
Tra i momenti più attesi – se non il più atteso – dagli appassionati di Tolkien, assente in quanto visto la settimana scorsa, c’era indubbiamente l’introduzione del regno degli umani di Númenor. L’arrivo della nave con Galadriel, Halbrand e Elendil nella città portuale è un momento di grandissimo impatto, dove l’ottima regia – Wayne Che Yip è bravissimo in entrambe le puntate –, gli effetti visivi, i set, e la splendida musica di Bear McCreary lavorano perfettamente in sincronia per regalare una sequenza in cui è più che mai chiaro l’amore e l’impegno di tutti i reparti che hanno lavorato alla serie.
Sul fronte dei personaggi legati a Númenor, non è semplice introdurre un numero di figure così importanti e numerose. La serie, però, concede sufficiente spazio a ognuna delle new entry – anche a quelle inventate da Payne e McKay come Ëarien, la sorella di Isildur – per permetterci di conoscerle meglio. Ovviamente il focus principale è sulla famiglia di Elendil, con quest’ultimo che inizia lentamente a mostrare la sua anima filo-elfica, in contrasto con il sentimento del popolo e di Númenor in generale.

Tornando a parlare della famiglia di Elendil, non poteva mancare l’introduzione a Isildur che, a detta dei creatori, va trattato come il Michael Corleone de Il Padrino. E infatti, in questo inizio del suo cammino, lo vediamo respingere quello che dovrebbe essere il destino prefissato all’interno delle gerarchie númenóriane, attratto da una voce (probabilmente quella della madre defunta) che lo attira su un sentiero differente, verso le coste orientali dell’isola che, storicamente, rappresentano la Númenor più filo-elfica.
La parte sull’isola è anche l’occasione per affrontare elementi molto presenti in Tolkien, come le profezie o il destino che si cerca di evitare a tutti i costi. L’esempio più lampante è naturalmente legato alla regina reggente Míriel, guidata dalla paura scaturita dalla visione dell’onda distruttrice avuta attraverso il Palantír nella sua campagna di odio contro gli elfi, visti come il primo segnale di un futuro nefasto per Númenor. Non è un segreto che questo avvenimento punitore – ma anche purificatore –sia presente in tantissime culture, il risultato di una paura profonda – la quale lo stesso Tolkien aveva espresso in alcune lettere di aver più volte affrontato in sogno – e che si associa a una forza divina. Fortunatamente, grazie all’apparente intervento dei Valar – attraverso i petali dell’albero bianco Nimloth , almeno per il momento, la sciagura viene scongiurata permettendo di riforgiare l’alleanza tra númenóriani e elfi.

In chiusura della parte dedicata a Númenor, non si può non parlare di Halbrand, altro personaggio frutto dell’immaginazione degli autori, che passa in poco tempo dall’essere un semplice naufrago a, grazie alla scoperta di Galadriel, potenziale erede al trono delle terre del sud che potrebbe riunire i suoi popoli per combattere la minaccia incombente di Sauron, un destino che rifiuta categoricamente. All’apparenza è il classico archetipo dell’eroe riluttante alla Aragorn, ma è evidente che Halbrand nasconde qualcosa di più, soprattutto perché lo vediamo spesso sussurrare nelle orecchie di chi gli è accanto, manipolando le loro azioni come farebbe qualcuno che ha dei secondi fini. Forse è un emissario di Sauron, o addirittura il signore oscuro stesso, che si nasconde stando proprio in mezzo a chi lo sta cercando, oppure è davvero chi dice di essere. In ogni caso, è chiaro che non ci è stato detto tutto su Halbrand.
Andando a est di Númenor, nella Terra di Mezzo, gli Harfoot sono al centro di una linea narrativa che fa degli evidenti progressi rispetto alla doppia premiere. Con la scena del ricordo dei pelopiede morti durante le precedenti migrazioni, la serie offre un momento emotivamente molto toccante, dando spessore a un personaggio come Poppy. Nori, invece, è sempre più “leader” nel suo essere una Harfoot atipica e avventuriera, che vuole spezzare la ripetitività della tradizione del suo popolo per venire in aiuto dello straniero arrivato dal cielo. L’inizio delle parti dedicate agli antenati degli Hobbit non aveva convinto del tutto, ma i passi in avanti sono frutto di un piccolo “sacrificio” fatto dagli autori per darci più tempo di conoscere meglio i loro modi di vivere e la loro cultura.

Nelle terre del sud, la parte dedicata ad Arondir è resa sicuramente più interessante dall’arrivo di un antagonista affascinante come Adar, dall’impatto visivo della Mordor che sta nascendo e dalle ottime scene d’azione – soprattutto quello nella foresta dopo la fuga – che ne mettono in risalto le doti di guerriero sempre più “legolasiano”. È anche molto interessante la rivelazione della sua provenienza dalle terre Belariand, un nome per i lettori di Tolkien molto importante, e che – senza fare spoiler a chi non sa ancora nulla – non è un dettaglio casuale, e si collegherà con molta probabilità ad alcuni aspetti che verranno esplorati nel corso della serie.
C’è poi la storia tra Elrond e Durin IV, i quali pian piano stanno diventando protagonisti di una splendida bromance. Che il segreto dei nani fosse la scoperta del Mithril, era abbastanza prevedibile già dalla premiere, ma sarà interessante vedere come questo elemento influirà su tutto quello che concerne Celebrimbor e la sua grande opera. Oltre a questo, a livello tematico, è interessante come sia l’elfo che il nano vivano nell’ombra dei padri, costantemente influenzati dal pensiero di quale potrebbe essere il loro giudizio sulle loro azioni. Le classiche daddy issues offrono sempre spunti narrativi interessanti per lo sviluppo dei personaggi, toccando allo stesso tempo tematiche importanti come l’eredità e l’impatto delle proprie azioni. È comunque bello vedere come l’esperienza secolare di uno aiuti a far apprezzare all’altro quello che ha, soprattutto nei confini della sua mortalità.

The Rings of Power continuerà a dividere i fan, ormai polarizzatisi su due fronti opposti. Resta però evidente che siamo di fronte a qualcosa di monumentale, un’opera televisiva che per intenti e ambizione non ha precedenti sul piccolo schermo, e che nella scrittura sta sempre di più riuscendo a ricreare il linguaggio di Tolkien e a rendere onore alle sue tematiche più care. La serie, come gli Harfoot, sembra quindi finalmente pronta ad iniziare a tutti gli effetti la sua avventura, con tutte le pedine schierate sulla scacchiera di questo racconto, forte di una prima metà di stagione sicuramente molto introduttiva ma che, così facendo, ci ha permesso di vivere ancora più a fondo la Terra di Mezzo.
Voto 1×03: 8
Voto 1×04: 8

Condivido in pieno la recensione. ATTENZIONE! NON PROSEGUIRE LA LETTURA SE SOFFRI D’INVIDIA. A casa mia ho portato un discreto videoproiettore, ho sgombrato una parete e mi godo la visione di questo spettacolo su un grande schermo. E’ indubbio che la visione sul monitor di computer faccia perdere più di qualcosa. Ora chiedo solo agli autori di fare il minimo sindacale, al resto penseranno i soldi di Bezos. L’ambientazione, i paesaggi, i nomi dei personaggi, gli orchi sono già sufficienti a rievocare quel mondo immaginario che per un’ora alla settimana riesce, più di ogni altro fantasy, a scacciare la realtà dalla mente e dai sogni.