
Al quarto anno di vita Broad City ha sviluppato una solidità che nel 2014 era difficile da immaginare e che ha reso inevitabile una forte affermazione di questo show nel panorama delle serie comedy contemporanee; la sua natura di comedy pura le ha permesso, inoltre, di farsi notare in mezzo alle decine di dramedy che sono nate negli ultimi anni e che hanno sempre più puntato sulle loro sfumature drammatiche per riuscire a conquistare l’attenzione della critica e del pubblico. Questi sono i motivi per cui è facile pensare a questo show come ad un metro di paragone per le altre serie dello stesso genere e inevitabilmente anche per se stessa; il confronto del Broad City del presente con quello del passato viene quasi naturale per l’aspettativa che ha generato la nuova stagione e per il valore intrinseco della serie.

L’impressione che dà la visione totale della stagione è che in questa quarta annata dello show lo scopo delle due creatrici fosse diverso rispetto al passato; i dieci episodi sono caratterizzati in modo molto deciso dai temi sociali e politici che hanno monopolizzato il 2017, partendo dall’elezione del Presidente Trump, fino al forte risveglio femminista degli ultimi mesi. Quest’anno Ilana Glazer e Abbi Jacobson hanno fatto come molti altri showrunner, che hanno creato ex novo serie che si occupassero del sociale o hanno adattato prodotti già esistenti per mandare un messaggio a quante più persone possibile: “Witches” parla di femminismo, “Twaining Day” di lavoro precario, “Abbi’s Mom” di dipendenze, “Florida” di conservatorismo, “House-Sitting” di disuguaglianza economica. Inoltre ogni puntata è caratterizzata da un commento molto preciso sulla figura del nuovo Presidente e del suo operato, sulla questione razziale, sullo stato dei diritti civili. Questo cambio di rotta nel racconto delle vite delle due protagoniste da un lato rende molto attuale la stagione, ma dall’altro catalizza l’attenzione su una serie di messaggi sociali che fanno riflettere, ma non per forza fanno ridere; nella quarta annata di una comedy pura come è Broad City si è riflettuto più di quanto non si sia riso, e questo è il più grande difetto della stagione.

Nonostante si noti un po’ di stanchezza nella parte comica, è chiaro che Abbi Jacobson e Ilana Glazer abbiano ancora tante cose da dire e che forse dovrebbero cercare un altro mezzo per farlo; una comedy come Broad City, pur prestandosi ad approfondimenti a tema sociale, deve rispettare la sua mission oppure decidere di crescere – sempre che di crescita si possa parlare – e dare maggiore voce al racconto sociale, senza rifiutare un’aura drammatica. La quarta stagione dello show rimane comunque molto soddisfacente per l’equilibrio di tutti gli elementi messi in scena, anche se nettamente inferiore alle annate precedenti, che hanno contribuito a dare una reputazione a Broad City con cui è difficile confrontarsi.
Voto: 7

La puntata sull’anorgasmia di Ilana collegata all’elezione di Trump è tra le più divertenti di sempre, comunque.
Per me Witches è la puntata più bella della stagione, anche se la lotta con Mushrooms è bella forte…