
Avevamo lasciato il protagonista trionfante dopo aver smascherato Hubert Pellegrini – suo principale antagonista – e ottenuto vendetta per le ingiustizie subite dal padre anni prima; per questo era stato necessario rivelare la sua identità, un gesto a caro prezzo le cui conseguenze ci portano all’avvio di questa terza parte dello show. Il volto del latitante Assane è ormai ben noto, e questo mette l’ex moglie Claire (Ludivine Sagnier) e il figlio Raoul costantemente sotto i riflettori, nel mirino di giornalisti senza scrupoli. Troviamo l’opinione pubblica divisa sulla sua figura, ma sicuramente prevalgono i sostenitori, elemento che viene strumentalizzato a suo favore. Assane infatti torna a Parigi e studia con l’amico – e complice storico – Benjamin (Antoine Gouy) un piano rischioso quanto pensato per essere conclusivo. Un ultimo furto per garantire un nuovo inizio per sé e per le persone vicine, che desidera proteggere più di ogni altra cosa. Scatta così quello che dovrebbe essere il suo atto finale perfetto: il furto della perla nera, l’unico fallimento della sua carriera di ladro. Questo secondo tentativo è così scenografico e teatrale da prevedere non solo una preparazione da manuale, ma anche un’uscita di scena spettacolare e culminare con un’apparente morte.

Proprio a causa sua e della sua vendetta, il nostro ladro deve “tornare in scena”, con nuovi colpi dall’esecuzione intricata quanto spettacolare, che si intrecciano con la sempre più complessa fuga dalla polizia. In gioco c’è la vita della madre Mariama, altro nuovo personaggio di questa stagione: la donna era stata data per morta o scomparsa, ma ritorna improvvisamente a galla e questo apre un nuovo tassello nella mente di Assane. Vediamo come la mancanza della figura materna sia stata per lui una fonte di dolore immenso, un vuoto che cercava di colmare incessantemente; poter assistere alla riproposizione del loro rapporto dopo anni di lontananza consente di osservare come sia disposto a tutto pur di averla accanto. Anche se a tratti cade un po’ nel banale, il ritrovamento della madre nel complesso svolge la sua funzione: infatti il protagonista la mette davanti a ogni cosa, anche alla sua libertà, e questo cambia le sue priorità e il suo approccio alla situazione presente. Una volta ricongiunti, è grazie a lei che Assane capisce come uscire davvero dall’impasse in cui si trova. La volontà di rimediare alle azioni passate e il rimpianto per non essere stato vicino alla sua famiglia segnano la chiave di volta per concludere questo capitolo.

Per quanto riguarda Ben, pur mantenendo la funzione di complice principale, perde percentuale di screen time: in questi episodi non è più l’unico complice e deve quindi lasciare spazio ai nuovi personaggi che si affiancano al nostro ladro. Tuttavia è chiaro come rivesta ancora un ruolo importante per il protagonista, e come la relazione tra i due sia più stretta che mai, con una fiducia davvero completa e anche a tratti commovente. Il tema dell’amicizia e dei legami affettivi è molto presente in questa serie, ed è elemento ponte tra il passato e il presente del protagonista. Grazie alle diverse figure che ruotano attorno a lui, viene garantito quel tratto emozionale senza il quale Lupin potrebbe risultare troppo piatto, con storie identiche di colpi ben riusciti. Gli affetti sono il suo unico punto debole ma anche il suo punto di forza, e questo emerge senza mezzi termini.
Se con i temi ci assestiamo quindi sulla linea dei capitoli precedenti, in questa terza parte è la maturazione del protagonista a farla da padrona. La differenza sostanziale è fatta da un suo sentimento prevalente: la costante volontà di rivalsa al rimpianto, con una presa di consapevolezza su tutte le cose perse – soprattutto il tempo con il figlio e una vita normale – che gli fa maturare il desiderio di rimediare al passato. Un’altra differenza si rileva nella più netta correlazione con il passato, che mai come in questi episodi aveva avuto un ruolo così impattante: i numerosi flashback supportano le vicende del presente e danno un quadro più completo sulle radici di Assane, il passato di delinquenza e i rapporti più autentici. Questo permette di approfondire la natura più intima del protagonista e la sua interpretazione di bene e male, facendoci empatizzare ancora di più con lui.

Nel complesso la terza parte di Lupin si conferma capace di tenere il pubblico agganciato, con nuovi avvincenti colpi di scena, che coinvolgono senza cadere nella trappola della banalità anche grazie all’appoggio fornito dai racconti dell’originale ladro francese. Il rischio di rimettere in scena qualcosa di già visto era dietro l’angolo, ma questo non avviene anche grazie ai nuovi personaggi. Questi rinnovano la narrazione e ne partecipano in modo funzionale svelando sempre più dettagli sul protagonista, che è meno solitario anche nell’esecuzione dei tre grandi colpi messi a segno, caratterizzati da astuzia, collaborazioni più o meno attese e un elemento di imprevedibilità che in precedenza non era mai stato così forte.
Gli ultimi minuti anticipano un più che possibile quarto capitolo, con un finale a sorpresa che non va a snaturare le radici della serie, ma anzi le rafforza. La lettera di Pellegrini coglie impreparati, ma è interessante perché riporta in scena un personaggio il cui arco narrativo si dava per concluso, e anche per l’ennesimo collegamento ad Arsène Lupin. Sono costanti i riferimenti ai racconti di Maurice Leblanc, e ricordano in pianta stabile il legame tra il protagonista di Lupin e il personaggio letterario, senza essere eccessivamente invasivi: in questo caso è “La vendetta di Cagliostro” che preannuncia quello che potrebbe essere l’atto davvero conclusivo. Lo show, che in queste prime tre parti è stato decisamente in grado di intrattenere ed emozionare con un’avventura che appassiona e diverte, ci fa assomigliare un po’ a Guedira, alla costante ricerca di indizi per essere un passo avanti a Lupin, anche se né lui né nessuno riesce mai in questa impresa.
Voto: 8+
