Gomorra – 3×03/04 4


Gomorra – 3x03/04Dopo un dittico di episodi atti a chiudere definitamente tutte le storyline legate al racconto originario, Gomorra torna con due puntate molto diverse ma, ciascuna a suo modo, fondamentale per ridefinire le basi narrative intorno alle quali si svilupperà questa nuova stagione. La labilità del potere, lo scontro generazionale tra padri e figli, il concetto di rispetto e sudditanza che domina il mondo della malavita, la solitudine e la rabbia che ne consegue: questi alcuni dei temi sui cui ruotano questi due splendidi episodi, punto di innesto di quella che pare essere una nuova fase del racconto.

Il lavoro fatto in questi primi quattro episodi mostra come, nonostante la dipartita di Sollima dai ranghi creativi, la serie stia comunque conservando intatta quella solida coerenza stilistica che l’ha sempre contraddistinta come pietra miliare del panorama televisivo, italiano e non. In particolare, queste due puntate, sebbene diversissime, riescono a inserirsi pienamente all’interno di un racconto organico, perfettamente calibrato in ogni sua parte, dal comparto tecnico a quello narrativo, senza dimenticare l’eccezionalità dell’ensemble interpretativo.
L’episodio tre, staccato dalla temporalità introdotta dalle prime due puntate, è interamente incentrato su Ciro e sul suo cammino d’espiazione in Bulgaria. Il tono del racconto è intimista, e ci mostra il viaggio di un uomo alla ricerca di se stesso che culmina con un ritorno alle origini, non semplicemente intese in senso spaziale.  A ciò segue una puntata corale, che si riallaccia agli eventi con cui si è chiuso il secondo episodio, in cui è Genny a essere protagonista di una parabola ascendente a cui segue una brutale detronizzazione. Apparentemente diversi, sia per struttura che per contenuti, i due episodi sono invece profondamente legati da un sottile parallelismo: ognuno dei due protagonisti viene scaraventato verso un brusco punto di ripristino, che sancisce una ripartenza per l’intero racconto. Gomorra, ripercorrendo simbolicamente le sue ‘fasi storiche’ – il figlio putativo che si ribella contro il padre e il figlio ‘legittimo’ che viene estromesso dal potere – riavvia il nastro, pronta per ripartire da un contesto relazionale totalmente nuovo. La morte di Don Pietro e la dipartita di Malammore, avvenuta nel primo episodio, non hanno sancito solo la fine di una generazione, ma hanno chiuso definitivamente una fase narrativa, per lasciare spazio a un rinnovato orchestrarsi del racconto: la terra dei padri è stata invasa definitivamente dai figli e la loro alleanza si avvale di qualcosa di più profondo rispetto a una tacita sudditanza voluta da una atavica tradizione criminale; la loro forza sta infatti nel credere in se stessi come organismi unici, capaci di acquisire il potere senza il paravento di una famiglia a proteggerli.

Fai la brava.

Gomorra – 3x03/04Era già chiaro alla fine della scorsa stagione che Ciro avrebbe lasciato Napoli per intraprendere un cammino di redenzione atto a combattere la guerra più difficile, quella contro se stesso e le sue colpe. Lo ritroviamo a Sofia, apatico e accondiscendente, alle dipendenze di un boss locale e del suo squilibrato figlio in pieno delirio di onnipotenza. Nella prima metà dell’episodio, Ciro ci appare come imprigionato in un girone infernale dominato dalla legge del contrappasso: lui che ha osato sfidare i capi è condannato a un’obbedienza incondizionata. Infatti, nonostante le prime avvisaglie di ribellione, Ciro torna sui suoi passi e, facendo appello a un autocontrollo che forse non sapeva neanche di possedere, prova ad andare avanti per la via della dannazione che lui stesso ha scelto di percorrere. Questo stato di disagio esistenziale è amplificato da quei momenti in cui si lascia andare a una rabbia cieca, rivolta sempre verso qualcuno che gli implora comprensione – la coppia che sfratta dalla casa di Lyulin o Elvana che gli chiede di poter telefonare in Albania –, come a sottolineare la sua impotenza di fronte a qualsiasi sentimento, in particolare la pietà. Ma nel corso dell’episodio, a partire da dettagli minuscoli, come lo sfogo in bagno dopo la sfuriata di Mladen, prende forma una sorta di agnizione di se stesso.

Gomorra – 3x03/04Durante l’incontro con i napoletani, si riaccende una fiamma che porta l’Immortale a una lenta ma decisa accettazione di sé e del proprio destino: il male compiuto fino a ora, per quanto disgustoso ed efferato possa essere, è tutto ciò che lo definisce, è l’unico modo che conosce per affrontare la vita. Inserito nuovamente in un triangolo tra padre padrone e figlio incosciente, Ciro non può far altro che fare ciò che ha già fatto: sovvertire il potere e tradire quel padrone che salva la discendenza nonostante le sue colpe. “Se io avessi un figlio glielo direi in faccia quando fa lo stronzo”, dice a Valentin prima di ucciderlo, come a suggellare quella che era la sua linea guida: il tempo del rispetto incondizionato per la famiglia dovrebbe essere passato, adesso il vero potere dovrebbe stare nelle mani di chi sa prenderlo. Sebbene seguire questo dettame lo abbia portato sull’orlo del baratro, Ciro lo ripercorre quasi in maniera inconsapevole e facendolo ritrova se stesso e parte di quell’umanità che pareva persa per sempre. Nel salvataggio di Elvana, Ciro ritrova una dolcezza che non aveva più provato dalla morte della figlia, ed è proprio lì, nel contatto con quei sentimenti dimenticati, che l’Immortale ritrova la strada per Napoli.

Non te la sei meritata. Quando uno le cose non se le merita, le perde.

Gomorra – 3x03/04Alla ‘liberazione’ di Ciro segue invece l’agonia di Genny, incastrato da quel sistema a cui l’amico si è simbolicamente ribellato con l’uccisione dei due boss bulgari. La struttura del quarto episodio – che segna anche l’attesissimo ritorno di Scianel – è perfettamente funzionale a delineare la parabola di Genny, che a metà puntata raggiunge il picco di potere. L’uccisione di Gegè – che può essere considerata la cesura dell’episodio – sancisce l’apice raggiunto da Gennaro, il più importante punto a suo favore nella lotta contro il suocero. La brutalità dell’omicidio esemplifica con veemenza il grado di potere che Genny crede di aver ottenuto: in quella foga assassina con cui colpisce l’amico si riconosce la rabbia di chi si sente così in alto da considerare ogni tipo di insubordinazione come una fatale mancanza di rispetto. Ma proprio sulla questione del rispetto si cela il suo più grande errore di valutazione: nonostante tutti gli abbiano fatto credere il contrario, Genny non è ancora riuscito a conquistare in pieno quel ‘rispetto’ che era riuscito a ottenere suo padre e che Don Avitabile si riprende con molta facilità. La sua crociata contro il concetto di famiglia, contro la tradizione e gli atavici legami di sudditanza che regolano i rapporti nel mondo camorrista non ha ancora raggiunto la forza necessaria per sovvertire definitivamente le cose, ed è proprio per questo che tutte le azioni compiute fino ad ora gli si rivoltano contro trascinandolo verso un baratro ancor più nero del punto di partenza. Tutto torna verso il grado zero: lì di fronte alle Vele di Scampia, Genny si ritrova sul piede di guerra, pronto a lottare con lo stesso monito che agitò suo padre nel corso della scorsa stagione – riprendersi tutto ciò che gli è stato tolto.

Solo un orfano come te può pensare che la famiglia sia una cosa buona.

Gomorra – 3x03/04Il sottile parallelismo che si viene a creare tra l’esito apparentemente opposto delle due parabole di Ciro e Gennaro chiarisce in maniera esplicita qual è il vero nodo che lega indissolubilmente i due fratelli putativi: il desiderio di potersi approcciare al mondo senza ossequi e senza l’obbligo di scalare una gerarchia di potere prestabilita. Sia Ciro che Genny si sono opposti al sistema, governato da un rispetto incondizionato verso i ‘capi’, verso quei padri che ne hanno definito le regole senza ammettere eccezioni. Sebbene Genny con la morte di Don Pietro sia a tutti gli effetti l’erede dei Savastano, l’aver avuto un ruolo decisionale nella fine del padre lo pone fuori dalla famiglia, così come l’imboscata tesa a Don Avitabile lo pone fuori anche da quella famiglia acquisita con il suo trasferimento a Roma. Ciro ha tentato di fare la stessa cosa quando si è schierato contro Don Pietro, impugnando una guerra sanguinaria che gli ha portato via tutto, prima la moglie e poi la figlia. Adesso, entrambi sono rimasti da soli a lottare contro quella tradizione che ha sempre cercato di schiacciarli, e, forse per la prima volta, sono pronti ad agire insieme in nome di una riconquista, che non è come quella di Don Pietro atta solo a riprendere ciò che è stato tolto, ma si basa sul creare le fondamenta di un nuovo corso della storia, in cui i padri vengano annientati in favore di quei figli che, rinnegando la tradizione, intendono inaugurare una diversa gestione del potere.

Questi primi quattro episodi ci hanno mostrato come Gomorra riesca a rinascere dalle ceneri del suo passato, creando un reset narrativo che pone le basi per una tipologia di racconto del tutto nuova. La possibile alleanza tra Ciro e Genny, l’inserimento di Enzo e il ritorno di Scianel con Patrizia al suo fianco sono tutti elementi che lasciano presagire un prosieguo degno della migliore tradizione di una serie che ha avuto il coraggio di lasciarsi alle spalle personaggi del calibro di Don Pietro Savastano, Donna Imma, Salvatore Conte o Malammore, in favore di un racconto organico, ben calibrato e soprattutto vivo.

Voto Episodio 3: 8/9
Voto Episodio 4: 8/9

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4 commenti su “Gomorra – 3×03/04

  • luigi

    So di essere fuori tema , ma si tratta sempre di una produzione sky anche se non italiana in questo caso.Recensirete Babylon Berlin ? Sono curioso di vedere cosa ne pensate. Personalmente, la prima puntata nonostante qualche piccolissima sbavatura l ‘ ho trovata fantastica e soprattutto diversa da qualsiasi altra cosa .

     
    • Federica Barbera

      Ciao luigi, ci dispiace ma per il momento non abbiamo in programma di recensire Babylon Berlin, vedremo in futuro! 😉

       
  • mmho

    D’accordo su tutto tranne le conclusioni a proposito di Ciro in Blugaria.
    Ciro non tradisce Valentin. Fino all’ultimo sta dalla sua parte e fa gli interessi del suo padrone. Poi gli spara, certo, ma solo quando Valentin per primo ordina al suo tirapiedi di ammazzarlo. E in quel momento Valentin smette di essere il suo padrone e diventa semplicemente uno che lo vuole ammazzare.
    E per lo stesso motivo la sua non è una ribellione alla “famiglia”. Anche qui, è sempre sopravvivenza: il figlio che pianifica di ingannare il padre in modo da fargli ammazzare Ciro. Il padre che, dopo aver scoperto di essere stato preso in giro da suo figlio, decide di ammazzare comunque Ciro.
    E la frase prima di ammazzarlo secondo me vuole dire “tu non sei stato buono a fare il padre”. Perché un padre deve educare il figlio, e quando è stronzo significa anche dirgli che è stronzo. Il che, se vogliamo, indica piuttosto rispetto per la famiglia e per i suoi valori (mentre Valentin non li aveva rispettati).