Tra le novità più popolari di questa annata televisiva c’è la serie HBO Mare of Easttown, di recente vincitrice dei quattro premi principali al cast, nonché di un certo successo di critica e pubblico.
La serie, scritta da Brad Ingelsby, ha come protagonista Kate Winslet, che ritorna sul piccolo schermo in un ruolo che sembra perfettamente cucito su di lei. Interpreta Mare Sheehan, una detective nel piccolo borgo di Easttown, nei pressi di Philadelphia, la quale si ritrova a dover indagare sul brutale omicidio di una giovane dell’area, a cui è persino indirettamente legata. La tensione in città è ulteriormente esasperata da un altro caso irrisolto avvenuto tempo prima, ovvero la scomparsa di una ragazza la cui madre ne è ancora alla disperata ricerca, e che ora vede coinvolto persino l’FBI.
Se lo scheletro di partenza è quello riguardante il caso poliziesco – che coprirà tutta la stagione, risolvendosi solo nell’episodio finale – molto da dire riguarderà invece il racconto delle vicende personali di Mare, che lotta contro il dolore per la morte del figlio, il fallimento del proprio matrimonio, e la pressione lavorativa sempre più intensa. D’altronde, in prodotti di questo tipo ci sono vari livelli in cui la scrittura deve intervenire: c’è da un lato l’omicidio, che deve creare un ponte emotivo tra lo spettatore e i protagonisti della vicenda, e l’indagine, ossia la parte più intrigante del whodunit, la scoperta della persona che ha commesso il delitto; dall’altro, c’è la descrizione della vita di uno o più personaggi, di una o più realtà. Nel caso di Mare of Easttown, ci troviamo in una costruzione narrativa complessa, ma svolta con estrema diligenza.

Il racconto, forte dell’avere nella sua protagonista una star del cinema, si sofferma molto su Mare, la quale non manca dallo schermo mai troppo a lungo. Kate Winslet tratteggia con grandissima abilità un personaggio affaticato dagli anni e ancora devastato dal lutto, quella morte del figlio che ha avuto conseguenze molto profonde sia sul suo matrimonio – fallito – che sulla propria quotidianità, in cui il suo carattere si è chiuso al mondo ancora di più. Come se non bastasse il peso emotivo, Mare deve anche prendersi cura del nipote e cercare di tenerlo lontano dalla legittima madre, che ha una storia di dipendenze da droga. A questo si aggiunge una sua evidente difficoltà nel relazionarsi con gli altri, in un cocktail che crea un personaggio complesso ma mai scritto in modo superficiale. Chiunque avesse avuto modo di vedere la bellissima serie The Killing non potrà che riflettere sulle somiglianze tra le due , che si immettono nello stesso filone narrativo: in entrambi i casi, c’è una protagonista (in quel caso Sarah Linden, interpretata da una bravissima Mireille Enos) con evidenti difficoltà sociali, un nuovo collega più giovane, qui interpretato dall’ottimo Evan Peters, e l’omicidio di una giovane donna. Queste somiglianze, però, non penetrano più in profondità, perché i personaggi sono tra loro molto diversi e l’attenzione della serie HBO sembra concentrarsi più che sull’investigazione in sé, su tutto il contorno, ossia sulla società cittadina di Easttown.

Sarebbe ingiusto non spendere un paio di parole sugli altri membri del cast: si fanno notare, infatti, una umanissima Julianne Nicholson nei panni di Lori, la migliore amica di Mare – nonché l’unica con cui la donna riesce un po’ ad aprirsi –, ma soprattutto una travolgente Jean Smart, che interpreta la madre dell’investigatrice. A lei è affidato un po’ il ruolo di valvola di sfogo di Mare ma soprattutto di comic relief, nel suo rapporto con una figlia dal carattere diametralmente opposto. La sua è una presenza magnetica e dà quel tocco di levità alla serie che in certi momenti è davvero necessario.
Mare of Easttown è una serie drammatica molto interessante, che in sette episodi cerca di trasmettere non solo il singolo caso investigativo, quanto piuttosto raccontare la realtà di un’America diversa da quella delle grandi città, e al contempo con sfide e problemi moderni. Lo fa con un cast eccezionale e una scrittura quasi sempre precisa, lenta nel suo svolgimento ma con momenti di grandissima forza; il cast, poi, è superbo. La serie è dunque consigliata a chiunque ne apprezzi il genere, per la forza narrativa delle vicende descritte dal caso investigativo, ma soprattutto per chi cerca in questi prodotti un racconto più ampio del solo mistero da risolvere.


Bravo come sempre,Mario…:)…
Forse c’è anche un pizzico di Twin Peaks e anche un sentore di True Detective, il primo per il meccanismo che vede coinvolta una nutrita rappresentanza di una piccola comunità, il secondo per le atmosfere uggiose che rendono la cittadina ancora più piccola e sperduta. Pensavo fosse il solito prodotto estivo, uno di quelli destinati a riempire palinsesti più aridi e invece mi ha sorpreso piacevolmente.
L’ho recuperata molto in ritardo eppure mi è piaciuta, soprattutto per il rapporto tra le protagoniste femminili. Alcune sotto-trame sono state lasciate un po’ più in aria (tipo quella della figlia e della “relazione” lampo, ma l’ho trovato davvero un bel prodotto 🙂