SerialFight: Broad City Vs Girls

SerialFight: Broad City Vs GirlsPer lo scontro seriale di questa settimana, abbiamo scelto due delle serie più irriverenti e controverse attualmente in onda, dove le protagoniste sono giovani ragazze che hanno poco meno di trent’anni e che cercano di ritagliarsi un proprio spazio nell’affollata New York.

Stiamo parlando di Broad City e Girls, due serie che hanno tanti punti in comune quanti (paradossalmente) di evidente differenza, come ad esempio il genere cui appartengono, perché la serie di Comedy Central è una comedy purissima, con la durata tipica dei venti minuti ad episodio, più concentrata sui vari stand-up moment delle protagoniste che sulla costruzione di una storia. Girls invece ha una struttura totalmente diversa: probabilmente la serie di HBO è il primo caso di dramedy che ha scelto consapevolmente la durata della comedy, mantenendo però l’impianto narrativo più vicino al drama che alla comedy tout court.

SerialFight: Broad City Vs Girls La questione del genere di appartenenza e come possano essere definiti i confini tra i due è una delle discussioni più spinose, difficili e – alla fine dei conti – totalmente inutili che si possano fare, perché qualsiasi forma d’arte sta diventando un esperimento che invade le altre arti, le trasforma e muta anche i propri connotati. Ed è per questo che lo scontro trascenderà qualsiasi differenza formale, ovvero quelle scelte o formule peculiari dell’uno o dell’altro genere, per concentrarsi invece sul contenuto, sulla capacità di riuscire a rappresentare una fetta di contemporaneità importantissima, ovvero la famosa Generazione Y, i millennials (quella a cui verosimilmente appartiene chi sta scrivendo e chi sta leggendo).

SerialFight: Broad City Vs GirlsRaccontare la contemporaneità è quanto di più difficile si possa fare, perché occupare e vivere quello stesso baricentro che si vorrebbe portare sullo schermo diventa un’operazione quasi istintiva, dove non è possibile mettere in prospettiva o osservare distaccati quanto si vorrebbe dire perché non ci sono ancora lo spazio e il tempo della riflessione. Moltissime sono le serie che provano ad immortalare l’oggi, a fare un’istantanea che colga l’essenza di quanto stiamo vivendo, e tra queste Girls e Broad City hanno un posto di primo piano. Entrambe sviluppano lo stesso scenario ma in modi molto distanti tra loro, e non per una semplice questione di comedy vs. dramedy, ma perché – ed è qui che diventa interessante fare un approfondimento – le angolazioni e i punti di vista risultano alle volte quasi opposti, nonostante sulla carta le due serie partano con caratteristiche praticamente identiche. Le protagoniste e le creatrici della serie coincidono, sono ragazze che hanno l’età dei loro personaggi, vivono e hanno scelto di ambientare le loro storie nella stessa New York, hanno identiche manie sessuali e socio-mediatiche, eppure ecco che vengono fuori due prodotti distinti, autonomi, diversi ed è soprattutto per questo che diventano un fenomeno particolarmente interessante da paragonare.

New York: la Città

SerialFight: Broad City Vs Girls Forse è inutile ribadire quanto New York sia soprattutto un’idea sedimentata nel nostro immaginario, che subisce la diretta associazione con Manhattan e la vita alla Sex and the City; ma non è certo scontato rilevare che ormai quel sostrato fatto di Manolo Blahnik, glamour e Fifth Avenue sia in realtà passato di moda, che quel tipo di vita è ora percepito stantio, di plastica, irreale. Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, la vita di Carrie a New York rappresentava qualcosa in cui sperare, un punto di arrivo magari lontano ma a cui in qualche modo anelare, ed era questa sorta di speranza a renderlo particolarmente affascinante e di successo. Lena Dunham, Ilana Glazer ed Abbi Jacobson hanno eliminato l’idea della big city life di Manhattan per rimpiazzarla con Brooklyn, con la periferia, rappresentando anche solo con questa mossa che non esiste più la necessità di stare in centro, di avere la borsa o il vestito dell’ultima collezione di Dior; quell’affanno viene ora sostituito dalla spasmodica ricerca di uno stile di vita unico, che non segua regole dettate dalla società e che ogni scelta sia per distinzione, mai per omologazione.

SerialFight: Broad City Vs GirlsEd ecco che si innesca il principio cardine dell’hipster che, nel momento stesso in cui si chiama fuori dalla massa, si aggrega per ricomporla assieme a tutti gli altri che come lui si sono chiamati fuori, per ritrovarsi quindi a vivere nello stesso quartiere, indossando gli stessi jeans vintage e frequentando feste in location simili a bettole. In Girls il ruolo di New York ha fatto sentire il suo peso nella prima stagione e successivamente nelle ultime due, e l’ha fatto soprattutto tramite il personaggio di Hannah (e in parte di Shoshanna), che vede forse per la prima volta il posto in cui vive grazie agli occhi di uno sconosciuto. Per il resto, la città ha sempre avuto la funzione di fare da controparte alle vite delle protagoniste: sfruttando l’immaginario dello spettatore, la Dunham ha costruito una New York lenta, immobile, dove ogni cosa va alla velocità decisa da Hannah e dalle altre, contrariamente all’idea comune della città frenetica, che non dorme mai. L’immobilismo generazionale passa per una New York inedita e talvolta irriconoscibile, sfruttata quindi solo a livello marginale e non davvero descritta e fatta vivere.

In Broad City invece accade esattamente l’opposto: Ilana ed Abbi vivono New York e tramite loro lo spettatore vede la città, la riconosce e la riscopre. La maggior parte degli episodi sono quasi tutti out-door e molto del tempo lo passiamo a seguire in bicicletta Ilana, con l’immancabile catena legata in vita, un particolare che da solo ci racconta cosa significa vivere nella grande città; New York insomma non rimane schiacciata ai margini o, peggio ancora, sullo sfondo, ma diventa parte integrante della narrazione. Basta guardare uno dei video fatti per il lancio della serie per capire quanto non sarebbe mai stato possibile ambientare lo show  in una città diversa.
Per questo motivo Broad City si aggiudica il primo round.

Millennial, feminist, hipster girls: le Ragazze

Non è però un caso se in Broad City la città è così importante, in quanto vero e proprio personaggio all’interno di uno schema tanto divertente quanto ripetitivo, per cui gli episodi sono principalmente un lungo momento comico delle protagoniste. In Girls invece la narrazione orizzontale è la vera spina dorsale, perciò la trama e il suo sviluppo sono la parte più importante, e queste cose non esisterebbero senza una forte caratterizzazione dei personaggi e un intreccio di loro storyline che servono a delinearne le singole personalità. Entrambi questi aspetti però sono molto canonici e tipici del genere delle due serie, perciò diventano anche poco indicativi; dove la questione diventa interessante è nel fatto che questi stessi canoni, per quanto reali e presenti, sono stati presi e sconvolti, praticamente rivoluzionati.

SerialFight: Broad City Vs GirlsCome già detto, per le creatrici il tema da sviscerare è quello della contemporaneità, della descrizione della vita di una quasi trentenne a New York, perciò andavano messi in evidenza elementi come l’età, le abitudini legate anche a questo particolare periodo storico e ovviamente il fatto di essere ragazze. A queste caratteristiche di base, inoltre, vanno legati altri temi fondamentali come la manifestazione esplicita delle loro idee (politiche, religiose), il sesso (ambiguo, volgare o divertente) e il rapporto con i social media. Anche qui, sulla carta, parliamo di aspetti che sono presenti in entrambe le serie, ma messi in scena in maniera molto diversa. In Broad City ogni cosa è portata all’estremo, tutto è ingigantito per rendere ben evidente quanto quella determinata cosa (che probabilmente facciamo ogni giorno anche noi) sia in realtà ridicola. Pur non avendo la continuity di Girls, Ilana ed Abbi riescono ogni volta ad inquadrare e a raggiungere in poche battute il loro obiettivo, come prendere in giro la nuova fissazione per lo slow-food; insomma, per parlare della realtà usano l’iperbole e loro diventano le cavie perfette delle situazioni assurde che ogni volta riescono ad inventarsi. Perciò il sesso sarà perennemente strano e vissuto senza il minimo tabù, l’uso dei social-media fatto senza criterio e solo per questioni frivole, infine le idee politiche, totalmente esplicite e che parlano a gran voce verso l’esterno.

SerialFight: Broad City Vs GirlsIn Girls, invece, riuscire a far trapelare cosa sia il disagio, come possa essere complessa ed articolata la vita una ragazza di quasi trent’anni, diventa il perno del racconto. Lena Dunham ha instaurato un rapporto molto complesso con la realtà per cui, soprattutto con l’ultima bellissima stagione, ha raggiunto il vero equilibrio tra cosa narrare e come metterlo in scena. Uno degli aspetti più controversi e che ha reso anche celebre la serie al suo debutto, è l’uso del corpo e della nudità, che passa quasi sempre dalla pelle della Dunham, ben lontana dai canoni di bellezza da rivista di moda. Finalmente però questa cosa è passata in secondo piano e l’uso del corpo è ormai talmente frequente che è diventato banale e poco rilevante. Lena ha forse raggiunto il suo scopo più grande: la provocazione è un concetto relativo, che appartiene più a chi guarda che a chi provoca; e lei, grazie alla sua ridondanza, ha annullato lo scandalo, ha provato che il confine labile tra nudità e pornografia va ripensato, che un corpo definito brutto, così come uno definito bello, è sempre un corpo – niente da nascondere. E lo stesso discorso si può allargare a tutto il resto: nella sua descrizione generazionale, additata come femminista ed hipster, lei ha buttato se stessa, ha annullato qualsiasi confine tra vero/falso, dentro/fuori, personaggio/persona reale. Al di là di come ciascun tema sia trattato all’interno della serie, Girls è il ritratto più crudele e realistico mai realizzato sui millennial, perché non si focalizza su una cosa invece che sull’altra, ma ha creato un sistema organico di personaggi e situazioni che per qualche strano sortilegio appartengono a tutti noi, sia per riconoscimento in situazioni simili, sia per contrasto di qualcosa troppo lontano da noi. La sensazione è che la Dunham non abbia mai studiato a tavolino come fare per ricreare il disagio, il fastidio e l’immobilismo dei non ancora trentenni, ma che si sia fatta vero e proprio corpo cavo su cui sperimentare la realtà ricreata per poi riversarcela addosso in tutta la sua enorme concretezza. Broad City fa un’operazione che ha la stessa valenza ma non uguale forza: le parti intime mostrate vengono bollate e fintamente censurate, come ad evidenziarne l’inutile bigottismo; in Girls invece la forza è la ricerca del brutto, dello scomodo, del non canonico a fare da vero detonatore.
Impossibile non dare il punto a Girls, insomma.

Pink millennials a New York: le Ragazze e la Città

SerialFight: Broad City Vs Girls Abbiamo quindi da un lato una serie che ha scelto di puntare sulla risata amara e a denti stretti per parlare del mondo, e dall’altro una che ha focalizzato il suo potenziale nell’esposizione a tutto tondo della grande capacità comica delle sue protagoniste. Sin dall’esordio, la serie della Dunham ha raccolto intorno a sé moltissime critiche, date anche dal fatto di aver scelto come unici protagonisti un gruppo di quasi trentenni agiati, bianchi, che hanno frequentato scuole prestigiose e che per larga parte del tempo possono permettersi di non lavorare e riuscire comunque a vivere a New York. Sicuramente nella concezione di realismo elaborata per Girls non c’è nessun appiglio alla mera questione economica (per quanto il pilot in realtà partisse da tale assunto, per poi dimenticarlo lungo la strada). Il disagio che si intende provocare riguarda infatti la parte più viscerale ed intima, cioè il continuo scontro tra le proprie aspettative e la difficile realizzazione nella vita concreta, di tutti i giorni. Infatti Hanna, Jessa, Shoshanna e Marnie sono quattro amiche solitarie, perché ciascuna è concentrata su di sé, concentrata sul proprio egoismo e sulla propria personale realizzazione, tanto che il senso di coralità si disperde volontariamente.

SerialFight: Broad City Vs GirlsIn Broad City, per quanto al centro della scena ci siano principalmente Ilana ed Abbi e per quanto i personaggi satellite siano sfruttati soprattutto per le loro trovate ironiche, rimane al fondo un senso di collettività forte, dove la continua e morbosa condivisione – con tanto di geniale sottotrama erotica tra le due – fa in modo di restituire una visione di famiglia davvero presente. Perché le due ragazze sono ogni giorno insieme nel mondo, e alle volte anche contro, combattono con l’essere costantemente al verde inventando continui stratagemmi per racimolare soldi – anche se il più delle volte fallimentari. Si muovono in una città viva, multietnica; loro stesse sono parte di minoranze culturali e ne vanno (più o meno) orgogliose, ma quello che le accomuna al resto è vivere a New York immerse nelle loro mille difficoltà.

Ed è in questo che vince definitivamente Broad City su Girls: sebbene come idee e raffinatezza di scrittura Lena sia imbattibile, non è riuscita a dare alla sua creatura quella sensazione di globalità, di pienezza, che invece raggiungono le due comiche da tutt’altra angolazione. Forse anche questa volontà di lasciare frammentate e lontane tra loro le vite delle sue protagoniste è un modo per indagare la profonda solitudine che percepiamo nello stomaco, anche se circondati ed invasi da un mondo perennemente connesso. Broad City in questo senso dà un maggiore afflato di serenità, come a dire che in mezzo alle difficoltà della vita, tra i suoi paradossi e le delusioni che siamo costretti a ricevere, ci sarà sempre una spalla presente su cui piangere e una persona con cui ridere o gioire.

IL NOSTRO RISULTATO

Per noi quindi, nello scontro sulla rappresentazione di ragazze millennial a New York, vince la serie di Comedy Central, Broad City; non è sicuramente un paragone facile, ma quello che ha fatto scoccare la decisione finale è che l’accuratezza del singolo dettaglio non coincide né conduce ad avere una visione a tutto tondo necessariamente perfetta. Invece, nelle loro imperfezioni e leggerezze, Abbi Jacobson e Ilana Glazer riescono a rendere giustizia a questa strana generazione Y, hipsterica, sempre al verde e fintamente idealista.

IL VOSTRO RISULTATO

Questa settimana vi siete rivelati più indecisi di noi: la sfida si conclude infatti con un pareggio, dato che entrambe le serie hanno ottenuto il 50% dei voti.
Seguiteci su Facebook e Twitter per rimanere aggiornati sul prossimo Serial Fight!

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Genio in bottiglia scrive:

    D’accordo con Sara e con la Redazione. Di base, Broad Girls fa più ridere di quanto Girls faccia pensare. E forse fa persino più pensare di quanto l’altra serie faccia ridere …

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *