
La premessa è quella già annunciata dal cliffhanger dello scorso finale: la star del nuovo spettacolo di Broadway di Oliver (Ben, interpretato da Paul Rudd) muore improvvisamente, dando ai nostri protagonisti l’occasione per una nuova indagine e una nuova stagione del loro podcast true crime. Da questo punto di vista, gli autori si dimostrano perfettamente consapevoli della difficoltà di portare avanti in maniera credibile e coerente il concept dello show (che prevede, come da titolo, solo omicidi nell’Arconia) senza snaturarsi e, al tempo stesso, senza ripetersi o sfociare troppo nella cosiddetta “Cabot Cove Syndrome”. La scrittura opta quindi per un’ironia pungente che strizza l’occhio allo spettatore, scherzando sopra l’assurdità degli eventi con battute sparse qua e là che culminano con l’esilarante doppia morte del personaggio di Rudd – la prima, solo apparente, sul palco, e la seconda, quella definitiva, all’interno del palazzo –, la quale riporta il racconto all’interno del canone. Questo permette alla serie di restare fedele a se stessa, ampliando però il suo sguardo fino ad includere nuove location (il teatro) e tanti nuovi personaggi.
Partiamo dalle incredibili aggiunte al cast: a spiccare sono naturalmente Paul Rudd e Meryl Streep. Il primo è perfetto nella parte dell’attore di blockbuster dal dubbio talento – e CoBRo è chiaramente un riferimento a Ant-Man –, mentre per la seconda gli autori hanno avuto l’intuizione geniale di farle interpretare, come sempre magistralmente, il ruolo dell’attrice fallita. Entrambi i personaggi, nonostante i tratti sopra le righe che li caratterizzano, mostrano fin da subito un lato più fragile della loro personalità, che ci permette di empatizzare con loro, anche tramite i rapporti che, a vario titolo, li legano ai protagonisti. L’impressione è quindi che queste new entry si inseriscano nel racconto in maniera più efficace e organica rispetto alle scorse annate (pensiamo al personaggio di Cara Delevingne o a quello di Amy Schumer), andando a rafforzare sia il versante comedy che quello più “serio” della storia.
A Rudd e Streep si aggiungono poi una serie di figure spassosissime, come i due produttori dello spettacolo e il fratello/assistente di Ben, i quali contribuiscono a dar vita all’esilarante sequenza del table reading nel primo episodio, un perfetto biglietto da visita ad alto tasso di cringe di quello che potrebbe essere questa stagione: l’intento degli autori sembra infatti quello di affiancare la satira del true crime a quella della cultura hollywoodiana e del mondo dello spettacolo in generale, un elemento già presente fin dagli esordi dello show, viste le carriere di Oliver e Charles, ma che qui sembra finalmente assumere un ruolo ancora più centrale.
L’ampliamento del cast non implica però uno spostamento di focus dai tre protagonisti, anzi: l’alchimia tra Martin Short, Steve Martin e Selena Gomez resta inalterata, e i tre continuano a regalarci dialoghi brillanti e battute affilatissime, senza trascurare la loro crescita personale. Oliver è infatti alle prese con il destino incerto del suo spettacolo e con dei problemi di salute, mentre Mabel sta affrontando un momento di spaesamento circa la sua vita personale e lavorativa. Charles sembra invece vivere un momento di relativa serenità insieme alla sua nuova compagna, se escludiamo il rapporto conflittuale con Ben e il ritorno sul palco. Ad essere interessante è poi il modo in cui gli autori tessono un legame personale tra ciascuno di loro e la vittima: Oliver, in quanto regista, era stato in grado di scoprire un lato più umano, e più talentuoso, della sua persona, ma nonostante ciò fatica a dare più peso alla sua morte che al destino dello spettacolo; Mabel in quanto sua fan da ragazzina, vive invece la sua morte come un’occasione per rivivere il passato e riflettere sul presente; il rapporto con Charles è stato invece di aperta ostilità, a causa dei trascorsi tra i due che hanno segnato la carriera e la personalità di Ben, al punto da ipotizzare che a un certo punto il nostro Brazzos rientrerà nella lista dei sospettati.

Con un cast in stato di grazia e una scrittura al massimo della forma, Only Murders In The Building torna con quella che si prospetta come un’ottima stagione, in grado di farsi perdonare i piccoli passi falsi della scorsa annata e di dare un giusto addio a questa piccola perla seriale nel caso in cui non dovesse essere ulteriormente rinnovata da Hulu.
Voto 3×01: 8
Voto 3×02: 7 ½

