Masters of Sex – 2×03 Fight

Masters of Sex – 2x03 FightSenza colpi di scena o fuochi d’artificio Masters of Sex confeziona un altro splendido episodio in cui la perfetta sinergia tra scrittura, regia e interpretazione raggiunge un livello di armonia tale da diventare il vero motore della narrazione. 

Fight si costruisce intorno alla più semplice delle strutture narrative – il dialogo a due – arricchita però da un variegato sottotesto che si rifrange in mille direzioni di senso, creando un complesso intersecarsi di punti di vista che elevano notevolmente il tono del racconto. Lo storico incontro di pugilato tra Archie Moore e Yvon Durelle è la macro-metafora da cui partono gli innumerevoli sottintesi che trasformano un dichiarato terreno di scontro in un vero e proprio luogo d’incontro: è attraverso la lotta che, abbracciati come due pugili, Bill e Virginia riescono a fare un primo e importante passo al di là di quella barriera protettiva dietro la quale entrambi si tengono ben nascosti.
L’esordio di questo lungo e claustrofobico dialogo è un vero e proprio tiro alla fune teso a spostare il baricentro del potere, ma gli sguardi che corrono attraverso la stanza, e lungo i loro corpi, sono pieni di interrogativi: l’uno guarda l’altro come attraverso uno specchio ed entrambi capiscono quanto terreno c’è ancora da esplorare all’interno delle loro anime. Le esperienze vissute, così come le paure contro cui lottare, sono completamente diverse, ma è la qualità del dolore che li unisce, così come quella grande forza di volontà con cui entrambi si sforzano di convertire il dolore in forza.

Two acts of intercourse, mutually satisfying, one masturbatory act, role-playing throughout. Am I forgetting anything?

Masters of Sex – 2x03 FightIl potere che Virginia ostentava nella prima stagione va via via disintegrandosi a favore di una complessa ed eloquente ambiguità, che restituisce vigore ad un personaggio più volte appiattito da un’idealizzazione quasi bidimensionale. Il suo ruolo è cambiato: non è più motore dell’azione, ma parte integrante dell’ingranaggio. Ogniqualvolta Virginia tenti di ristabilire il suo ruolo di agente propulsore ne esce quasi disorientata: le variazioni che apporta all’ordinarietà della vita dei coniugi Holden sono un piatto tentativo di mantenere saldo il controllo del “gioco”. Per Gini, però, nascondersi attraverso la finta staccionata bianca di casa Holden è, innanzitutto, il modo migliore per riflettere velatamente sul grande spettro che aleggia su lei e Bill: il matrimonio. L’istituzionale etichetta – unico mezzo legittimo che stabilisce un’unione – fa capolino in vari frangenti dell’episodio come una nota stonata da riaccordare, subito riarmonizzata all’interno del role playing. Lo spettro del matrimonio è una domanda costante con cui Virginia si confronta con Lydia: un interrogativo a cui dare la risposta meno scontata possibile.

Masters of Sex – 2x03 FightIl bello del gioco, però, sta nel baratro che sorge negli interstizi tra Lydia e Virginia: entrambe hanno messo il cuore in cassaforte, ma una di loro non ha nessun timore ad ammettere l’amore e il desiderio che prova per il dottor Holden di Kansas City. Ogni volta che la maschera di Lydia si sposta per un secondo, Gini si sforza di riaffermare la sua autodeterminazione: un bastian contrario che si sente perso se non serra le redini dell’azione. Nella rappresentazione fisica della “lotta”, Virginia prova a ribaltare il punto di vista che Bill esprime attraverso le usuali regole di attacco e provocazione della boxe, cercando di colpirlo con la determinazione di chi crede davvero di riuscirci, e quando lui ride – di fronte ad una scena palesemente divertente – lei se la prende – It’s not funny. Ostinata fino al ridicolo, finisce per “incastrarsi” a Bill con quel bracciale – lo stesso che la figlia le allaccia la mattina e che Masters le rimette la sera – che non riesce a togliere da sola; un oggetto semplice ed apparentemente innocuo diventa silente e velato simbolo di tutte quelle cose che non si possono fare da sola.

There’s no shame in saying you’ve had enough, in stopping the fight if you’re hurt.

Masters of Sex – 2x03 FightPer quanto il lavoro di scrittura svolto fin qui su Virginia sia una delle variazioni più interessanti della nuova stagione, è con Bill che si tocca l’apice della tensione drammatica dell’episodio. Il nuovo lavoro del dottor Masters va incrociandosi, molto più esplicitamente che nella passata stagione, con i danni provocati da una bigotta e superficiale visione della sfera sessuale: il pianto di quel bambino durante l’RX è la più eloquente dimostrazione del grado di violenza che questo tipo di “ignoranza” può generare. Ciò non fa che aumentare il suo grado di frustrazione, oltre che unirlo a Virginia, specchio e anima della sua ricerca, ma Bill non riesce a lanciarsi completamente in questo vortice di sentimenti contrastanti: la maschera del radiologo di Kansas City gli dà quella giusta distanza per entrare in comunione con se stesso senza troppa intimità, quasi guardandosi dall’esterno. Quando Virginia tende ad uscire dal suo ruolo, lui, con una levità spontanea e allo stesso tempo controllata, rimette in circolo il role playing ormai divenuto paravento ideale dietro cui dare corso ad un’urgente bisogno di sfogarsi – So what does that say about us? Us? About our marriage.

Masters of Sex – 2x03 FightL’incontro-scontro di boxe, invece, diventa il filtro attraverso cui riflettere su quelle latenti ferite lasciate aperte dal complicato rapporto con il padre. L’eco di questa figura, nascosta da sempre nell’angolo più buio dell’anima di Bill, adesso – dopo che è diventato padre – è ancora più forte, ma ciò che ha contribuito a consolidare una sorta di sinistro parallelismo tra padre e figlio è la relazione con Virginia confessata alla madre. Il dosaggio dei rimandi è ponderato, sottile e denso di quella sana ambiguità che, creando una fitta rete di significati molteplici, rende più complesso ed interessante il personaggio di Bill.
Data questa premessa, tra la paura e la constatazione di essere sempre più vicino all’immagine del padre, quella supplica che Masters richiede a Virginia potrebbe essere interpretata come un mezzo per rovesciare quella che il padre chiedeva a lui, mettendo il piacere al posto del dolore e un “continua” al posto di “smettila”: Bill cerca di affermare la sua indipendenza da uno spettro che lo ossessiona. Ma questo è il suo punto di vista, mentre per Virginia un intento tanto sottile ed ambiguo non può essere così semplice e diretto; anzi al contrario lei vede in questa provocazione un invito alla lotta che coglie con quell’atto di autoerotismo, vera vetta del suo processo di autodeterminazione: ed è in questo momento che il sesso diventa una vera e propria risposta fisiologica ad un intento precostituito.

Masters of Sex – 2x03 FightTuttavia, è proprio quando tra di loro sembra essersi issato un muro invalicabile, che Virginia riesce a squarciare quella fitta rete di metafore dietro cui Bill nasconde tutte le sue insicurezze. Con la perentorietà di chi “esige” una risposta – I’m asking you –, in una zona franca – fuori dallo “studio” e fuori dall’allegra famiglia Holden –, Gini ritrova le “sue” redini e riscopre il nuovo colore della sua forza, motore non più dell’azione, ma del sentimento. La ferita aperta di Bill si rinsangua con le calde parole di quella donna che pare comprenderlo davvero, e “non c’è alcuna vergogna ad ammettere di essere ferito, per trovare il modo di non soffrire più” di colpo sembra essere ciò che Bill avrebbe sempre avuto bisogno di sentirsi dire.
Se è vero che la principessa può anche salvare il principe, è anche vero che ribaltare in questo modo il luogo comune mantiene intatta la dicotomia, offuscando così la possibilità di una visione più conciliante, secondo cui il principe e la principessa potrebbero uscire dal baratro tenendosi per mano; a volte la “salvezza” non è il risultato dell’atto di qualcuno verso qualcun altro, ma il punto d’arrivo di un percorso comune fatto “insieme”.

Fight è un episodio complesso, claustrofobico e a tratti disturbante, ovvero tutto ciò che sin dagli esordi speravamo di ottenere da Masters of Sex. Questa seconda stagione ha innalzato notevolmente la cifra stilistica virando verso stilemi narrativi che, se continueranno sui binari tracciati da questi primi episodi, potrebbero riservarci piacevoli sorprese.

Voto: 9

 

 

5 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Recensione notevolissima, in grado di rendere giustizia ad un episodio altrettanto superlativo, come non mi capitava di leggerne (e di vederne) da tempo, al punto da far sembrare inadeguato e superfluo ogni commento, per cui mi fermo qui.

    Doppi applausi, solo questo.

     
  2. Dreamer88 scrive:

    Intanto congratulazioni a Francesca per la sua recensione, non era davvero compito semplice recensire in maniera così arguta e puntuale una puntata complessa come questa. Per me questo è stato in assoluto l’episodio migliore di Masters of Sex, senza se e senza ma. Vorrei aggiungere un’ulteriore considerazione: la cosa veramente straordinaria di questa puntata è che questa sia stata concepita come se fosse una pièce teatrale. Michael Sheen e Lizzy Caplan (la loro interpretazione qui è a livelli davvero stratosferici) sono riusciti a creare, solo con i dialoghi (merito anche di una sceneggiatura granitica), con il loro tono di voce, con i loro movimenti e micromovimenti (del corpo e del viso), un pathos tale (drammaticissimo ma nello stesso tempo estremamente erotico) che possiamo considerare al livello di grandissime interpretazioni teatrali (del cinema non parlo nemmeno, dato che dal punto di vista della qualità è stato superato dalla serialità televisiva da diversi anni ormai).

     
  3. sara scrive:

    Non posso che unirmi ai complimenti per la recensione, in primis, e alla puntata. Ho recuperato in meno di una settimana la prima stagione e mi sono trovata a storcere il naso (diverse volte in realtà) davanti ad alcuni momenti davvero di imbarazzante soap-operismo. Molti sono stati recuperati in corso d’opera, come la relazione extra coniugale della signora Scully che verso la fine acquista il suo spessore e quindi la sua ragion d’essere.
    Questo inizio di seconda stagione, invece, è davvero bellissimo. è come se la serie si sia evoluta, maturata sotto ogni punto di vista: è come se, in un certo senso, invece di “dire” di essere un prodotto interessante, lo stia finalmente di-mostrando e mostrando puntata dopo puntata.

     
  4. SerialFiller scrive:

    Assolutamente rapito da questa puntata.
    L’alchimia tra la Cplan e Sheen è tanta roba davvero, una puntata completamente incentrata su loro 2 per 59 minuti senza sentirne il peso, con un protagonista d’eccezione: l’incontro della mangusta.
    Scelta geniale e originale quella di raccontare attraverso il match di pugilato (tra l’altro non uno dei classici match che si vedono spesso comparire in film o serie) quello che sta vvennendo nel loro rapporto e in generale nelle loro vite.
    Gli autori vanno applauditi perchè ci stan portando pian piano a capire perchè queste 2 persone si amini cosi tanto e perchè finiranno con il convergere totalmente senza cadere in clichè o sentimentalismi.
    Bill capisce Virginia e Virginia capisce Bill.
    Anime gemelle si direbbe ed in effetti sembrano esattamente questo e probabilmente lo sono.
    Il tutto sviscerando il rapporto di Bill col padre in maniera molto delicata ma diretta e procedendo con la storyline del lavoro da portare avanti con giochi di ruolo e doppisensi come sempre spettacolari.
    Scrittura fine e cast d’eccezione, complimenti masters of sex.

     

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