
American Crime Story: The People v. O.J. Simpson è una serie che ci ha ormai abituati a cambi repentini di punti di vista, anche se sempre funzionali allo sviluppo del racconto; questi si accumulano a formare un caleidoscopio di prospettive andando a costituire uno dei principali pregi di questo show innovativo e coraggioso, che sta inanellando episodi riuscitissimi uno dopo l’altro.
I need to go home.


Adesso si passa a narrare quello che finora non era mai stato raccontato, ovvero il mondo della giuria, elemento fondamentale per il racconto e anche per gli esiti della vicenda narrata ma che soprattutto rappresenta, specialmente agli occhi di noi non americani, un elemento peculiare e connaturato al sistema giudiziario statunitense, a sua volta inserito appunto nel contesto di un singolo processo che di quel sistema è assurto a simbolo.
What is a “Seinfeld”?

Se ci si pensa questo ruolo civico della giuria, così cruciale per determinare il corso della vita di un uomo, è un elemento drammatico dalla forza innegabile, complicato dalle circostanze in cui queste decisioni di vita e morte vengono prese: perché di fatto 37 persone (12 giurati principali, 15 riserve) chiuse in un albergo per circa un anno delle loro vite senza avere un vero contatto con il mondo, sottoposti a restrizioni e a stress che metterebbero a dura prova chiunque, sono comunque una bomba psicologica pronta a scoppiare.
Toughen up, Cochran. This is the smokers’ lounge. Day care’s on the first floor.

E come se non bastassero le tensioni interne, il gruppo stesso è manovrato e gestito dalla difesa e dall’accusa che li utilizza come pedine di un gioco di società (il dream team ha addirittura un tabellone con i ritratti di ciascuno e i relativi soprannomi, come in una versione mentalmente deviata di Guess Who?) in cui l’importanza concreta dei singoli giurati viene di volta in volta esasperata in funzione degli interessi della propria parte o della distruzione della parte opposta.
Alla fine, lo scontro sulla composizione della giuria è un braccio di ferro tra Cochran e la Clarke che si ritorce contro loro stessi, indebolendoli e spostando il focus del processo.

I giurati stessi, manovrati come in un gioco delle sedie e continuamente portati al limite estremo della sopportazione della tensione, isolati dal mondo esterno senza la possibilità di una visione più oggettiva, sono involontari complici di una giustizia che si trasforma in ingiustizia quando conta soltanto chi urla più forte.
It would convict him. I would convict him.

I suoi dubbi, generati dal conflitto che lo strazia per il dover decidere se essere amico o essere onesto, sono davvero quanto di più umano si sia visto nella serie e lo rendono una figura veramente interessante nella sua tragicità. Kardashian è un perdente per il fatto stesso di porsi questi dubbi, un alieno in un mondo che si sta svelando per quello che diventerà nei decenni successivi (tragica ironia della sorte, la sua stessa famiglia ne diventerà uno dei simboli negativi più emblematici) e per cui lui non è assolutamente pronto o corazzato.
Robert è la coscienza dello show e in un certo senso anche la coscienza di noi spettatori che in quel mondo stiamo vivendo ogni giorno senza percepirne davvero la qualità distorta; è il Grillo Parlante che nessuno ascolterà mai ma che con determinazione e coerenza donchisciottesca ci riporta ai valori giusti, sempre più conscio ogni mese che passa di parlare al vento.
American Crime Story: The People v. O.J. Simpson è un processo raccontato come se fosse una saga, che affronta con il linguaggio della pop culture temi fortissimi come la purezza, la moralità, il rispetto per l’altro; e lo fa con una trama in cui nessun elemento è davvero separabile dall’altro e nessun punto di vista è secondario, in cui fiction e realtà, intrattenimento e accuratezza storica sono mescolati e fusi insieme in un racconto equilibrato in cui non prevale mai una sola lettura dei fatti.
“A Jury In Jail” è un tassello importantissimo che si aggiunge al quadro generale confermando ancora quanto lo show sia sperimentale, coraggioso e intelligente.
Voto: 8
