Humans – 2×06 Episode 6

Humans - 2x06 Episode 6

“Se si possiede il nostro perché della vita, si va d’accordo quasi con ogni domanda sul come.” Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli

A due passi dal finale, Humans ingrana la marcia e accelera, in un episodio che annota le tematiche a piè pagina e le sfrutta per l’inizio della convergenza tra tutte le trame, sacrificando per un attimo la profondità di analisi in favore di una narrazione a perdifiato.

Il colpo di scena che aveva chiuso la puntata precedente è l’aggancio a una nuova linea narrativa: i serafini. Da questo nodo portante parte l’episodio, che innanzitutto dialoga con una problematica fondamentale: la tecnologia come “strumento per migliorare i problemi dell’uomo” è in fondo l’incipit tematico di tutta la serie, anche se quest’ultima col passare del tempo ha spinto i confini del discorso a sviluppi più dinamici dei ragionamenti statici relativi alla bioetica e alla tecnologia domestica. Il discorso in sé d’altronde è tanto accattivante quanto scomodo: è giusto allineare marketing a problemi umani, infanti metallici a famiglie umane, equazioni a emozioni? Che gli autori abbiano deciso di riproporre, seppur nella veste disarmante di candidi bambini meccanici e quasi senzienti, questo risvolto non è tanto da vedere come un passo indietro, quanto come un occhio citazionistico attento ai fondamenti della fantascienza, declinati nelle pratiche leggi basilari della robotica e dell’etica.

Humans - 2x06 Episode 6Questa scelta narrativa è poi meglio applicabile in un contesto come quello dell’episodio, che richiede spunti e idee (soprattutto con forti capacità di adesione alla realtà e al pensiero quotidiano) al servizio di movimenti di macchina, corse, rivelazioni e pause dialogate. Detto questo, Humans non rinuncia mai alla tensione riflessiva e, anzi, in questo caso è la regia a risolvere le limitanti necessità dell’episodio con immagini che svicolano dalla trama interna e scivolano nella poesia grazie a prospettive forti e semplici al tempo stesso. A testimonianza di ciò ecco l’attenzione, non solo nel minutaggio, degli autori sui singoli personaggi che subiscono lievi modifiche dal percorso, come K o Mia o Odi, e la convincente capacità nello stringere in pugno le rispettive trame dislocate, focalizzandosi su ciò che era prima sfocato e sfocando i contorni di ciò che prima era fin troppo definito. K per esempio passa da una scelta di morte a una scelta di vita: la decisione di appropriarsi di un nome deceduto è la conseguenza malata e reiterata della non accettazione di sé, del credersi non valida sul piano sociale ed esistenziale. Ma il confronto con un essere congruente è la spinta interna a valicare tutti i piani della sfidante esteriorità, per mettere alla prova la propria capacità di amore e affetto, per avere uno scopo e un perché più pesanti degli elastici sulle maniglie.

Humans - 2x06 Episode 6Per Mia il cambiamento è meno moralmente profondo ma più funzionale. Dopo la ridiscesa per un attimo negli abissi di una vita senza coscienza, la boccata d’aria del risveglio è anche una ritrattazione sulle sue posizioni pro-convivenza tra umani e synth; il suo passaggio nella porzione belligerante della sua famiglia, ancora capitanata dalla rabbia sovvertitrice e disgregante di Hester, costituisce una svolta nel personaggio ma anche nel bilancio dell’economia interna alla serie. Notevole come il terreno per Mia fosse stato preparato in questo senso, vista l’assenza per il personaggio di obiettivi veri e propri: l’opportunità di diventare capo militante di una rivoluzione globale trasporterebbe Mia a livelli di caratterizzazione importante e sarebbe finalmente un via libera dagli idealismi pacifici già totalmente addensati in Max (che comunque non disdegna una certa grinta) e per lei mai veramente calzanti.

Humans - 2x06 Episode 6E Dio? E Odi? Buffa la sua ingenuità nel confrontarsi con il prete, ma decisamente toccante la ricerca di uno scopo come riflesso di volontà, a sua volta frutto dell’acquisizione di coscienza. La tematica teologica ancora non era stata avvicinata ma era inevitabile che prima o poi si arrivasse a pungolare lo spettatore anche con domande riguardanti la religiosità filtrata dai synth. Non si va in profondità, probabilmente la questione teologica occuperà più spazio in avanti, ma il dialogo tratteggia con grazia gli elementi fondanti dello scopo, il suo significato, e la posizione che dovrebbe assumere nel corso della vita: la paura per un sentiero ignoto, per il mondo esteriore, è sorpassata di misura dalla volontà di azione benefica e di aiuto verso il prossimo. Il desiderio di trovare sé stesso non è solo la spinta definitiva per Odi a lasciare la famiglia e in particolare Mattie, vera fautrice del suo risveglio, ma anche lo scatto verso il mondo esterno e pericoloso. I personaggi subiscono quindi lievi ma determinanti cambi di direzione non solo funzionali all’affresco psicologico di ognuno, sempre più approfondito e agile, ma anche allo schema programmatore generale della serie. L’entrata in scena del codice di Mattie infatti ha catapultato la ragazza al centro del nascente campo di battaglia, punto di fusione della rabbia dei synth e risultato di tutti gli squilibri, ed è solo questione di secondi prima che il virus della coscienza infetti ogni angolo del globo provocando conseguenze veramente ingombranti.

Avvicinandosi a rotta di collo al finale, Humans presenta un episodio di eclettica azione, denso di soluzioni e svolte, pur mettendo sullo sfondo alcune delle tematiche portanti che avevano veicolato la narrazione fino ad ora. E intanto, nell’ombra, suggerisce la nascita di uno scontro gigantesco che costituirà un nuovo,  violento, punto di non ritorno per l’umanità.

Voto: 7½

 

Leonardo Strano

Convinto che credere che le serie tv siano i nuovi romanzi feuilleton sia una scusa abbastanza valida per guardarne a destra e a manca, pochi momenti fa della sua vita ha deciso di provare a scriverci sopra. Nelle pause legge, guarda film; poi forse, a volte, se ha voglia, studia anche.

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