Treme – 4×05 …To Miss New Orleans

Treme – 4x05 …To Miss New OrleansDo you know what it means to miss New Orleans

When that’s where you left your heart

And there’s one thing more I miss the one I care for

More than I miss New Orleans.

Circolarità e coralità, inizio e fine, pluralità di personaggi e di relazioni. Davis McAlary apre e chiude la stagione in cui si tirano le somme, quella dove si affondano i colpi e si omaggia non solo una serie televisiva, ma l’intero mondo che in questi quattro anni è stato forgiato. Coralità e circolarità sono parole chiave per una serie il cui modello narrativo è tra i più atipici del panorama contemporaneo; due caratteristiche che cozzano contro ogni genere di narrazione, contemporanea e non, contro il tradizionale viaggio dell’eroe, contro la linearità dei racconti classici. Treme è un’opera ricca di tantissimi personaggi, un ambiente quasi biologico, che per chiudere il proprio cerchio esistenziale non ha bisogno di obiettivi, di nemici da sconfiggere o di prove da superare, perché è fatta della materia degli organismi complessi, quelli che il proprio senso non lo rivelano al traguardo, ma durante tutto il loro processo.

We are from the nation, the whole wild creation”

Treme – 4x05 …To Miss New OrleansIl finale della scorsa puntata ha lasciato tracce indelebili, segni marchiati a fuoco nella memoria di tutti i personaggi e di una città intera. Con Albert muore un pezzo fondamentale della serie e dell’idea di New Orleans che è stata costruita in questi anni, motivo per cui anche quest’episodio conclusivo non può che cominciare con lui. La sua è stata una presenza dalla fortissima personalità, i cui riverberi paiono moltiplicarsi dopo la sua scomparsa. “Big Chief Lambreaux dead and gone but his name gonna carry on and on and on”, cantano i membri della comunità indiana di New Orleans al suo funerale: quasi a sottolineare quanto Albert fosse molto più di un essere umano, un vero e proprio simbolo culturale, portatore di una tradizione che è parte nevralgica della città, patrimonio collettivo da tenere in vita, metafora perfetta della sopravvivenza di un popolo a seguito dell’uragano Katrina, momento in cui – per noi spettatori – tutto è cominciato. Agnieszka Holland, regista dell’episodio, si dimostra di una precisione meticolosa nel puntellare i momenti più importanti del medesimo con inquadrature e riprese altamente simboliche, come in questo caso, dove il funerale è mostrato attraverso una panoramica a trecentosessanta gradi, un movimento circolare avvolgente e ipnotico, volto a raccogliere la totalità di quei volti così segnati dalla vita e dalla passione; un abbraccio emozionante della telecamera che restituisce tutta l’energia di questa gente, anche nel momento più drammatico.

If I died tomorrow, what would I leave behind?”

Treme – 4x05 …To Miss New OrleansLa famiglia Lambreaux incarna perfettamente la scissione di una città che, come diverse altre dalle tradizioni profondamente radicate, vive con drammatica intensità il passaggio dal passato al futuro, dove il presente è il momento della transizione, quello dove il passato deve trovare garanzie di sopravvivenza. Se la morte di Albert significa anche il dovere di far sopravvivere il suo insegnamento, allora è proprio il figlio Delmond quello investito della maggior responsabilità. Portare dentro i propri cari è un lavoro individuale, intimo, che spesso non trova una manifestazione pubblica, ma che riesce a emergere solo nella solitudine: come nel caso dell’apertura di Delmond ai lavori manuali, all’amore per la cultura del fai da te, proprio come predicava il padre, e lo mostra una bellissima sequenza costruita sulle note di Let The Good Times Roll cantata da Louis Jordan. Nello scorso episodio Albert, durante l’ultimo dialogo con il figlio, investiva quest’ultimo di una grande e probabilmente immeritata responsabilità, ovvero raccogliere la sua corona e diventare il nuovo Big Chief. Saggiamente Delmond rifiuta qualcosa per cui non è nato, riconoscendo quel conflitto generazionale che per lungo tempo ha portato avanti e che l’ha condotto a New York, verso una nuova città, una nuova vita e una nuova musica. Se la corona va a chi davvero la merita, Delmond però trattiene il ricordo e il sogno del padre a suo modo, come meglio sa, rinunciando a costruirsi una vita esclusivamente a New York, ma scegliendo di rimanere con un piede in due scarpe, tra la Grande Mela e New Orleans, città dove il figlio avrà i natali e riceverà l’educazione secondo la tradizione indiana.

I don’t want it to be perfect. I want my songs to sound like me”

Treme – 4x05 …To Miss New OrleansRimanendo tra i giovani, ovvero dall’altra parte del confronto generazionale, da quella degli individui che stanno prendendo in mano la propria esistenza passando attraverso una città che non può non segnarti nel profondo dell’anima, è Annie quella che meglio di altri e nella maniera più compiuta sa trarre giovamento dagli insegnamenti di una città che non è la sua, ma alla quale impara ad appartenere. La giovane violinista di origine asiatica è arrivata a New Orleans con il proprio uomo, Sonny, musicista tossicodipendente che al pari della donna riuscirà a trovare la sua strada; da quel momento Annie ne ha passate tante, sia dal punto di vista sentimentale (la bellissima storia con Davis) che da quello lavorativo. La costante è stata la sua crescita individuale, specie se declinata attraverso il rapporto tra se stessa e la musica, uno dei fil rouge dell’intera serie. La strada del successo è costellata di insidie e di compromessi non sempre facili da accettare: quella di Annie è, come spesso accade per i personaggi di Treme, piena di dicotomie, di bivi di fronte ai quali operare scelte di vita radicali. La superficie contro la profondità, la pelle contro l’anima, i servizi fotografici contro l’amore per la musica più genuina, l’apparenza contro l’appartenenza: Annie non vuole fare solo musica tradizionale, non vuole rimanere imprigionata sotto l’etichetta di musicista locale, ma affermarsi anche al di fuori della Louisiana; ciononostante la città le è entrata dentro trasmettendole qualcosa di inestimabile. Quando apprende di essersi dimenticata il giorno del Mardi Gras, capisce che è il momento di tornare a esibirsi nella terra che le ha cambiato la vita, nella House of Blues dove offre un’interpretazione di grandissima intensità.

I know who I married”

Treme – 4x05 …To Miss New OrleansTreme è una serie che vive di metafore, di inquadrature altamente simboliche, pregne di quella passione che contraddistingue una delle città più antiche degli Stati Uniti. Il tempo viene attraversato da personaggi che nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte, spesso continuano ad esistere, anche senza l’obiettivo che li inquadri. Sonny è uno di questi, passato dalla musica alla droga, dal vagabondaggio al più umile dei lavori, fino ad arrivare all’amore vero e a una stabilità emotiva e familiare sposando la figlia di un vietnamita, una donna che ha saputo prenderlo come meglio non si poteva, capendo l’importanza che la musica e quindi questa città hanno per lui. Si tratta dello stesso tempo che ha assistito alla più grande crescita individuale di tutta la serie, quella di Antoine, che da squattrinato scialacquatore e irresponsabile diventa insegnante e protettore di una classe a cui dona il cuore. È lo stesso tempo che si ferma nel momento in cui parte la musica del Mardi Gras, giorno preceduto da copiosi preparativi e ansie diffuse, messe in scena alla perfezione dal montaggio creato su Go To The Mardi Gras cantata dal Professor Longhair, musicista originario di New Orleans. Improvvisamente la bolla temporale viene distrutta dagli spari: l’altra faccia della medaglia emerge con violenza, portando con sé le ferite sanguinanti di una città imperfetta eppure bellissima. LaDonna pensa a proteggere i propri figli e per fortuna ci riesce, evitando l’ennesimo lutto che sarebbe stato ormai impossibile da metabolizzare. La sua forza, la sua vitalità, la sua carica e la sua resistenza al dolore sono tra le marche maggiormente emblematiche del mondo che la serie ha costruito in questi anni.

I told them I had to be back for a religious observance”

Treme – 4x05 …To Miss New OrleansL’altra faccia della città, quella meno colorata, quella dove il Male sembra essere invincibile e dove ogni lotta appare motivata più dalla forza degli ideali che dalla reale consapevolezza di riuscire a sconfiggere i propri avversari, è attraversata dalla famiglia Bernette. Tonie e Sophia riemergono dopo la scomparse del padre e marito e lo fanno anche grazie ad altri due uomini: L.P. Everett, reporter che affianca Toni nella lotta al crimine, e Terry Coulson, personaggio di una grandissima dolenza, poliziotto e dunque testimone della dilagante corruzione all’interno delle forze dell’ordine. Quest’ultimo sacrifica addirittura il suo lavoro per i propri ideali, vedendosi costretto ad abbandonare anche la propria (nuova) famiglia, Toni e Sophia, pur di portare giustizia nella città che ama. L’addio con l’amata è straziante – con tanto di citazione di Sentieri Selvaggi – e Terry è senz’altro la vittima principale (tra quelli rimasti in vita) della città che ha cercato di salvare; tuttavia in cambio riceverà una seconda esistenza accanto ai propri figli, con la coscienza di chi ha fatto la scelta giusta nei confronti della collettività.

Because I’m a giver. I give and I give and I give”

Treme – 4x05 …To Miss New OrleansLegato alla famiglia Bernette, seppur indirettamente, è Davis McAlary, che in questa quarta e ultima stagione emerge chiaramente come il vero erede di Creighton Bernette, marito di Toni e padre di Sophia, che nella prima stagione ha rappresentato – grazie anche alla grande interpretazione di John Goodman – la voce anti-istituzionale di una città ferita: Davis è la persona perfetta per prenderne il testimone e non è errato affermare che questa stagione sia anche sua. La circolarità di cui si parlava all’inizio vede in lui il principale protagonista grazie a quella scultura costruita con un secchio e un scopa volta a riparare una delle tante buche stradali, opera che in questo finale riacciuffa la propria centralità, proprio come il personaggio che l’ha ideata. Nelle difficoltà, tremende e dolorosissime, solo la creatività e la forza vitale del meticciato, della cultura creola, possono far risalire la china, e quella scultura ne è l’emblema: prima segno di protesta verso le istituzioni, poi, carica di addobbi dopo il Mardi Gras, simbolo di una comunità che, come l’Araba Fenice, ha sempre le risorse per rinascere dalle proprie ceneri. Proprio come Davis, la cui follia non ha mai smesso di manifestarsi sin dall’inizio, e che stavolta, superati i quarant’anni, potrebbe annientarlo definitivamente, se l’eterno bambino non fosse dotato di un’autentica e salvifica genialità, capace di portarlo a realizzare un pezzo dal titolo Godzilla versus M.L.K., che sarà solo l’ultima di tante trovate irresistibili.

Treme, una delle serie più innovative di sempre, ci lascia con un montaggio musicale commovente, dove la dilatazione di spazio e tempo consente agli autori e alla regista di cavalcare l’emozione verso un epilogo in cui la nostalgia esplode già dai titoli di coda. La buca del finale, con dentro l’opera d’arte di Davis, arricchita dalla comunità di New Orleans, ci ricorda quanto nella realizzazione di questo prodotto sia centrale il rapporto tra arte e vita, sottolineato dalla dedica ai musicisti della città, seguita da quella a David Mills, scrittore HBO e sceneggiatore della prima stagione di Treme scomparso tragicamente nel 2010, solo venti giorni prima della messa in onda della prima puntata della serie. Il finale è attraversato dalla magica interpretazione di John Boutté – musicista di New Orleans e autore della splendida sigla – dello standard Do You Know What It Means To Miss New Orleans, canzone il cui titolo è la somma di quello dell’episodio pilota e di quello di questo finale, tanto per mettere l’ennesima ciliegina a questa incredibile serie.

Voto episodio: 10
Voto stagione: 9
Voto serie: 10

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

2 Risposte

  1. Never scrive:

    Nessun commento perché questo capolavoro in Italia non l’ha visto nessuno

     
  2. incic scrive:

    io, come te, sono uno dei pochi che l’ha visto e non smetterò mai di ringraziare Simon che dopo Homicide e l’inarrivabile The Wire, ci ha regalato un’altro pezzo di storia televisiva. Treme racconta New Orleans e spiega la vita, una gioia per gli occhi e (soprattutto) le orecchie.

     

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