American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace – 2×02 Manhunt 4


American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace - 2x02 ManhuntGiunti al secondo appuntamento di questa stagione, American Crime Story si concentra di più sulla figura legata appunto al “crimine” del titolo, costruendo il racconto in maniera interessante per far assurgere a protagonista il vero ago della bilancia della fine di Gianni Versace: il mefistofelico Andy Cunanan.

Partiamo però dalla famiglia Versace, soprattutto dal triangolo che si crea tra i fratelli italiani e il compagno di Gianni, Antonio D’Amico.
Il punto di forza del trio è senza ombra di dubbio Donatella, ovvero la magnifica Penelope Cruz, che svetta sia a livello interpretativo (ci voleva poco), sia come presenza scenica, specie nelle sequenze dove la gelosia la fa da padrona e incrina in maniera determinante il rapporto tra la bionda e D’Amico. Donatella ha ben presente il genio del fratello e teme che il tutto si appiattisca a causa delle distrazioni a cui Gianni è sottoposto con la relazione molto libertina con Antonio: capiamo che l’agire della sorella non ha secondi fini nella toccante sequenza della cremazione, dove la Cruz dà sfoggio di tutta la sua bravura con quel pianto intimo e disperato al tempo stesso, davanti al corpo di suo fratello. Una sequenza che sarebbe potuta sembrare posticcia e messa lì per attirare facili lacrimazioni, ma è lunga il giusto e possiede un tocco delicato che ci porta a vivere il lutto di Donatella in maniera intensa e non scontata.
American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace - 2x02 ManhuntLa vera pecca dell’episodio – ma che a questo punto è della stagione intera, anche se siamo solo a due noni del totale – è la scelta di far parlare i Versace e D’Amico, quando da soli, in inglese: una scelta che non ha nessun senso, considerando che i protagonisti non sono italo-americani (sarebbe leggermente più giustificato), ma proprio italiani, nati e cresciuti nel nostro Paese. È una scelta molto più comoda, certo, considerando che gli attori protagonisti hanno tutti l’accento spagnolo – un venezuelano, un portoricano, una spagnola –, ma resta un particolare del tutto straniante, che non aiuta a immergersi davvero nel realismo della storia.

Il personaggio che invece sembra molto azzeccato sia per quanto riguarda il casting sia per quanto riguarda interpretazione e scrittura è senza ombra di dubbio quello di Cunanan, che come dicevamo sta prendendo sempre più spazio, diventando praticamente il protagonista della stagione.
Oltre alla bravura di Darren Criss nel far trasparire tutta la follia e la disperazione del personaggio, è molto interessante anche il montaggio alternato della regia che ci spiega le origini del gesto che lo hanno portato a sparare a Versace (e probabilmente anche perché si è lasciato dietro altri quattro corpi nel frattempo).
Soprattutto è la totale psicopatia di Cunanan ad essere messa in scena alla meglio: la sequenza del sesso violento che porta quasi alla morte un suo cliente è il riflesso di quello che Cunanan era realmente, secondo quanto riportato dalla polizia nel 1997, dopo che in casa sua sono stati ritrovati accessori e video legati a uno dei modi più volenti e devianti di intendere il sesso.

American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace - 2x02 ManhuntCome dicevamo poc’anzi, è il crimine il vero protagonista di questa serie: così come lo era stato nella prima stagione, dove per forza di cose il protagonista indiscusso era stato O.J. Simpson, qui il focus è l’assassinio di Gianni Versace, e di conseguenza la mano che lo ha determinato, ma soprattutto come e perché si sia arrivati ad un gesto tanto efferato.
Un discorso a parte va fatto per il mondo omosessuale, l’AIDS e il rapporto che Versace aveva con essi: se è plausibile che lo stilista avesse la libertà di accedere a qualsivoglia tentazione e cedervi, anche e soprattutto insieme al compagno di una vita, ha fatto discutere la scelta degli autori di sottolineare come Versace fosse HIV positivo al momento della morte; morte sfiorata per la malattia solo tre anni prima dell’assassinio, salvo poi essersi quasi miracolosamente salvato, tenendo l’avanzare dell’AIDS sotto controllo.
Ci sono ovviamente voci discordanti, come quelle della famiglia, e altre come quelle degli autori che si basano sulle ricerche e di testimonianze di un detective di Miami: resta il fatto che è stata una scelta coraggiosa, mettendo in luce un aspetto di Versace che era stato probabilmente edulcorato una volta deceduto, come spesso capita con personalità di questo genere.

La seconda stagione di American Crime Story è sicuramente costruita bene da un punto di vista registico: come già detto, è interessante l’alternarsi di epoche ed episodi che, una volta sommati, daranno il quadro completo su questo omicidio; d’altro canto non si può fare finta di nulla sulla scelta di casting che ha portato tre attori ispanici nei ruoli di tre italiani, creando uno straniamento fastidioso che inficia un po’ la riuscita del prodotto.

Voto: 6/7

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Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale.


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4 commenti su “American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace – 2×02 Manhunt

  • magicblack

    “La vera pecca dell’episodio – ma che a questo punto è della stagione intera, anche se siamo solo a due noni del totale – è la scelta di far parlare i Versace e D’Amico, quando da soli, in inglese: una scelta che non ha nessun senso, considerando che i protagonisti non sono italo-americani (sarebbe leggermente più giustificato), ma proprio italiani, nati e cresciuti nel nostro Paese. È una scelta molto più comoda, certo, considerando che gli attori protagonisti hanno tutti l’accento spagnolo – un venezuelano, un portoricano, una spagnola –, ma resta un particolare del tutto straniante, che non aiuta a immergersi davvero nel realismo della storia.”

    “…d’altro canto non si può fare finta di nulla sulla scelta di casting che ha portato tre attori ispanici nei ruoli di tre italiani, creando uno straniamento fastidioso che inficia un po’ la riuscita del prodotto.”

    Comprendo e condivido in parte la sensazione di straniamento dettata da questa situazione, ma non condivido una critica “eccessiva” a questo casting. Il problema era di difficilissima soluzione: quali attori avrebbero dovuto scegliere? Inutile guardare in Italia, non avrebbero mai trovato un’attrice capace di fare un lavoro migliore di Penelope Cruz o almeno stento a crederlo. E anche per Gianni non credo sarebbe stato facile. Far parlare fratello e sorella non in italiano è ovviamente una scelta azzardata e di comodo, ma forse inevitabile per evitare di far sentire a noi italiani un italiano ridicolo e pasticciato.
    Non concordo nemmeno con il tuo voto finale, troppo basso. Secondo me la regia di questa seconda stagione raggiunge spesso vette molto alte (in particolare quando c’è Darren Criss). Basti pensare alla sequenza finale che, a mio avviso, è di una bellezza unica: emerge tutta la follia di Cunanan. E troppo misurati e contenuti i complimenti per Darren Criss che, sempre secondo me, sta fornendo delle perfomance attoriali immense e che già può essere considerato uno dei personaggi del 2018.

     
      • Ste Porta L'autore dell'articolo

        Ciao Davide,
        8.5 mi sembra davvero esagerato: che io sia un po’ stretto con i voti può essere vero, ma 8.5 per me vuol dire puntata quasi perfetta, e questa per me non lo è. 🙂

         
    • Ste Porta L'autore dell'articolo

      Ciao magicblack, intanto grazie per il commento.
      Sì, il punto degli attori può essere vero, ma per fare in modo che il tutto fosse molto più credibile mi sarei arrischiato nella scelta di attori italiani: la Cruz fa campionato a sé, dando una modulazione alla voce di Donatella PERFETTA, quindi le possiamo scusare una inflessione spagnola che tra l’altro maschera anche discretamente bene. Non si può dire altrettanto degli altri due purtroppo.
      Forse su Darren Criss sono stato un po’ stretto con le parole, ma sono d’accordo con te: senza ombra di dubbio il migliore fino a qui.