Big Little Lies – 1×04 Push Comes To Shove

Big Little Lies – 1x04 Push Comes To ShoveSulla carta Big Little Lies doveva essere una delle serie migliori dell’anno, con nomi altisonanti sia per il cast che per la produzione, un budget di tutto rispetto ed una storia almeno all’apparenza intrigante. Arrivati al quarto episodio, purtroppo, va ammesso che è sicuramente la forma a vincere sulla sostanza – e di molto.

“Push Comes To Shove” è sicuramente l’episodio più debole finora andato in onda e, calcolando che la serie ha così inaugurato la seconda parte di stagione, non ci sono molti presupposti per sperare in un finale indimenticabile. In ordine di priorità, uno dei problemi principali di questa puntata (e più in generale della serie) è essere costantemente una performance, un’ostentazione potenzialmente infinita della propria bellezza, che passa dall’eleganza delle protagoniste, poi per i paesaggi, così belli e così sempre uguali, fino ad arrivare all’estrema e macroscopica attenzione ai dettagli, che sembrano dover sedurre ad ogni costo. La sensazione è di cedere alle moine di un qualcosa con poca sostanza, un prodotto fondamentalmente ruffiano e troppo poco incisivo.

Big Little Lies – 1x04 Push Comes To Shove Scegliere di mettere nel cast una tripletta d’assi come Nicole Kidman, Reese Witherspoon e Laura Dern può rivelarsi sia il miglior cocktail possibile, sia il più amaro dei veleni, perché non è così scontato che si crei necessariamente una squadra vincente mettendo in campo solo fuoriclasse. Meno conosciuta, ma con uno dei ruoli principali, è Shailene Woodley che a livello visivo prova a spezzare la noiosa armonia dell’impeccabilità delle altre tre donne, e come personaggio dovrebbe portare un po’ di mistero ed incertezza nella soleggiata Monterey. Il problema però è che anche Jane viene subito risucchiata nel vortice patinato della città, inglobata e protetta dall’ostentato progressismo di Celeste e Madeline che si fanno paladine di una giustizia homemade e a cui solo loro possono partecipare. La volontà di David E. Kelley era sicuramente quella di provare a descrivere un mondo al limite, bellissimo fuori ma oscuro e perverso al suo interno, e in questo senso usare i visi puliti delle sue protagoniste poteva essere una mossa azzeccata, una sorta di Desperate Housewives in chiave seria. Peccato però che manchi quel mordente, quella sensazione di inganno perenne che ad esempio aveva la serie delle casalinghe di Wisteria Lane (almeno nelle prime stagioni) e che traeva buona parte della sua forza dall’essere volontariamente sopra le righe, immersa in un turbinio di circostanze così paradossali da colpire quasi sempre nel segno.

Big Little Lies – 1x04 Push Comes To ShoveBig Little Lies ha provato a puntare invece su una chiave di lettura più concettuale e che tenta di essere cervellotica, ed è proprio facendo questo tentativo che si perde. L’esempio più eclatante è sicuramente quello della protagonista principale, che ha le sembianze di una Reese Witherspoon anche brava, che prova a dare dignità ad un personaggio in realtà scontato e molto poco interessante, cui viene cucito addosso il grande dilemma del “cosa definisce una buona madre?”. Il pilot era in realtà partito esattamente da questa riflessione e sulla differenza di come ciascuna di loro abbia interpretato per varie circostanze, soprattutto esterne, il proprio ruolo di donna/madre, di come ci sia sempre un confine molto sottile tra le parti. Nelle scorse due puntate, invece, questo tema si è un po’ perso, favorendo invece la battaglia a colpi di feste e contro-feste tra le donne protagoniste che, per quest’occasione, affilano gli artigli trincerandosi dietro il loro essere madri per dichiararsi guerra aperta. E forse anche per questo motivo sono stati episodi decisamente migliori, mentre adesso che la questione è tornata ad essere interna a ciascuna di loro, gli ingranaggi pensati da Kelley fanno molta più fatica ad emergere.

Big Little Lies – 1x04 Push Comes To ShoveI coniugi Wright probabilmente impersonano la tematica che più di tutte rappresenta la serie, mettendo sul piatto la spinosa questione della violenza domestica e del labile confine tra piacere, perversione ed abuso. Forse questo quarto episodio ha come unico momento davvero apprezzabile quello di far avanzare la storia di Celeste e Perry e approfondire di più il loro strano rapporto, dove il gioco di potere, possessione e continua seduzione che i due coniugi si rimbalzano l’uno sull’altro ha origine proprio dall’insita insoddisfazione che entrambi provano per la vita che si sono costruiti – e che per tanti versi si recriminano a vicenda. La rinuncia alla carriera forense di Celeste veniva sì da una richiesta di Perry affinché lei fosse madre, quindi una sorta di gelosia per una donna così bella e che potrebbe sfuggirgli in qualche modo, ma anche (e, probabilmente, soprattutto) dalla scarica di adrenalina e potere che ha il lavoro sulla donna – quindi la vera minaccia nel loro rapporto. La scena in macchina in cui Celeste e Madeline urlano il loro grande desiderio di essere altro oltre che madri è sì un momento liberatorio, ma è allo stesso tempo sia l’illusione di avere ancora una scelta nel cambiare la propria condizione, sia la certificazione di quanto sia povera l’argomentazione della serie. Il dualismo famiglia o carriera, tema presente e scottante per tutte le donne del pianeta, viene completamente ridotto nel cliché di due donne che incolpano il mondo di averle trascinate ad un punto in cui non si riconoscono e che trasferiscono nella legittimità dell’opera teatrale la loro stessa voglia di essere prese sul serio, e non solo come madri di famiglia. E allora ecco che Renata non è poi così detestabile e anzi, sarebbe anche il più interessante da approfondire; in più le sue risate forzate davanti al sindaco diventano i minuti più belli di questo “Push Comes To Shove”.

Big Little Lies – 1x04 Push Comes To ShoveDi tutt’altro spessore è certamente la tematica sottesa a Jane e Ziggy, per cui c’è sempre la questione del dualismo tra quello che appare e ciò che realmente è, ma con un peso ben diverso, soprattutto perché il fardello in questo caso lo porta un bambino. La paura della maestra, l’insopportabile Natalie e i suoi modi totalmente anti-didattici, per cui Ziggy potrebbe bullizzare Amabella e quest’ultima esserne diventata una sorta di vittima con tanto di sindrome di Stoccolma, diventa l’ennesima leva per indagare ancora di più nel passato e nella mente di Jane. Ziggy è il frutto di una violenza subita e volontariamente obliata dalla madre per proteggerlo, cosa che potrebbe aver innescato davvero un processo spaventoso dentro di lui, tanto che alle parole della psicologa per cui o è tutto a posto o è il più abile dei bugiardi non può che passare un brivido lungo la schiena. Per quanto riguarda la loro storyline, la continua sospensione tra onirico e reale in cui viene immerso il personaggio di Jane ha sicuramente (sulla carta) qualcosa di affascinante e che cerca di esprimere l’essenza dimidiata della ragazza madre, peccato però che il risultato di questo montaggio perennemente spezzettato sia solo confusionario, ridondante e quindi inevitabilmente inutile – anche se mai quanto la questione dell’omicidio e le confessioni spot dei vari esponenti di Monterey, ormai davvero insopportabili.

Poteva essere una miniserie memorabile, come tante che HBO ha sfornato in anni di onorata carriera (The Night Of, giusto per citare una delle ultime), e invece è un prodotto finora mediocre e che probabilmente non ha più tempo utile per aggiustare il tiro.

Voto: 5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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