Alcatraz – 1×03 Kit Nelson 4


Alcatraz - 1x03 Kit NelsonUna serie appena nata ha spesso bisogno di tempo prima di riuscire a carburare. Vale l’esempio di Fringe, che anche se non è partita nelle forme migliori, con il tempo ha avuto la forza di sistemare alcuni punti non chiari e diventare quella che è diventata. È quindi ciò che si spera anche con Alcatraz che, pur avendo un’idea di base piuttosto stimolante, ha sinora uno svolgimento assai debole su più di un elemento.

Partiamo dalle ovvietà: personalmente i procedurali non destano troppo il mio interesse. Tuttavia, se il lavoro viene fatto con accortezza e, soprattutto, concentrandosi sui personaggi, allora questo mio giudizio si mitiga notevolmente. Prendiamo il caso di Alcatraz, adesso: siamo solo al terzo episodio (ed i primi due sono stati trasmessi insieme). La storia, come ci viene ricordata da un’insolita “sigla”, è ben nota: tutti i presenti sull’isola della prigione di Alcatraz sono spariti ed ora, nel presente, ritornano alle loro vecchie abitudini per cui sono stati arrestati. C’è l’isola, c’è quello che sembra l’aspetto metafisico, in quest’episodio c’è persino la botola: tuttavia il paragone con Lost non è solamente impari, ma è anche ingiusto. Lo è perché ogni serie, pur avendo magari il medesimo produttore, deve riuscire a muoversi con i propri piedi e non c’è nulla di più pericoloso di paragoni eccessivi (chiedere a Flashforward o The Event).

Guardiamo prima di tutto gli elementi principali: Jorge Garcia, nei panni di “Doc” è il personaggio più interessante e meglio strutturato. Liberatosi più che in precedenza dalle similarità con Hugo di Lost, qui Garcia si muove, nonostante la stazza, con un’eleganza straordinaria. Il suo è il personaggio più umano, quello che, da non poliziotto, si ritrova in seria difficoltà in un lavoro che non gli appartiene. Non sa come agire, non conosce le consuetudini, ha il cuore ferito per un trauma del passato e, soprattutto, si preoccupa davvero per le persone. È in quest’ottica che le sue interazioni dirette o indirette con la “vittima” di Kit Nelson sono davvero superbe e toccanti.

Alcatraz - 1x03 Kit NelsonLo stesso non può ancora dirsi degli altri due personaggi principali. Sam Neill, per quanto sia un attore come pochi, è evidentemente a disagio con un personaggio che sembra ancora non deciso. Passa da una grande affinità emotiva verso Lucy, ancora in ospedale, ad una serie di buchi narrativi e caratteriali che non si riescono a comprendere. Tralasciando la parte finale, quando se ne va a spasso con un cadavere di un’ottantina di chili sulle spalle nonostante la sua non più giovanissima età, Hauser è ancora un personaggio pieno di incomprensioni: ha assistito alla sparizione di tutti i detenuti (e non solo) nel 1963; oltre ad aver costruito una fotocopia di Alcatraz, cos’altro ha fatto sinora, se non conosce nemmeno le identità degli stessi prigionieri?

Quella che, invece, dovrebbe essere l’eroina della situazione, l’erede di Sidney Bristow e Olivia Dunham, è quanto di più scialbo si potesse finora trovare. Non si capisce ancora perché Rebecca si ritrova nel gruppo, se non per questa parentela con un detenuto ritornato. Per quale motivo non sta chiedendo informazioni ad Hauser? Perché non si sta dedicando a quello, in questo momento?

Alcatraz - 1x03 Kit Nelson

La storia verticale di questo episodio è abbastanza attraente, per quanto si possa dire di una situazione del genere, ovviamente: un uomo che ha ucciso il fratello undicenne e rapisce dei bambini della medesima età per portarli a comportarsi esattamente come la sua prima vittima; quindi, alla fine, li uccide, per rivivere le sensazioni che aveva avuto proprio nel momento del suo primo omicidio. L’empatia che si prova verso dei bambini è solitamente di successo e questo caso non smentisce quanto appena detto; anzi, i momenti in cui il bimbo è costretto a fare qualcosa di apparentemente divertente (pescare, andare sott’acqua o la crostata) fanno concretamente il loro effetto.

Nei momenti di flashback trovo assai interessante il personaggio del Direttore, il più ambiguo sinora: non si capisce cosa realmente voglia dai suoi detenuti; quel che tuttavia è certo è che sappia essere inquietante tanto se non più di alcuni di loro. Un piccolo indizio che può aiutare a muovere in avanti la trama orizzontale è la dichiarazione del nonno di Rebecca circa i continui prelievi di sangue. Per il resto, c’è ben poco altro.

Alcatraz - 1x03 Kit Nelson

Ed infine arriviamo alla scena finale: Emerson Hauser porta il cadavere di Kit Nelson (lasciandoci intendere quindi che non ha obbligatoriamente la necessità di catturarli vivi) dal medico, quello stesso medico presente ad Alcatraz nel passato. L’effetto sorpresa, tuttavia, non sortisce l’effetto sperato, forse anche perché era già stato usato nell’episodio precedente con Lucy.

In definitiva, Alcatraz ha sicuramente un ottimo potenziale che, tuttavia, sinora non è riuscito ancora nemmeno lontanamente ad esprimere. Troppe titubanze sia con la trama che, soprattutto, con i personaggi, che non riescono a contenere al loro interno caratteristiche davvero convincenti. C’è ancora molto da lavorare se si vuole davvero puntare qualcosa su questa serie.

Voto: 6

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.


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4 commenti su “Alcatraz – 1×03 Kit Nelson

  • MarkMay

    Quoto in pieno… Alcune cose sono un pò forzate ed ho fatto fatica a digerirle (escludendo la “citazione” della botola,quando il bambino si è tolto la scarpa stavo per alzarmi in piedi ed abbandonare la visione dell’intero telefilm xD), ma per il resto mi sta tutto incuriosendo. Finchè ci saranno personaggi fuggiti da Alcatraz come i protagonisti del secondo e del terzo episodio credo che la serie difficilmente riuscirà a stancare,c’è però da dire che con questo tipo di trama mi piacerebbe che aggiungessero in OGNI episodio almeno un piccolo tassello sulla storia generale,perchè in questo Kit Nelson praticamente la storia è rimasta bloccata (solo qualche piccolo cenno al passato di “Doc”).
    Per il resto,come ho già detto, la storia mi incuriosisce e ora come ora,oltre al mitico Jorge Garcia, il personaggio + riuscito è sicuramente il direttore della prigione (che sono SICURO si rifarà vivo prima o poi nel presente); secondo me è interpretato benissimo,è incredibile come l’attore riesca a risultare cattivissimo e oscuro nonostante le sue azioni siano tutte a fin di bene (la scena del fiammifero è esemplare da questo punto di vista). Cmq è una serie che seguirò certamente,sicuro che ci vorranno 10/12 episodi per poterla giudicare nel suo complesso.

     
  • Alez

    Per ora nulla di eccezionale, ma siamo solo all’inizio.

    p.s. non avevo notato che il dottore fosse lo stesso del passato.
    di certo con quel corpo ci faranno qualcosa.

    p.p.s. il nuovo carcere ha solo due prigionieri e serve una guarda che fa avanti e dietro?
    ahahaha

     
    • xfaith84

      ahah anch’io ho pensato alla questione guardie, quando c’è l’inquadratura finale ho pensato “ma chissà che palle ‘sti due a fare avanti indietro per due prigionieri e basta” =)
      Comunque. Le prime due puntate non mi hanno fatto impazzire, questa terza almeno è stata più interessante.
      Poi continuo a ribadire l’assoluta inadeguatezza della protagonista (non che sia un’attrice cagna maledetta, eh, dico però che non c’entra nulla con la parte) e anche sam neill, bravissimo attore per carità, ma qui fa delle facce terribili che sembra Horatio Caine, non si può guardare.
      Vedremo un po’ dove andranno a parare…