The Falcon and the Winter Soldier – 1×03 Power Broker


The Falcon and the Winter Soldier – 1×03 Power BrokerDopo tre settimane di messa in onda siamo arrivati ufficialmente al giro di boa per The Falcon and the Winter Soldier, ultimo show nato dalla collaborazione tra Disney e Marvel; il terzo episodio, disponibile su Disney+, ci fa fare un piccolo passo in avanti nella trama, rimarcando la sua vicinanza alla fase tre del Marvel Cinematic Universe, sia per temi che per messa in scena.

“Power Broker” abbandona ogni tipo di discorso morale che negli episodi precedenti era stato abbozzato e si concentra sullo sviluppo della trama, ancora semplice e lineare, pronta – forse – a decollare; la prigione dell’inizio, la sosta a Madripoor, il campo dei container e l’aeroporto lituano costituiscono le quattro location principali della puntata, dove hanno luogo gli avvenimenti che rendono “Power Broker” un episodio adrenalinico, ma uguale a qualsiasi altro film d’azione prodotto da qualche anno a questa parte. Questi cambi di location hanno il solo scopo di dare un tono all’episodio, di mostrare la potenza produttiva della Marvel – anche a livello economico –, ma non riescono a tradurre questi sforzi in qualcosa che sia funzionale allo show, se non in termini di reputazione. The Falcon and the Winter Soldier continua ad avere l’aria di un kolossal, ma non ne ha la qualità; a tre episodi dall’inizio siamo ancora davanti ad un lungo – lunghissimo – film d’azione.

The Falcon and the Winter Soldier – 1×03 Power BrokerL’episodio sembra un incrocio tra un qualunque film di James Bond, Captain America: The Winter Soldier e Fast and Furious, un ottimo mix per chi ama veder volare cazzotti sullo schermo; botte da orbi sostenute da una trama semplice – che non per forza deve essere coerente con se stessa e priva di buchi – rendono “Power Broker” un episodio piatto e noioso, pieno di scene filler che in una stagione di sei episodi non dovrebbero neanche esserci. È questo il difetto principale dello show: chi pensava che WandaVision avesse tracciato un solco non più superabile, creando un prima e un dopo nella qualità del MCU, ha avuto la conferma che, in realtà, questo cambio di direzione non è mai avvenuto e The Falcon and the Winter Soldier ne è la prova.

Le vecchie produzioni Marvel riprendono vita ancora una volta in questo prodotto, un blockbuster pop fatto di azione cotta e mangiata, uno show che sarà popolarissimo tra i nostalgici delle fasi due e tre del Marvel Cinematic Universe, ma non tra coloro che hanno visto nella sperimentazione di Jac Schaeffer un nuovo modo di raccontare i supereroi in TV. La differenza tra gli ultimi due prodotti Marvel sfornati da Disney+ è immensa e i due show sono chiaramente pensati per due pubblici diversi. Con queste parole non si vuole certo demonizzare il modo con cui lo show porta l’azione in TV, ma si vuole solo sottolineare che oltre a scene d’azione ben coreografate non c’è nulla, e questo non è un limite del genere action in sè, bensì un difetto proprio di questa serie; le premesse che ci portano agli eventi raccontati in questi primi tre episodi avrebbero potuto aprire la porta ad una narrazione più profonda dei rapporti umani – soprattutto quello  che intercorre tra i protagonisti Sam e Bucky –, che però non sembra essere una delle priorità del creatore Malcolm Spellman.

The Falcon and the Winter Soldier – 1×03 Power Broker

Il più grosso problema di “Power Broker” e dello show in generale non è la totale assenza di innovazione – non ci si aspettava che lo show rivoluzionasse il genere action –, né l’assenza di un protagonista che si comporti da tale e di un villain carismatico e temibile, ma è la totale assenza di mordente e carattere. Vedendo questo terzo episodio ancora non è chiaro quale sia l’obiettivo dello show, e non riusciamo a capire perché Malcolm Spellman ci voglia raccontare una storia fatta di personaggi secondari, con una trama che sembra a sua volta la sottotrama di qualcos’altro. L’ingresso di due nuovi personaggi – Zemo e Sharon Carter, già visti al cinema rispettivamente in Captain America: Civil War (2016) e Captain America: The Winter Soldier (2014)– non arricchisce il racconto, ma serve solo a rafforzare il senso di appartenenza della serie all’universo Marvel, rimandando lo spettatore a cose che ha già visto sul grande schermo negli scorsi anni; anche il cliffhanger nel finale, per il momento, ha lo stesso sapore.

Per questi motivi non possiamo dirci soddisfatti di “Power Broker”, né di The Falcon and the Winter Soldier in generale, che non ci colpisce né per la trama, né per come viene raccontata la storia, né per l’estetica adottata – che non ci sorprende, pur essendo una delle poche cose messe bene a fuoco nello show. Difficilmente la seconda parte di stagione potrà ribaltare le carte in tavola, ma ce lo auguriamo, con la speranza di poter assistere ad un netto cambio di rotta.

Voto: 5

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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