Vikings – 3×07 Paris

Vikings – 3×07 ParisNell’845 ‒ secondo le Gesta Danorum del cronista cristiano Saxo Grammaticus ‒il capitano vichingo Reginherus (ovvero Ragnar Lothbrok) invase Parigi con una flotta di 120 navi e più di 5000 uomini. Con questo episodio, Vikings ci getta negli eventi storici in medias res, all’arrivo dei norreni di fronte all’Ile de la Cité.


“Paris” ci porta non solo lontano da Kattegat, ma anche avanti di parecchio tempo nel racconto; e soprattutto ci lascia senza la risposta che attendevamo alla domanda lasciata in sospeso da “Born Again“, ovvero le conseguenze della morte di Athelstan. Un’accelerazione, questa, che appare coerente con le scelte di salti narrativi fatte nell’ultima parte della stagione; se in precedenza però è stato facile intuire le ragioni dei molti punti lasciati in sospeso, in vista della preparazione dell’assedio di Parigi, nel caso del monaco la scelta non appare così logica, sia pur considerando la vicinanza del season finale.

There is nothing that can console me now.

Vikings – 3×07 ParisUccidere uno dei personaggi principali è ovviamente una scelta sempre rischiosa per una serie tv, perché deve essere coerente e motivata in funzione di cambiamenti sostanziali nel plot; e in questo caso, a molti mesi di distanza nella storia, la fine del monaco non sembrerebbe effettivamente aver modificato gli eventi, pur lasciando un notevole vuoto narrativo con la perdita di un punto di vista sostanziale, integrato nella serie fin dalla prima stagione. O almeno, questo è quel che sembrerebbe a una prima analisi dei fatti raccontati: la morte di Athelstan non è stata vendicata, molti dei personaggi non ne sono minimamente influenzati e altri (come King Ecbert e Judith) non ne sono neppure a conoscenza.
Tuttavia, con lo svilupparsi della puntata, risulta chiaro che questa “Paris” non è soltanto un momento di raccordo, ma un modo per portare alla luce le correnti che sottendono alla trama, lasciando intendere più chiaramente la mole di intrighi e tensioni che aleggia sottotraccia, a Parigi come in Wessex.

I know we’ve had our differences of late. Perhaps it is my fault, I have not been myself. But I want you to know Floki that I need you, now more than ever. I have always believed in you.

Vikings – 3×07 ParisPrima di tutto Ragnar è cambiato, fisicamente (la testa rasata, gli abiti neri) e nello sguardo: non più solo determinato, ma gelido e ferito. Ritroviamo un re amareggiato e sospettoso, da sempre incline alle macchinazioni per il potere e alla vendetta, che pur non sapendo con certezza l’identità dell’assassino di Athelstan ha chiaramente Floki come centro dei suoi sospetti. Tuttavia, come è possibile che Ragnar non sappia, o che non abbia avviato delle indagini sulla morte dell’amico quando ne ha trovato il corpo?
Così come per i coloni uccisi in Wessex, il clima dell’episodio lascia intuire le ragioni che hanno indotto mettere a tacere il problema e che risiedono come sempre nell’utilità: uccidere il colono superstite della strage per Ragnar è un momentaneo rimedio per mantenere il popolo sotto il suo controllo e conquistare Parigi. Allo stesso modo, corteggiare Floki e farlo sentire importante è il modo migliore per riguadagnarne la fiducia e renderlo utile in quel che sa fare meglio: costruire in questo caso geniali torri d’assedio per superare le mura di Parigi.

But also tell her we have repugnance for such measures, being Christians.

Vikings – 3×07 ParisL’atmosfera di tensione creata dai dialoghi tra Ragnar e Floki, amplificata da sguardi d’intesa e sottili aggiustamenti del tiro tra coloro che manovrano il gioco sulle rive della Senna (che per il momento sembrano essere Rollo, Lagertha e naturalmente Ragnar), aiutano a gettare una luce diversa anche sugli eventi che si svolgono in Wessex.
Se le ambizioni di Ecbert sembrano procedere indipendentemente dai vichinghi e dal potere che per tutta la stagione hanno esercitato sulle conquiste e alleanze del re, anche in questo caso è difficile pensare che le macchinazioni di Ragnar siano state così miopi e limitate da concludersi con una disfatta totale.

Vikings – 3×07 ParisTenendo conto della sete di conquista di Ecbert, così simile e parallela a quella del re norreno, sembra impossibile escludere che la strage del popolo vichingo sia stata funzionale ad altro, un danno collaterale calcolato; e in questo gioco di inganni e duplicità, il ruolo del (possibile) figlio di Ragnar e Kwenthrith con il suo effetto sorpresa potrebbe avere un’importanza ancora più cruciale nel determinare i rapporti con gli inglesi, forse anche di più dei poveri coloni sterminati.

I must to bed. I am tired but I am glad we have had this conversation.

Vikings – 3×07 ParisMa “Paris” ci introduce soprattutto altri personaggi, che vanno a complicare e ad ampliare gli orizzonti del mondo di VikingsApparentemente, i francesi non sono così dissimili dagli inglesi: sono cristiani, apparentemente più evoluti dei vichinghi da un punto di vista sociale e sicuramente più ricchi; ma le differenze tra i due popoli sono sostanziali, ed emergono immediatamente nella persona di un re che non potrebbe essere più distante per carattere e stile di governo dal suo equivalente britannico.
Carlo il Calvo, storicamente ricordato come un sovrano illuminato e amico delle arti, è decisamente più incline a tenere corte che a combattere, lasciando che sia il Conte Odo ad occuparsi della difesa della città, mentre per il momento la figura più interessante è sicuramente la figlia Gisla (interpreta da Morgane Polanski, figlia di Roman).

Vikings – 3×07 ParisPer una serie che ha tra le sue caratteristiche migliori la capacità di tracciare personaggi femminili a tutto tondo, che primeggiano per coraggio e intelligenza sugli uomini, la figura della principessa francese può rappresentare un’occasione felice per tratteggiare un’altra donna dalle caratteristiche non banali: meno selvaggia di Lagertha, più stabile di Kwenthrith, Gisla è quasi una controparte “civilizzata” di Aslaug, che mostra doti di governo che suppliscono alle mancanze del padre e una notevole capacità di tener testa alle attenzioni maschili inopportune come quelle del Conte.

Vikings – 3×07 ParisI vichinghi, con questo episodio, sono arrivati più lontano di quanto abbiano mai osato spingersi finora e lo stesso vale per la serie intera: per complessità della trama e ampiezza dei personaggi, non si è mai puntato così in alto.
In questa terza stagione abbiamo detto addio a molti personaggi e trame che ci accompagnavano dagli esordi della serie, abbiamo visto sempre meno Kattegat e sempre di più il mondo, in un graduale ricongiungimento con la storia dalla S maiuscola. E se stilisticamente Vikings non ci riserva mai nessun particolare guizzo che esuli dalla sua cifra abituale, da un punto di vista narrativo la dipartita di Athelstan potrebbe segnare davvero un cambiamento definitivo e dare alla trama il respiro di cui aveva bisogno; potrebbe quindi farla uscire dalle secche della dicotomia pagani/cristiani che è stata fin troppo sfruttata (anche se resterà senza dubbio uno dei temi portanti principali sottesi alla serie) e far muovere gli ultimi tre episodi della stagione su dinamiche più ampie, all’insegna del rinnovamento e dell’evoluzione.

Voto: 7 ½

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

1 Risposta

  1. piwi scrive:

    bellissima recensione! la serie con questo passo in avanti nel tempo e nello spazio conferma la propria indole mozzafiato per quanto riguardo le ambientazioni e la resa visuale efficace per i contesti storici in cui si muove. la dipartita del monaco si è fatta sentire, ma ora possiamo concentrarci sulle vere conquiste dei norreni

     

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