
Nel mondo della critica televisiva si parla sempre più spesso di minoranze oppresse e di quanto la mancanza di rappresentazione ne influenzi l’autostima e la coscienza di sé. Marian Wright Edelman diceva «Non puoi essere quello che non vedi» intendendo che chiunque non veda rappresentato se stesso nella narrazione condivisa sul mondo (che siano libri di storia, film o pubblicità) in una varietà di ruoli positivi, non sarà in grado di sviluppare la capacità di PENSARSI in quei ruoli. Whoopi Goldberg ha raccontato spesso che quando era una bambina e vide per la prima volta sullo schermo il tenente Uhura in Star Trek urlò a sua madre “I just saw a black woman on television, and she ain’t no maid!” e questo fu il momento in cui capì che poteva essere qualcos’altro, qualcun’altra, e il futuro per lei non era necessariamente scritto nel patrimonio genetico. Non potrebbe esserci esempio più emblematico della potenza della rappresentazione e al tempo stesso della tragica mancanza di essa nel cinema e nella televisione per chiunque non sia bianco, maschio, eterosessuale e cisgender, la categoria che dominando il lato creativo e produttivo dei media (nel 2018 a Hollywood si contava una regista donna su 10 registi uomini e l’82% dei senior executive delle sette top media company era maschio, bianco e cisgender) è riuscita a dominarne anche i contenuti, raccontando storie fatte da maschi, per i maschi.


A ben pensarci, Lister è la versione al femminile di tutta la sequela pressoché infinita di antieroi che HBO ci ha proposto negli anni ed è quindi il soggetto perfetto per raccontare un’epoca da un punto di vista eccezionale, ma non è l’eccezionalità lo scopo principale dell’esistenza di Gentleman Jack. Certo, l’interpretazione di Suranne Jones e la musica trascinante (immancabile tocco personale in ogni serie di Sally Wainwright) esaltano qualsiasi spettatrice, specie se non eterosessuale, consapevole dal primo minuto di trovarsi di fronte all’equivalente femminile di Indiana Jones e a uno dei primi esempi in assoluto di eroina d’avventura protagonista della propria storia, non sessualizzata, che possiede una propria agenda e, soprattutto, lesbica e gender non conforming.

Il filo conduttore anche in Gentleman Jack, per nulla addolcito dalla volontà di raccontare con coerenza una storia di cui c’era bisogno, è la spietatezza del capitalismo e i modi in cui l’avidità, la stupidità e l’ignoranza delle persone siano in grado di devastare intere comunità. Anne Lister gioca quindi nella serie un doppio ruolo di oppressa e oppressora (parola così desueta nella sua variante femminile che suona male persino scriverla, e questo semplice fatto dice molto più di tanti testi accademici), facendo dell’attività imprenditoriale la propria fonte di indipendenza ma cadendo, inevitabilmente, nella stessa noncuranza per la vita umana e per le classi inferiori dei suoi concorrenti maschi.
Lo show scorre parallelo sulle linee del biopic da una parte e della critica sociale dall’altra, mostrandoci come indipendenza economica ed emancipazione siano strettamente collegate ma anche osteggiate dal mondo esterno, quando riguardano le donne, e al tempo stesso come l’individualistica ricerca della felicità e dell’autoaffermazione abbiano risvolti tutt’altro che limpidi quando risultano nell’oppressione di altri, non in nome del loro orientamento o del loro genere ma della loro provenienza sociale.
È l’argomento migliore da opporre a chi tenta di liquidare Gentleman Jack come una favoletta politicamente corretta, perché la serie vive di questo contrasto e di questa tensione prima ancora che del racconto “esemplare”, riuscendo a mettere insieme un discorso molto complesso sull’essere donne nel mondo e una lucida analisi della sovrapposizione tra capitalismo e sessismo, che mettendo in mano agli uomini e ai ricchi i mezzi di produzione ha prodotto danni che si riflettono sulla crisi globale contemporanea di un intero sistema, di cui lo Yorkshire rappresenta un’efficace esemplificazione.
Voto: 10

Vorrei conoscere l’opinione di coloro che hanno votato 4 questa serie…
Complimenti per la recensione! Questa serie mi ha toccato il cuore come poche altre, meravigliosa!