
Hanna è un film diretto da Joe Wright e uscito nelle sale nel 2011. L’accoglienza di critica e pubblico fu calda nel lodare il tono da favola oscura e i simbolismi che spaziavano – secondo i critici – da Lynch a Frankenstein, paragonando l’antagonista, interpretata da Cate Blanchett, a una Biancaneve ibridata con il Lupo Cattivo.
Dopo otto anni, Amazon Prime si assume l’onere di riproporre la storia di Hanna, del suo padre putativo, della spietata agente che dà loro la caccia, il tutto però in formato seriale. La nuova Hanna debutta sulla piattaforma streaming il 3 febbraio 2019, scritta da David Farr, che già aveva partecipato alla scrittura della sceneggiatura del materiale d’origine, e diretta da Sarah Adina Smith (Legion, Room 104).
La trama della serie segue l’originale da vicino: Erik Heller è un ex-agente della C.I.A., coinvolto in un progetto top secret che coinvolge soggetti abbandonati dai genitori alla nascita. In un momento di rimorso, Heller salva una dei neonati e fugge con la sua vera madre, scappando dagli agenti governativi che tentano di recuperare la bambina. Dopo una rocambolesca fuga, Erik si assumerà il dovere di crescere la bambina al sicuro, nei meandri di una foresta in Polonia, dove le impartirà un addestramento d’assassina, le darà un’educazione, ma la terrà schermata e protetta dal mondo reale, rimandando il momento in cui sarà pronta a conoscerlo.

La figura della protagonista diventa presto l’elemento più interessante dello show, complice l’interpretazione del volto fresco di Esme Creed-Miles. Hanna è costantemente divisa tra il suo addestramento da assassina di prim’ordine e la sua effettiva età, in cui sente il bisogno di esplorare, di conoscere, quando il vivere nascosta non le basta più. Lo show è molto puntuale nel ricordarcelo. Il nucleo tematico di Hanna è profondamente legato alla formazione della sua protagonista, in un percorso scandito anche dal titolo di ciascun episodio; in ogni puntata l’adolescente impara sempre più cose nuove su di sé, sul suo corpo, su suo padre e, non per ultimo, sulle relazioni che la dovrebbero legare agli altri; sono scoperte che la colgono impreparata e dovrà scegliere tra l’essere una normale ragazza o la battaglia per cui suo padre l’ha addestrata, nella confusa ricerca di un’identità che le appartenga.
L’urgenza di questa scelta viene spesso ricordata nella serie e in maniera alquanto fantasiosa, che va oltre l’evidente incontro di Hanna con altri suoi coetanei in un quieto e ordinario sobborgo londinese. La buona recitazione della giovane attrice ci consegna un personaggio che in superficie può apparire mansueto, anche goffo, ma al di là dell’apparenza da adolescente silenziosa e timida, lo spettatore può quasi intravedere una lupa in gabbia, una creatura di puro istinto, alle volte quasi ferale. Per lei, la normalità è una condizione preclusa e vi assiste da spettatrice più o meno passiva. Un dualismo che si riflette negli ambienti calcati da Hanna, la cui attitudine cambia repentinamente fra un contesto urbano e una gita in una foresta. Questa condizione si rivela insostenibile per la sua incomunicabilità, un’altra tematica importante nello show.

Il clima di conflitto con sé stessi e il mondo attorno a sé è funzionale alla resa di una tensione imperante sulle scene dello show, marchio di fabbrica del genere di cui fa parte Hanna. Uno stato di fuga costante e di costante ricerca, in un perpetuo gioco del gatto con il topo, caratterizzano i momenti di quiete apparente ancor di più che le scene d’azione. Anche se non è un imminente pericolo a minacciare i protagonisti, è il passato – vero punto fisso dello show, nel bene e nel male – a incombere su di loro. Le sequenze d’azione inoltre, sebbene non ai livelli di perle della coreografia come Daredevil, sanno intrattenere e dimostrano un buon livello di caratterizzazione dei personaggi anche nello stile di lotta, che passa dall’agilità di Hanna alla forza bruta di Erik Heller.
Hanna non è di certo perfetto ed è lontano dalle vette raggiunte da show ben più blasonati come Killing Eve, per citare un titolo con cui condivide più di una caratteristica, ma nel presentarsi come uno degli ultimi show targati Amazon, la creatura di Farr e Adina Smith si mostra in grado di intrattenere per le sue otto puntate, pur senza avere pretese di raccontare una storia in maniera troppo nuova. La forza di questo prodotto sta nell’aver cercato di distanziarsi dal suo materiale di origine, cercando di riproporre l’ennesima traduzione di format, ma non per questo meno interessante, avendo centrato nel tentativo di presentarsi coinvolgente, a fronte di una scrittura non proprio freschissima, ma di interpretazioni convincenti e tanta azione.
