ma l’intera architettura data alla sceneggiatura. Cubitt ha sempre giocato sulle sfumature, mai sui colori netti del bianco e del nero, del vero e del falso; ha lasciato che la Belfast di The Fall dilaniata dalla presenza di questo strangolatore venisse fuori tra le pieghe degli sguardi e delle parole di chi l’ha vissuta. E allora l’attaccamento alla giustizia, quella da tribunale, ha ancora più senso: vederlo condannato dalla legge, da un’entità esterna e regolamentata, potrebbe davvero essere l’unica soluzione per recidere in modo definitivo il limite tra giusto e sbagliato, a prescindere da chi sieda al banco degli accusati.

The Fall – 3x05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary WayE i motivi sono molti: un passato fatto di così tanti traumi, dolore, solitudine, non può certo giustificare la deriva omicida di un uomo all’apparenza ordinario, che ha scelto di vivere una vita (non a caso) duplice e perfettamente sincronizzata, ma sicuramente la può spiegare. L’amnesia stessa potrebbe sì essere una sua ennesima mossa ben calcolata, ma rimane sempre il sottile dubbio che la sua mente si sia imposta di cancellare proprio quel periodo di orrore che lui ha inflitto alle sue vittime. Non ci sono mai risposte nette dall’interno, così come è impossibile per lo spettatore prendere una vera e propria posizione: noi ci sentiamo più vicini ai dubbi dell’infermiera o all’attenta professionalità dello psichiatra quando sentiamo cosa ha dovuto subire Peter/Paul nella sua infanzia, per poi tornare più lucidi quando ricordiamo cosa ha invece fatto in età adulta. “Wounds of Deadly Hate” si snoda fino alla fine lungo questa doppia spina dorsale, mantenendo altissima la tensione tra passato e presente, tra vera e finta giustizia, tra cos’è davvero il male e cos’è davvero il bene.

3×06 “Their Solitary Way”

L’ultimo episodio arriva quindi con un carico di aspettative sicuramente molto alto, soprattutto perché deve sia dare compimento alla parte giudiziaria, sia dare compattezza all’immenso lavoro di approfondimento psicologico. “Their Solitary Way” sceglie forse una via relativamente facile per chiudere il cerchio, sacrificando parte del grande investimento fatto sul personaggio di Paul, che fino alla scorso episodio continuava ad insinuare dubbi nella mente di chi lo circondava – pubblico compreso – circa il suo vero stato mentale. Ma se la scelta narrativa sul caso dello strangolatore di Belfast può risultare di compromesso, la sceneggiatura riesce a mantenere la sua solidità nonostante la velocità di alcuni passaggi, preferendo salvaguardare il personaggio di Stella, e lasciare quindi spazio di manovra per eventuali sviluppi futuri.

The Fall – 3x05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary WayL’episodio non a caso riapre nella stessa stanza degli interrogatori, ma con una svolta molto importante: Stella Gibson decide di rompere il silenzio e di parlare direttamente con quell’assassino a cui ha salvato la vita, e che in compenso le ha colonizzato i pensieri, come in una sorta di perverso innamoramento. Questo aspetto è sempre stato uno dei più interessanti della serie, perché è andato ben al di là della descrizione di un rapporto vittima/carnefice, diventando invece un gioco di seduzione e orrore dove ancora una volta non è possibile tracciare dei confini netti. La sottigliezza di questo tessuto esplode nei minuti successivi, quando Paul aggredisce furiosamente Stella colpendola più volte fino a lasciarla a terra con il volto coperto di sangue. In The Fall un tratto fondamentale è sempre stato quello estetico, l’avvenenza e l’eleganza insita in ciascun personaggio nei tratti del viso, nell’andatura sinuosa, nella voce morbida e suadente, nel loro essere circondati da un’aura di silenzio, bellezza e tristezza. Con questa aggressione Paul sembra voler finalmente mettere in discussione tutto questo, portando disordine e scompiglio generale, cui si aggiunge l’intervento inutile di Jim.

The Fall – 3x05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary Way Tutta la seconda metà dell’episodio si sviluppa intorno a questo momento di svolta, dove la colpevolezza di Paul è ormai fuori discussione; ed è per questo che Stella verrà impiegata come una sorta di ambasciatrice per chiudere le storie di Katie ed Olivia, ovvero le due ragazzine ancora fortemente legate all’assassino. Dall’altra parte invece Paul userà nuovamente disordine e scompiglio per raggiungere il suo obiettivo, manipolando ancora una volta la mente debole di un suo compagno di detenzione: se in un primo momento abbiamo il terrore che possa scappare e quindi lasciare lo spiraglio aperto con una non conclusione, la scelta di Cubitt va nel senso opposto, facendo suicidare il suo personaggio nello stesso identico modo in cui ha ucciso le sue vittime. La morte quindi, e non la giustizia, è il modo per chiudere il cerchio, la stessa morte da cui Stella lo aveva salvato alcune settimane prima: una scelta sicuramente logica, ma che sa di comodo e sbrigativo, corredata inoltre da un enorme caos giusto per procurarsi una cinta ed un sacchetto di plastica.

The Fall – 3x05/06 Wounds of Deadly Hate & Their Solitary WayQueste mosse, per quanto coerenti con il personaggio, in un certo senso non appaiono fino in fondo necessarie, ma sembrano più un colpo di scena dal ritmo veloce che nella realizzazione stona con l’atmosfera tipica della serie; che invece ritroviamo in tutto il suo splendore nelle scene finali. Il ritorno di Stella a Londra, l’entrata in casa, prendere le lettere accumulate a terra, bere un bicchiere di vino con i fiori appassiti accanto, sono la perfetta descrizione sia del personaggio che del suo vuoto oltre il lavoro. Ma nella sovrapposizione con la voce di Rose Stagg che racconta alla figlia la “vera” favola della principessa e il ranocchio, le azioni di Stella prendono un altro spessore e riassumono perfettamente cos’è davvero The Fall: non una serie femminista ma sulle donne, che ne ha raccontato la forza delle fragilità, per cui confessare perversioni, sofferenze o pulsioni non si traduce inesorabilmente in azioni di autolesionismo o dolore sugli altri, ma in reale equilibrio soprattutto nella solitudine.

Si conclude qui la coppia Jamie Dornan e Gillian Anderson, con un finale che ha chiuso dignitosamente (seppur con qualche mossa di troppo) la vicenda dello strangolatore di Belfast, e che lascia invece aperto ed incerto il futuro del detective Stella Gibson, che speriamo invece di rivedere nuovamente.

Voto 3×05: 8½
Voto 3×06: 8-
Voto stagione: 8

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Genio in bottiglia scrive:

    Bella recensione! Devo ammettere che il modo nel quale ho percepito io il sesto episodio è probabilmente diverso: in un angolo del cervello c’era sempre il timore che facessero scappare Paul, rovinando così tre stagioni di lavoro certosino. E quando ho creduto che davvero stesse per succedere, mentalmente ripromettendomi che avrei chiuso con la serie, la storia prende una svolta per me inattesa. Nulla è stato davvero risolto così: non il malessere di Stella, non l’amnesia di Paul. Dal mio punto di vista così facendo la storia ha funzionato. Sì, probabilmente ci sono state un paio di forzature (anche il fatto che dopo quanto ha combinato all’interrogatorio rimandino Paul nella struttura psichatrica mi ha lasciato parecchio basito), ma tutto è andato davvero come doveva andare, il cerchio si è chiuso,la storia non aveva davvero più nulla da dire. E già solo per questo, in un tempo nel quale ogni storia viene tenuta in piedi ad libitum se continua ad avere pubblico, le ultime due puntate meritano ognuna mezzo punto in più.

     

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