The Killing – 3×07 Hope Kills

The Killing – 3x07 Hope Kills Giunto alla metà più uno, The Killing dà una forte impennata alla trama orizzontale; Hope Kills dispiega la narrazione e i contorni della storia si distendono tessendo una tela che ci illude di essere molto vicini alla più plausibile delle risoluzioni.

Questa serie ci ha docilmente abituati a non fidarci mai delle apparenze, a tenere il fiato sospeso fino alla drastica comparsa della parola fine. Siamo abituati alle perfette combinazioni che guardate da una prospettiva diversa si sono poi rivelate false piste o storie parallele. Adesso però il dubbio va oltre, si sposta leggermente dalla domanda sulla veridicità della colpevolezza del pastore Mike/Marc a quella tecnico-stilistica: come verrà gestita quella che è già dichiaratamente una storia parallela (Seward e il piccolo Adrian)? Dal dipanarsi della storyline principale questo filone narrativo, lasciato fino ad ora quasi sospeso, potrebbe finalmente esplodere in tutta la sua pregnanza narrativa ed ergersi a vera matassa da dispiegare. A mio parere questi interrogativi, confluendo l’uno nell’altro pur restando distinti, fanno bene all’assetto diegetico e in un certo senso riprendono, rielaborandolo e forse anche migliorandolo, il procedimento narrativo delle prime due stagioni che ci a portati a comprendere la reale fine della piccola Rosie solo negli ultimi minuti dell’ultimo episodio della seconda annata.

[…] A lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.

Efesini, Capitolo 1 versetto 7

The Killing – 3x07 Hope Kills Hope Kills si snoda alla ricerca della colpa attraverso un viscerale bisogno di speranza e perdono, quella speranza che, come lo stesso titolo ci suggerisce, uccide. Il sorriso di Bullet e quel suo sguardo sognante verso la leggiadria di Lyric, un po’ corrotta ma ancora ricca di significato, sono colmi di speranza, una speranza che permette a Lyric di vedersi attraverso gli occhi della sua donna in una dimensione che la proietta al di là del ponte, redimendola da una colpa di cui quasi inconsciamente sente il peso. Dal ponte, al Beacon fino alla centrale di polizia, anche il frenetico ed isterico girovagare della mamma di Kallie si muove guidato dalla speranza; lo spirito materno a poco a poco scende su di lei implorando il perdono per quella noncuranza che ha spinto la figlia là fuori da qualche parte, quel fuori che ad ogni secondo che passa diventa sempre più un luogo astratto, un luogo che a poco a poco si allontana da questa terra; e quel dubbio che ne sostiene la pregnante esistenza spazio-temporale può davvero diventare insopportabile – The maybes are the hardest thing.

I was pretending to be something that I wasn’t with you. And now it’s over.

The Killing – 3x07 Hope Kills Linden aveva già intrapreso un cammino verso la redenzione con la speranza di essere una persona diversa; il velo che nascondeva la sua reale identità era troppo debole per non essere squarciato dal primo anelito di vento dal sapore di giustizia. Il confronto con Cody in cui, lapidaria, fredda e quasi infastidita, spiega al ragazzo che la donna da lui conosciuta era solo il frutto di un’identità posticcia, è come se fosse un dialogo a due tra la falsa e la vera Sarah; una donna alla ricerca del perdono, di una redenzione che solo il suo vero lavoro riesce a darle. Sarah, sorretta da una Enos sempre fantastica, si muove lentamente, fa ogni passo quasi con la paura di poter esagerare, sente dentro una spinta a cui ha paura di cedere perché non riesce a comprendere se è in grado di restare al di là di quel limite abbondantemente superato in passato. Si sente stretta in una spirale dalla quale sa di potersi liberare solo dando un volto, un nome e una ragione alla persona che ha realmente assassinato Trisha Seward: lo deve ad Adrian, lo deve a Seward, ma soprattutto lo deve a se stessa.

That ain’t a smell, wee one, that’s salary and purpose

The Killing – 3x07 Hope Kills Le stesse sensazioni, da un’ottica diversa, inondano il mondo interiore di Holder. L’eccezionalità di questi due personaggi, e del loro mai stucchevole legame, sta proprio nella rappresentazione parallela di uno stato d’animo che, sebbene provenga da una sorgente diversa, è uguale per qualità ed intensità, e la stessa è anche la direzione della loro espiazione: la giustizia, quello scopo che sorregge la fragilità di Holder e che nessun Versace potrà mai nascondere. Richiudendo il costoso completo dentro un armadio, il ritorno della topica felpa coincide con l’amplificarsi del suo già forte rapporto empatico con l’altra faccia di Seattle, quella della gioventù perduta, delle macchine ferme nei vicoli e dei parchi che diventano teatro di guerra per il possesso del territorio. La corrispondenza d’amorosi sensi lo spinge a fare troppi passi al di là di quella calma che era riuscito a dominare; Linden fa di tutto per frenarne gli istinti, ma lo fa lievemente, senza mai scendere nel paternalismo, forte com’è del ricordo di se stessa al di là dello stesso limite che Holder sta quasi per oltrepassare. È solo dopo l’inevitabile «da qual pulpito» che Sarah si lascia andare ad un accorato consiglio mettendo davanti senza remore la sua esperienza –You go down this road, you lose things, that’s how it works. Nessuno dei due lo dice, ma noi sappiamo che è stato l’atteggiamento di Holder ad accendere l’animo del pastore Mike/MarK, che ha portato al rapimento di Lyric prima e di Linden poi.

I was talking about a choice to forgive yourself, Ray

The Killing – 3x07 Hope Kills Dal braccio della morte l’eco del perdono rimbomba dallo scorso episodio; Seward lascia lentamente cadere la maschera di colui che, conscio di essere morto già in questa vita, non teme, anzi ardisce quell’impiccagione che lo solleverà da quest’affanno che è diventata la sua esistenza. La volontà di  cambiare il metodo dell’esecuzione è quasi un ritorno verso se stesso, un barlume di rispetto per una vita, la sua, che, macchiata o meno dell’omicidio della moglie, ha sentito il bisogno di distruggere ulteriormente, colorandola di tinte ancora più fosche di quelle che naturalmente dovrebbero caratterizzare un dead man walking. La speranza del perdono che il suo dirimpettaio gli offre si scaglia prepotentemente su quel silenzio che segue la fine dell’incessante martellare che fino ad oggi aveva scandito le sue giornate: la forca è pronta. Il peso di quella corda sul suo collo diventato così vicino allontanerà o avvicinerà la speranza del perdono? Chi deve essere perdonato? Se stesso, la moglie, il figlio o solo, banalmente, il corpo di polizia (Linden e Skinner) che dopo ben tre anni pone il dubbio sulla sua colpevolezza?

Su questi e molti altri interrogativi si chiude un altro buon episodio di The Killing, un poliziesco che come pochi riesce a dare ad un’indagine investigativa quel sapore corale che, mentre raccoglie i vari tasselli volti alla risoluzione di un caso specifico, amplifica sensazioni, motivazioni e stati d’animo dei vari attanti coinvolti, sia sul fronte dei buoni quanto su quello dei cattivi.

Voto: 7½

 

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