
Si tratta di un intento molto affascinante proprio perché la visione delle sadiche caratteristiche della Mildred interpretata da Fletcher può aprire interessi e domande riguardanti il suo passato e tutto ciò che, nel tempo, ha portato alla costruzione della celebre infermiera Ratched; oltretutto, i temi e le ambientazioni che circondano il personaggio sono sicuramente in linea con lo stile e con le scelte che Murphy ha presentato nei suoi lavori passati (in particolare in American Horror Story). La scelta di Sarah Paulson come protagonista dello show non fa che confermare questa direzione e la moderna Ratched si presenta come un personaggio affascinante e controverso, la cui apparenza posata, elegante ed impeccabile nasconde una personalità subdola e oscura, capace di portare la protagonista a compiere atti spietati pur di raggiungere i propri obiettivi.

I primi passi di Mildred in questo piccolo universo dai toni surreali, si diceva, funzionano bene non soltanto per il fascino delle ambientazioni, ma anche per l’ottima interpretazione di Sarah Paulson, che si è mostrata capace di far trasparire i lati più subdoli del suo personaggio anche nelle sue espressioni più posate: il sorriso sinistro e appena accennato dell’infermiera presente alla fine della sigla è l’esempio perfetto di questa sua recitazione tanto sottile quanto efficace, perfettamente in linea con le caratteristiche del personaggio. I lati più ambigui e controversi della donna – quelli che più ricordano la Ratched del film – si concentrano proprio nella prima parte della stagione, portando gli spettatori ad aspettarsi, nel proseguimento della serie, una discesa sempre più ripida di Mildred verso i suoi lati più oscuri e sadici ma, sorprendentemente, così non è stato: una delle scelte più chiare di Murphy è stata proprio quella di umanizzare la protagonista, non solo mostrandoci il passato traumatico che ha condiviso con Edmund Tolleson (Finn Wittrock), ma decidendo di ammorbidirla e di allontanarla dalle caratteristiche del personaggio alla quale è originariamente ispirata.

Tuttavia, proprio perché sappiamo bene quanto Murphy ci tenga a rappresentare categorie e/o minoranze spesso discriminate e banalizzate, è difficile non considerare problematico il modo in cui sono stati messi in scena i pazienti che soffrono di disturbi mentali: in uno show che ha fra le sue intenzioni anche quella di denunciare i metodi brutali con cui si era soliti trattare questi pazienti (lobotomia, sedazioni continue, vasche bollenti, ecc.), la rappresentazione dei malati è fin troppo stereotipata e banalizzante, in quanto ognuno di loro è mostrato come potenzialmente violento nei confronti degli altri e/o di se stesso, incappando nel rischio di demonizzare le malattie mentali e di rovinare, conseguentemente, parte dell’intento della serie.
Tralasciando questo grosso difetto, lo show si presenta godibile e ben costruito sia nella prima, magnetica e orrifica metà e sia nella seconda metà, teatro della “rinascita “di Mildred. Sono molte le vicende – anche quelle più surreali o più slegate dalla protagonista – che riescono ad inserirsi bene nell’economia generale della serie e ad appassionare: si pensi alla fuga in stile Bonnie e Clyde di Edmund e Dolly, oppure alla sete di vendetta di Lenore Osgood (interpretata da un’ottima Sharon Stone) e a tutte le sue conseguenze. Anche le storyline di alcuni personaggi secondari brillano nella loro evoluzione, soprattutto per quanto riguarda Betsy Bucket (Judy Davis) nel suo percorso da agguerrita rivale di Mildred ad amica di quest’ultima, e Charlotte Wells che, presentata come un personaggio apparentemente di contorno, è infine diventata funzionale per la svolta drammatica dello show (ed è stata resa ancora più memorabile dall’interpretazione magistrale di Sophie Okonedo).

In definitiva, Ratched è un prodotto ben fatto, ma che fallisce nei suoi intenti e nella sua stessa natura di prequel. Questo, certo, non impedisce agli spettatori di apprezzare le numerose caratteristiche positive dello show – che riescono a toccare gran parte degli elementi messi in scena, a partire dalla resa tecnica ed estetica fino alla sceneggiatura e alle prove attoriali –, ma non si può che restare vagamente dubbiosi riguardo il legame con il personaggio di Kesey e Forman: un collegamento tanto urlato nelle intenzioni quanto debole nella sua rappresentazione.
Voto: 7½

Progetto tutto sommato gradevole, con una storia leggera, ma come sempre per un’opera firmata Murphy, non priva di aspetti interessanti; esteticamente perfetto, anche se non riesce a mantenere lo stesso livello fino alla fine e con un bel cast molto glamour. Peccato solo per quel link con un film completamente diverso anche se, mi rendo conto che raccontare il precedente di un personaggio iconico va moltissimo, penso ad Hannibal o all’annunciato progetto sul giovane Tony Soprano e soprattutto a Joker (a tale proposito vedrei volentieri la “nascita” dell’altra famosa infermiera del cinema, quella di Misery!). Comunque mi sembra uno show con un buon potenziale per eventuali, prossime stagioni.
Ciao Boba Fett,
sono d’accordo con te: ho trovato la serie in generale molto godibile e con molti spunti positivi, ma ritengo davvero un peccato la lontananza dall’iconico personaggio d’origine. Concordo anche con la potenzialità di nuove stagioni che, forse, potrebbero rimediare a questo difetto. Staremo a vedere 🙂
A me sembra un Hannibal meno sofisticato sotto ogni punto di vista