The Corner – L’urgenza del vero

The Corner - L'urgenza del veroQuando si parla di David Simon è facile sentir citare le sue opere più complete, come The Wire, Treme o anche la più recente Show Me a Hero; è meno comune, invece, sentir parlare del Simon degli inizi, quello che si era fatto le ossa su Homicide e che ha testato stile e tematiche nella sua opera prima, una miniserie di 6 episodi chiamata The Corner.

Prodotto dalla HBO (il canale sarebbe stato sempre quello, senza eccezioni), questo piccolo gioiellino può essere visto come una sorta di prequel ideale di The Wire, caratterizzato, tuttavia, da uno spettro molto meno ampio e più intimista. Poco ma sicuro, la qualità che avrebbe completamente sconvolto il panorama televisivo degli anni 2000 è presente anche in questo show per così dire “minore”, e il fatto che non abbia riscosso un grande successo non è per niente un mistero; in questo caso, anzi, la componente più appetibile al pubblico di The Wire (quella delle indagini, delle lotte tra gang, degli omicidi) non esiste proprio, rendendo lo stile crudo e realistico di Simon ancora più difficile e, proprio per questo, incredibilmente unico.

The Corner - L'urgenza del veroFin dal primo episodio, lo spettatore viene messo a conoscenza dell’assoluta urgenza ed importanza di quello a cui sta assistendo: si tratta infatti di una storia vera, raccolta e trascritta da Simon nel suo libro dal titolo omonimo, frutto dell’osservazione acuta e precisa della vita che ruotava intorno ad un incrocio (the corner, appunto) di Baltimora. Il regista Charles S. Dutton introduce e conclude ogni appuntamento con una presentazione della realtà della strada, in cui i protagonisti delle storie raccontate vengono intervistati e mostrati, ogni tanto frustrati, ogni tanto disponibili a rilasciare qualche parere sulla miseria e il degrado che affliggono la città statunitense.
Ciò non fa che trascinare immediatamente chi guarda in un mondo che non è costruito, immaginato né tantomeno alterato per fini d’intrattenimento: il taglio quasi documentaristico di Simon è qui presentato nella sua versione più pura, una variante che non accetta alcun tipo di compromesso.

The Corner - L'urgenza del veroLo scopo della serie, si diceva, è per forza di cose qualcosa di più ristretto rispetto a The Wire: se nell’epica del lavoro più importante di Simon si copriva, in sostanza, la decadenza dell’America in tutte le sue forme più variegate, in questo caso la durata più breve “costringe” ad un racconto in scala ridotta, incentrato sulle vicissitudini della famiglia McCullough. Tale decisione, tuttavia, non dev’essere vista come un limite, e infatti la scelta del microcosmo per eccellenza permette a Simon di spaziare tra temi diversi ed universali, concentrandosi allo stesso tempo su un numero ridotto e ben preciso di protagonisti da approfondire.
La storia è improntata in ogni episodio su ciascuno dei tre personaggi principali, ovvero Gary, il padre di famiglia, Fran, la sua ex-moglie, e DeAndre, il figlio travagliato dei due; il sistema dell’intreccio “decentrato”, quindi, in cui ad ogni comprimario viene riservata un’importanza sempre differente, viene qui testato per la prima volta, per poi essere riproposto, su tutte, nella recente Show Me a Hero. L’esigenza di Simon di passare da un tema all’altro viene veicolata dai suoi personaggi, sempre caratterizzati con una maestria in grado di renderli tridimensionali nell’arco di poche sequenze; anche chi si muove sullo sfondo delle vicende non può che risultare vero, tangibile, e l’indimenticabile Fat Curt di Clarke Peters (attore feticcio di Simon) ne è l’esempio più lampante.

The Corner - L'urgenza del veroTuttavia, parlando di The Corner c’è anche da dire questo: in quanto opera prima di un autore noto per il suo stile ben definito, in quanto miniserie HBO mandata in onda esattamente sul nascere della Golden Age televisiva di inizio millennio, non è per niente un prodotto facile. È uno show che non cerca compromessi, scorciatoie o contentini per il pubblico, che non vuole intrattenere ma piuttosto rendere partecipi di una realtà mostruosa, cruda ed apparentemente priva di speranza. Il fatto che il canale si stesse imponendo come il riferimento qualitativo della tv di quegli anni ha permesso lo sviluppo di uno stile che non ammette compromessi, ovvero l’unico modo di raccontare che David Simon è disposto a tenere: la sua necessità giornalistica di indirizzare i veri problemi dell’America si sposa quindi con le esigenze della HBO, e non è raro che ci si soffermi sulle braccia squarciate di una senzatetto che si rifiuta di cercare cure mediche, sulle condizioni igieniche insostenibili dei drogati della zona, sulle iniezioni di eroina che portano lavoratori onesti (il protagonista godeva prima di una vita benestante), vecchi e bambini alla rovina più totale.
The Corner è una serie scura, opprimente, estrema; è qualcosa che lascia il segno, difficile da scrollarsi di dosso una volta terminata la visione, ed è per questo che è obbligatorio consigliarla quanto ricordarne lo scopo quasi sociale ed educativo, a discapito – ed è anche giusto così – di una componente d’intrattenimento che non viene nemmeno lontanamente cercata.

The Corner - L'urgenza del veroSiamo quindi di fronte ad un’opera certamente fondamentale, una dichiarazione d’intenti che avrebbe trovato continuazione in tutte le opere di David Simon, sia sotto il punto di vista dei temi trattati (anche nei prodotti più “lontani”, come ad esempio Generation Kill) che da quello dello stile vero e proprio, fin dall’inizio privato di quei fronzoli e di quelle soluzioni (tra cui la presenza di una colonna sonora) adatti ad “addolcire la pillola”. The Corner è, alla fine dei conti, il prologo di The Wire, fondamentale a definirne la natura ed imprescindibile per chi vuole godere del capolavoro dell’autore in maniera completa. L’esigenza di Simon nel rendere il suo pubblico partecipe del mondo è in tutti e due i casi fortissima, sottolineata dalla citazione di Kafka che apre la versione cartacea di The Corner e che chiude ciclicamente “–30–”, il finale di serie della sua sorella maggiore; la coerenza e l’importanza sociale dell’autore statunitense, insomma, si confermano il suo principale marchio di fabbrica, facendolo entrare di diritto nei migliori esponenti della narrativa contemporanea in generale.

Nota:
Questa serie sarà trasmessa integralmente nel secondo appuntamento del Festival “Festivi e Seriali – Rassegne di voracità televisiva” che si terrà a Bologna presso LOFT Kinodromo (Via San Rocco 16, Bologna). La data per The Corner è domenica 31 gennaio 2016: alle ore 14.00 ci sarà la presentazione della serie e la proiezione inizierà alle 14.30.
Qui trovate tutto il calendario.
Il Festival è presentato da Serial K – Le serie TV in radio e Kinodromo
In collaborazione con Radio Città del Capo e Seriangolo

 

Pietro Franchi

"Nobody exists on purpose, nobody belongs anywhere, everybody's gonna die. Come watch TV?"

2 Risposte

  1. Tommaso scrive:

    Grazie mille Pietro, e grazie Seriangolo. Una recensione attenta, efficace, asciutta per una serie che davvero non lascia spazio al respiro.
    Complimenti, la diffonderemo il più possibile! Vi aspettiamo quindi il 31 Gennaio per tutta la visione di The Corner a Festivi e Seriali (presso Kinodromo, a Bologna).

     
  2. A. scrive:

    Una miniserie strepitosa!
    Meno conosciuta rispetto alle altre opere di Simon – come anche Generation Kill – ma di fortissimo impatto.
    Gran bella iniziativa quella di “Festivi e Seriali”!

     

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