Atlanta – 2×01 Alligator Man


Atlanta – 2x01 Alligator ManL’abbiamo attesa e l’abbiamo bramata per più di un anno: finalmente Atlanta, la dramedy d’autore creata da Donald Glover che aveva sorpreso tutti con la sua prima annata, è tornata. Le novità di questa seconda stagione saltano all’occhio fin dal titolo, nel quale al nome della capitale della Georgia si aggiunge la didascalia “Robbin’ Season”, la stagione delle rapine, una dichiarazione d’intenti che, come vedremo, emerge già da questa ottima premiere.

Nel percorso mediatico che ha anticipato la messa in onda di “Alligator Man” abbiamo avuto modo di assaporare la follia geniale del creatore-attore protagonista dello show, attraverso una serie di informazioni criptiche rilasciate tramite interviste su quello che sarebbe stata questa attesissima seconda stagione. Intanto, come si diceva, il sottotitolo preannuncia un’ambientazione temporale e culturale ben definita: la stagione delle rapine ad Atlanta, come spiegato anche da Darius nell’episodio, è il periodo pre-natalizio in cui si registra un significativo aumento di attività criminali ed episodi di violenza per le strade, nell’ottica di avere le possibilità economiche di sopravvivere al periodo delle festività. Altra dichiarazione curiosa di Glover è quella riguardante l’ispirazione, per questa seconda annata, ad un film d’animazione direct-to-video del 1992 della serie – tra gli altri prodotta anche da Spielberg – Tiny Toons, in particolare How I Spent My Vacation, maxi episodio in cui i personaggi della Warner Bros vivono delle avventure estive apparentemente slegate tra loro ma che alla fine si uniscono in un unico grande quadro narrativo. Siamo quindi di fronte ad un progetto che, così presentato, per essere considerato un successo o un fallimento presume la visione della totalità della stagione; c’è da dire, tuttavia, che anche la prima stagione di Atlanta rispondeva a questa esigenza di fruizione, presentando episodi a volte molto slegati tra loro, con una trama orizzontale che era poco più che un pretesto, ma che alla fine andavano a creare un bellissimo quadro critico e analitico, a volte surreale e grottesco, sulla difficoltà di essere neri nell’America di oggi.
Quali sono, quindi, le reali novità della serie che emergono già da questo “Alligator Man”?

“Time makes you suffer when seasons change”
When Seasons Change – Curtis Mayfield

Atlanta – 2x01 Alligator ManUna delle caratteristiche più interessanti dell’Atlanta della prima stagione era la presentazione di una certa immutabilità dell’ambiente sociale, un luogo nel quale la routine dei personaggi era tanto enfatizzata da costruire un luogo sempre uguale a se stesso, incapace di progredire. Anche in questa premiere ritroviamo elementi che ripetono schemi già visti per lo show: Earn che prova a migliorare la sua condizione economica, Al e Darius sempre sullo stesso divano a subire passivamente l’inaspettato successo di Paper Boi. Eppure, sin dall’inizio dell’episodio, siamo consapevoli di essere di fronte ad un punto di rottura fondamentale per lo show, un segnale forte ed evidente di come la stagione sia effettivamente cambiata, non solo per i personaggi ma anche per il microcosmo in cui sono immersi. Si fa riferimento, naturalmente, al violento ed inaspettato cold open di “Alligator Man”, che mette in scena, per la prima volta, una sparatoria caratterizzata da brutalità e dolore, tanto realistica e cruda nella sua realizzazione da aver ricordato alla critica d’oltreoceano le atmosfere di The Wire. La totale estraneità della scena rispetto alla trama verticale dell’episodio è relativa: il senso di questa lunga e atipica apertura – che si collega alla sigla sul rap di “Did It Again” di Jay Critch e Rich the Kid, confermando lo stretto legame dello show con la musica – è quello di presentare, sempre con lo stile unico dell’autore, un’atmosfera del tutto nuova che caratterizzerà con tutta probabilità le vicende di Earn, Al e Darius durante tutta la stagione. È evidente, quindi, la contrapposizione tra cambiamento e permanenza, tra l’impossibilità di evadere dalla propria condizione e la necessità di evolversi e migliorarsi.

Robbin’ Season. Christmas approaches, and everybody got to eat. Or be eaten.

Atlanta – 2x01 Alligator ManQuesto bivio identitario è ben espresso dal percorso che compie Earn durante l’episodio. Il personaggio interpretato dal creatore della serie si ritrova fin da subito nella condizione critica di non avere più nulla, nemmeno un tetto sopra la propria testa, dato che nel finale della scorsa stagione lo abbiamo visto utilizzare i soldi guadagnati con la sua attività manageriale per prendersi cura della famiglia. Earn è alla ricerca di un luogo dove stare, ma anche di un luogo dove possa esprimere se stesso e migliorarsi, perché capisce che essere l’agente di suo cugino potrebbe non essere una soluzione a lunga scadenza. La presa di coscienza finale avviene attraverso il personaggio dello zio Willy, padre di Al, e dal parallelo con la sua problematica figura che ha già passato la fase in cui si trova il nipote. Questo confronto/scontro si consuma con lo stile a cui ci ha abituato la serie, un mix tra commedia e amarezza con l’aggiunta di elementi stranianti e apparentemente fuori luogo – in questo caso è un alligatore tenuto in casa come fosse un animale domestico.
Il dilemma del protagonista è quello ben espresso dallo stesso Glover in un’intervista nella quale presenta il tema cardine di questa seconda stagione, la sopravvivenza: “Are you gonna eat or are you gonna be eaten? I think that’s something people don’t realize. Black people have to make a choice. That choice defines who you are. It’s hard.” Su questa difficile presa di posizione si fonda la scelta di Earn di non appoggiarsi alla relativa comodità di vivere con suo cugino; il giovane sceglie, infatti, di abbracciare il cambiamento che aleggia nell’ambiente, anche perché consapevole che fermarsi e adagiarsi equivale un po’ a morire in quel di Atlanta.

Better make sure you tell them to watch out for Florida Man.

La seconda stagione di Atlanta parte con i migliori auspici, presentando tutti quelli elementi che l’hanno resa una piccola perla nel mondo sempre più variegato delle dramedy autoriali ma non lesinando nell’offrire uno sguardo tutto nuovo alle tematiche trattate. “Alligator Man” è Donald Glover che ci avvisa di voler sperimentare ancora, proponendo un linguaggio riconoscibile ma allo stesso tempo diverso e nuovo, una prova ulteriore del legame tra fissità e mutamento che pare sarà il punto focale su cui ruoterà questa nuova stagione.

Voto: 8 ½

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Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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