
Il quartiere di Rebibbia diventa, in Questo mondo non mi renderà cattivo, un microcosmo che racchiude e rappresenta molti dei problemi che affliggono l’intero paese negli ultimi anni. La divertente ma sempre sottile ed attenta analisi di Zerocalcare degli scontri del quartiere si fa riflesso di un modo di leggere la storia e il mondo che cerca di non dare mai nulla per scontato e di scorgere cosa si nasconde davvero dietro la rabbia, la cattiveria e la frustrazione degli abitanti. In queste brevi ma ricche sei puntate Zerocalcare non mette in scena soltanto una storia, ma mette in scena un modo di approcciare e di leggere gli eventi che non vuole mai offrirsi alla brutale semplificazione di un binarismo di opinioni e di visioni, ma che vuole scoprire ciò che di vero si nasconde dietro posizioni e slogan ripetuti fino all’ossessione e mai davvero analizzati fino in fondo.
La decisione di affrontare di petto un tema così scottante come quello dell’immigrazione dimostra quanto Zerocalcare sia consapevole di come utilizzare il suo successo: sarebbe stato decisamente più comodo continuare a seguire la scia dei temi e delle atmosfere di Strappare lungo i bordi, ma la decisione di virare verso questi argomenti è l’ennesima dimostrazione non solo dell’onestà intellettuale dell’autore, ma anche della necessità di raccontare che dev’essersi agitata nella mente del famoso fumettista, anche con il rischio di presentare un prodotto molto più divisivo rispetto al precedente. Dopotutto, il tema del successo e del privilegio è al centro della maggior parte delle riflessioni individuali dell’autore: Zerocalcare non dimentica mai che adesso lui è in una posizione più privilegiata rispetto alla maggior parte degli abitanti del quartiere e le domande che si pone non sono per nulla scontate; si potrebbe dire, anzi, che siano necessarie. In quali termini ed entro quali limiti una persona privilegiata può raccontare la vita e i tormenti di chi, invece, dalla vita non ha avuto nulla?

Zerocalcare sembra sottolineare che nulla diventa “cattivo” per caso o per inclinazione: gli abitanti del quartiere sono descritti come un unico blocco di persone infelici che annegano nel mare di problemi che nasce quando un territorio non è curato e tutelato come dovrebbe. Quando il lavoro delle istituzioni viene a mancare, tutto ciò che resta al di fuori diventa la facile preda di frustrazioni sempre più grandi che non aspettano altro che un capro espiatorio da incolpare per tutta la sventura e le ingiustizie subite. La triste deriva di Cesare verso le istanze dei nazisti non è, quindi, soltanto il risultato di chi ha scelto di odiare senza riserve, ma è il risultato dello scoppio di quelle bombe ad orologeria alimentate dalla rabbia e dalla solitudine. Nel raccontare la storia di Cesare, Zerocalcare mette in discussione se stesso e il suo privilegio e, al tempo stesso, si rifiuta (nonostante il disprezzo nei loro confronti) di descrivere i suoi avversari con la stessa piattezza con cui essi descrivono gli immigrati. È esattamente in questa impresa – quella di comprendere e donare complessità al vissuto altrui – che Zerocalcare punta le sue attenzioni, perché sa bene che è esattamente questo sforzarsi di capire che permette di abbattere le barriere ideologiche vuote e distanti dalla realtà. Si tratta, in ultima istanza, di uno sforzo di empatia. Si potrebbe riassumere nei termini di questo impegno l’intera stagione, declinandolo ovviamente in diversi elementi.

Per concludere, la nuova serie di Zerocalcare ha sancito il ritorno di un autore che è stato capace di dimostrarsi più maturo, consapevole e coraggioso. Questo mondo non mi renderà cattivo supera ottimamente tutte le aspettative nate dopo il meritato successo della precedente Strappare lungo i bordi. Lo sguardo di Zerocalcare ha saputo raccontare con profondità e delicatezza temi tremendamente attuali e delicati, il tutto senza mai perdere tutti gli elementi che caratterizzano l’ironia del suo stile inconfondibile (a tal riguardo, è impossibile non menzionare l’iconico Armadillo, doppiato ancora splendidamente da Valerio Mastandrea). Insomma, superarsi è difficile, ma sembra proprio che Zerocalcare ci sia riuscito.
Voto: 9

Recensione che condivido , solo che il quartiere di cui si parla non è “Tor sta Ceppa”, ma Rebibbia.
Infatti i migranti sono spostati da Tor sta Ceppa al quartiere di Zerocalcare che per l’appunto è Rebibbia (come si vede anche dalla sinistra sagoma del carcere che compare ogni tanto sullo sfondo).
Ciao, grazie per la segnalazione 🙂
Bella recensione, Denise!