
Le vicende raccontate dalla serie hanno sempre avuto l’immenso pregio, infatti, di riuscire a cogliere e a sottolineare alcune sensazioni – sperimentate più o meno da chiunque – in modo squisitamente originale, mantenendo, al tempo stesso, ben salde le caratteristiche sopra le righe appartenenti alle personalità delle nostre protagoniste. Ne consegue che una delle sensazioni più comuni in grado di trapelare durante la visione di Better Things, è quella di sentirsi preda di emozioni altisonanti: un attimo prima ci si diverte per qualche gag o situazione comica dello show e, un attimo dopo, una qualunque scena, dialogo o dettaglio sono capaci di investirci emotivamente in modo a dir poco inaspettato.
Questa particolare sensazione, per così dire, agrodolce dello show non manca a farsi sentire anche in questa nuova premiere, che ci catapulta subito nel bel mezzo di una di quelle giornate caotiche e faticose a cui ormai Sam ci ha abituati. Il ritorno in questo tipico mood permette agli spettatori di riconquistare quasi immediatamente la familiarità con la serie, facendo dimenticare ben presto il tempo passato fra una stagione e l’altra e, soprattutto, spazzando via gli ipotetici dubbi riguardo l’assenza, in questa stagione, di Louis C.K., co-creatore dello show e collaboratore alla scrittura fino alla seconda stagione. L’immensa bravura e, soprattutto, la grande versatilità di Pamela Adlon (spesso alle prese con regia, sceneggiatura e recitazione in contemporanea) non hanno fatto perdere a Better Things davvero nulla di ciò che le apparteneva, anzi: sembra che lo stampo autobiografico e la delicatezza con cui la talentuosa interprete ha affrontato questa sfida abbiano arricchito ulteriormente lo show di nuove e diverse sfaccettature.

Tuttavia, nelle pur brevi interazioni fra le due, si avverte con forza la presenza di un legame che non ha bisogno di troppe parole e che si esprime con semplici e significativi gesti di complicità i quali, alla luce della separazione temporanea fra le due, riescono a far crollare per un po’ la corazza di Max, permettendoci di osservarla sotto una luce nuova, ma forse più veritiera. La giovane, alla soglia di quel mondo di adulti tanto affascinante e spaventoso, è emozionata e fragile a un tempo, incuriosita dal vasto numero di possibilità (positive o negative) che le si stagliano davanti e intimorita dalle responsabilità che la attendono.
A tal proposito, “Chicago” sembra voler utilizzare la nuova avventura di Max per giocare su determinati contrasti riguardanti il tempo e, in una visione più generale, riguardanti le fasi della stessa esistenza umana. Attraverso l’utilizzo di situazioni ed eventi surreali – come Sam alle prese con l’atterraggio d’emergenza e, soprattutto, con la bizzarra visione del padre deceduto – la nostra protagonista sembra essere collocata in una sorta di terra di mezzo fra la vita che inizia e la vita che finisce. Non riuscendo a sentirsi più troppo a suo agio né in una dimensione giovanile (da cui si sente sempre più esclusa), né in una dimensione più matura, Sam ormai fatica a sentirsi comoda nei suoi panni, esattamente come quando, a inizio puntata, non riesce più ad indossare i suoi vecchi vestiti a causa di qualche chilo in più.

Con la cura attraverso cui ha raffigurato un momento così cruciale della vita di Sam e delle sue figlie, per concludere, questa premiere non poteva introdurre la terza stagione in modo migliore. L’accurato e appassionato lavoro di Pamela Adlon ha prodotto un episodio che, attenendosi alla leggerezza e alla delicatezza tipiche di Better Things, ha tutta l’aria di indirizzare la nuova annata verso vette davvero altissime. I nuovi scenari che si presentano in casa Fox aprono la strada a sviluppi dal grande potenziale che, si spera, continueranno a farci divertire ed emozionare.
Voto: 8

Che bella recensione Denise, complimenti! Ancor di più leggerla “un po’” di tempo dopo dalla sua pubblicazione, e vedendo come ci avevi preso per tutta la stagione. Better Things è davvero una serie di cui è difficile parlare – a me sembra tu lo faccia sempre in una maniera precisa, introspettiva – e la tua recensione mi ha dato tantissimo su cui riflettere sia per l’episodio che per l’intera stagione (che ho finito ieri).
Come hai detto tu, la serie lascia sempre lo spettatore quasi in “bilico”, non accompagna alla visione (intendo che non fornisce rigorosi giudizi morali, anzi) ma riesce a rappresentare benissimo tutti i contrasti della vita odierna e soprattutto dei rapporti familiari. Il primo episodio della terza è veramente speciale, l’uso del bianco e nero lo rende ancora più peculiare. Ancora non ho finito e già mi manca tutto, questo è il problema ?
Grazie mille :’)
Sono contenta che ti sei trovata con le mie considerazioni anche durante il resto della stagione. Questo episodio in particolare, poi, è stato particolarmente malinconico in quel modo che soltanto la Adlon riesce ad esprimere.
Goditi il resto delle stagioni perché, a mio parere, non fa che migliorare! Mi manca tanto, infatti 🙁
In virtù di questo commento mi sento autorizzata a posticipare il recupero della quarta 😛