
La serie di CBS All Access è stata, tuttavia, una delle più colpite dall’emergenza sanitaria del 2020, o per meglio dire è stata quella che più ha dovuto pensare a come riadattare i propri piani originari al fine di portare a termine la messa in onda della stagione: dopo il secondo episodio, infatti, gli autori si sono presi due settimane prima di rilasciare il terzo, dovendo lavorare alla post-produzione in smart working – le riprese per fortuna erano quasi del tutto terminate – e dovendo adeguare una stagione pensata per essere spalmata su dieci episodi a sole sette puntate. La mancanza di una conclusione per le storyline principali si sente, soprattutto nell’ultimo episodio andato in onda che è stato per forza di cose integrato con alcune scene già girate per quello successivo (tutto il plot relativo all’arresto di Julius) e lascia una certa curiosità per la già confermata quinta stagione – all’inizio della quale, gli autori hanno assicurato, verranno riprese e chiuse tutte le storie lasciate in sospeso – che, tuttavia, vedrà lo show perdere due dei suoi protagonisti: Lucca (Cush Jumbo) e Adrian Boseman (Delroy Lindo).
– What is Memo 618?
– Well, it’s when the presidency or Department of Justice knows they need a law, but it just hasn’t been drafted yet.


I think we lost track of the real story. The underage girls. We were chasing a whodunit in the middle of a tragedy.
Anche se la trama orizzontale principale del Memo ha legato insieme i vari segmenti narrativi – sebbene finora abbia riguardato in modo particolare solo Diane e Julius –, i fan di The Good Fight sanno bene come la serie brilli, anche e soprattutto, nella costruzione della trama verticale dei suoi episodi, quelli che una volta avremmo definito case of the week: una definizione che, tuttavia, nello show in questione risulta piuttosto riduttiva. Questa annata ha letteralmente esaltato la componente episodica dello show trasformando ogni capitolo della – purtroppo – breve stagione in un evento attesissimo di settimana in settimana; come sottolineato dalla scelta di nominazione degli episodi – mai casuale in The Good Fight – la “gang” si è dovuta imbattere in numerosi ostacoli che ne hanno messo in discussione i principi e le consapevolezze. Interessante, da questo punto di vista, l’opera satirica che ironizza sulle dinamiche di potere alla Reddick-Boseman-Lockhart, con la generazione di doppelganger dei protagonisti che arrivano ad essere la personificazione delle loro coscienze, portando a galla contraddizioni e conflitti interiori; ma anche il penultimo episodio nel quale si fa un discorso complesso, interpretato attraverso diversi punti di vista, sulla transfobia durante il caso di una giovane atleta esclusa dal comitato olimpico per il colore della sua pelle.
Un discorso più approfondito lo merita il settimo e ultimo episodio, nel quale i protagonisti investigano sulla morte di Jeffrey Epstein, il miliardario statunitense condannato per abusi sessuali e traffico internazionale di minorenni che è stato trovato morto in circostanze misteriose nella sua cella il 10 agosto 2019. L’episodio vede la gang districarsi tra le teorie cospirazioniste più assurde, passare in rassegna tutti i documenti che hanno attraversato la vita del criminale, seguire anche le piste meno probabili, al fine di trovare delle prove reali che li portino quanto più vicini possibile alla verità. Tutta la trama dell’episodio, tuttavia, è scritta affinché le tracce e gli indizi che portano alla risoluzione del grande mistero legato alla vita di Epstein si concludano – perlomeno per gli spettatori – in un nulla di fatto, o meglio con un pene congelato come immagine di chiusura della stagione. La sceneggiatura di Laura Marks, oltre a fare ironia sull’inutile e ossessiva ricerca di grandi segreti nelle vite di personaggi eccentrici estremamente ricchi, vuole far emergere come questa crociata per far venire a galla la verità metta sempre in disparte l’elemento più importante di ogni storia criminosa: le vittime, in questo caso le ragazze minorenni che venivano sfruttate da Epstein e dal suo traffico.
Dire che The Good Fight è una delle serie più rilevanti e meglio capaci di interpretare il mondo contemporaneo significa ripetersi anno dopo anno; di questa annata sfortunata in termini produttivi si può dire che gli autori siano stati bravi a contenere i danni e a restituire una stagione perfettamente godibile nonostante la cesura evidente del finale – unico neo insieme alla storyline di Lucca e Bianca, della quale è poco chiara la direzione. Si spera che la quinta stagione possa concludere le sottotrame ancora aperte e garantire il giusto addio ai personaggi di Lucca e Adrian, prima di gettarci in una nuova storia di quello che è il miglior legal drama attualmente in onda (e forse di sempre).
Voto: 8 ½


Ottima recensione per una srie splendida, sotto certi aspetti anche meglio di The Good Wife !!!
serie… opps
Ma Lucca e Adrian che fine hanno fatto. Ho perso le puntate. Cosa succede a loro?