
Le metamorfosi
Per il terzo capitolo si è scelto un titolo illuminante, che fin da subito ci fa capire che niente può essere più come abbiamo visto nelle prime due ore dello show. Il cambiamento, sia fisico che mentale, investe come un treno le due protagoniste.
Partiamo dalla cosa che si nota di più, ovvero il fisico, il viso, il modo di rapportarsi con gli altri – specie con i maschi, ma anche con le amiche già più scafate – che introduce in maniera perentoria l’argomento del sesso, che ha attraversato l’adolescenza di tutti noi. Oltre alla comparsa del primo ciclo mestruale per Lenù, è il dettaglio dei brufoli che comincia a tracciare la distanza che si sta creando tra le due amiche: Lenù ne è invasa, il suo viso angelico quasi deturpato la mette in soggezione di fronte agli altri, mentre Lila non è affatto toccata da questo problema, anzi, i suoi lineamenti scuri e duri non portano traccia dell’adolescenza, e anche il suo modo di pensare – probabilmente già plasmato dal lavoro e dalle difficoltà di tutti i giorni – è già avanti anni luce rispetto alle sue coetanee.

La nuova generazione incarnata dalle due protagoniste sarà infatti la prima a scalfire questo muro spessissimo, a causa del quale le donne non erano nient’altro che oggetti, funzionali alla vita casalinga e a crescere i figli: Lila, anche e soprattutto grazie alla sua intelligenza fuori dal comune, è il primo barlume di speranza per le donne – in questo caso del rione dove vive, metaforicamente per tutto il genere femminile –, speranza resa visiva dalla forte sequenza in cui punta un taglierino alla gola di un ragazzo più grande, reo di avere preso di mira Lenù per quei “giri in macchina” che tutti sapevano cosa fossero, ma che nessuno ha mai tentato di fermare veramente.
Oltre a questo, è il ruolo di Lila nel negozio di calzature del padre che la eleva ancora di più a modello femminile in anticipo sui tempi storici. L’invenzione di una scarpa moderna, simile a un mocassino ma più sportiva, è altamente significativa: Lila, dall’alto dei suoi quattordici anni, comanda a bacchetta il fratello maggiore, spiegandogli addirittura come rendere al meglio in un lavoro che lui fa da anni e lei da poche settimane.
Il genio, quindi, non è solo simbolo di estrema bravura e conoscenza nel campo culturale, ma soprattutto è veicolo di emancipazione, capacità di sopravvivenza in un mondo che non è assolutamente fatto per una donna intelligente che vuole affermarsi.
Questo mondo si riflette inevitabilmente anche su Lenù, soffocata da una famiglia che le addossa delle responsabilità gigantesche per avere continuato gli studi, impedendole dall’altro lato di vivere la sua vita come meglio crede e desidera.
La pressione continua sul concetto del “devi essere sempre la più brava” la porta a provare una naturale invidia verso Lila – dapprima solo “accademica”, poi vedremo che si trasformerà in qualcosa di più ancestrale – che è capace di sapere molte cose più di lei studiando tra una scarpa e l’altra, mentre Lenù deve spaccarsi la testa sui libri per essere preparata la metà di quanto non sia la sua amica geniale.
Queste pressioni si sommano anche al diktat del padre di non frequentare ragazzi che lui disapprova, come quel “comunista che ti gira attorno”: tutto si riduce all’immagine famigliare, quindi, a quello che le altre famiglie del rione pensano della tua. La vita, i desideri, i sogni di una ragazza non contano niente.
La smarginatura

La conoscenza, quindi, è tutto quello che ci serve per non avere paura. Lo dice Lila a Lenù quando le spiega tutti i retroscena dei ricchi, la fame di sapere è fondamentale per capire, per non essere sopraffatti dagli eventi e dalle persone, per giocarsela alla pari anche quando si è donne in un sistema che più maschilista non si può.
Ma Lila non ha solo l’intelligenza dalla sua parte, che comincia a pungolare Lenù nel profondo: ha qualcosa che appunto Lenù ancora non ha e che attira come un fluido pericoloso e seducente tutti i maschi che le girano attorno.
Lila ha già in sé e ben riconoscibili dall’olfatto animale dei maschi quelli che saranno i particolari che la renderanno probabilmente una donna bella e sensuale. Basta guardarla mentre balla (“Io non ho ballato con nessuno”, tiene a specificare, perché lei è solo di se stessa e di nessun altro) per capire che oltre alla genialità e all’estro in ogni cosa che fa avrà anche un altro fardello da portare in un mondo dove la donna è ancora un mero oggetto: la bellezza. Lenù non può che restare a guardare con i bicchieri in mano la sua amica che fa avvampare tutta la platea maschile, senza peraltro nemmeno accorgersene, perché Lila ha già chiara una cosa, anche se giovanissima, ovvero che lei non appartiene a nessuno; poi forse, se la sua intelligenza – e quasi la sua superbia in erba – glielo permetterà, si abbandonerà nella braccia di qualcun altro.

La nostra reazione davanti a questa serie e a questo racconto è un po’ quella di Lenù che si trova di fronte al mare la prima volta: un profondo senso di malinconia, anche se ancora non sappiamo bene per cosa.
Voto 1×03: 8
Voto 1×04: 8+

Bellissima ed intensa recensione…:)…