
Fatto salvo l’imperituro e giustificatissimo affetto dei fan, si può dire lo stesso anche di chi, invece, questi personaggi li ha creati? Fortunatamente no, perché la penna di Amy Sherman-Palladino scorre ancora benissimo perfino per gli standard elevati di questo virtuoso (e virtuosistico) 2017. The Marvelous Mrs. Maisel è un diamante: magari necessita ancora di qualche limatura, ma riesce comunque a brillare anche in mezzo ai tanti gioielli che quest’anno ci ha regalato.
– Did you ever think you were supposed to be something and you suddenly realize you’re not?
– Yes. Married.
La bellezza di questa prima stagione, e della caratterizzazione della sua meravigliosa protagonista, sta tutta nella capacità di lavorare sull’idea di crescita e ambizione senza mai rinnegare la propria identità. Quella di The Marvelous Mrs. Maisel è sempre la stessa Amy Sherman-Palladino che ha popolato le cittadine di Stars Hollow e Paradise, solo che adesso ci accompagna per le strade di una ben più estesa New York, esplorando, in tutti i sensi, territori sconosciuti – straordinariamente con identica disinvoltura. I punti in comune con Gilmore Girls sono diversi: una famiglia ricca e disfunzionale, una protagonista femminile brillante, una migliore amica stramba. Ma i signori Weissman non sono Emily e Richard, Midge è molto diversa da Lorelai e Susie condivide con Sookie soltanto la lettera iniziale. Ognuno di questi personaggi è familiare e fresco allo stesso tempo, e soprattutto è scritto divinamente.

Un discorso molto simile si può fare per Joel: sarebbe stato semplicissimo trattare il suo personaggio soltanto come plot device “attivatore” del percorso di Midge, ma Amy Sherman-Palladino si prende la briga di sviluppare un percorso di caratterizzazione coerente e ispirato anche per lui. Come la moglie, vive in un sistema costruito su aspettative falsate, ma ne è vittima in maniera più subdola. A lui è permesso sognare una vita diversa, coltivare una passione, trovare un’amante; anzi, è quasi richiesto, ma non dalle regole non scritte della borghesia newyorkese, bensì dal codice comportamentale dell’uomo medio. Anche quando esercita il proprio privilegio o veste più i panni del carnefice che della vittima (una sorta di maschera intercambiabile a seconda delle occasioni), non c’è meschinità nel suo agire ma piuttosto un senso di profonda debolezza di fronte a ciò che non vuole o non riesce a cambiare. È chiaramente innamorato di Midge e, in fondo, va anche fiero dei suoi successi, ma gli è impossibile accettare la donna che è diventata. Significativamente, l’unico modo che riesce a trovare per affrontare questo dilemma senza soluzione è prendere a pugni l’uomo che l’ha insultata, in una mossa che più tragicamente “maschile” non si può. Ancora una volta la Palladino centra il bersaglio.
– Hey, go home and clean the kitchen!
– Oh, sir, I’m jewish. I pay people to do that.

Nonostante non sia uno show apertamente “militante”, inoltre, c’è qualcosa di molto politico nella scelta di lasciare esprimere creativamente la protagonista in maniera così diretta (e quindi nel concept stesso della serie). Midge racconta la sua versione del mondo, la sua esperienza, la sua storia, in quanto donna e in quanto Midge, e così dà forma in completa autonomia alla sua comicità. Celebrandola, dà legittimità alla propria voce e ne riconosce tutto il potere, non necessariamente in senso rivoluzionario. La conclusione di questa prima stagione, con quel “My name is Mrs. Maisel, thank you and goodnight”, è un bellissimo traguardo di caratterizzazione e un grande messaggio femminista, che voglia esserlo o no.
Come spiega questa interessante intervista a Amy Sherman-Palladino, The Marvelous Mrs. Maisel si aggiunge quindi alla schiera di serie, tra cui spiccano Crazy Ex- Girlfriend e Jane the Virgin, che puntano ad essere “challenging and delighting, instead of supposing the two have to be in conflict”. Sia sul piano della scrittura che delle scelte più puramente “compositive”, si tratta di un prodotto di altissima qualità, di certo non sperimentale come un I Love Dick o un Twin Peaks, ma che sa perfettamente come intrattenere e raccontare una storia. L’ambientazione è curatissima, i personaggi sono leggendari e le situazioni in cui si ritrovano vengono gestite con un mix perfetto di realismo e ironia. Basti pensare al modo in cui viene descritto tutto il processo del divorzio che coinvolge non soltanto Midge e Joel ma – come succederebbe anche oggi e quindi figuriamoci nella comunità ebraica della New York anni ‘50 – le due famiglie degli ex-sposi, ovvero attraverso dialoghi meravigliosi che farebbero invidia al miglior Sorkin e un delicatissimo lavoro di caratterizzazione su entrambi i fronti. Anche il percorso di Susie è emblematico: molto più che una macchietta, come ad esempio a tratti è stata Sookie, forse il simbolo dell’evoluzione creativa di Amy Sherman-Palladino.
The Marvelous Mrs. Maisel non è Gilmore Girls: è quello che sarebbe Gilmore Girls se approdasse per la prima volta sui nostri schermi nel 2017. Una serie deliziosa ma anche audace, da prendere sul serio anche quando è lei la prima a non farlo.
Voto: 9

Davvero una serie deliziosa. La ho divorata in un paio di giorni.
Bellissima recensione Fra, per una serie che io ho trovato davvero PERFETTA