Preacher – 2×12/13 On Your Knees & The End of the Road 2


Preacher – 2x12/13 On Your Knees & The End of the RoadCon questi episodi numero dodici e tredici si conclude la seconda annata di Preacher, la serie AMC che ha saputo farsi notare per il coraggio della sua blasfemia, ma che è rimasta incastrata in una trama incapace di maturare.

Pur senza necessariamente fare paragoni con il materiale di provenienza, quel fumetto di grande successo in grado di portare qualcosa di nuovo al genere di appartenenza e che ha nella trama uno dei suoi punti di forza, Preacher è apparso già nella sua prima stagione come una produzione atipica, incerta su quali fossero i passi da compiere per raggiungere una solidità che quest’anno ha, purtroppo, mancato alla grande.

Che cosa avevamo dedotto dal finale della prima stagione? L’impressione era stata, all’epoca, che si fosse trattato quasi di un grosso filler, un racconto di vaste proporzioni che serviva solo come viatico per una seconda annata più vicina al racconto originale e che avrebbe necessitato, per la sua natura on the road, di un budget più considerevole da strappare alla AMC solo dopo un primo rodaggio di successo. E così era stato, almeno all’inizio: l’idea di mettere i protagonisti in automobile alla ricerca di Dio sembrava la trovata giusta per rendere la loro chimica ancora più esplosiva, considerati i buoni risultati ottenuti in questo versante fino a quel momento.

Preacher – 2x12/13 On Your Knees & The End of the RoadQualcosa, però, ha smesso di funzionare e parte del problema è stato il numero maggiore di episodi che la serie ha dovuto coprire: le 13 puntate di quest’anno hanno spinto la narrazione in una serie di momenti stagnanti che questi ultimi due episodi non sono in grado di evitare o di risollevare. La narrazione, infatti, ha lasciato troppo rapidamente il passo ad un racconto rinchiuso all’interno di quattro mura, soffocando lo spirito on the road che era sembrato essere lo stimolo nuovo più affascinante che avrebbe fatto perdonare il tiro mancino del finale del primo anno.

Che cosa è mancato, dunque? La prima cosa che ha mostrato la debolezza narrativa di questo nuovo impianto è stata l’incapacità di dare ai tre protagonisti il giusto spazio. La scelta di dividerli molto presto, nonostante tutto il potenziale che nelle loro interazioni si è sempre osservato, ha condotto a delle storie individuali che, con l’ovvia eccezione di Jesse, non hanno trovato alcuna finalità effettiva. È il caso, ad esempio, della crisi personale di Tulip che da personaggio cazzuto come l’abbiamo conosciuto si è via via trasformato in qualcosa di più modesto, in una poco originale (ed anche male sviluppata) crisi da stress post-traumatico che non ha saputo arricchire il personaggio ma solo ancorarlo al suolo. La sua morte è l’unico vero sussulto che questo finale è stato in grado di generare, anche se è chiaro che verrà risolta nella prossima stagione; la sua assenza, questo è certo, rappresenterebbe un problema non da poco per una serie che in passato ha saputo da lei trarre davvero ottimi spunti narrativi.

Preacher – 2x12/13 On Your Knees & The End of the RoadNon va meglio con Cassidy, il quale si è ritrovato a fare da genitore ad un figlio che non ha mai davvero trattato come tale. L’epilogo di questa puntata nei riguardi di questa storyline è qualcosa di molto interessante che avrebbe potuto dare a Cass qualcosa di più di quello che ha dato: il problema qui non è tanto il tipo di racconto, ma il modo in cui è stato gestito da una scrittura fuori fuoco. Perché, ad esempio, tenere Denis (di cui non abbiamo mai saputo davvero nulla e che è anche difficile considerare un vero personaggio) fuori dai giochi per così tanti episodi, come un elemento di contorno, salvo poi sfruttarlo come specchio della potenziale malvagità di Cass stesso? Le tempistiche non hanno permesso la costruzione di un racconto che sapesse dipingere il vampiro nel modo migliore e soltanto la recitazione dimessa di Joe Gilgun ha permesso al suo personaggio di non finire rapidamente nell’indifferenza più totale.

Per quanto riguarda Jesse, la situazione è assai più complessa anche perché parlare di lui significa, chiaramente, parlare di una trama principale che non si è mai tirata indietro quando ha dovuto affrontare alcuni temi di una certa blasfemia. Il coraggio di trattare nel modo in cui ha trattato i pilastri del Cristianesimo è sicuramente ammirabile (e bisogna dire che la AMC merita un plauso per aver condotto fino in fondo le esagerazioni di cui il fumetto è ricco), ma non basta lo scandalo per rendere il racconto vitale. Jesse ha mostrato di scivolare sempre più verso il lato oscuro, verso quella parte di sé che, da quando ha ricevuto Genesis, si è lasciata adulare dalla convinzione di poter davvero cambiare le cose, salvo riprendersi quando i suoi affetti, da cui si è sentito abbandonato – e che forse lui per primo, mentendo, ha lasciato indietro –, hanno avuto più bisogno di lui. Le sue interazioni con Herr Starr sono state in questo senso molto convincenti, compresi i divertenti siparietti che li han visti coinvolti in questo finale in cui il ritorno del Messia si sarebbe giocato a colpi di esclusive televisive e miracoli da trasmettere online. Questo insieme di ottime idee lascia però l’amaro in bocca quando si guarda al progetto generale e si vedono quanti pochi passi siano stati davvero compiuti in questa stagione e quanto l’approfondimento del suo personaggio avrebbe potuto dire molto di più.

Preacher – 2x12/13 On Your Knees & The End of the RoadPoi accade che la serie decide di trattare il delicatissimo tema di una rilettura di Adolf Hitler e allora le cose diventano ancora più complicate. Non tanto perché rileggere in chiave patetica una figura di tale importanza storica è qualcosa che già lascia assai perplessi (perché sembra ridimensionarne l’orrore), ma soprattutto perché non si capisce dove l’intera narrazione di Hitler e Eugene voglia andare a parare. Qual è l’obiettivo di questa storyline? Perché si è indugiato così tanto nella liberazione di Eugene dall’inferno? Questa grossa narrativa ha sicuramente un obiettivo, ma la difficoltà nel vederne o immaginarne una fine non depone a suo favore. Al pari di questo c’è infine quella sezione narrativa riguardante la gioventù di Jesse e che pare al momento riserbare in sé una grande speranza per la terza stagione: i flashback sulla famiglia L’angelle sono centellinati con intelligenza e ammantati del giusto fascino, apparentemente sufficiente a spingerci verso la terza stagione. Ma qui si rivela il problema principale di questo finale e di questa annata: ci si ritrova nuovamente al termine con la sensazione che, nonostante le difficoltà di questa stagione, la prossima saprà sicuramente esprimere il potenziale della serie. Se la seconda stagione non è stata in grado di riprendere quello che di potenzialmente interessante c’era nel primo anno, che cosa ci assicura che andrà meglio col prossimo? Perché lo spettatore dovrebbe tornare fiducioso a guardare qualcosa che sembra essere interessante ma che non riesce a diventarlo mai fino in fondo?

Preacher ha chiuso il suo secondo anno in una nota di mediocrità, ha confermato di avere un altissimo potenziale ma di non essere in grado di finalizzare le molte possibilità offerte. Blasfemia, sangue e battute non sono più sufficienti, da sole, a reggere in piedi una barca che fa acqua da davvero troppe parti.

Voto 2×13: 5 ½
Voto 2×13: 6
Voto Stagione 2: 5

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2 commenti su “Preacher – 2×12/13 On Your Knees & The End of the Road

  • willo

    Purtroppo son d’accordo. Ad ogni stagione si resta con l’amaro in bocca. Però gli concedo comunque la sufficienza solo per i grandi attimi di genio che questa serie è stata in grado di offrirci.

     
  • Genio in Bottiglia

    Da lettore del fumetto, mi domando perché abbiano deciso di tradirlo cosî tanto. Immaginavo potesse essere la blasfemia ad essere edulcorata, ma mi pare che quella non sia stata toccata. Ci sono state puntate da 8 in questa stagione, ma il risultato finale in effetti non è stato granché.