11.22.63 – 1×05 The Truth

11.22.63 – 1x05 The TruthPer una miniserie di soli otto episodi la tempistica degli eventi è importante; lo è ancora di più se si parla di una storia incentrata sul tempo e se si vuole adattare un libro stratificato e complesso come 11.22.63, le cui molteplici anime difficilmente avrebbero potuto essere trasposte senza difetti su un medium così diverso.

Lo show di Hulu giunge a questo quinto episodio dopo un percorso altalenante: ad un buon pilot e ad un secondo episodio eccezionale (ancora il migliore finora) sono seguiti due episodi tiepidi e poco significativi, che hanno dimostrato crudelmente quanto fosse davvero complessa l’operazione in cui si sono imbarcati Abrams, Franco e il resto degli autori. “The Truth” tenta di aggiustare il tiro e di ritrovare quella narrazione avvincente e profonda andata perduta proprio quando si entrava nel vivo del racconto, pur risentendo di una costruzione troppo superficiale dei personaggi e di un comparto tecnico non sempre all’altezza.

11.22.63 – 1x05 The TruthL’episodio è scritto da Bridget Carpenter, come il pilot, e diretto dallo stesso James Franco, già sceneggiatore e regista di molti lungometraggi e cortometraggi, purtroppo poco conosciuti da questa parte dell’oceano. Proprio perché questi sono i nomi coinvolti, dispiace vedere come la regia (ma anche il suo rapporto con la sceneggiatura) sia uno degli elementi che funzionano meno in “The Truth”, difetto evidentissimo soprattutto nelle “scene madri”, quelle che dovrebbero catalizzare maggiormente la suspense e l’attenzione degli spettatori. La costruzione della tensione prima del rapimento di Sadie, ad esempio, è assolutamente anticlimatica e la macchina da presa non fa nulla per ovviare a questo problema; ci si aspetta sempre qualcosa di più ricercato e meno classico nella messa in scena, un guizzo artistico che non arriva mai. Anche l’entrata di Jake nella casa di Sadie lascia adito a non pochi dubbi sulle infinite possibilità, narrative e registiche, che il personaggio aveva prima di scegliere l’ingresso principale: poteva accertarsi da una finestra di come fosse la situazione, pensare ad un piano di salvataggio prima di diventare un secondo ostaggio inerme o semplicemente chiamare qualcuno di fidato che lo aiutasse (tipo Deke Simmons). Al netto di questa sospensione dell’incredulità richiesta, però, il confronto con John Clayton funziona piuttosto bene, seppur risenta di quella superficialità nel delineare i protagonisti di cui si è già accennato.

11.22.63 – 1x05 The TruthÈ questo il secondo grande difetto di una serie che, invece, dovrebbe puntare molto di più sui caratteri dei suoi interpreti, vista e considerata la possibilità di avvalersi di grandi attori e di poter usufruire di un protagonista in bilico tra due epoche molto diverse. Il personaggio di Jake è, difatti, la più grande occasione persa dallo show: se nei primi episodi si poteva ancora passare sopra ad una sua caratterizzazione insufficiente, adesso questa carenza è lampante in tutte le sue scene. C’è una scarsissima attenzione al suo status di “uomo del futuro” e una sottolineatura disturbante del suo amore per Sadie che è sì un elemento importante e sicuramente essenziale per la trama, ma capace di oscurare tutte le altre sfumature interessanti del suo carattere, che per forza di cose rimangono inespresse.
11.22.63 – 1x05 The TruthLe cose non vanno molto meglio per il resto del cast: John Clayton (T. R. Knight), l’ex marito di Sadie, non è certamente Frank Dunning, Deke Simmons lo vediamo troppo poco per poterci fare un’idea su chi sia davvero e l’approfondimento sulla famiglia Oswald è stato così effimero da non incidere più di tanto sul racconto. Persino Bill, personaggio assente nel romanzo, soffre di una caratterizzazione singhiozzante, con dei buoni spunti (la morte della sorella, il rapporto con Jake) e delle scelte discutibili e poco solide (il rapporto con Marina). Più o meno lo stesso discorso si può fare con Sadie, interessante nel suo ruolo di donna atipica per la sua epoca storica ma poco convincente nella sua relazione con il protagonista, anche se il plot twist di questo episodio che la riguarda potrebbe essere la svolta.

11.22.63 – 1x05 The TruthEspressi gli evidenti difetti della serie, bisogna parlare di quello che invece funziona, e funziona anche bene. Mai come in “The Truth” si ha la sensazione che davvero il passato non vuole essere cambiato, l’assunto alla base della serie stessa e uno degli elementi più originali tratti dall’opera di King. L’opposizione al cambiamento si concentra sull’attentato al generale Walker ad opera, presumibilmente, di Oswald, ma né Jake né Bill possono assicurarsi di questo proprio per la reazione della Storia che vuole mantenere intatto il flusso degli eventi. Per Jake l’ostacolo è John Clayton, per Bill è la visione della sorella morta tra una folla di fedeli; entrambi vengono adescati attraverso le persone che amano – o che hanno amato – e dissuasi dalla loro missione. Questo elemento è da sottolineare perché sembrava fosse andato perduto negli ultimi due episodi, ma la sua riuscita in questo frangente dimostra come sia una dinamica che 11.22.63 non può permettersi di lasciare in disparte.

CI sono luci e ombre su questo adattamento, a soli tre episodi dal finale, ma è ancora impossibile dare un giudizio generale sull’intera operazione, finora troppo altalenante e ancora alla ricerca della giusta via da percorrere. “The Truth” cerca di rimettersi su quella via grazie ad alcuni elementi interessanti, pur portandosi dietro quei difetti intrinseci alla serie, che a volte paiono delle vere scelte degli autori piuttosto che delle mancanze in sé.

Voto: 6½

 

Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

4 Risposte

  1. magicblack scrive:

    D’accordissimo con tutto ciò che hai scritto. Finalmente torna il passato (grande assente degli ultimi 3 episodi) e finalmente si ritorna a percorrere la trama orizzontale. Continuo a rimanere deluso da questa serie, mi aspettavo molto di più. Come hai ben spiegato, la caratterizzazione dei personaggi è abbastanza superficiale, lo stesso Jack per me, ormai, è un uomo nato e cresciuto negli anni ’60, non bastano le solite gag sul futuro (nominare cose che ancora non esistono ha giusto un po’ scocciato) e non bastano le sue bugie, serviva di più. Trovo anche stupido il fatto che Jack abbia trovato il coraggio di rispondere al marito di Sadie, proprio quando aveva la pistola pronta per sparare a entrambi. Aveva avuto almeno 3-4 buone occasioni in cui la pistola puntava verso il basso e si è fatto frenare dalla paura. Paura che non l’ha frenato nel momento più prevedibile e nel quale era più rischioso controbattere. D’accordissimo anche con il voto che, per me, è il voto che si merita questa serie fino ad adesso.

     
    • steph by steph scrive:

      Nel romanzo c’erano moltissimi casi in cui si lasciava sfuggire cose che ancora non esistevano, e Sadie lo affronta dopo averlo sentito cantare una canzone all’epoca “sconveniente” (non ricordo il titolo, ma era dei Rolling Stones)

       
      • magicblack scrive:

        Il fatto è che, secondo me, non tutto quello che funziona sullo stampato può funzionare in una Serie o in un Film. E questa è una cosa che proprio non funziona, a mio avviso.

         
      • Davide Tuccella scrive:

        Grazie a entrambi per aver commentato!
        @steph by steph: non sono certo di aver capito se il tuo commento sia positivo o negativo nei confronti della serie o nei confronti del protagonista, in ogni caso quel passaggio nel romanzo aveva lasciato un po’ freddino anche me, nel senso che mi aspettavo qualcosa di un po’ più eclatante di alcuni elementi estranei nel comportamento e nel modo di parlare di Jake perchè Sadie esplodesse e lo affrontasse. Tuttavia King è così, difficilmente cerca il colpo di scena rumoroso, passami il termine, ma tende a far maturare le cose molto lentamente, e questa caratteristica difatti non è apprezzata da tutti.
        C’è però una differenza fondamentale tra il Jake letterario e quello televisivo: il primo è estremamente cauto, prudente e solo in rarissimi casi si lascia sfuggire qualcosa (la canzone galeotta la canticchia quando è sovrappensiero), il personaggio di Franco invece ci è stato dipinto come un imbranato cronico, che prende pochissime precauzioni sui possibili “effetti farfalla” che le sue azioni possono avere sul continuum e commette un milione di errori che la sua controparte cartacea non avrebbe mai fatto.
        Per questo mi sento più vicino all’idea di magicblack (che poi è anche il concetto che ho espresso nella recensione), cioè che la sua identità di uomo del 21esimo secolo non traspare per nulla da un personaggio scritto malissimo e terribilmente piatto, seppur Franco faccia il possibile per renderlo un minimo interessante.

         

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