
2×04 “The Siege”
Nevarro è cambiato molto dall’ultima volta che l’abbiamo visto in “Redemption”: il centro abitato ha subito un forte restyling grazie alla nuova gestione dello sceriffo Cara Dune e del magistrate Greef Karga, con tanto di statua di IG-11 nella piazza centrale e cantina della gilda riconvertita a scuola. È un ritorno a un luogo conosciuto che ci permette di vedere l’effetto positivo del cambiamento innescato da Mando, una nota che si ricollega a una delle tematiche fondamentali di Star Wars: non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta.
“The Siege” è anche un episodio che regala più spazio al rapporto tra Din e baby Yoda. Nella prima scena – che per certi versi ricorda quella tra baby Groot e il detonatore in Guardiani della Galassia vol. 2 – vediamo i passi in avanti fatti nella rapporto padre-figlio. È chiaro che Din si fidi sempre di più della piccola creatura e che, piano piano, gli stia permettendo di assumere una maggiore indipendenza. Questo non vuol dire che separarsi brevemente da lui sia una passeggiata e il semplice fatto di lasciarlo in classe sembra quasi inaccettabile per Din, ma il primo giorno di scuola è forse più difficile per i genitori.

La parte più interessante della puntata, però, è indubbiamente la scena in cui vediamo i cloni nelle vasche. Quello che più colpisce è il loro aspetto: il solco nella testa è troppo simile a quello di Snoke per essere casuale, e alcuni fan hanno addirittura notato che in sottofondo si possono sentire le note del tema musicale del personaggio della trilogia sequel. È quindi possibile che questi siano i primi passi che porteranno all’ascesa del futuro villain, ma bisogna anche considerare che forse The Mandalorian non ha nessuna intenzione di diventare uno strumento per colmare o ricontestualizzare il capitolo finale della saga degli Skywalker, e che Favreau e Filoni vogliano raccontare la loro storia liberi da questo tipo di imposizioni creative.
Che baby Yoda fosse ricercato da Moff Gideon per la sua affinità con la Forza non è nulla di nuovo, e sulla base di quanto visto in questo episodio, è possibile immaginare che il personaggio interpretato da Giancarlo Esposito stia cercando di trovare il modo per diventare a sua volta un Force user. Per quanto intrigante possa essere la prospettiva di vedere The Mandalorian ricollegarsi ad alcuni aspetti della trilogia sequel, è molto più interessante se gli obiettivi di Gideon non siano dettati da fattori esterni ma da fini personali. Negli ultimissimi istanti della puntata, c’è anche spazio per un piccolo rimando all’universo Legends. Filoni – vero e proprio braccio destro di Favreau nella serie – ha sempre spinto affinché elementi delle decine di storie “cancellate” potessero trovare spazio nel nuovo canon, e grazie all’audio descrizione dell’episodio, ci viene confermato che le armature che vediamo nel finale appartengono a dei dark trooper – dall’aspetto, la loro reincarnazione più pericolosa, cioè la fase tre –, droidi da battaglia apparsi per prima volta nel videogioco Dark Forces e che hanno ispirato le sentinelle dell’Impero viste in Rebels. Si tratta di un’armata che in mano a Gideon lo rende un personaggio ancora più temibile e che sembra promettere un epico scontro nel finale di stagione.

Non è però chiarissimo perché Greef non riveli nulla di quanto visto nella base al pilota della Nuova Repubblica Carson Teva. Sappiamo che il nuovo governo non è molto stimato lontano dai pianeti centrali della galassia, ed è possibile che Karga semplicemente non si fidi o non pensi che siano in grado di portare un vero cambiamento nell’Orlo Esterno. Dopotutto, la presenza imperiale da Nevarro è stata eliminata grazie all’aiuto di Mando e non degli ex Ribelli. È comunque interessante vedere Carson ammettere che nei mondi centrali non credono a quello che sta accadendo qui fuori, lontano dal cuore politico, e che è importante interrompere queste azioni sul nascere prima che diventino inarrestabili, un sentore dell’enorme pericolo che riemergerà alcuni decenni più tardi. È attraverso piccoli momenti come questo che ci è ancora più chiaro come la transizione da Impero a Nuova Repubblica sia stata tutt’altro che semplice.
“The Siege” è in definitiva un ottimo episodio con grandi scene d’azione e con un baby Yoda in splendida forma. Gli aspetti mitologici e le risposte ad alcuni misteri lo allontanano dalle puntate meno riuscite della prima stagione, e i chiarimenti riguardo a Moff Gideon e a i suoi obiettivi – anche se portano nuovi misteri – lasciano intendere che non ha nessuna intenzione di farsi trovare impreparato nel prossimo scontro per riprendere baby Yoda.
2×05 “The Jedi”

Filoni aveva già diretto il pilota e il quinto capitolo – del quale aveva anche scritto la sceneggiatura –, e proprio quest’ultimo episodio è forse quello meno riuscito della serie, penalizzato principalmente dalla pessima interpretazione di Jake Cannavale. “The Jedi” è invece l’esatto opposto e con molta probabilità la miglior puntata vista finora e una delle massime espressioni del potenziale narrativo di Star Wars, con Filoni nella miglior forma possibile, alle prese con tematiche e dinamiche a lui più affini che “The Gunslinger” semplicemente non permetteva di far emergere.
Si nota subito la grande influenza degli insegnamenti di George Lucas che passa dall’atmosfera, dal ritmo e dall’estetica che rimandano al cinema di Kurosawa – nello specifico Yojimbo e Il trono di sangue –, una delle massime fonti di ispirazione della saga. Jon Favreau ha intelligentemente voluto Filoni al suo fianco per portare sul piccolo schermo Star Wars; non c’è infatti nessuno al momento che abbia dimostrato di saper continuare la visione di Lucas come lui. Il tutto nasce da un amore profondo per la saga e tutto quello che la riguarda, e la capacità di trovare il significato più nascosto di ogni suo aspetto. È diventato abbastanza celebre un suo intervento nel finale della seconda puntata di Gallery: The Mandalorian, in cui dà una perfetta lettura dei prequel e dei primi sei film della saga attraverso l’analisi di Duel of the Fates.

C’è una grande differenza tra vedere Wedge Antilles per pochi istanti in L’ascesa di Skywalker e quello che è all’opera qui. Ahsoka aiuta Din ad accettare il suo ruolo di padre e ci permette di vedere baby Yoda – il cui nome ci è finalmente rivelato: Grogu – come un essere senziente, con un passato difficile, impaurito e, come molti, alla ricerca di stabilità ed equilibrio. Ahsoka indica la nuova destinazione per Din e Grogu, ed è un luogo che permetterà alla piccola creatura di scegliere il suo destino: se intraprendere il cammino degli Jedi o diventare un Mandaloriano dipenderà da lui e non da Mando.

Durante lo scontro con Morgan Elsbeth, Ahsoka pronuncia un nome che per molti non significa nulla. Thrawn era un grande ammiraglio imperiale, un brillante stratega, e l’unico alieno tra le fila dell’Impero. Apparso per la prima volta nel romanzo L’Erede dell’Impero di Timothy Zahn nel 1991, è stato riportato nel canon grazie a Dave Filoni nella terza stagione di Rebels, dove è rimasto fino al finale di serie prima di sparire nelle Unknown Regions insieme al protagonista dello show, lo Jedi Ezra Bridger. Negli ultimi minuti di quell’episodio, Ahsoka e la mandaloriana Sabine partono alla ricerca di Ezra, una scena che sembrava promettere un potenziale spin-off.
Il rimando a Thrawn in “The Jedi”, soprattutto considerando che è stato scritto e diretto da Filoni, appare come una conferma che, o in forma animata o in live-action, questa storia arriverà. L’unica domanda che sorge spontanea è se in questo momento storico Ahsoka e Sabine siano già partite nella loro ricerca o se la Togruta stia cercando Thrawn per altri motivi e l’incontro con Din e Grogu sia ciò che la porta a intraprendere quel cammino. Intanto non ci resta che sperare di rivedere il Chiss al più presto, magari insieme a Moff Gideon. E a proposito del grande antagonista della serie, ora che Mando è in possesso di un’asta di Beskar resistente alle spade laser, non è difficile immaginare uno scontro in cui verrà usata contro la Darksaber.

L’apprezzamento di questo episodio può sicuramente variare in base alla conoscenza di alcuni racconti meno noti di Star Wars, ma allo stesso tempo inserire personaggi come Ahsoka o, precedentemente, Bo-Katan, può portare lo spettatore a indagare sulle loro origini e recuperare la moltitudine di ottimi prodotti in cui appaiono. Alla fine, è un po’ quello che accade per la maggior parte delle persone che non sono cresciute leggendo i fumetti e che, dopo aver visto i film dell’MCU, decidono di approfondire le origini dei vari personaggi. Star Wars è un universo narrativo vastissimo che ha il difficile compito di soddisfare milioni di fan in tutto il mondo. Dopo una conclusione sottotono della saga degli Skywalker e la sensazione che il franchise avesse perso il controllo, grazie a episodi come “The Jedi” e a figure come Favreau e Filoni, la saga dimostra di avere ancora un enorme potenziale e di essere più viva che mai.
Voto 2×04: 7 ½
Voto 2×05: 9
