
Il progetto “MonsterVerse” targato Warner Bros. e Legendary Pictures è nato nel 2014 con il Godzilla di Gareth Edwards, pellicola in cui il grande mastodonte proteggeva suo malgrado l’umanità dai M.U.T.O., ed è continuato con prodotti come Skull Island, una discreta serie d’animazione di casa Netflix, per infine approdare questo Novembre su Apple+ con Monarch: Legacy of Monsters. Lo show ha al timone Chris Black (produttore già di show miliari come Xena: The Warrior Princess e perle recenti come Severance) e il fumettista Matt Fraction ed è prodotta dal gigante nipponico Toho, inc.; nel cast si annoverano nomi come Anna Sawai (Pachinko) e Wyatt Russell (The Falcon and the Winter Soldier) e Kurt Russell.
La storia nasce da una delle tante tragedie durante gli avvenimenti del film del 2004: le prime scene seguono l’insegnante Cate Randa, che dopo essere stata profondamente segnata dall’incursione del grande rettile a San Francisco, è costretta a recarsi in Giappone per affari di famiglia in sospeso. A Tokyo, una sconvolgente scoperta la costringerà a ripensare alla figura di suo padre e a indagare sulla misteriosa organizzazione Monarch. Al contempo, la storia ci porta cinquant’anni a ritroso con dei flashback che vedono come protagonisti la dottoressa Miura, il criptozoologo Bill e il tenente dei marine Lee Shaw; questa seconda trama, parallela alla prima, rivela la storia dell’organizzazione di cui il padre di Cate ha fatto parte, uno dei segreti da sempre nascosto alla sua famiglia.

Le note dolenti arrivano purtroppo con la storia e, soprattutto, con i personaggi. Monarch debutta con due episodi che affrontano due linee temporali diverse: il presente, dove nel 2015 Cate e degli insospettabili compagni cercano la verità su suo padre, e il passato, che segue le vicende dei suoi nonni alla scoperta delle origini di quelli che saranno i M.U.T.O.. Purtroppo, il secondo episodio confonde ancora più le idee introducendo un flashback al flashback, mandando indietro la seconda trama presentata in “Aftermath” di quasi un decennio, per mostrare come si sono incontrati la dottoressa Miura, il tenente Shaw e il criptozoologo Bill Randa. Da un lato ne giova l’ambientazione, grazie a un mistero che cresce in modo soddisfacente, ma dall’altro la narrazione si annacqua in scene che sanno di già visto e, nel raccontare la storia della Monarch con così tanta attenzione, la trama tende a dimenticare lo spessore dei personaggi che vi girano attorno.
I protagonisti sono sono vittime di un difetto che produzioni del genere non sanno lasciarsi alle spalle: nessuno prova a sviluppare l’arco dei personaggi dentro il genere dei Kaiju, ma si sfruttano costantemente situazioni come il dramma familiari e simili, come se ci fosse quasi una reticenza nel rendere l’ambientazione un elemento importante per lo sviluppo dei protagonisti; persino un possibile elemento di interesse come la PTSD di Cate è relegata ai margini di questi primi due episodi. Certamente il riconoscere l’effetto di questi cataclismi sulla psiche della protagonista è perlomeno un tentativo di superare questo difetto, ma la strada è ancora lunga per realizzare qualcosa di concreto e certo la prima stagione non si è presentata nel migliore dei modi. I due primi episodi sono facilmente fruibili, ma cosa c’è davvero da gustare in questo nuovo sforzo di produrre un franchise di film e serie tv collegate tra loro?

L’ottima resa estetica e i mostri perfettamente rappresentati, purtroppo, non possono nascondere le vere problematiche di Monarch, uno show che in un mondo pieno di creature terrificanti e bellissime, porta avanti con i suoi primi capitoli una storia mediocre che rimane all’ombra dei grandi kaiju sulle scene.
1×01: 6
1×02: 5 ½
