The Affair – 3×10 10

The Affair - 3x10 10Sono finiti i tempi in cui il finale di stagione era sempre l’episodio clou, con il compito di piazzare un cliffhanger sorprendente che traghettasse la serie verso un nuovo ciclo. A questa linea di pensiero se ne affianca un’altra, secondo la quale il finale deve portare a compimento il naturale sviluppo dei personaggi senza operare grandi sconvolgimenti alla struttura generale.

Il finale della terza stagione di The Affair, a differenza di quello dello scorso anno, si rifà proprio a questo stile moderno di intendere la chiusura di un ciclo di episodi. Il grande colpo di scena di quest’anno, infatti, è stato già rivelato al termine di “9”: abbiamo appreso la vera natura di John Gunther, una sorta di villain per Noah quest’anno, e assistito alla presa di coscienza del protagonista, finalmente consapevole della deriva autodistruttiva che ha preso la sua vita. Chiuso questo cerchio di dolore, il naturale passo successivo per questo personaggio è un nuovo inizio; è proprio da qui che vuole partire “10”, presentando un nuovo Noah, tornato a scrivere in un luogo alquanto suggestivo e in compagnia di un’altra donna.

The Affair - 3x10 10Dopo tutto il fragore e il turbamento che hanno accompagnato Noah in questi nove episodi, era davvero necessario il silenzio che avvolge Parigi. Senza più lo spettro ossessivo di un secondino a tormentarlo, Solloway è ora libero di lasciar correre la sua mente attraverso le vie della città dell’arte; come un novello viaggiatore rinascimentale si lascia avvolgere dalla storia secolare della città, esplora e sembra finalmente aver trovato una pace che mancava da troppo tempo nella sua vita. Peccato che il passato non si possa davvero dimenticare e ciò che ci si lascia alle spalle a volte si ripresenta: il pensiero del protagonista, infatti, non può non ritornare ad Alison aprendo casualmente “Peter Pan” in una libreria. La donna appartiene ad un passato che ora sembra molto lontano, ma che ha ancora un significato profondo per Noah: è stata la donna del tradimento, la sua via d’uscita dalla monotonia di una vita familiare che non riusciva a realizzarlo appieno. C’è da dire che era un uomo totalmente diverso prima, un ragazzo che non voleva crescere e che cercava continuamente nuovi antichi stimoli per poter uscire dalla quotidianità. Sappiamo tutti come questa crisi abbia generato una spaccatura profonda nella sua vita, un baratro durato due stagioni da cui solo ora sembra sulla via della risalita.

The Affair - 3x10 10Mentre lo scrittore pare aver trovato nuova linfa creativa in Francia, lo stesso non si può dire per Juliette. Il personaggio interpretato da Irène Jacob, infatti, seppur letteralmente di casa, non identifica la sua terra natia come un luogo di felicità, tutt’altro. Per lei Parigi è un luogo di dolore e inganni, come dimostrano i brevi segmenti che la vedono protagonista: a partire da un marito in fin di vita che rappresenta il decadimento di un passato felice ormai svanito, sino alla vera e propria truffa perpetrata nei confronti dell’università, sfruttando tra l’altro la condizione di Etienne. Ma dal dialogo alla Sorbonne emerge anche come quest’ultimo abbia determinato tutta la vita della moglie, oscurandola con la sua fama e non permettendo il riconoscimento dei suoi effettivi meriti. Sono forse questi i motivi per cui Juliette è partita per gli Stati Uniti e per i quali utilizzava come valvola di sfogo privilegiata il sesso, che fosse con i suoi studenti o con i continui tentativi di sedurre Noah.

The Affair - 3x10 10La triste fine di Etienne continua ad identificare come tema principale di questa stagione di The Affair la morte. Tutti i protagonisti hanno dovuto confrontarsi con questo scoglio apparentemente insormontabile: Alison è continuamente tormentata dal fantasma di Gabriel, che inficia il rapporto con Joanie; Cole sembra aver accettato e superato la morte del fratello, anche se potrebbe non perdonare mai il suo presunto assassino; per Noah si è trattato di un trauma ben più profondo, poiché sin dalla sua infanzia ha radicalmente cambiato la sua visione del mondo e la sua crescita emotiva, portandolo ai problemi relazionali che tutti conosciamo. Per Juliette, invece, il discorso verte sulla sua scelta di non passare le ultime ore della sua vita con il marito morente; a suo dire è una sorta di ritorsione verso il tempo che lui non le ha mai dedicato, verso quell’amore mai veramente corrisposto e che in realtà l’ha fatta soffrire. Si tratta di tempo per amare che non le verrà mai restituito e che ora è decisa a prendersi con la forza, anche a patto di compiere scelte orribili.

The Affair - 3x10 10Il discorso sulle scelte è fondamentale per l’intreccio di vite che popola la trama di The Affair. Sono le scelte dei protagonisti il vero motore narrativo della serie e della riflessione sulla vita e sull’amore che lo show porta avanti stagione dopo stagione. La scelta di Whitney di affiancarsi ad un uomo con così poca considerazione verso di lei, ad esempio, è un riflesso del rapporto che ha avuto con il padre e che viene qui riproposto come una sorta di possibilità di redenzione per Noah. Il loro incontro è l’ultima occasione che l’uomo ha per salvare la figlia da un destino orribile, fatto di scelte sbagliate come le sue. Questa presa di coscienza è un passo in avanti per Noah, che si conferma qui come un uomo davvero nuovo, migliore di quello che è uscito di prigione nel primo episodio della stagione. Questo percorso positivo si conclude in quell’incrocio di sguardi con Helen a New York: il giorno di Natale è tipicamente associato alla famiglia e allo stare con le persone che si amano, ma le scelte sbagliate di Noah lo hanno portato lontano da tutto questo, distante dall’affetto dei figli e dall’amore della moglie, che forse ancora prova qualcosa per lui. Adesso non può che osservare questo mondo da fuori, come se avesse perso tutte le occasioni per potervi tornare.

The Affair - 3x10 10L’anticlimaticità dell’episodio potrebbe lasciar intendere che “10” abbia sgonfiato la potenza emotiva di questa stagione, operando – per rimanere in tema – una scelta sbagliata dal punto di vista narrativo. La realtà dei fatti ci dice l’esatto contrario: questo episodio è The Affair alla massima potenza, una vetrina privilegiata da cui possiamo assistere allo scorrere inesorabile delle esistenze dei personaggi e a tutte le sfumature di dolore che intercorrono nelle loro vite. È una storia di scelte sbagliate, decisioni pessime e conseguenze inevitabili, la tragica rappresentazione dell’umano vivere e dell’umano amare.
Questa terza stagione, sicuramente più coesa e meno altalenante della precedente, ha saputo coraggiosamente rinnovare lo stile di una serie che sembrava aver già raggiunto una definitiva conclusione lo scorso anno. Non sono certo mancati i difetti – e non mancano in questo finale – rintracciabili soprattutto in una sempre troppo marcata superficialità nell’esplorazione di alcuni concetti e in un’eccessiva lentezza di fondo che permea tutta la vicenda. C’è anche da dire che quello di cui si sente di più la mancanza e che ha fatto la fortuna della serie in passato, soprattutto nella sua prima stagione, è l’effetto novità di un racconto che si sviluppa attraverso l’interpretazione soggettiva da parte dei personaggi di una stessa vicenda, con l’impossibilità di giungere alla verità dei fatti persino per lo spettatore.
Nonostante ciò, se gli autori proseguiranno su questi livelli i presupposti per attendersi un’altrettanto buona quarta stagione ci sono tutti.

Voto episodio: 8
Voto stagione: 7 ½

 

Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

8 Risposte

  1. magicblack scrive:

    Ma, precisamente, quanto Vicodin avete assunto per parlare bene di questo finale di stagione e della terza stagione in generale? 😀

    Penso di non essere mai stato così in disaccordo con voi. Ma come si fa a giudicare positivamente questa puntata? Dopo 9 puntate in cui ci hanno sfracassato gli zebedei con Noah e la sua follia (più l’aggiunta del trauma della madre inventato di sana pianta è inserito nel marasma di cose di questa stagione) e nel Season finale cosa fanno? Salto temporale di 2-3 mesi, tutto risolto, Noah sano come un pesce e tutto dimenticato. Ma ci rendiamo conto di quanta è stata patetica come mossa e di quanto abbia fatto capire quante poche idee avessero gli autori in fase di scrittura? E vogliamo parlare del pov di Juliette? Un personaggio secondario, di cui mi ero quasi dimenticato, che improvvisamente acquista un’incredibile importanza. Per cosa? Riempire 27-28 minuti della puntata finale? E vogliamo parlare della serie infinita di momenti puramente trash di questa stagione? Camera anti-panico nella 3×09, Cadavere che non entra in ascensore in questa. Scene PATETICHE, fuori contesto e inadeguate per una serie che vorrebbe essere drama puro, ma che sta diventando sempre di più guilty pleasure e “intrattenimento” (se così lo si può chiamare dopo questa sopporifera puntata).

    Davvero meravigliato da queste lodi. Addirittura sminuire la seconda stagione rispetto a questa mi sembra un insulto. Seppur meno particolare della prima e più legata al crime, la seconda stagione aveva mantenuto una sua coerenza e aveva avuto una sua dignità. Non so davvero come si può dire lo stesso per questa.

     
    • Davide Tuccella scrive:

      Ciao magicblack!
      Intanto ti ringrazio per il tuo parere, per il resto provo a spiegare le ragioni che mi hanno portato a parlare bene della stagione, che come ho scritto ho trovato migliore della precedente.
      Sicuramente la seconda stagione aveva proseguito direttamente su tutta la vicenda processuale legata all’omicidio, per questo era molto più collegata alla prima e probabilmente meno “sperimentale”, perchè viaggiava su binari già più o meno collaudati. Anche per questo motivo, però, l’ho trovata un po’ pesante nel raccontare una parte di racconto già narrata e di cui non avevo granchè interesse. Eccezion fatta per alcuni tratti l’ho trovata un po’ altalenante, con puntate più interessanti e altre molto noiose.
      Non che questa terza stagione sia eccezionale, anzi, ma ho apprezzato molto la voglia di rilanciare la narrazione verso direzioni diverse, tipo l’ossessione di Noah per Gunther, il continuo dramma di Helen, un po’ meno forse la gestione di Alison, cosa secondo me non così facile per una serie così impostata su un certo stile come The Affair.
      Anche questo finale me l’aspettavo molto peggiore, invece mi ha colpito proprio nel suo taglio netto con il resto della stagione, che più che mancanza di idee secondo me esalta tutto quello che è accaduto prima e porta a naturale compimento il percorso di Noah principalmente (anche perchè Juliette è un personaggio molto più statico e funzionale al racconto).
      Sulle scene un po’ fuori contesto ti do ragione, ma non le ho trovate così pesanti o eccessive da inficiare la visione. Più che altro sono d’accordo sul fatto che l’intera stagione poteva durare massimo sei/otto episodi, forse ne avrebbe giovato.

       
  2. Artax scrive:

    La mia posizione sta a metà tra le vostre due differenti visioni direi.
    Il problema secondo me è che gli autori non pensavano ad una 4 stagione..quando è stato rinnovato lo show?Se ci pensate potrebbe benissimo starci la conclusione della serie anche cosi..non che ne sia pienamente soddisfatto ma starebbe in piedi.
    A dire il vero nella scena finale io mi sono immaginato Noah che rispondeva al tassista: “Montauk” :)

     
    • magicblack scrive:

      Assolutamente in disaccordo con te. Questo come finale di serie non significa nulla a mio avviso, meno di zero. Se era davvero questa l’idea (fare un finale che funzionasse anche come series finale) per me il fallimento è ancora più grande.

       
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Bravo Davide, hai scritto davvero un’ottima recensione.
    The Affair in questa stagione è ritornata ad essere una serie di grande interesse, dopo una seconda stagione un po’ indecisa e sempre tesa a ripetere le stesse dinamiche, con in più una storyline crime davvero poco convincente e tirata per le lunghe.
    Quest’anno Sarah Treem e Hagai Levi sono andati tra le pieghe delle contraddizioni dei loro personaggi forse come mai prima, affrontando questioni di forte contemporaneità in modo quasi mai banale. Certo, la prima stagione aveva il fattore novità, ma alla lunga la bipartizione diventata un meccanismo un po’ ripetitivo. In questa terza invece gli autori hanno deciso di sperimentare con coraggio nuove modalità di racconto, non facendo mai lo stesso episodio e solo in 2 occasioni su 10 hanno replicato il meccanismo della stessa vicenda dal doppio punto di vista, nelle altre o hanno dedicato tutto l’episodio a un solo personaggio, oppure hanno sdoppiato l’episodio (talvolta anche con registi e sceneggiatori differenti) in modo da contrarre il formato e approfondire i conflitti specifici, pur non rinunciando alla loro messa in relazione, come è accaduto con Alison ed Helen.
    La fine della seconda stagione mi lasciò molto disaffezionato, questa terza invece, pur non senza difetti, mi ha coinvolto non poco e non vedo l’ora di assistere alla prossima.

     
  4. Jako scrive:

    Tutto lineare, imbarazzante e pretestuoso come il resto della stagione. La parte di Juliette era sì interessante ma non era The Affair, era un’altra storia con personaggi mai visti e dei quali ci interessa poco o nulla.
    Stagione pessima che ha rivelato la totale mancanza di idee degli autori, questo ha purtroppo influito negativamente anche sulla recitazione di un cast di altissimo livello. Peccato

     
  5. Travolta scrive:

    Francamente questa quarta stagione mi lascia poco o nulla(personalmente ho preferito la terza) .
    Juliette c’entra nulla con tutto il resto.
    Da segnalare una bravissima ed affascinantissima Maura Tierney per me una spanna sopra tutti quanti .

     
  6. Travolta scrive:

    Ho preferito la seconda ovviamente :-)

     

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